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    :PG.Title: Sodoma e Gomorra — Cronistoria del Libertinaggio attraverso i secoli ed il mondo
    :PG.Released: 2011-10-16
    :PG.Rights: Public Domain
    :PG.Producer: Enrico Segre
    :PG.Producer: the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
    :DC.Creator: Docteur Jaf [Jean Fauconney]
    :DC.Creator: Pietro Fabiani
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Sodoma e Gomorra
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   This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with
   almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or
   re-use it under the terms of the `Project Gutenberg License`_
   included with this eBook or online at
   http://www.gutenberg.org/license.

   

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      Title: Sodoma e Gomorra
      
      Author: Docteur Jaf [Jean Fauconney] and Pietro Fabiani
      
      Release Date: October 16, 2011 [EBook #37776]
      
      Language: Italian
      
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      \*\*\* START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SODOMA E GOMORRA — CRONISTORIA DEL LIBERTINAGGIO ATTRAVERSO I SECOLI ED IL MONDO \*\*\*

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      Produced by Enrico Segre and the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net.

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      | Biblioteca dei Capolavori Scientifici
      | e Letterarii
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      | **Sodoma e Gomorra**

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      | **Cronistoria del Libertinaggio attraverso i secoli ed il mondo**

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      | **con prefazione del Cav. Prof. PIETRO FABIANI**
      | 9.º MIGLIAIO
      |
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      SOMMARIO

   .. class:: justify

      **La corruzione nell'antichità.**—I diversi culti di Venere
      e loro pratiche manifestazioni. I misteri di Iside e di Osiride
      in Egitto. Sodoma e Lesbo. L'amore dei filosofi pei fanciulli.
      Efebi e Cinedi. Storia di Saffo. Le cortigiane ateniesi: le
      dicteriadi, le auletridi, le etere. Cupido e Priapo. Le feste Floreali
      ed i Lupercali. I fellatores. Scene e descrizioni di questi
      atti contro natura. Le leggi di _`Ligurgo` e di Solone. I cunilingui.
      Le tribadi greche e romane. Pratiche lesbiche. I poeti
      latini e le tribadi. Epigrammi. Scene curiose. Una lezione di
      tribadismo. L'olisbos ed il suo uso. Le depravazioni dei dodici
      Cesari. Le tribadi al medioevo. Loro turpi costumi. Un collegio
      di tribadi. Le vestali di Venere. L'iniziata. Le sette degli Adamiti,
      dei Nicolaiti, dei Cainisti, dei Manichei, dei Flagellanti e
      loro pratiche immonde. L'amore libero e le dottrine di Carpocrate.
      La lussuria francese. Le Crociate. Giacomo de Retz. Caterina
      de' Medici. Enrico IV. La Pompadour e la Dubarry. Letteratura,
      Ballo, Musica, e Toilettes depravate. L'incesto. Costume
      e carattere delle tribadi moderne. Il clitorismo ed il saffismo.
      Case di prostituzione per uomini e donne. La sodomia
      nei diversi paesi del mondo. Nel matrimonio. Citazioni ed esempi.
      Depravazioni delle comunità religiose e i Penitenziali. Gli
      sfruttatori di vergini. Strana ricetta per riparare la verginità
      perduta. La flagellazione, curiose circostanze. Casi di bestialità.
      La masturbazione solitaria ed in comune. Diverse pratiche adoperate
      da uomini, donne e fanciulli. La scuola della masturbazione.
      Costumi e carattere dei pederasti moderni. Psicologia del
      pederasta. Prostituzione mascolina. Corruzione londinese e parigina.
      Case di tolleranza e loro tenitrici. Quadri viventi. Utensili
      di corruzione e l'industria del caoutchouc pervertita. Turpitudini
      dei vecchi. Siamo noi più dissoluti degli avi nostri?

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   | **Napoli—Società Editrice Partenopea**

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   [pg 1]

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      |   :antiqua:`SODOMA`
      |           :antiqua:`E GOMORRA`

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      | :antiqua:`CRONISTORIA DEL LIBERTINAGGIO`
      |
      | :antiqua:`ATTRAVERSO I SECOLI ED IL MONDO`
      |
      | CON PREFAZIONE
      |
      | :largeantiquabold:`del Prof. Cav. PIETRO FABIANI`

      |----|

   .. epigraph::

         |      «Se ciò che ho scritto sarà occasione
         |      di scandalo per qualche impudico,
         |      costui accusi la sua turpitudine, anzichè
         |      le parole di cui fu mestieri servirmi
         |      per esprimere il mio pensiero».

    .. class:: small-caps right

      | _`Sant'Agostino.`

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      :alt:

   .. vfill::

   .. class:: center

      | :large:`NAPOLI`
      | *SOCIETÀ EDITRICE PARTENOPEA*


[pg 2]

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.. container::
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   .. vfill::

   .. class:: center

      | |----|\ |----|
      | *Proprietà letteraria riservata*
      | |----|\ |----|

   .. vfill::

   .. class:: center large

      | |----|\ |----|\ |----|\ |----|\ |----|\ |----|
      | NAPOLI—Tipografia Moderna 1900


[pg 3]

.. |Fron003| image:: images/frontone003.png
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      :width: 100%
      :alt:



|Fron003| *PREFAZIONE*
======================

.. image:: images/SS003.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt: ---


*Questo nuovo volume, che ora esce alla
luce, certo sarà bene accolto dagli studiosi
e dal pubblico, perchè viene a riempire una
notevole lacuna, generalmente intesa e deplorata;
e viene ad arricchire la letteratura
della* Cronologia del vizio.

*La medicina—come io già scrissi nella mia
Rivista* La Nuova Scuola Medica Napolitana—\ *astrologica
con* Paracelso, *chimica con* Sylvius,
meccanica con Boerhaave, *spiritualista con*
Stahal, *fra il succedersi del sodalismo organico
di* Hofmann, *dell'irritabilità di* Haller,
*del dualismo dinamico di* Brown, *del* miskonismo
*di* Bufalin, *del vitalismo di* Borden,
*del materialismo di* Tronchin, *sia venuta alla
fisiologia col* Broussais *e col* Bernard, *all'anatomia
patologica col* Blagle *e col* _`Corvisait`,
*alla patologia comparata con* Rayer *e* Bonzinger,
[pg 4]
*all'istologia con* Bichal, *alla nosologia
col* Pinel, *alla percussione con* _`Arembrugger`,
*al plepimetrismo col* Pierry, *e come dalle
prime osservazioni di batterii visti con lenti
semplici da* _`Antony von Leèuwenkock` *nel
1683 e di poi studiati da* _`Ehremberger` *e più
tardi assegnati al regno vegetale dal* Cohn,
*sia arrivata alle meravigliose scoperte del*
Koch, *dell'*\Enrilich, *del* Loeffler, *dello* Zichl,
*del* Krihne *e di tanti illustri scienziati stranieri
ed italiani promettendo di assorgere
sempre più col vorticoso e febbrile cammino
dei nostri giorni.*

*Dopo tante evoluzioni, questa fata benefica
dell'umanità, come io la chiamava nell'altro
mio volume su i* Pervertimenti sessuali,
*ha avuto nuove esplicazioni e va ogni giorno
più evolvendosi, invadendo tutti i campi, penetrando
in tutti i luoghi, intromettendosi in
tutte le estrinsecazioni della saltuaria e vorticosa
nostra vita moderna.*

*Fra le tante pubblicazioni però che si sono
andate succedendo e sono venute ad invadere
il campo medico, ne mancava una
come la presente sul* Libertinaggio attraverso
le varie epoche fino ai giorni nostri.

*Perciò arriverà bene a proposito questa
pubblicazione, che tutti certamente troveranno
interessante.*

*Fin dalle prime pagine appare l'importanza
e l'utilità di questo volume, che cominciando*
[pg 5]
*a fare la storia delle prime tracce del vizio
riscontratesi nella Caldea e nella Babilonia,
passa in rassegna i varii focolai di corruzione,
indicandone le date, i tempi e i luoghi, e rilevando
i foschi personaggi, che più si distinsero
nel vizio.*

*Vi sono dei brani veramente sorprendenti
che meritano tutta l'attenzione possibile, e
spiegano tutto il mio entusiasmo per questa
pubblicazione, che si affida alla benevolenza
dei critici e del pubblico intelligente e senza
falsi pudori.*

*Io sono certo che per la grandissima
importanza dell'argomento, non mancherà
la più lieta accoglienza a questo volume; e
con questa certezza m'imprometto di dare
presto alle stampe un altro lavoro di eguale
interesse, con un contributo assai originale
raccolto e studiato nella mia* Casa di Salute
«Istituto Medico Chirurgico Palasciano» in
Napoli, *che pur mi fornì un prezioso materiale
per l'altra mia recentissima pubblicazione
su i* Pervertimenti sessuali *cui è
per seguire il volume su le* Inversioni.

.. _cui è:

*Adusato, come sono, a conoscere i gusti
del pubblico, ho piena fiducia che esso non
mi farà trovare ingannato circa il completo
successo a questo libro.*

   | **Cav. Prof. Pietro Fabiani**

[pg!6]

[pg 7]


.. |Fron007| image:: images/frontone007.png
      :align: top
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      :alt:


|Fron007| I. :lb:`La corruzione nell'antichità`
===============================================

.. class:: center

    |----|

Nell'antica culla delle società bisogna cercare
le prime tracce del vizio, in Caldea,
nella Babilonia che è stato il più intenso focolaio
di corruzione.

La leggenda biblica c'insegna che poco
tempo dopo la creazione del mondo, il Signore
irritato dalla perversità degli uomini, fu
tentato di distruggerlo novamente. Il diluvio
venne a purgare la terra, ma la corruzione
riapparve, e gli uomini, aumentandosi ed estendendosi,
non fecero che spargerla e diffonderla.

Il vizio era personificato dal culto di Venere,
la quale a Babilonia era adorata sotto
il nome di Militta. Il profeta Baruch si lamentava
con Geremia sulla turpitudine dei
tempi; Geremia nella sua lettera agli ebrei
due il re Nabuchodonosor aveva condotti in
cattività a Babilonia, diceva:

[pg 8]
«Alcune donne sono sedute al limite delle
strade e bruciano profumi. Quando una di
esse, attirata da qualche passante, ha trascorso
la notte con lui, rimprovera alla sua
vicina di non essere stata giudicata degna,
come lei, di essere posseduta da quell'uomo
e di non aver saputo rompere la sua cintura
di corde».

Questa cintura di corde, questi nodi che
circondavano il corpo della donna votata a
Venere, rappresentavano il pudore, il qual
la riteneva con un fragilissimo legame, e che
l'amore impetuoso doveva al più presto rompere.

Quinto Curzio e gli storici del vincitore di
Babilonia, affermano che perfino Alessandro
il Grande fu spaventato dal libertinaggio
della grande città: «_`Non vi è popolo` più
corrotto di questo, diceva, nè di questo più
sapiente nell'arte dei piaceri e delle voluttà...
I Babiloniesi si affogano soprattutto nell'ubbriachezza
e nei disordini che ne conseguono.
Le donne dapprima si presentano ai banchetti
modestamente, ma poco a poco si liberano
delle vesti, si spogliano da qualunque pudore
fino a restare completamente nude. E non
solo le donne pubbliche si abbandonano in
tal modo, ma financo le dame della migliore
società con le loro figliuole».

In Armenia, Venere, sotto il nome di Anaitide
aveva un tempio circondato da un
vasto dominio, nel quale viveva rinchiusa
tutta una popolazione consacrata ai riti della
dea. Solo gli stranieri erano ammessi in questo
serraglio di ambo i sessi, per chiedervi
una galante ospitalità che non veniva mai
rifiutata. I serventi e le serventi di tal luogo
[pg 9]
erano i figli e le figlie delle migliori famiglie
del paese; entravano al servizio della dea
per un tempo più o meno lungo, secondo i
voti dei loro genitori.

In Siria, a Heliopolis, si adorava Venere e
Adone rappresentati da una sola statua. Gli
stravizii più infami avevano luogo in talune
feste in cui gli uomini travestiti da donne e
le donne travestite da uomini si abbandonavano
a tutti gli eccessi, donde nascevano figlie
che non conoscevano mai i loro padri,
e che venivano a loro volta, sin dalla più
tenera giovinezza, a ritrovare le loro madri
nei misteri della dea.

A Pafo la dea era rappresentata da un
cono in pietra bianca _`(Konnus, da cui si è fatto poi c...).`
Il culto di Venere si sparse da
Cipro nella Fenicia, a Cartagine e su tutta
la costa africana.

La Bibbia dice che i tempii di Cartagine
come quelli di Sidona e di Ascalona erano
circondati da tende, sotto le quali le Cartaginesi
si consacravano a Venere fenicia.

S.\ |nbs| Agostino ha precisato i principali caratteri
del culto di Venere, constatando che vi
erano tre Veneri in luogo di una: Quella
delle Vergini, quella delle donne maritate e
quella delle Cortigiane, dea impudica—dice
egli—a cui la Fenicia immolava il pudore
delle sue figlie prima che si maritassero.

Tutta l'Asia Minore aveva abbracciato con
entusiasmo un culto, il quale deificava i sensi
e gli appetiti carnali.

I Lidii, soggiogati dai Persi, comunicarono
ai proprii vincitori i loro vizii. Questi Lidii
che avevano nelle loro armate una folla di
ballerine e di musicisti meravigliosamente,
[pg 10]
esercitati nell'arte della voluttà, appresero
ai Persi ad avere in grande considerazione
simili donne che sonavano la lira, il tamburo
ed il flauto.

La musica divenne allora il pungolo del
libertinaggio e non si davano grandi pranzi,
nei quali l'ebbrezza e gli stravizii non fossero
sollecitati dal suono degl'istrumenti, da canti
osceni e dalle lascive danze delle cortigiane.

Questo vergognoso spettacolo, questo preludio
dell'orgia sfrenata, gli antichi Persi
non lo risparmiavano nemmeno agli sguardi
delle loro mogli e delle loro figlie, che pigliavano
parte ai festini senza velo e coronate
di fiori. Riscaldate dal vino, animate
dalla musica, queste vergini, queste matrone,
perdevano ogni contegno, e con la coppa in
mano accettavano, scambiavano, provocavano
le sfide più disoneste in presenza dei rispettivi
padri, mariti, fratelli e figli. Le età, i
sessi, le condizioni si confondevano sotto
l'impero della vertigine generale; i canti, i
gridi, le danze raddoppiavano, ed il pudore,
pel quale nè occhi nè orecchie erano rispettati,
fuggiva nascondendosi sotto le pieghe
del suo velo. I banchetti e gl'intermezzi si
prolungavano in tal modo fino a che l'aurora
faceva impallidire le torce e che i convitati
seminudi, cadevano l'un sull'altro addormentati
nei letti di argento e di avorio.

L'Egitto adorava Iside, il cui culto misterioso
ricordava con una folla di allegorie la
parte che rappresenta la donna o la natura
feminile nell'universo. In quanto al suo sposo
Osiride, era l'emblema della natura feminile.
Il Bue e la Vacca erano dunque i simboli di
Osiride e di Iside; i sacerdoti e le sacerdotesse
[pg 11]
portavano nelle cerimonie il *Van* mistico
che riceveva il grano e la crusca, ma che
conservava il primo rigettando il secondo; i
sacerdoti portavano ancora il *Tau* sacro, o
la chiave che apriva le serrature meglio custodite.
Vi erano ancora l'occhio, con o senza
sopracciglie, che si situava accanto al Tau
negli attributi di Osiride, per simulare i rapporti
dei due sessi. Alle processioni di Iside,
le ragazze consacrate reggevano il *Cyste* mistico,
ceste di giunchi contenenti dolciumi
ovali e bucati nel mezzo, simili a ciambelle;
accanto ad esse una sacerdotessa nascondeva
nel seno un'urna di oro, nella quale era conservato
il *Phallus*, definito da Apollo: «L'adorabile
immagine della divinità suprema e
l'istrumento dei più secreti misteri».

_`È evidente` che in un simile culto l'opera
della carne era considerata come avente il
primo posto sopra tutte le cose, e per conseguenza
i sacerdoti usavano del loro prestigio,
e s'incaricavano d'iniziare ad infami stravizii
i neofiti dei due sessi.

Il vizio e la corruzione presso questo popolo
era arrivato ad un tal punto, che non
si davano agli imbalsamatori i corpi delle
giovani se non tre o quattro giorni dopo
morte, per tema che non abusassero dei cadaveri.

I libri santi sono pieni di passaggi che ci
indicano i _`quadrivi` delle strade che servivano
da campi di fiera alle lussuriose. _`È vero`
che queste donne non erano ebree, almeno
la maggioranza, giacchè la scrittura le qualifica
per straniere.

Il soggiorno degli Ebrei in Egitto, dove i
costumi erano depravatissimi, _`pervertì`
[pg 12]
considerevolmente i loro. Mosè, questo savio legislatore,
lasciò agli Israeliti per prudenza la
libertà di aver commercio con donne straniere,
ma fu implacabile contro i delitti di
bestialità e di sodomia.

La maggior parte dei luoghi infami erano
diretti da stranieri, per lo più sirii, le donne
che li frequentavano erano anche sirie, giacchè
Mosè proibiva assolutamente la prostituzione
alle donne Israelite.

Nondimeno i vizii più vergognosi infestavano
il popolo di Dio. Il profeta Ezechiel ci
dà una pittura spaventevole della corruzione
ebrea; nelle sue terribili profezie non parla
che di cattivi luoghi aperti al primo venuto,
di tende da donnaccie piantate su tutti i
cammini, di case scandalose ed impudiche;
non vi si scorgono che cortigiane vestite di
seta e di merletti scintillanti di gioielli, profumate
da capo a piedi; non si contemplano
che scene infami di fornicazioni.

Presso i Greci, e più tardi presso i Romani,
numerosi filosofi insegnavano con Zenone che
l'amore è un dio libero, il quale non ha
altre funzioni da compiere se non l'unione
e la concordia. Se gli dei nella loro saggezza,
hanno dato all'uomo l'amore fisico, è semplicemente
in vista di piacere; la gioia dei
sensi, non è un mezzo, è uno scopo, un fine.
Il matrimonio non deve essere consigliato e
praticato se non per prevenire l'estinzione della
specie umana. Di più, la donna, così come
lo professavano Ippocrate e Aristotele, è considerata
come la schiava dell'uomo, d'una
essenza inferiore, la si tiene per una sorta
d'irregolarità nella natura; la si crede incapace
di comprendere l'ideale di una passione,
[pg 13]
di _`un legame profondo.` Ne risulta che
l'uomo disprezzando la donna, la teneva lontano,
e i due sessi finivano coll'essersi indifferenti.
La donna allora si ripiegò verso sé
stessa, tanto vero che all'amore anti-fisico
degli uomini fra di loro, s'aggiunse come
conseguenza logica, l'amore, non meno anti-naturale,
delle donne con donne.

La Grecia accettò, sin dai tempi eroici, il
culto della donna e dell'uomo divinizzati, di
cui l'esercizio fu del pari lubrico che nell'Asia
Minore.

Le leggi di Solone stabilirono la prostituzione
legale, lo scopo di questo legislatore
era stato quello di separare le donne di cattiva
vita dalla società; ma il popolo si stancò
più tardi di questa severità, poichè meno di
un secolo dopo la morte di _`Solone` le cortigiane
fecero irruzione da ogni parte nella società
greca ed osavano di confondersi con le donne
maritate perfino nel foro.

Solone aveva regolato gli stravizii, dapprima
perchè voleva mettere al coperto dalla violenza
e dall'insulto il pudore delle vergini
e delle spose legittime, e poi per sviare la
gioventù dalle tendenze vergognose che la
disonoravano e l'abrutivano. Atene divenne
il teatro di tutti i disordini; il vizio contro
natura si propagava d'una maniera spaventevole
e minacciava di arrestare il progresso
sociale. Simili debosce, che non dovevano appartenere
agli uomini, potevano appartenere
ai cittadini? Solone volle dar loro i mezzi
di soddisfare i bisogni dei sensi senza abbandonarsi
alla sregolatezza della loro immaginazione.

Nondimeno riuscì solo a correggere in parte
[pg 14]
i suoi compatrioti; gli altri senza rinunziare
alle loro colpose abitudini, contrassero quelle
del libertinaggio, _`più naturale`, ma non meno
funeste.

Il vizio patentato, una volta ben stabilito,
e quando se ne acquistò l'abitudine, vi si
abbandonarono con furore; e perciò le leggi
di Solone, trasmodarono dapprima in eccessi
per la necessità degli stravizii pubblici, e
successivamente cancellate sotto l'impero
della corruzione dei costumi, che non si epuravano,
civilizzandosi.

A Sparta ed a Corinto i costumi privati
delle donne non erano così regolari come ad
Atene. A Corinto il vizio era libero, ognuno
aveva il completo godimento di sè stesso. A
Sparta, Licurgo aveva voluto, come diceva
Aristotele, imporre la temperanza agli uomini
e non alle donne; queste, molto prima di lui,
vivevano nel disordine e si abbandonavano
quasi pubblicamente a tutti gli eccessi. Le
ragazze che ricevevano un'educazione maschile,
pigliavano parte, quasi nude, agli esercizii
degli uomini. Molte si prestavano ad
atti di un'estrema licenza.

La gozzoviglia era dunque organizzata in
Grecia, la si considerava come un male necessario.
Ateneo ha potuto dire: «Parecchi
personaggi che hanno preso parte alla cosa
pubblica, hanno parlato di cortigiane, gli uni
biasimandole, gli altri facendone gli elogi.»
Non era vergogna per un cittadino, per
quanto altolocato fosse sia per nascita, che
per evoluzione, di frequentare le cortigiane,
anche prima dell'epoca di Pericle, durante
la quale questa specie di donne regnò, in
qualche sorta, sulla Grecia. Non erano nemmeno
[pg 15]
biasimevoli i rapporti che si potessero
avere con esse.

Il vizio ad Atene aveva sacerdotesse sotto
tre forme: le dicteriadi, le auletidi e le etere.
Le prime erano le schiave della corruzione,
e stavano chiuse in case speciali; le seconde
ne erano le ausiliarie, sonatrici di flauto,
ed avevano un'esistenza più libera, poichè
potevano esercitare la loro arte nei festini.
La loro musica, i loro canti, le loro danze
non avevano altro scopo che di riscaldare e
di esaltare i sensi dei convitati, che le facevano
ben presto sedere accanto ad essi...

Le etere erano cortigiane che facevano
traffico dei loro incanti, abbandonandosi impudicamente
a chi le pagava, ma si riserbavano
nondimeno una parte di volontà: non si vendevano
al primo venuto, avevano preferenze
ed avversioni e non facevano mai abnegazione
del loro libero arbitrio. D'altronde col loro
spirito, la loro istruzione e la loro squisita
gentilezza, potevano spesso camminare alla
pari con gli uomini più illustri della Grecia.

Le etere possedevano case particolari dove
si recavano a passare qualche giorno e qualche
notte coi loro amici; non si davano che
danze e musica in questi nidi di voluttà. Alcifrone
ha raccolto una lettera di Panope
che scriveva a suo marito Eutifulio.

«La vostra leggerezza, la vostra incostanza,
il vostro gusto, la vostra voluttà, vi portano
a negligere me ed i vostri figli, per abbandonarvi
interamente alla passione che vi
ispira questa Galena, figlia di un pescatore
che è venuta da Ermione per metter su casa
e far commercio della sua bellezza nel Pireo,
a detrimento della nostra povera gioventù.
[pg 16]
I marinai vanno a gozzovigliare da lei, dove
le fanno mille regali, ella non rifiuta alcuno,
è un abisso che tutto assorbe!»

Il vizio era cosa tanto comune per le donne,
che si vedeva spesso la madre vendere la
propria figlia, e dopo averne avvizzita la verginità
del corpo, s'ingegnava di contaminarne
ed insozzarne l'anima.

«Non è una disgrazia così grande, diceva
Crobyle a sua figlia Corinna, che ella stessa
aveva ceduto la vigilia ad un ricco e giovane
Ateniese, di cessare di essere zitella e di conoscere
un uomo che ci dia sin dalla prima
visita una grande somma, con la quale io ti
comprerò una collana».

Queste lubriche ed infaticabili regine della
crapula erano in maggior parte straniere.
Venivano da Lesbo e da altre isole dell'Asia
Minore; un gran numero erano di Mileto.
Le _`più esperte` nell'arte della voluttà erano
quelle di Lesbo. Mileto era come il vivaio
delle ballerine e delle sonatrici di flauto.

Si ritrova qua e là negli erotici greci i
principali insegnamenti che le cortigiane si
trasmettevano l'una all'altra:

1.º L'arte di fare all'amore;

2.º L'arte di aumentarlo e di mantenerlo;

3.º L'arte di cavarne il maggior danaro
possibile.

«_`È bene`, dice una di esse nelle lettere di
Aristinete, di creare qualche difficoltà ai
giovani amanti, e di non accordar loro tutto
ciò che desiderano. Questo artifizio allontana
la sazietà, sostiene il desiderio di un amante
per la donna che ama e gliela fa avvicinare
sempre con maggior entusiasmo, ma non bisogna
spingere la cosa troppo oltre, l'amante
[pg 17]
finirebbe collo stancarsi, coll'irritarsi e correrebbe
dietro ad altri progetti e ad altri
legami; l'amore se ne vola con la stessa
leggerezza colla quale è venuto.»

Anche Luciano parla della scienza delle
cortigiane:

«Di rado permettono agli amanti di avvicinarle,
giacchè sanno per esperienza che
il godimento è la tomba dell'amore, ma nulla
trascurano per prolungare la speranza ed il
desiderio.»

Le etere avevano maniere particolari di
attirare gli uomini; i loro sguardi, i loro
sorrisi, le loro pose, i loro gesti erano tanti
allettamenti che spandevano d'intorno; ognuna
conosceva a meraviglia quello che bisognava
nascondere e quello che si doveva
mostrare; talvolta fingevano distrazione ed
indifferenza e talaltra silenzio ed immobilità,
or correvano dietro la preda per adescarla
al passaggio; cambiando di tattica a secondo
la natura dell'individuo che volevano accalappiare.
Avevano tutte un riso provocante e
licenzioso che, da lontano, svegliava le idee
più impure, parlando direttamente al senso,
e che, da vicino, faceva brillar denti di avorio,
trasalir labbra di corallo, scavar rosee
fossette in fra le guance e fremer gole di
alabastro. Non appena l'etera si era fatta
notare da un uomo, gli mandava mazzolini
di fiori, che ella aveva portati, frutta nelle
quali i suoi denti avevano morso, e gli faceva
dire da messaggeri che ella non dormiva più,
non mangiava più e che sospirava incessantemente.
«Correva a baciarlo quando giungeva,
dice Luciano, lo pregava di restare
quando voleva partire; faceva le finte di non
[pg 18]
far *toilette* che per apparirgli sempre più
bella, e sapeva alternar sapientemente le
lagrime al disprezzo, conquistando col soave
incanto della sua voce.»

Fra le cortigiane era frequentissimo l'amore
lesbico. Questo amore che la Grecia non
schiacciava col disdegno e che non era nemmeno
punito col rigor delle leggi, nè cogli
anatemi della religione.

Le sonatrici di flauto cantavano, danzavano,
_`facevano` le mime, erano belle, ben fatte
e compiacenti.

Di esse Aristagoras, dice:

«Vi ho precedentemente discorso di belle
cortigiane ballerine, e non aggiungerò altro,
trascurando puranco le sonatrici di flauto
che, appena nubili, snervavano gli uomini
più robusti e si facevano pagare profumatamente.»

Simili donne avevano tale sapienza nell'arte
delle carezze da esaurire Ercole stesso.
I libertini che avevano sperimentato le raffinatezze
della lussuria asiatica, non potevano
più farne a meno e, alla fine del pasto, quando
tutti i sensi erano eccitati dal canto e dai
suoni, giungevano a tali eccessi di furore erotico,
da precipitarsi gli uni sugli altri,
sopraccaricandosi di colpi, fino a che la vittoria
decideva a chi la suonatrice di flauto
dovesse appartenere.

Queste donne, esercitate di buon'ora nell'arte
della voluttà, arrivavano a disordini tali
che l'immaginazione trascinava tutti i sensi.
L'intera loro vita era come una perpetua
lotta di lascivia, come uno studio assiduo
della bellezza fisica; a furia di vedere la
loro propria nudità e di paragonarla con quella
[pg 19]
delle loro compagne, vi pigliavano tal gusto,
e si creavano bizzarri godimenti, tanto più
ardenti, in quanto che in essi non avevano
punto il concorso dei loro amanti, i quali
quasi sempre le lasciavano fredde ed insensibili.
Le passioni misteriose che si accendevano
così nelle auletridi erano violente,
terribili, gelose, implacabili.

Tali depravati costumi erano talmente diffusi
fra le donne, che parecchie in fra di loro
si riunivano spesso nei festini dove nessun
uomo era ammesso e là si corrompevano sotto
l'invocazione di Venere.

Alcifrone ci ha conservato il quadro di una
di queste feste notturne; è l'auletride Megara
che scrive all'etera Bacchis e le racconta
i dettagli di un magnifico festino al
quale le sue amiche Phessala, Phryallis, Myrrhine,
Philumene, Chrysis et Euxippe assistevano,
metà etere, metà sonatrici di flauto.

«Che pasto delizioso! il solo racconto
ti farà rimpiangere di non avervi assistito;
quante canzoni! e che orgia! se ne son vuotate
coppe dalla sera all'aurora! Vi erano
profumi, corone, i vini più squisiti, le più
delicate vivande! Un boschetto ombreggiato
da lauri fu la sala del festino. Non vi sarebbe
mancato nulla se anche tu vi fossi stata. Appena
riunite si accese una disputa che venne
ad aumentare i nostri piaceri. Si trattava
di decidere se fosse più ricca Phryallis o
Mirchina in quei tesori di bellezza che fecero
dare a Venere il nome di Callipige. Mirchina
si sciolse la cintura, la tunica che indossava
era trasparente, si girò; e noi avemmo l'illusione
di vedere i cigli a traverso il cristallo;
allora impresse alle sue reni un
[pg 20]
movimento precipitato, guardando all'indietro,
e sorrideva allo sviluppo delle sue forme voluttuose
che ella agitava. Allora, come se
Venere stessa avesse ricevuto quest'omaggio,
si mise a mormorare non sò qual dolce nenia
che mi commuove tuttora.

«Nondimeno Phryallis non si dà per vinta,
s'avanza e grida:—Io non combatto punto
dietro un velo: voglio comparire innanzi a
voi come in un esercizio ginnico; questa battaglia
non ammette maschere.—Ciò detto,
fa cadere fino ai piedi la tunica ed inclinando
le sue rivali bellezze:—Contempla, o Mirchina,
questa caduta di reni, la bianchezza
e la finezza della mia pelle e queste foglie
di rose che la mano della voluttà ha come
sparpagliate sui miei graziosi contorni, disegnati
senza grettezza e senza esagerazione.
Nel loro gioco rapido; nelle loro amabili convulsioni,
questi emisferi non tremolano come
i tuoi, il loro movimento somiglia al dolce
_`gemito dell'onda.`\ —Appena finito di pronunziar
queste parole raddoppiò i lascivi increspamenti
con tanta agilità, che un generale
applauso le decretò gli onori del trionfo.

«Si fecero altre scommesse di bellezza,
nelle quali risultò vincitore il petto sodo e
liscio di Philumena.

«Tutta la notte trascorse in simili piaceri
e la terminammo con imprecazioni contro
i nostri amanti e con una preghiera a
Venere che scongiurammo, perchè ci procurasse
ogni giorno nuovi adoratori, giacchè
l'inedito è il più stuzzicante incanto dell'amore.
Eravamo tutte ebbre quando ci separammo».

Le etere ad Atene dominarono ed ecclissarono
[pg 21]
le donne oneste, avevano clienti ed
ammiratori, esercitavano un'influenza continua
sugli avvenimenti politici, e sugli uomini
che vi pigliavano parte.

Fu sotto Pericle e pel suo esempio che gli
Ateniesi si appassionarono per queste sirene
e per queste maghe che fecero molto male
ai costumi e moltissimo alle lettere ed alle
arti. Durante questo periodo di tempo si può
dire che non vi furono altre donne in Grecia
e che le vergini e le matrone si tennero nascoste
nei misteri del gineceo domestico, mentre
le etere s'impadronirono del teatro e della
pubblica piazza.

L'Egitto, la Fenicia, la Grecia, colonizzarono
la Sicilia e l'Italia, stabilendovi le loro
religioni, i loro costumi, e naturalmente i
loro vizi.

Le pitture dei vasi etruschi ci dimostrano
appunto a che era giunta la raffinata corruzione
di questi popoli aborigeni, schiavi ciechi
e grossolani dei loro vizii e delle loro
passioni. Da mille prove su questi vasi dipinti
si vede come la lubricità di questo popolo
non conoscesse alcun freno nè sociale
nè religioso. La bestialità e la pederastia
erano i vizii più comuni, e queste vituperevoli
ingenuità, familiari a tutte le età e a
tutti i gradi sociali, non avevano altri
freni se non alcune cerimonie di espiazione
e di purificazione che ne sospendevano talvolta
la libera pratica.

Come presso tutti i popoli antichi, la promiscuità
dei sessi rendeva omaggio alle leggi
di natura, e la donna sottomessa alle brutali
aspirazioni dell'uomo, non era se non il paziente
istrumento del godimento; doveva far
[pg 22]
sempre tacere la voce della sua scelta, giacchè
apparteneva a chiunque avesse la forza
di possederla.

La conformazione fisica di questi selvaggi
avi dei Romani giustifica d'altronde tutto
quello che si poteva aspettare dalla loro impudica
sensualità; avevano le parti virili
analoghe a quelle del toro, rassomigliavano
ai becchi. In queste razze così naturalmente
portate all'amore carnale, il vizio si associava,
senza dubbio, a tutti gli atti della vita
civile e religiosa.

Ai primi tempi della fondazione di Roma
furono stabilite feste, dette Lupercali, in
onore del dio Pane, nelle quali i preti percorrevano
le vie completamente nudi, ed armati
di tirsi coi quali battevano i passanti.

Più tardi si ebbero le Floreali, feste istituite
in onore della celebre cortigiana Flora,
che legò al popolo romano tutta la sua fortuna.
Queste feste che le donne dissolute
consideravano come fatte per loro, si davano
al circo e servivano di pretesto ai più infami
disordini. Le cortigiane vi si recavano
in gran pompa, ed una volta là, si liberavano
delle vesti, mettevano in mostra compiacentemente
tutto ciò che gli spettatori volevano
vedere, accompagnando ogni gesto con moti
lascivi ed impudichi. Ad un momento convenuto
gli uomini nudi anch'essi si mischiavano
con tali donne e, al suon di trombe,
aveva luogo una spaventevole scena di orgia
pubblicamente.

Un giorno Catone si presentò al circo nel
momento in cui gli edili stavano per dare il
segnale del gioco, ma la presenza di questo
gran cittadino impedì lo scoppio dell'orgia.
[pg 23]
Le donne restavano vestite, le trombe tacevano,
il popolo attendeva. Si fece osservare
a Catone che lui solo ostacolava la festa;
egli allora si alzò, si coperse il volto con la
toga ed uscì dal circo. Il popolo applaudì, le
cortigiane si svestirono, le trombe sonarono
e la baldoria ebbe luogo.

Venere aveva a Roma numerosi tempii, e
se le cerimonie del culto della dea non offendevano
il pubblico pudore, le feste date
in suo onore autorizzavano ed esercitavano
il vizio nelle case private, soprattutto presso
le giovani dissolute e le cortigiane. D'altro
canto le donne romane, così riservate riguardo
il culto di Venere non si facevano
alcun scrupolo d'esporre il loro pudore alla
pratica di certi culti più disonesti e vergognosi,
che, nondimeno, non riguardavano se
non gli dei subalterni.

Offrivano sacrifizii a Cupido ed a Priapo
soprattutto; e non soltanto questi sacrifizii e
queste offerte avevano luogo nell'interno delle
case, ma ancora in certe specie di pubbliche
cappelle, innanzi a statue erette agli angoli
delle vie. Le cortigiane non si votavano mai
a questo misterioso olimpo dell'amor sensuale;
Venere sola bastava loro; erano le
matrone e perfino le vergini che si permettevano
l'esercizio di questi culti secreti ed
impudenti; non vi si abbandonavano se non
velate, è vero, prima del sorgere o dopo il
tramonto del sole; ma non arrossivano di
essere viste adorando Priapo ed il suo sfrontato
corteggio.

Il dio Priapo, favorito dalle dame romane,
presideva ai piaceri dell'amore, ai doveri
del matrimonio, e a tutta l'economia erotica.
[pg 24]
Lo stesso titolo era decretato al dio *Mutunus*
o *Tulunus* che non differiva da Priapo se
non per la posizione delle statue, le quali
erano rappresentate sedute invece che in piedi;
in oltre queste statue si nascondevano in
edicole chiuse, circondate da boschetti. A
questo Mutunus le spose erano condotte prima
di appartenere ai mariti, e si sedevano sui
ginocchi della statua come per offrirle la
loro verginità. Questa offerta della verginità
diveniva talvolta un atto reale di deflorazione.
Poi, una volta maritate, le donne che volevano
combattere la sterilità, ritornavano ancora
a visitare il dio, che le riceveva novamente
sulle sue ginocchia.

Se i romani, che avevano istituito la prostituzione
legale, tolleravano con compiacenza
il commercio naturale dei sessi, se ne infischiavano
ancor più del commercio contro
natura. Questa vergognosa depravazione, che
le leggi civili e religiose dell'antichità non
avevano pensato a combattere, eccetto quelle
di Mosè, non fu mai tanto generalizzata quanto
ai migliori tempi della civilizzazione romana.

Le ragazze pubbliche di Roma erano più
numerose che non lo fossero mai state ad
Atene ed a Corinto; ma vi si sarebbero invano
cercato quelle regine della crapula,
quelle etere così notevoli per la loro grazia
e la loro bellezza che per la loro istruzione
ed il loro spirito. I Romani erano più materiali
dei Greci, non si contentavano delle
delicatezza della voluttà elegante, e non avrebbero
mai ricercato in una donna di piacere
un trattenimento spirituale. Per essi il
piacere consisteva nell'atto materiale, e siccome
erano per natura di temperamento
[pg 25]
ardente, d'immaginazione lubrica, di una forza
erculea, non chiedevano se non godimenti
reali, spesso ripetuti, largamente soddisfatti,
ed mostruosamente variati.

La corruzione maschile era certo più ardente
a Roma che non lo fosse la corruzione
feminile. Erano i figli degli schiavi che si
istruivano a subire le sozzure di un osceno
commercio.

Gli adolescenti formati a quest'arte impura
sin dal settimo anno, dovevano riunire
certe esigenze di bellezze che li avvicinavano
al sesso feminile, erano sbarbati e senza
pelo, unti di olio profumato, con lunghi capelli
a buccoli.

Tutti questi vili servitori del piacere e del
vizio si dividevano in due categorie, arrogandosi
in generale diritti sulle loro attribuzioni
speciali; vi erano quelli che facevano
sempre da vittime passive e docili, ve ne
erano di quelli che divenivano attivi a loro
volta e che potevano al bisogno rendere impudicizia
per impudicizia ai loro dissoluti
mecenati. Questi ultimi, di cui le dame romane
non sdegnavano i buoni ufficii, erano
gli eunuchi, ai quali la castrazione aveva
risparmiato il segno della virilità.

Per ben comprendere l'incredibile abitudine
di questi orrori presso i Romani, bisognerà
rappresentarsi che essi chiedevano al sesso
mascolino tutti i godimenti che poteva dar
loro la donna, e qualche altro, più straordinario
ancora, che questo sesso, destinato all'amore
dalle leggi della natura, avrebbe penato
molto a soddisfare. Ogni cittadino, fosse
il più raccomandabile pel suo carattere ed il
più altolocato per la sua posizione sociale,
[pg 26]
aveva in casa un serraglio di schiavi sotto
gli occhi dei suoi genitori, di sua moglie e
dei figli. Roma del resto era piena di gitani
che si vendevano così come le donne.

Un pretesto alle pratiche viziose erano i
bagni; questi stabilimenti comuni ai due sessi
e quantunque avessero ognuno la vasca o
la stufa a parte, pure potevano vedersi, incontrarsi,
parlarsi, ordir intrighi, fissar convegni
e moltiplicare gli adulterii. Ognuno conduceva
là i suoi schiavi maschi e femmine,
per guardar le vesti e farsi pelare, raschiare,
profumare, confricare, radere, pettinare. I
padroni dei bagni avevano pure schiavi addestrati
a qualunque specie di servizio, miserabili
agenti d'impudicizia che si noleggiavano
per qualunque uso. Questi stabilimenti
contenevano un gran numero di sale dove si
trovavano letti da riposo, nei quali ragazzi
di ambo i sessi si tenevano a disposizione dei
clienti.

Giovenale in una sua satira, ci presenta
una madre di famiglia che aspetta la notte
per recarsi ai bagni con tutto il fardello di
pomate e di profumi: «Tutto il suo godimento
consiste a sudare con grande emozione quando
le sue braccia cadono rotte sotto la vigorosa
mano che la massa, quando il bagnino animato
da questo esercizio fa trasalire sotto le
sue dita l'organo del piacere, e scricchiolar
le reni della matrona».

L'abitudine dei bagni sviluppava una specie
di passione, per gl'istinti ed i gusti i più avvilienti;
vedendosi nudi, contemplando tutte quelle
nudità che facevano pompa dintorno nelle
pose più oscene, nel sentirsi toccare dalle frementi
mani del bagnino, i romani erano presi
[pg 27]
irresistibilmente da una rabbia di piaceri
nuovi ed ignoti, per soddisfare i quali consacravano
tutta la loro esistenza.

Era là che l'amore lesbico aveva stabilito
il suo santuario; e la sensualità romana si
arricchiva ancora sul libertinaggio delle allieve
di Saffo.

Queste donne apprendevano la loro esecrabile
arte a fanciulli ed a schiavi chiamati
*fellatores*; simili impurità erasi talmente radicate
a Roma che un satirico scrive:

«O nobili Romani, discendenti della dea Venere,
fra breve non troverete fra di voi
un labbro casto per rivolgerle le abituali preghiere».

Nelle strade, alla passeggiata, al circo, al
teatro le cortigiane alla moda comparivano
circondate da una folla di ammiratori; erano
giovani dissoluti che facevano vergogna alle
loro famiglie; liberti ai quali le mal acquistate
ricchezze non avevano lavato la
macchia della schiavitù; erano artisti, poeti,
attori, che sfidavano volentieri la pubblica
opinione. Bisognava vedere la sera sulla *Via
Sacra* questo convegno quotidiano del lusso,
della crapula e dell'orgoglio per rendersi conto
quanto numerosa e brillante fosse quest'armata
di cortigiane alla moda, che occupava
Roma quale città conquistata.

Convenivano là ogni giorno a far mostra e
dar spettacolo di civetteria, di *toilette* e d'insolenza,
fra le matrone che ecclissavano coi
loro incanti e colla loro spudoratezza. Talvolta
si facevano trasportare da robusti abissini
in lettighe scoperte, nelle quali erano
coricate seminude, le braccie cariche di bracciali,
le dita di anelli, la testa inclinata sotto
[pg 28]
il peso degli orecchini, del nimbo e delle
forcinelle di oro; accanto ad esse bellissime
schiave facevano lor vento con ventagli di
penne di paone.

Or sedute or impiedi nei carri leggeri, guidavano
esse stesse i cavalli e cercavano di
oltrepassarsi l'un l'altra. Le meno ricche
andavano a piedi; tutte bizzarramente vestite
con stoffe screziate di lana o di seta, sempre
pettinate artisticamente; coi capelli in treccie
formanti diademi biondi o dorati, intermezzati
di perle ed altri gioielli.

Le matrone vi convenivano pure la maggior
parte in lettiga od in carrozza e non affettando
un contegno molto più decente delle
cortigiane di professione. Si mostravano sulla
pubblica via per far pompa delle *toilettes* e del
loro corteggio; queste sortite avendo spesso
lo scopo di procacciarsi un amante o piuttosto
un vile e vergognoso ausiliario alla loro
lubricità.

Giovenale ne dà il seguente interessantissimo
quadro:

«Nobile e plebee sono tutte egualmente
depravate. Quella che calpesta il fango delle
vie non val più della matrona portata sulla
testa dai grandi sirii. Per far bella mostra
di sè, ognuna noleggia una toilette, un corteggio,
una lettiga, e guanciali ed una nutrice
e una giovanetta dai capelli biondi, incaricata
di prendere i suoi ordini. Povera ella
prodiga ad imberbi atleti ciò che le resta
dell'argenteria dei suoi avi; dà loro fino agli
ultimi pezzi. Ve ne sono di quelle che ricercano
solo gl'imberbi eunuchi impotenti,
dalle molli carezze e dal mento senza barba,
[pg 29]
perchè così non corrono il rischio di dover
preparare qualche aborto».

Le satire di Giovenale sono piene delle prostituzioni
orribili, che le signore romane si
permettevano quasi pubblicamente, e di cui
gli eroi erano infami istrioni, schiavi vili,
vergognosi eunuchi, atroci gladiatori.

«Vi sono donne che gioiscono a cercare i
loro amanti nel fango ed i cui sensi non si
svegliano se non alla vista di uno schiavo,
di un servo. Altre impazziscono per un gladiatore,
per un impolverato mulattiere, per
un istrione che mostra le sue grazie in sulla
scena».

In questa *Via Sacra* si vedeva spesso un
Nubiano toccare in sulla spalla di un ragazzo dalla
lunga capellatura, era un vecchio senatore
dissoluto che chiamava questo giovanetto
metamorfosato in donna; altrove un robusto
portatore di acqua che si trovava a
passar per caso era disputato da due grandi
dame che lo avevano notato simultaneamente
e che facevano a gara a chi fosse la prima a
sacrificargli l'onore. Un gesto, uno sguardo,
un qualunque segno, e gladiatore, eunuco,
fanciullo si presentavano, non disdegnando di
prestarsi ad alcun genere di servizio per quanto
abbominevole fosse.

Petronio ci dà incredibili dettagli sulla vita
dei ricchi Romani, soprattutto nei festini.
Non erano solo succolenti pasti, ma sovente
spaventevoli conciliabuli di orgie smodate,
arene d'impudicizia.

Non si mangiava e si beveva senza interruzione,
ma si avevano intermedii di specie
differenti; dapprima oscene conversazioni,
[pg 30]
provocanti o voluttuose; poi musica, danze e divertimenti
di esasperata libidine.

Dopo o durante questi intermezzi di tutti
i disordini che l'ebbrezza ed il vizio potevano
inventare, comparivano i ballerini—buffoni
che facevano salti pericolosi, smorfie e
giuochi di forza straordinarii; non dimenticando
mai nella loro pose, di far spiccare
tutte le forme, tutti i muscoli dei loro corpi;
accompagnavano tutti i loro movimenti con
gesti indecentissimi, davano alle loro bocche
un'espressione oscena, che completavano col
giuoco rapido delle dita; si scambiavano fra di
loro segni muti che avevano sempre qualche
rapporto, più o meno diretto, con l'atto della
copula; e talvolta, infiammati di lussuria,
eccitati dagli applausi dei convitati, passavano
dai gesti ai fatti, abbandonandosi ad
impure battaglie ed imitando le turpitudini
dei fauni. Quanto alle ballerine, eseguivano
dei passi che un padre della Chiesa, Arnobio,
ha così descritti: «Una truppa lubrica
ballava danze dissolute, saltava disordinatamente
e cantava; queste ballerine giravano
danzando e ad una certa misura, sollevando
le coscie e le reni, imprimevano alle natiche
ed ai lombi un movimento di rotazione
che avrebbe infiammato il più freddo spettatore».

Petronio nel *Festino di Trimalcione* ci
mostra il disordine di queste donne in simili
riunioni.

«Fortunata arrivò con le vesti tenute in
su da una cintura verde, in modo da lasciar
vedere al disotto la tunica ciliegia, le legacce
delle calze tessite in oro, e le pantofole dorate;
si asciugò le mani nel fazzoletto di
[pg 31]
seta che le cingeva il collo, e si accampò
sul letto della moglie di Kabimas, Scintilla,
la quale battè le mani e Fortunata gliele
baciò. Queste due donne non fanno che ridere
e confondere i loro baci avvinati; Scintilla
proclamò la sua amica donna di casa
per eccellenza; e questa non fa che lagnarsi
dell'indifferenza maritale. Mentre esse si
stringono così; Kabimas si alza silenziosamente,
afferra Fortunata pei piedi, e la rovescia
sul letto:—Ah! Ah! esclama questa,
sentendo che la tunica le si scopre fin più
su del ginocchio; e raggiustandosi in fretta,
nasconde nel seno di Scintilla un viso che il
rossore rende ancora più indecente.»

In quel tempo, apprende Giovenale, che
l'adulterio era peccato men che veniale. Il
marito era un volgar lenone che si ritirava
nel fondo dell'appartamento quando veniva
l'amante della moglie. Cicerone nelle sue
epistole, lo conferma. Racconta che Mecenate
corteggiava la moglie di un certo Sulpicio
Galba, il quale, per facilitare queste galanti
relazioni, fingeva di addormentarsi uscendo
di tavola. Un giorno, un suo schiavo, volendo
profittar di tal circostanza per gustare il
vino di Falerno, il compiacente marito gli
gridò «Olà! stupidone, io non dormo per
tutti.»

Seneca ha uno squarcio di sdegno contro
la moda degli abiti trasparenti:

«Vedo—dice—vesti di seta, se si può dar
il nome di vesti a stoffe che non garantiscono
nè il corpo, nè il pudore, e con le quali
una donna non potrebbe senza mentire, affermare
di non essere nuda».

Giovenale così esclama: «_`È stato detto` che
[pg 32]
sotto il regno di Saturno, il pudore abitasse
la terra, ma si deve credere che non tardò
a seguire sua sorella Astrea, lasciando il
mondo per andar ad abitare gli spazii celesti.
Se l'età dell'argento ha visto il primo
adulterio, l'età del ferro fu madre di ben
altri delitti, con essa non si ebbe più una donna
degna di toccar le bandelle di Cerere, e di
cui un padre non dovesse temerne gli abbracci.»

Questo gran satirico ci presenta ancora la
donna crudele ed avvelenatrice; ne ha vedute
di quelle che si rovinavano per soddisfare
le esigenze dei cantanti e dei ballerini.

A Roma non era nemmeno rispettato il
talamo. Cicerone racconta la storia della madre
di Cluentius che, innamoratosi di suo
genero, lo sposò e le nozze furono consumate
nello stesso talamo che ella aveva offerto
due anni innanzi a sua figlia e dal quale poi
l'aveva scacciata.

Le orgie erano incessanti. Ecco la descrizione
che ne dà Giovenale:

«A tali incerti sguardi, già si sente girar
il pavimento di sotto, la tavola si solleva ed
i lumi si vedono doppi. Ebbene! dubitate forse
ancora delle oscenità di Tullia, delle proposte
che fa a quella Maura troppo famosa che
è la sua più intima amica, quando Maura
passa dinnanzi al vecchio altare del pudore?

«E là che esse fanno, durante la notte,
fermar la loro lettiga, e là che si estrinseca
il loro furor concentrato, e che dopo di aver
sfidato la statua del dio con i più bizzarri
insulti, si abbandonano al chiaror della luna
ad assalti reciproci di cui la natura ne freme.
Tutti sanno che avviene nei misteri della
[pg 33]
buona dea, quando le trombette agitano queste
specie di furie, e quando egualmente ebri
di cibo e di vino, fanno volare turbinosamente
i loro capelli sparsi, invocando al Dio Priapo.
Quali desiderii! e quali slanci! E che torrenti
di vino scorrono sulle loro cosce!

«Sarfeïa, colla corona in mano, provoca
alcune vili cortigiane, e vince il premio offerto
alla lubricità. A sua volta rende omaggio agli
ardori di Medullina; quella che trionfa in
tale conflitto è proclamata la più nobile.
Nulla si fa per finzione: le attitudini sono
di una tale verità che infiammerebbero il
vecchio Priamo e l'infermo Nestore. Diggià
gli esaltati desiderii vogliono essere assopiti;
diggià ogni donna riconosce che non stringe
tra le braccia se non una donna impotente,
e l'antro echeggia di questi unanimi gridi:
Introducete gli uomini, la dea lo permette:
il mio amante dorme forse? che lo si svegli
subito... se il mio amante non viene, mi abbandono
agli schiavi, e se di schiavi non ve
ne sono, che si apporti un asino... subito!!!»

I libertini ricercavano a qualunque prezzo
i primi fiori delle vergini, ciò che costituiva
un lucroso commercio pei lenoni, che arrivavano
perfino a vendere ragazzine dai 7 ad 8
anni, per essere più certi della condizione di
una mercanzia sì fragile e sì rara.

La gelosia, come l'amore, sembrava passata
di moda, e si vivea troppo in fretta per
consacrare interi anni ad una sola passione;
e perciò che si trovano in tale epoca poeti
disposti a cantare il libertinaggio. E che Marziale
dice francamente: «Nessuna pagina del
mio libro è casta, e quindi quelli che mi leggono
sono _`giovani` e ragazze dai facili
[pg 34]
costumi, vecchie che hanno bisogno di solletico.
Ho scritto per me, dice alle venerabili
matrone che leggevano le sue opere di nascosto,
e che l'accusavano di non scrivere
per le donne oneste, ho scritto per me, pel
ginnasio, per le terme: gli studiosi sono da questa
parte, ritiratevi dunque, noi ci svestiamo;
andate via se non volete veder uomini nudi!
Qui, dopo aver bevuto, Tersicore, coronata
di rose, abdica il Pudore, e nell'ebrezza, non
sapendo più cosa dire, invoca ad alta voce
ciò che Venere trionfante riceve nel suo tempio
al mese di agosto, e ciò che il villico
mette in sentinella in mezzo al suo giardino,
quello che la vergine casta non può guardare
se non mettendosi la mano sugli occhi.»
ed allargando le dita, aggiungiamo noi.

Fa il ritratto di Lesbia che ama la pubblicità,
i piaceri segreti non hanno alcun sapore
per lei, perciò la sua porta non è mai
chiusa, nè guardata, quando ella si abbandona
alla lubricità. Vorrebbe che tutta Roma
la guardasse in quei momenti, e non si turba
nè si scomoda se qualcuno entra, giacchè il
testimone del suo libertinaggio le procura più
godimento che il suo amante stesso. La sua
più grande felicità è di essere sorpresa in
flagrante.

Lacamè si fa servire al bagno da uno schiavo
di cui il sesso è decentemente nascosto da
una cintura di cuoio nero, mentre giovani e
vecchi si bagnavano nudi con essa; perciò
Marziale si vede autorizzato a chiederle:
«Ma che, forse il tuo schiavo è l'unico che
sia veramente uomo in fra tanti?».

Ligella spela i suoi avvizziti incanti: «se
ti resta un qualunque pudore, le grida
[pg 35]
Marziale, cessa di strappar la barba ad un leone
_`morto».`

La maggior parte delle cortigiane non erano
Greche, esse non venivano da molto lontano,
e molte ne uscivano dai sobborghi di
Roma, dove le madri le avevano vendute alla
crapula. Nondimeno si ricercavano le donne
Greche, e si pagavano più care delle altre,
ed è perciò che quasi tutte le cortigiane si
dicevano di tal paese. Una cortigiana, certa
Lelia, _`avéva` mandato a memoria qualche parola
greca, che ripeteva continuamente con
un accento romano; Marziale le dice:

«Quantunque tu non sii nata nè a Efeso,
nè a Rodi, nè a Metilene, ma in una casa
dei sobborghi patrizii, quantunque tua madre,
che mai non conobbe cosa volesse dir lavarsi,
sia nata presso gli Etruschi dalla carnagione
olivastra, e che quel rustico di tuo padre
sia originario della campagna di Aricia, tu
impieghi a qualunque proposito questo dolci
espressioni greche: *vita mia, anima mia!*
Come, tu cittadina di Ersbia e di Egeria osi
parlare così!? Tu non sai come fare per parlare
il linguaggio di una pudica matrona:
ma non dici nulla di più tenero quando i
desiderii ti tormentano? Va, Lelia, quand'anche
giungesti a saper a mente Corinto, non
sarai mai Lais!».

Ecco uno dei più curiosi epigrammi di _`Marziale`,
egli si rivolge a Galla:

«Il tuo viso è tale che nessuna donna
oserebbe dirne male, tu non hai neppure una
macchia sul corpo. Perciò ti meravigli senza
dubbio di non aver mai ispirata alcuna passione,
e di non veder mai ritornare a te
l'uomo col quale hai dormito una notte. Ciò
[pg 36]
dipende dal fatto che tu hai un enorme difetto.
Ogni volta che io ti avvicino per fare
all'amore e che agitiamo i nostri corpi voluttuosamente
confusi, la tua vagina fa rumore
e tu taci. Piacesse al cielo che tu parlassi
e quell'organo tacesse! Giacchè il suo
mormorio non mi lusinga affatto; preferisco
il rumor del tuo deretano, il quale almeno
ha una certa utilità ed allo stesso tempo
provoca ilarità».

Fu sotto gl'imperatori, per l'influenza dei
loro costumi depravati, pei loro esempii e le
loro malsane istigazioni, che la società romana
fece spaventevoli progressi nel vizio, il
quale finì di disorganizzarla.

Giovenale esclamava allora:

«_`Il vizio è al suo colmo`: Ecco disgraziati
a qual punto di decadenza siamo giunti!
Abbiamo, è vero, portate le nostre armi fino
ai confini dell'Iberia, abbiamo anche recentemente
sottomessi gli Orcadi e la Brettagna,
dove le notti sono sì corte, ma quello che
fa il popolo vincitore nella città eterna, non
lo fanno i popoli vinti!»

Infatti quello che restava di buoni costumi
a Roma fu perduto dal giorno in cui il capo
dello Stato finì di rispettarlo.

Giulio Cesare, questo grand'uomo di cui
il genio innalzò a tanta potenza le armi romane,
la politica e la legislatura; Giulio Cesare
fu il primo ad offrire al popolo romano
l'indecente esempio della propria depravazione.
Tutti gli storici del tempo sono d'accordo
nel dire che egli era portato molto
verso i piaceri sensuali e nulla risparmiava
per soddisfarli. Sedusse un numero infinito
di donne per bene. Non rispettava nè il suo
[pg 37]
talamo, nè quello degli altri. Questo dittatore
volle fare una legge che gli permetteva
di godersi tutte le matrone che gli andavano
a genio, sotto pretesto di moltiplicare gli
uomini della sua illustre razza!

Nessuno ignora lo scandaloso festino di
Augusto e dei suoi cinque compagni di orgia
con sei rispettabili matrone romane. Vestiti
da dei e da dee imitavano gl'impudicissimi
costumi olimpici descritti nelle favole. Augusto
commise un incesto con la propria
figlia, dal quale nacque la madre di Galigola.
Marcantonio parlando dei tirannici costumi
di Augusto, dice che in un festino, fece passare
dalla sala da pranzo nella camera vicina,
la moglie di un console, pur trovandosi
il marito fra gl'invitati, e quando ella ritornò
con Augusto, i banchettanti avevano avuto
il tempo di vuotar più di una coppa in onore
di Cesare, e la matrona aveva le orecchie
rosse ed i capelli in disordine. Tutti lo notarono;
solo il marito non vi fece caso.

Le orgie di Augusto paragonate a quelle
di Tiberio erano ingenue ed innocenti. Questi
commise delitti che nessuno prima di lui aveva
osato immaginare. A Caprea, dove soggiornava
abitualmente, fece costruire una grande
camera, sede delle più secrete sregolatezze.
Là una moltitudine di giovanette e di giovanetti
diretti dagli inventori di una mostruosa
prostituzione, formavano una triplice
catena e mutualmente e carnalmente allacciati,
gli passavano dinnanzi per rianimare
i suoi sensi esauriti.

Sua moglie accettava volentieri tutte le
dichiarazioni di amore che le venivan fatte.
Riceveva i suoi amanti in folla e correva
[pg 38]
con essi pazzamente per le vie della città.
La ragione e le leggi del pudore non si fecero
mai sentire in casa di questa depravata
principessa.

Galigola, ancor men riservato di Tiberio,
che cercava di imitare, fece conoscere pubblicamente
i suoi infami amori con Marco
Lepidus. Egli cercò sempre lo straordinario
ed il mostruoso.

Agrippina visse con suo fratello Galigola
in un legame mostruoso.

Claudio ebbe troppe mogli legittime per
aver molte concubine e quelle che si pagò,
più per capriccio che per amore, non furono
troppo note perchè ne restasse traccia nella
storia.

Messalina, moglie di Claudio, ha lasciato
nella storia la più detestabile nomea; ella si
macchiò di tutte le infamie. La sua prostituzione
fu delle più abbiette, i suoi capricci
oltraggiosamente disordinati, senza ritegno,
pubblicamente soddisfatti e pubblicamente
conosciuti. Dimenticò la dignità, la nascita,
la naturale modestia del suo sesso, la fedeltà
coniugale, per abbandonarsi brutalmente alle
sue lubriche passioni.

Associò ai suoi stravizii moltissime dame
romane, obbligandole, per eccesso di autorità,
a vivere con lei in un vergognoso libertinaggio.
Le forzò a prostituirsi in presenza dei
loro mariti agl'individui più vili.

Su questa donna Giovenale ha scritto pagine
terribili:

«Appena suo marito si addormentava, ella
preferendo un qualunque schifoso strapuntino
al letto nuziale ed imperiale, evadeva dal
palazzo, seguita da una sola confidente,
[pg 39]
favorita dalle tenebre e mascherata, si portava
in un luogo infame della più putrida prostituzione.
E là, a seni scoperti, Messalina, scintillante
e fiera, votava alla pubblica brutalità
i fianchi che ti portarono, o generoso
Britanicus! Nondimeno ella lusinga chiunque
si presenta e chiede l'abituale salario. Il capo
del luogo congeda le cortigiane, ma ella ancora
fremente di desiderio, non vuol partire
ed è l'ultima ad andar via, profittando di un
solo minuto per dar sfogo al furor che la
consuma. Esce infine più stanca che soddisfatta,
affumicata dalla puzzolenti lampade,
le guance livide e sozze, e va a depositare
gli odori di quest'antro sul capezzale dello
sposo».

Appena gettò via la maschera che copriva
le sue perverse inclinazioni, Nerone si abbandonò
a tutti gli eccessi che i raffinamenti
del libertinaggio avevano potuto creare e diede
sfogo ai suoi impuri vizii. Sua moglie Poppea,
vedova di Ottone, non fece alcuna differenza
fra i suoi mariti ed i suoi amanti, dandosi
ai più svergognati disordini, e facendo un
infame uso della sua bellezza.

Vitellio fu l'allievo di Tiberio e servì i suoi
infami piaceri, cioè a dire continuò un simil
genere di vita.

Tito nutriva nel suo palazzo un gran numero
di schiave che servivano ai suoi piaceri.

Domiziano si bagnava con le prostitute compiacendosi
a strappare i peli delle sue concubine.
Sua moglie si prostituiva senza vergogna
a tutti quelli che la desideravano.

Eliogabalo creò un senato di donne votate
a Venere, tenne apertamente udienze sulla
[pg 40]
prostituzione. Si fece portare su di un carro
tirato da donne nude; e rappresentò Venere
sotto tutti gli aspetti.

Commodo manteneva 300 concubine e disonorava,
seducendole o violandole, le più distinte
matrone romane.

Per Commodo era un piacere, un bisogno
di avvilirsi agli occhi di tutti, non si diceva
soddisfatto se non quando le sue turpitudini
avevano avuto mille testimoni e mille echi.

«Sin dalla più tenera infanzia, dice Lampride,
fu impudico, cattivo, crudele, libidinoso,
e arrivò fino a prostituir la sua bocca! Fece
del palazzo reale una taverna ed un antro
di voluttà, dove attirò le donne più notevoli
per la loro bellezza, e se ne servì pei suoi
impuri capricci.» Alle 300 concubine aggiunse
più tardi 300 giovanetti.

Questi 600 convitati sedevano alla sua
mensa e si offrivano volta a volta le impure
fantasie di lui. Quando la forza fisica gli
mancava, chiamava in aiuto tutta la potenza
dell'immaginazione; obbligava tutta questa
gente di abbandonarsi sotto i suoi occhi a
quei piaceri che egli non poteva più condividere.

Dopo aver stuprata sua sorella, diede il
nome di sua madre ad una concubina, alfine
di persuadersi che commetteva un incesto
con lei.

Eliogabalo, così come Nerone, trovava un eccessivo
piacere in tutti gli atti della prostituzione.
Un giorno convocò tutte le cortigiane
di Roma e presiedè lui stesso questa strana
assemblea. E tenne un'accanita discussione
su parecchie quistioni astratte di voluttà e
di libertinaggio. Nessuno potrà mai farsi un'idea
[pg 41]
di quali abbominevoli sozzurre quest'uomo
sporcò il suo corpo.

Se gli appetiti carnali di Eliogabalo erano
smodati, la sua immaginazione corrotta aveva
ancora più potenza ed attività. Così, quello
che egli cercava continuamente, era la
creazione di nuove maniere colle quali poter
contaminare i suoi occhi, le sue orecchie, la
sua anima, insozzando contemporaneamente
il pudore altrui.

|
|
|

.. image:: images/chiusino041.png
      :align: center
      :height: 3ex
      :alt:

[pg 42]


.. |Fron042| image:: images/frontone042.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:


|Fron042| II. :lb:`Il Vizio all'era cristiana`
===============================================

.. image:: images/SS003.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:

.. Originariamente :lb:, non funziona più in titoli

:gesperrt:`Medioevo.` :lb:`Rinascenza—Impero`
---------------------------------------------

Nel periodo della cristianità il vizio si mostrò
soprattutto nelle sette eretiche, le quali
immaginarono, a fine di favorire la corruzione,
stravaganti dottrine.

I Nicolaiti insegnavano che per acquistare
la salvezza eterna, era necessario di insozzarsi
di tutte le specie d'impurità. Essi pretendevano
che una carne maculata dovesse
essere più accetta a Dio, perchè i meriti
del redentore dovevano esercitarsi maggiormente
su di essa per renderla degna del paradiso.

Altre eresie congiunte con immaginazioni
più o meno stravaganti ed ingegnose, come
[pg 43]
fine e come mezzo, avevano sempre un prodigioso
sviluppo della sensualità.

In generale era la comunità delle donne e
la promiscuità dei sessi che formavano la
base di queste sette singolari. Il pudore non
esisteva per questi settarii che lo consideravano
come ingiurioso alla divinità.

Secondo le dottrine di Carpocrate e di suo
figlio, nessuna donna aveva il diritto di rifiutare
i suoi favori a chiunque gliene facesse
richiesta in virtù del diritto naturale.

Una donna di questa setta, Marcellina,
venne a Roma, verso il 160, e vi fece molti
proseliti col sudore del proprio corpo! Dopo
i festini si commettevano le infamie carnali,
quando, le grazie dette, il sacerdote massimo
diceva: «Lungi da noi la luce ed i profani.»
Allora si spegnevano le fiaccole, e quello che
avveniva nelle tenebre, senza distinzione di
sesso, di età e di parentela, non doveva lasciare
traccia nemmeno nei ricordi. Ciò rappresentava
agli occhi dei dottori della setta
l'immagine naturale della creazione.

I Cainisti avevano per dogma la riabilitazione
del male ed il trionfo della materia
sullo spirito. Interpretavano i libri santi a
rovescio, ed onoravano, quali vittime ingiustamente
sacrificate, i più esecrabili tipi della
cattiveria umana. Si glorificavano d'imitare
i vergognosi vizii che attribuivano a Caino,
e che ritrovavano con piacere presso gli abitanti
di Sodoma e di Gomorra.

Gli Adamiti, facevano risalire le loro dottrine
al primo uomo, non proscrivevano la donna
come gli eredi di Caino e di Saffo. Il loro
capo Psodicos, ebbe l'audacia di permettere
[pg 44]
e di prescrivere la copula pubblica fra i due
sessi.

I Manichei proclamavano, con l'avversione
del matrimonio, il libero e smodato esercizio
di tutte le facoltà sensuali. Essi consideravano
l'atto venereo come opera santa, a condizione
che la santità di quest'atto, non
fosse compromessa dal matrimonio o dalla
concezione.

A quei tempi la vita cenobitica non fu
neppur essa _`esente` da vizii. La sensualità
e la lussuria penetravano col mistero a traverso
le solitudini, dove si raccoglievano per
lavorare e pregare in comunità i frati e le
suore della nuova famiglia cattolica.

Furono le eresie che condussero quel prodigioso
abbandono nella cristianità. San Cipriano
nel 230 ci dipinge tale epoca così:
«Non esisteva più carità nella vita dei
cristiani, non esisteva più disciplina nei
loro costumi; gli uomini si pettinavano le
barba, e le donne si imbellettavano il viso;
si corrompeva la purezza degli occhi violando
l'opera delle mani di Dio, e perfino
quella dei capelli dando ad essi uno strano
colore. Si ricorreva a tutte le astuzie ed a
tutti gli artificii per ingannare i semplici;
i cristiani sorprendevano i loro fratelli con
le infedeltà e le furberie.»

Bisogna attribuire questi cattivi costumi
che regnavano allora, in un sì gran numero
di comunità femminili, all'influenza demoralizzatrice
di una folla di monaci erranti e
di secolari che l'ozio e la corruzione moltiplicavano
dappertutto. La condotta impudente
e dissoluta di questi monaci si propagò nell'Egitto
fino ai deserti della Tebaide.

[pg 45]
Più tardi il vizio si introdusse nei monasteri
e si potettero allora avverare i numerosi
squilibramenti che hanno provato la fragilità
della virtù umana, e l'impotenza dei
voti i più sacri. Nei monasteri feminili, l'ospitalità
accordata a tutti gli ecclesiastici
ed ai monaci di passaggio, vi generò disordini
che non trascesero quasi mai in scandali
pubblici tanto da attirare l'attenzione
della gente.

I Franchi che si introdussero nella Gallia
verso la metà del V.º secolo, a primo acchito
con i Gallo Romani; conservarono i loro costumi,
la loro religione, i loro usi senza lasciarsi
influenzare dal contatto della civiltà
brillante e voluttuosa che incontrarono nella
città conquistata.

Ma, al tempo stesso, non fecero nulla per
cambiare il carattere dei primi possessori
del suolo. Divenuti cristiani i franchi divennero
allo stesso tempo Galli e Romani. Da
Clodoveo fino a Carlomagno, i vescovi furono
i veri legislatori e il codice ecclesiastico dominò
il codice giustiniano e le leggi teutoniche.
La corruzione legale non aveva un
corso regolare, i disordini e l'incontinenza
non erano che più indomabili e più audaci.

Non vi erano cortigiane propriamente parlando,
o prostitute che esercitavano questo
vergognoso mestiere nelle città governate
dai vescovi, ma vi erano dappertutto, in ogni
feudo, in ogni dimora rurale, una sorta di
serragli, di ginecei, nei quali le donne libere
o schiave lavoravano all'ago o al fuso,
e dove il padrone trovava facile il piacere,
ed un'emulazione sempre compiacente per
servirlo.

[pg 46]
I concubinati, essendo per loro natura, estranei
alle leggi ecclesiastiche, non dipendevano
se non dal capriccio delle persone che
li contraevano e che li rompevano senza tanti
scrupoli. Tale fu per oltre tre secoli lo stato
di famiglia in Francia.

I re merovingi non indietreggiarono nè dinanzi
a delitti, nè dinanzi a guerre sanguinose
per soddisfare i loro amori, per lasciare
o per prendere una concubina. Vivevano nei
loro dominii reali, lontani dalla vista dei loro
soggetti, che udivano appena il rumore delle
orge di questi re buontemponi, i quali si abbandonavano
a _`tutte` le specie di disordini,
passando dall'ebbrezza alla lussuria più sfrenata.

E come ai primi tempi la corruzione soggiornava
in mezzo al clero; Martiniano, monaco
di Rabais, al X secolo, diceva ai preti
del suo tempo: «È forse legge vostra di prender
moglie e di avere relazioni con donne?
di contaminare con tutte le specie di lussuria
il vostro corpo che è stato creato per ricevere
il cibo degli angeli?»

Il pio vescovo di Limoges, Turpio, morto
nel 944, tramandava con dolore nel suo testamento
questa confessione spoglia di ipocrisia:
«Noi stessi che dovremmo dare l'esempio,
siamo gl'istrumenti dell'altrui perdita,
ed invece di essere i pastori del popolo ci
comportiamo tali lupi divoranti!»

Non è qui il caso di esporre gli orribili
vizi della gente di chiesa, che credevano
fosse loro tutto permesso al sol perchè avevano
il diritto di assolvere qualunque peccato;
non cercheremo nemmeno in questo
libro di penetrare negli archivii dei conventi
[pg 47]
per ricercarvi la lunga lista di quelli che
furono riformati, scomunicati, soppressi a
causa dei mostruosi disordini dei loro ospiti;
basti dire che non era possibile di trovare
un'abbazia celebre, dove i costumi claustrali
non fossero stati a più riprese focolari d'impudico
contagio.

La depravata condotta dei preti e dei monaci,
non era che troppo imitata dai laici
che la bersagliavano coi loro sprezzanti motteggi.
In presenza di tali modelli di corruzione,
il popolo non poteva certo aver la
pretesa di restar puro e virtuoso.

Tutti gli scrittori dell'epoca sono d'accordo
nel constatare la profonda degradazione
dello stato sociale e tutti ne attribuivano la
causa all'incontinenza che aveva preso gigantesche
proporzioni.

Nelle provincie i signori facevano bella
mostra di tutti i loro vizii, non conservando
alcun pudore. Fra i tanti citiamo un solo esempio
della selvaggia impudicizia che caratterizzava
l'uno e l'altro sesso. Nel 990,
correva voce che Guglielmo IV, duca di Aquitania
e conte di Poitiers, avesse avuto
adultero commercio con la moglie del visconte
di Thouars, presso il quale era stato
ospitato. Emma, moglie di Guglielmo, aspettava
un'occasione favorevole per vendicarsi
della rivale. Un giorno vistola passeggiare a
cavallo, con poca scorta, nei dintorni del castello
di Talmont, accorse con un buon seguito
di paggi e di scudieri; la fece rovesciare
per terra, la colmò d'ingiurie e di
percosse e l'abbandonò alle sue genti. Le
quali, impadronitisi della viscontessa, la violentarono
un dopo l'altro fino al giorno
[pg 48]
seguente, per obbedire agli ordini della padrona
che li eccitava, contemplandoli. La mattina,
la lasciarono quasi nuda, e semiviva. Il visconte
di Thouars non potette nè lagnarsi,
nè vendicarsi e riprese la moglie disonorata,
mentre Guglielmo esiliava la sua nel castello
di Chinon.

_`Ma è soprattutto` nei Penitenziali che bisogna
cercare gli occulti misteri della corruzione.
_`È là` che il peccato della carne si
compie con tutte le audacie, che non si
limita solo agli illeciti congiungimenti fra
i due sessi, ma si spinge fino ai più esecrabili
capricci della depravazione. «Si vorrebbe
credere, dice il signor de la Bedollière,
per l'onore dell'umanità, che gli orrori segnalati
nei Penitenziali fossero puramente
accidentali». Ma è certo che invece tali orrori
erano troppo frequenti e che spandevano
poco a poco una corruzione latente in tutte
le parti del corpo sociale. Ad ogni pagina, i
Penitenziali classificano i vizii secondo i gradi
di colpabilità e di penalità. Bisogna distinguere
in questo codice primitivo della confessione,
i fatti che concernono gli atti più
secreti del matrimonio, quelli che toccano
all'incesto, quelli che sono relativi alle corruzioni
contro natura, e quelli infine che caratterizzano
il delitto di bestialità.

Erano peccati veniali se gli sposi non avevano
consacrato la prima notte di nozze a
pratiche devote; se il marito che si coricava
con la moglie non si fosse lavato prima di
entrare in chiesa: se una moglie fosse entrata
in chiesa, all'epoca delle sue regole.
Ma il peccato diveniva più grave quando gli
sposi si abbandonavano ad oscene fantasie ecc.

[pg 49]
L'incesto si moltiplicava sotto le forme più
vergognose; i figli non risparmiavano la madre;
la madre essa stessa non rispettava l'innocenza
dei suoi più giovani rampolli; i fratelli
attaccavano le sorelle; il padre si corrompeva
con la figlia! Per simili turpi atti
vi erano penitenze da 10 a 15 anni, durante
i quali i colpevoli dovevano sottomettersi a
digiuni ed a continenze.

Il peccato contro natura aveva innumerevoli
varietà agli occhi del confessore, che
applicava anche per esso diverse specie di
penitenza. I vizii antifisici delle donne erano
puniti così severamente quanto quelli degli
uomini.

Talvolta l'incesto associandosi al delitto
contro natura, ne aggravava l'infamia ed il
castigo. Tutti i generi di bestialità figuravano
nei Penitenziali; nessuna bestia era esclusa
per commettere simili obbrobriose indegnità.

Sotto Luigi VII la corporazione delle ragazze
libere, trovavasi in uno stato di notevole
prosperità. Sauval dichiara nelle sue
compilazioni, che gli statuti di questa disonesta
corporazione, ebbero corso, pel loro
occulto governo, fino agli stati di Orleans,
nel 1560.

San Luigi cercò, ma invano, di mettere un
argine a tante corruzioni. Il 25 giugno 1263,
scrisse da Aigues-Mortes a Mathieu, abbate
di San Denis, e al conte Simon de Nesle:
«Abbiamo ordinato d'altronde, di distruggere
quelle note e manifeste prostituzioni che insozzano
con le loro infamie il nostro fedel
popolo e che trascinano tante vittime nel
fango e nell'abisso della perdizione; abbiamo
altresì ordinato di perseguitare questi scandali
[pg 50]
tanto nella città che nella campagna, e
di purgare assolutamente il nostro reame da
tutti gli uomini corrotti e pubblici malfattori».

Un orribile libertinaggio essendosi insinuato
in tutte le classi sociali sin dai tempi delle
crociate e il vizio contro natura, che il soggiorno
dei francesi in Palestina aveva acclimatato
in Francia, minacciava ancora d'infettare
i costumi e di corrompere tutta quanta
la popolazione.

A partire dall'undicesimo secolo un sensibile
miglioramento si fece sentire nei costumi
pubblici e privati. Vi rimanevano ancora
senza dubbio molti disordini, presso i nobili
e nel basso popolo, ma i primi non davano
più in comune l'esempio della perversità e
del vizio.

Certo si deve all'influenza della cavalleria
la conversione del più grande peccatore che
l'undicesimo secolo abbia prodotto. Guglielmo
duca di Aquitania, nono a portare tal nome,
fu il più pericoloso ingannatore di donne ed
il più gran libertino, la cui riputazione abbia
percorso il mondo. Passò senza scrupoli
e senza por tempo in mezzo dal culto della
materia alla contemplazione spirituale, dall'incredulità
alla fede.

Le crociate furono il più bel momento della
cavalleria e non di meno nessuno può negare
che questa prodigiosa massa di uomini di
tutte le condizioni e di tutti i paesi non abbia
riscaldata nel suo seno il germe corruttore
della lussuria. «Tutti i vizii vi regnavano,
dice l'abbate Fleury, sia quelli che i
pellegrini avevano apportati dai loro paesi,
[pg 51]
sia quelli che avevano conosciuti nei paesi
stranieri.»

«I crociati, dice Alberto d'Aise, si comportavano
da gente grossolana, insensata ed
inetta quando l'amore carnale spegneva in
essi la fiamma dell'amore divino; vi erano
nelle loro fila una quantità di donne, vestite
da uomini, e viaggiavano tutti insieme senza
distinzione di sesso, confidandosi all'azzardo
di una spaventevole promiscuità. I pellegrini
non si astenevano dalle illecite riunioni, nè
dai piaceri della carne; si abbandonavano
senza tregua a tutti gli eccessi della culinaria,
si divertivano colle donne maritate o
con le zitelle, le quali si erano allontanate
di casa loro appunto per abbandonarsi perdutamente
ad ogni specie di vanità.»

Quando le donne mancarono ai crociati in
Palestina, dove la religione di Maometto si
opponeva a qualunque illecito commercio coi
cristiani, si fece venire dall'Europa un rinforzo
di belle ragazze, che concorsero a modo
loro al trionfo delle crociate.

Uno storico arabo aggiunge che l'esempio
dei franchi fu contagioso pei loro nemici, i
quali vollero anch'essi aver donne di piacere
nelle armate, dove non erano mai state permesse
simili sregolatezze.

Nelle antiche storie militari tanto di Francia
che delle altre nazioni europee è spesso
fatto cenno di questa affluenza di prostitute
nelle armate, di cui la dietro guardia si
componeva sempre di simili specie di donne
e dei loro depravati compagni. Giovanni di
Bazano parla di un capitano tedesco, chiamato
Garnier, che invase alla testa di 3500
lame il territorio di Modena e di Mantova,
[pg 52]
nel 1342, accompagnato da 1000 prostitute,
e da ragazzi libertini e corrotti.

Sono indescrivibili le abbominazioni del
regno di Carlo VI, dove il clero, la nobiltà
ed il popolo lottavano in perversità ed in
turpitudine. Nicola di Clemenzio, arcidiacono
di Bayeux, esclamò: «A proposito delle vergini
consacrate al signore, dovremmo ritracciare
tutte le infamie dei luoghi di prostituzione,
tutte le astuzie e la sfrontatezza delle
cortigiane, tutte le opere esecrabili della fornicazione
e dell'incesto; giacchè, vi prego di
credere, che ai dì nostri nei monasteri le
donne si consacrano più volentieri al culto
di Venere che a quello di Dio! Tali luoghi
potrebbero definirsi degli spaventevoli ricettacoli,
nei quali una gioventù sfrenata si abbandona
a tutti i disordini della lussuria, di
nodo che non vi ha alcuna differenza di far
prendere il velo ad una giovanetta o di esporla
pubblicamente in un luogo abbominevole.»

Per le donne pubbliche non si aveva pietà
alcuna, quando la decenza ed il pudore sembravano
banditi dai costumi, quando i soli
abiti scollacciati erano alla moda, a dispetto
degli editti suntuarii.

Le donne avevano per costume di adornarsi
di vesti aperte lungo i fianchi e rialzate
in modo da lasciar intravedere la gamba,
e perfino la coscia nuda; in quanto alla gola
se la scoprivano fino ai capezzoli delle mammelle!

Per rendersi conto del grado di pervertimento
a cui certi nobili fossero giunti, abbandonandosi
a tutte le specie di aberrazioni
sensuali, basta leggere negli archivii
[pg 53]
di Nantes, il processo intentato al maresciallo
di Francia, Gilles de Rietz, che fu condannato
al rogo nel 1440.

La lettura della *Vita dei dodici imperatori
romani* di Svetonio, aveva eccitato questo
potente signore ad imitare i loro mostruosi
pervertimenti sessuali. Come Tiberio e Nerone,
egli si appassionò pel sangue mischiato
alla immondizia: l'unico suo passatempo era
di corrompere i fanciulli che faceva rubare
un po' dappertutto.

Si trovarono nei sotterranei dei castelli di
Chantocè, della Suze e d'Ingrande, le ossa
calcinate e le ceneri di tutti i fanciulli che
il maresciallo di Rietz aveva assassinati, dopo
di averne abusato. Questi delitti finì per confessarli
lui stesso.

A quei tempi si istruivano una quantità
di processi per stregoneria, nei quali non
era difficile di scoprire la depravazione morale,
che cercava di coprirsi, come da un
mantello, con la possessione diabolica.

Quegli stessi che pretendevano di aver ceduto
ad una potenza occulta e ad un irresistibile
prestigio, non credevano affatto all'intervento
dei demonii.

Erano ordinariamente vergognosi libertini,
forzati pel loro stato a vivere nella continenza,
o per lo meno a nascondere sotto rispettabili
apparenze, l'effervescenza delle loro
passioni sensuali.

Il *sabbat* era il convegno di tutto quanto
si poteva immaginare di più perverso, ecco
perchè si compiva in luoghi appartati, in
mezzo ai boschi, nelle montagne o in fra gli
scogli.

Del resto i giureconsulti in Francia, non
[pg 54]
vedevano nella stregoneria se non una forma
della prostituzione la più criminale, e ricorrevano
a tutta la severità delle leggi per
reprimere i disordini che corrompevano i
pubblici costumi. Ma si aveva l'aria di attribuire
alla malizia del demonio una quantità
di atti detestevoli, che non accusavano
se non il vizio degli uomini, e si aveva una
cura scrupolosa a non diminuire l'orrore di
cui la volgare credulità circondava il *sabbat*,
giacchè se si fossero mostrate le cose sotto
il loro vero aspetto, il *sabbat* sarebbe stato
ancora più frequentato, tanto la curiosità
serve di pericoloso movente alla depravazione
morale e fisica.

L'eresia riapparve in Francia a partire
dal dodicesimo secolo e favorì la corruzione.

I Bulgari essendo stati accusati di pratiche
sodomitiche, consideravano quale sacrilegio
i rapporti naturali dei sessi. Tutti i settarii,
per un raffinamento di libertinaggio, s'imponevano
privazioni di ogni genere, e affettavano
in generale una noncuranza assoluta
per tutte le cose materiali; ma ciò non era
che la maschera della continenza, sotto la
quale si sentivano più liberi per abbandonarsi
alle loro passioni e dar briglia sciolta
alla natura; le loro austere pratiche di devozione
aggiungevano una specie di salsa
piccante alle nascoste depravazioni.

Quando si vide apparire nel 1259 la setta
dei Flagellanti, a primo acchito non si pensò
che le pubbliche penitenze di questi peccatori,
potessero essere delle invenzioni di lussuria.
Essi camminavano nelle strade due a
due, nudi fino alla cintura, e si battevano
[pg 55]
o da sè stessi o l'un l'altro con frusta e
con correggia di cuoio, cacciando gemiti, fino
a che non sanguinassero da capo a piedi.

E questo è niente. Si portavano la notte
nelle campagne, in fondo ai boschi, e là, nelle
tenebre, raddoppiavano le flagellazioni, i loro
gridi e le loro impudiche follie. Si indovinano
facilmente le odiose conseguenze di queste
riunioni di uomini e di donne seminudi, animati
dallo spettacolo di simile indecente pantomima,
nella quale ognuno diveniva attore
a sua volta, e che arrivava gradatamente
all'ultimo parossismo dell'estasi libidinosa.

L'uso della flagellazione nell'antichità
era ben conosciuto da tutti i depravati, a
cui ricorrevano per _`prepararsi` nei piaceri di
amore.

Ma al medio evo se la flagellazione erotica
non si esercitava più se non raramente
e nel più profondo mistero, aveva però assunto
un carattere di sanguinaria ferocia
che si riproduceva negli atti dei flagellanti.

Nel 1343 durante la terribile peste si contavano
in Francia circa 800.000 flagellanti,
fra i quali vi erano gentiluomini e nobili
dame, che non erano meno avidi di pubbliche
fustigazioni.

Si videro pure i Picardi, che, secondo la
dottrina del loro capo, dicevano che Dio li
aveva mandati sul mondo per ristabilire le
leggi della natura.

Queste leggi consistevano in due cose; la
nudità di tutte le parti del corpo e la comunità
con le donne. Appena un Picardo provava
un desiderio per una sua compagna,
la conduceva dal capo e formulava così la
sua richiesta: «Il mio spirito si è riscaldato
[pg 56]
per questa.» Il padrone rispondeva: «Ebbene
andate, e crescete e moltiplicate». Scacciati
dalla Francia, vi riapparvero nel 1373 sotto
il nome di *Turlupius*. E questi ultimi andavano
anche più lontano, commettevano peccati
carnali in pieno giorno, dinanzi al mondo
intero. Essi insegnavano che l'uomo è libero
di obbedire a tutti gl'istinti della natura.

I Valdesi, gli Anabattisti, gli Adamiti, i
Manichei colle loro sette non erano mai completamente
estinti; essi di tanto in tanto
rinascevano dalle loro ceneri; tanto è vero
che il vizio ha fascini irresistibili per certe
nature pervertite, deboli o depravate.

Gli Anabattisti ebbero armate in Olanda
ed in Germania. Essi insegnavano che ogni
donna è obbligata a prestarsi alla concupiscenza
di qualunque uomo, e che tutti gli
uomini sono del pari tenuti a soddisfare qualunque
donna. Nel 1535 il 13 febbraio a
Amsterdam, sette uomini e cinque donne,
cedendo alle eccitazioni ed all'esempio d'un
profeta anabattista, si spogliarono dei loro
abiti, li gettarono nel fuoco, ed uscirono per
le strade completamente nudi.

Per trovare la pruova della depravazione
pubblica verso la fine del XV secolo, non
avremmo che a leggere i sermoni dei predicatori
contemporanei. Gl'intelligenti si sono
_`molto` divertiti a spese di questi vecchi che
avevano sì bizzarri procedimenti oratorii e
che raccontavano un mondo di corbellerie e
di eccentriche buffonerie; ma bisogna riandar
con lo spirito all'epoca loro e considerare
la specie di pubblico che veniva ad
ascoltare la parola così poco edificante di
questi monaci predicatori. Questo pubblico,
[pg 57]
nel quale l'elemento feminile era in maggioranza,
non si raccomandava troppo per li
decenza della tenuta, nè per la purezza delle
intenzioni. Non erano che donne e ragazze,
vestite indecentemente, facendo, quel che si
chiama, *la caccia cogli occhi*: accalappiando
gli uomini, dando convegni, cercando avventure.

Menot si lamentava che non una sola casa
fosse esente dalla corruzione, e che non si
vedevano se non donne di piacere nella città
e nei sobborghi. Questa mercanzia conveniva
a tutte le età e a tutte le condizioni sociali;
le vecchie come le giovani, le donne maritate
e le zitelle, le serve e le padrone, facevano,
ciò che i predicatori chiamano, traffico del
loro corpo. Menot fa dire a certi giovanotti,
sposi di fresco:

«Si sa bene che non possiamo avere sempre
le nostre mogli dietro di noi sospese alla
nostra cintura, o portarle nella manica, e
nondimeno la nostra gioventù non può far a
meno della donna. Ci rechiamo in taverne,
osterie, stufe ed in altri piacevoli luoghi;
troviamo le cameriere fatte al mestiere e
che non chiedono molto danaro; desideriamo
sapere:—Non facciamo forse bene di usarne
come se fossero le nostre proprie mogli?»

Maillard esclamava: «Se le pile delle chiese
avessero occhi, e che vedessero ciò che
avviene; se avessero orecchie per sentire e
se potessero parlare, che direbbero?... Io non
lo so; ma voi, signori preti, che ne dite?»

Egli vota alle fiamme d'inferno i proseliti
e le ruffiane, ma fra tutte queste vili creature
quelle che detesta di più sono le madri
che lavorano esse stesse per disonorare le
[pg 58]
proprie figliuole. Guarda intorno a lui, come
per scoprire nell'assemblea qualcuna di queste
madri snaturate. «Vi sono, dice, parecchie
madri che vendono le loro figliuole, sono
le ruffiane della loro prole, a cui fanno guadagnare
qualche matrimonio con le pene ed
il sudore del corpo!»

E Menot a proposito del lusso esclama:
«Voi direte forse, o signore: i nostri mariti
non ci danno tali vesti, ma siamo noi che li
guadagniamo colle fatiche del nostro corpo!
A trentamila diavoli tali fatiche!» A quell'epoca
infatti il progresso del vizio, era il risultato
immediato del progresso del lusso; la
civetteria e la vanità delle donne le spinsero
al vizio; e fu tutto un obbrobrioso mercimonio
per provvedere alle spese della *toilette* e
alle fantasie della moda.

I costumi della corte non erano punto fatti
per frenare il popolo che teneva all'onore di
imitarli. Sotto Luigi XI la corte non dava affatto
l'esempio della decenza nei costumi. Vi era
allora così nei grandi che nei piccoli una
sfacciataggine generale tanto nelle idee, che
nelle azioni e nelle parole. Non si vedevano
che mariti ingannati, vedove intriganti, donne
libertine, ragazze sedotte.

Certamente, la morale pubblica era poco
rispettata, in un'epoca in cui si esponeva
agli sguardi dei passanti, nelle feste per l'entrata
del re a Parigi (1461) «tre buone e
belle ragazze che figuravano da sirene tutte
nude, in modo che si vedeva loro il bel capezzolo
diritto, ed i seni separati, rotondi e
duri, che era piacevolissima cosa»; all'epoca
in cui gli uccelli *gracidatori* piche, gazzere
non sapevano ripetere altro che parole oscene
[pg 59]
come *figlio di pu*... ecc. dice Giovanni de Troyes;
ad un'epoca in cui un normanno aveva per
concubina la propria figlia, dalla quale aveva
avuto anche parecchi figli, che egli uccideva
non appena nascevano (1466); ad un'epoca in
cui un monaco «che aveva i due sessi, talmente
seppe fare, che finì per divenir incinto
di sè stesso» (1478); ad un'epoca infine che
un valletto del re, chiamato Regnault la Pie,
si faceva mantenere pubblicamente dalla
vecchia moglie di Nicola Bataille, il più sapiente
legista francese che morì di dolore
nel 1482, dopo aver visto la sua fortuna intiera
consacrata alla ghiottoneria di una tale
carogna! (*dalle cronache scandalose del tempo*).

.. _cronache:

Nel secolo XVI l'aristocrazia sotto i Valois
si abbandonò a tutti gli stravizii. I racconti
_`di Brantôme` su questa spaventevole depravazione
sono là per provarlo, ed il modo libero
come egli racconta simili turpitudini, senza
temere di offendere il pudore di chi legge,
dimostra il grado di corruzione al quale era
giunta la società francese ai tempi di Carlo
IX e di Enrico III. Si era perfino perduto il
sentimento dell'onestà, tanto che senza alcuna
reticenza innanzi a signore si parlava dei più
ignobili misteri del libertinaggio.

La Corte di Francesco 1º era una vera casa
di piacere, e secondo Brantôme le signore
che ne facevano parte erano destinate a rimpiazzare
le cortigiane, le quali divenivano
pericolose a causa delle malattie veneree da
cui erano quasi tutte infette. Dopo aver descritte
tutte le sregolatezze a cui queste signore
non disdegnavano di abbandonarsi _`Brantôme`
esclama: «E piacesse a Dio di potermi
[pg 60]
far entrare un po' in questa allegra corte del
re pel mio piacere!»

Sauval dice che era molto facile ad un condannato,
per quanto terribili fossero i suoi
delitti, di ottenere la grazia dal re, purchè
avesse una bella moglie od una fresca figlia
zitella, che andasse personalmente a supplicare
il sovrano.

Di tutte le dame di corte che abitavano al
Palazzo Reale il re aveva le chiavi delle camere,
per poterle andare a visitare intimamente,
quando gli piaceva.

Brantôme ha voluto dimostrare che questa
impudicizia della corte non aveva nulla di
biasimevole. Così una dama scozzese di buona
famiglia, dice questo storiografo, la quale aveva
avuto un figlio naturale da Enrico II confessava:
«Ho fatto quanto ho potuto per essere
ingravidata dal re, e me ne sento onoratissima
e felice; e direi quasi che il sangue
reale ha un non so che di più soave del liquore
comune, tanto me ne sono trovata bene;
senza contare i regali che ne ho avuti», e
Brantôme aggiunge: «Questa dama, come del
resto molte altre, erano in questa opinione
che per dormire col re, non si era punto diffamate
e che sono disoneste solo quelle che
si danno ai piccoli, ma non ai grandi re e
gentiluomini».

Dopo simile ingegnosa teoria non ci deve
meravigliare se molte signore invidiavano la
vita delle cortigiane di professione.

Brantôme racconta che una cortigiana venne
a Roma per dare lezioni alle dame di
corte, ella diceva: «Il nostro mestiere è tanto
caldo, quando si è ben appreso, che si ha
[pg 61]
mille volte più piacere di praticarlo con parecchi
che con un solo».

Enrico II fu più costante in amore che Francesco
I: vi era gente abituata a confondere Diana
di Poitiers con _`la regina`. Il re si era tanto
familiarizzato col concubinato, di cui andava
superbo, che non temeva di uscire a cavallo
avendo in groppa abbracciata la duchessa di
Valantinois.

L'adulterio aveva preso tali vaste proporzioni,
che le figlie, vedendo le madri così liberamente
divertirsi, facevano quanto era in
loro per maritarsi presto ed imitarle.

Brantôme dice che nella maggior parte dei
matrimonii, fatti a corte, raramente la sposa
arrivava al talamo, senza che il re non le
avesse prima insegnato praticamente l'arte
della procreazione.

«In quanto alle sfrontate, narra Sauval,
le une si ubbriacavano di voluttà prima di
maritarsi; le altre avevano l'abilità di divertirsi
in presenza delle governanti e delle madri
stesse, senza essere scoperte; poi per coprire
il mistero, si era ricorso a mezzi esecrabili;
altre (e ciò era comune tra le vedove
e le zitelle) usavano certi oggetti, come quei
quattro che Caterina de' Medici trovò nello
scrigno di una sua cameriera.

Qualche autore francese vorrebbe far credere,
anzi afferma, che tali utensili di corruzione
fossero fabbricati esclusivamente in
Italia, donde si esportavano in Francia. Ciò
però è molto dubbio, e sarebbe per lo meno
strano, quando sappiamo con certezza che
all'epoca di oggi è la Francia e propriamente
Parigi che dà un commercio eccezionale in
[pg 62]
simili articoli e che ne fornisce si può dire
il mondo intero!

I palazzi reali di allora erano ornati da
pitture lascive, ed i libri di Pietro Aretino
andavano per le mani di tutti. La pittura
lubrica cominciò ad andare in voga sotto il
regno di Francesco I. Il conte di Chateauvillain
aveva fra i rari e bei quadri della sua galleria,
_`una` di queste pitture libidinose, di cui
_`scrive Brantôme`: «in essa erano rappresentate
parecchie belle donne nude al bagno e
che si palpavano, si carezzavano, si solleticavano,
e ciò che più monta, si divertivano
in modo da lasciar vedere le parti più secrete
così bene e provocantemente che una
fredda reclusa od un eremita si sarebbe riscaldato
e commosso.»

Così una grande dama della corte, che visitava
questa galleria, essendosi fermata a
contemplare tale quadro, dopo poco disse al
suo amante:

«_`Oh! è troppo pericoloso` di venire qui!
saliamo presto in carrozza, corriamo a casa
mia, giacchè ho bisogno di andare a calmare
il fuoco che mi brucia le visceri!»

Del resto i mariti non potevano nulla rimproverare
agli stravizii delle loro mogli, giacchè
essi stessi non tralasciavano nulla per
corromperle.

«I mariti—dice Brantôme—bordellano
più colle loro mogli, che non i ruffiani con
le donnacce da trivio».

Questo stesso autore cita pure una bella
ed *onesta* signora che aveva nel suo gabinetto
intimo gli albums illustrati dell'Aretino:
«Un gentiluomo innamorato di lei, venuto
a conoscenza di tal circostanza, se ne
[pg 63]
augurò bene pel suo successo, ed infatti quando
conquistò la bella signora, ebbe ad accorgersi
che da tali opere ne aveva cavato ottime
lezioni per la pratica».

Ai tempi di cui ci occupiamo il letto coniugale
non era neppur circondato da un
pudico velo. I mariti non arrossivano d'introdurre
nella loro famiglia questi libri, queste
stampe, queste pitture oscene, che facevano
della sposa la più perfetta cortigiana, e che
offrivano energici stimolanti all'adulterio.

Sotto i regni dei tre figli di Caterina de'
Medici, Francesco II, Carlo IX e Enrico III,
l'immoralità fu spinta tant'oltre che mai
si può dire sia andata così lontano, si ha diritto
di credere che mai l'arte di governare gli uomini
avesse impiegato tanti mezzi e così vergognosi
come quelli di cui questa regina madre
si servì durante il lungo periodo del suo regno
di convulsioni civili e religiose. Fu ella
per la prima che ebbe damigelle d'onore addestrate
a diventare al bisogno gli impuri
istrumenti dei suoi disegni politici.

La depravazione di simil corte è un fatto
confermato da tutti gli storici. Caterina de'
Medici insegnò abilmente alle dame e damigelle
che componevano la sua corte, e che
formavano un corteggio, chiamato *Lo squadrone
volante della regina*, la strategia galante.

«Un famoso prelato della nostra corte,
dice Sauval, ci assicura che Caterina de'
Medici aveva un serraglio di damigelle che
non l'abbandonavano mai, e che rappresentavano
tante calamite per attirare i cuori
dei principi e dei signori del reame; e conoscerne
i più intimi segreti; e che questa
[pg 64]
associazione di gentildonne seppe sì ben corrompere
i capi dei partiti nel 1579, e soprattutto
Enrico IV, che avendo con le loro moine
ingaggiati quelli della religione in una nuova
guerra civile, fu chiamata *la guerra degli
amanti*».

Il duca _`d'Aubignè` definisce questo *squadrone
volante* una specie di rete che la regina
tendeva sul mare della politica.

La licenza del linguaggio alla corte era
il riflesso dei suoi costumi depravati. Il proverbio
creato in quell'epoca: *Puttana come
una principessa* è la migliore conferma di
quanto abbiamo esposto.

Enrico IV non fu superato da nessun personaggio
della sua epoca in fatto di libertinaggio,
e, quali che fossero, d'altronde, le
grandi qualità di questo principe, si è obbligati
a constatare che la storia dei suoi amori
e delle sue sregolatezze forma una parte integrante
della storia del vizio al secolo XVI.

Questo principe non arrossiva di abbassarsi
fino alle cameriere ed alle serve. Aveva contratto
un male venereo, abbandonandosi in
una scuderia di Agen, con la concubina di
un palafreniere; e appena guarito, fu sorpreso
nella camera di una serva, a disputarsela
con un valletto. Sono celebri i suoi
amori con la Fosseuse, Fleurette, Martine,
Ester Imbert e mille altre. E dicesi che egli
avesse così pervertito il senso genesico da
non poter avvicinare una donna, se questa
non emanasse l'odor del proprio sesso, il
quale preferiva sempre al più soave profumo.

Il lusso eccessivo, che aveva invasa la
corte, non poteva non nuocere i buoni
[pg 65]
costumi. Sauval racconta un piccante aneddoto,
che ci apprende il vergognoso traffico d'amore
praticato dalle grandi dame per la smodata
passione del lusso. Un gran prevosto
dell'\ *hotel* del re perseguitava da un certo
tempo una illustre principessa, presso la
quale aveva sempre trovato disprezzo e rifiuti;
ma infine entrarono in trattative, e fu
deciso che una tappezzeria, che la dama desiderava
moltissimo, sarebbe il premio di una
notte che ella accorderebbe al prevosto. Questi
ebbe la cattiva fede al mattino di non
mantenere la promessa, «perchè la notte
trascorse in modo, per colpa sua, che egli
uscì dal letto così come vi era entrato» da
ciò nacque discordia e contestazioni in fra
le parti. Si scelse a giudice la moglie di un
segretario di stato, la quale chiuse la vertenza,
a condizioni «che tutte e due sarebbero
andate ad acquistar la tappezzeria e
che la principessa accorderebbe un'altra
notte al prevosto, aiutandolo in modo da esaudire
i desideri di lui».

L'esempio fatale della corruzione di corte
aveva pervertito il senso morale della nazione
e la Lega finì di distruggere quello che
vi restava di pudore nelle classi borghesi e
_`plebee`; che gli eccessi veri o falsi di Enrico
di Valois, avevano spinto alla rivolta contro
la regalità avvilita. Durante tutto il tempo
dei Seize, gli occhi e le orecchie degli abitanti
furono insozzati da canzoni, da libelli e
da incisioni oscene, che avevano sempre per
pretesto la santa Unione. Non si pronunziava
un sol sermone nella chiese, nel quale il
Bearnese non fosse trattato da *figlio di pu*... e
da *ruffiano*.

[pg 66]
Si avevano ancora scandalose processioni,
nelle quali alcun senso morale _`non era rispettato.`
«Il 30 gennaio 1589, dice Dulaure,
si fecero in città parecchie processioni con
quantità di fanciulli, tanto maschi che femine,
ed adulti uomini e donne, tutti nudi
ed in camicia, e lo spettacolo ne era così
attraente da non essersi visto mai cosa sì
bella». Il cavaliere di Aumale faceva i suoi
giorni grassi in queste processioni, e lo si
trovava sempre immischiato per offrire da
refocilarsi alle graziose e poco vestite penitenti,
le quali riscaldate da tali colezioni si
permettevano qualunque eccesso. E si ricorda
che perfino una volta il cavaliere condusse
la *santa vedova* coperta solo da una fine tela,
attraverso la chiesa di S. Giovanni, baciucchiandola
e palpeggiandola, a grande scandalo
di parecchie persone devote.

Questa *santa vedova* era la figlia di Andrea
di Hacqueville, primo presidente al gran
consiglio di stato e cugina del duca di Aumale,
il quale ne aveva fatto la sua concubina.
L'avventura della chiesa di S. Giovanni,
produsse un tal scandalo che le processioni
ne furono atterrate.

In moltissime poesie del tempo si trovano
schizzi dei costumi di allora. Il dottor Courval-Sonnet
ci dà dettagli sui balli pubblici,
ai quali gli uomini si recavano al solo intento
di procurarsi l'amante di un'ora e le donne
allo stesso scopo. In queste sale di orgia pubblica
si commettevano le più grandi immoralità,
dal palpeggiamento osceno al bacio
sul seno.

Il dottor Courval-Sonnet, questo medico poeta,
in versi molto liberi, traccia episodii del
[pg 67]
libertinaggio vagabondo. Apprendendoci come fra
le bande erranti dei _`Bohèmiens`, gli uomini viziosi
cercavano compiacenti mercenarii e feroci
depravazioni. Tutte le donne, che facevano
parte di queste nomadi popolazioni, erano a
dieci anni già esercitate al traffico infame,
e per trovarle vergini, si sarebbe dovute
prenderle nel ventre della madre!

Sempre lo stesso autore nei suoi versi parla
di un signore che essendo andato a cercare
fra queste donne facil conquista, la notte,
mentre dormiva a pugni chiusi, ubbriaco di
vino e di eccessi, fu dalla bella rubato e per
compenso ne ebbe quale imperituro ricordo...
la sifilide. Cosa che ai nostri giorni non è
certo più rara!

Il teatro era puranco orribilmente licenzioso.
Bisognerebbe citare tutte le farse che
ci restano del XVI secolo per constatare le
innumerevoli risorse della loro immoralità,
e per comprendere qual parte avevano nell'insegnamento
del vizio.

Una donna, dopo aver assistito a queste
oscene rappresentazioni, ne usciva con l'animo
insozzato e con lo spirito volto alla lussuria.

Non soltanto le immagini più oscene, le
parole più crude, le massime più vergognose,
infioravano il dialogo, ma ancora la pantomima
e di giochi di scena provocavano orribilmente
alla crapula.

Un esempio tipico di queste farse sconce è
quella di *Frère Guillebert*. Sin dall'esordio
non è che un ammasso di volgari oscenità,
espresse senza alcun velo. Si tratta di una
giovane, maritata ad un vecchio, il quale l'ama,
ma che non può darle prova del suo amore,
se non una volta al mese. La moglie si
[pg 68]
lagna di ciò con la comare, la quale si meravigliava
di vederla magra e pallida; e le dice
che è troppo soffrir per lei, che se ne muore
di consunzione e di fedeltà. La comare, donna
piena di esperienza, la consola e la persuade
a cercarsi un gagliardo amico; inutile dire
che il consiglio venne subito accettato. La povera
negletta avrà un marito. Il frate Guillebert
arriva a buon punto. S'intendono, e si
danno convegno per l'indomani, e la farsa
finisce con una descrizione che farebbe arrossire
perfino la penna del Casanova.

I soli titoli delle diverse farse allora in
voga indicano sufficientemente ciò che dovevano
essere.

«Nuova farsa, delle donne che chiedono ai
loro mariti l'interesse dei mancati amori;
ossia il marito, la moglie, la cameriera ed
il vicino».

«Farsa delle donne che fanno nettar le
loro caldaie e proibiscono che si metta la
pulitura intorno al buco.» ecc.

L'hotel di Borgogna che rappresentava le
farse propriamente dette, fino alla metà del
decimosettimo secolo, vantava un commediante
autore, il quale creava degl'intermezzi
per tenere desta l'ilarità dell'uditorio fra due
commedie, e che erano delle oscenità di questo
genere: Il giocondo sermone di uno stuprator
di nutrici. Il sermone dei batticuli e
tutte le turpitudini sul capitolo dei *conculcavimus*.
«Cari uditori, diceva facendo l'elogio
della serata, vi bacio la mano, e voi
baciatemi il deretano!» Nelle sue *fantasie*
e nei suoi *paradossi*, non si vergognava di
generare equivoci, _`come questo:` «La donna
prudente è quella che ha il palmo della mano
[pg 69]
peloso. L'ardita è quella che aspetta due uomini
in un buco odoroso».

I mariti conducevano là le loro mogli, e le
loro figlie. In generale in tutti i teatri non
si rappresentavano che follie di amore ed
adulterii, e non si discorreva che di mariti
ingannati e di mogli infedeli.

Sotto Luigi XIII il vizio prese una spaventevole
corrente. Data l'abolizione delle
case di tolleranza, le prostitute non avendo
più nè costume, nè insegna che le facessero
riconoscere, ne risultavano continui equivoci
dispiacevoli per le donne oneste. Le quali si
vedevano spesso avvicinate ed insultate in
pubblica via, e non potevano far altro che
protestare contro gli oltraggi e le proposte
impudiche fatte loro.

La donna la più disonesta non era tenuta
a dichiarare la sua scandalosa professione,
anzi spesso la si vedeva posare a donna di
onore, quando non le conveniva di accettare
qualche proposta fattale. Le cortigiane abitualmente
dimoravano in certe specie di botteghe,
aventi finestre sulla strada ed entrate
in vicoli deserti; esse erano sedute innanzi
la finestra, parate dei loro ornamenti più
belli, e sorridevano sfrontatamente agli uomini
che passavano innanzi a questi loro
*gabinetti da lavoro*.

Le ragazze libere si riunivano la sera in
luoghi convenuti, nei quali i libertini andavano
a raggiungerle e dove si passavano
scene scandalose.

Paulain de Sainte-Foix diceva che un missionario
il quale predicava a _`S. Giacomo` dello
Spedale si scagliò con tanta forza «contro
i convegni che si davano ogni sera al pozzo
[pg 70]
di amore de l'Ariana, e contro le oscene
canzoni che vi si cantavano, e contro le danze
lascive che vi si ballavano, e contro i giuramenti
che vi si facevano, come su di un
altare, di amarsi sempre, e di tante altre cose
obbrobriose che in tal luogo si compivano,
che tutti i devoti e le devote si recarono in
folla ad ostruire con pietre questo ricettacolo
della corruzione.»

I crociati, che dai loro viaggi d'oltre mare,
importarono tante cose sconosciute, ristabilirono
nel medio evo la moda dei bagni e delle
stufe, di cui avevano fatto le loro delizie
in Oriente. Invano i sessi erano divisi
nei pubblici stabilimenti, i cattivi costumi
profittavano di un'istituzione così favorevole
al mistero. I bagni di Parigi non avevano
nulla da invidiare a quelli di Roma; l'amore
ed il libertinaggio attiravano il maggior numero
di clienti in quei bagni, che coprivano
tutto collo stesso velo discreto; i domestici
maschi e femine di questi santuarii del vizio
favorivano le corrispondenze, le interviste
ed i piaceri; spesso secrete comunicazioni
riunivano le stufe maschili a quelle femminili,
facendone delle vergognose succursali
dei luoghi infami. Perciò simili stabilimenti
erano frequentati da tutti, i ricchi avevano
cabine particolari, i poveri si bagnavano uomini
e donne in una sola vasca.

Ogni barbiere poteva avere un bagno da
uomo o da donna nella sua bottega, e oltre
questi vi erano i grandi stabilimenti. Sin
dallo spuntar dell'alba gli strilloni speciali
annunziavano che i bagni erano pronti.

Nella *Danza Macabra* si legge che «i barbieri
ed i bagnini, servitori di questi luoghi
[pg 71]
d'impudicizia, non si limitavano alla sola
parte di compiacenti merciai della galanteria,
ma che maneggiavano abilmente il rasoio e
la lancetta, vendevano certi unguenti afrodisiaci
speciali e praticavano la medicina infischiandosi
della facoltà.»

Appena è possibile di prestar fede all'indecente
e bizzarro servizio che, dicesi, reclamassero
da questi ruffiani gli uomini e le
donne. L'uso di farsi *fare il pelo*, cioè a dire
di radere, tondere, o strappare con pinzette
i peli che crescono su certe parti del corpo,
nei due sessi; tale pratica pare che fosse,
insieme ai bagni di vapore, stata importata
dall'Oriente. Gli uomini e le donne che volevano
passare per persone caste ed esemplari
avevano immaginato di far sparire completamente
dal loro corpo, ciò che chiamavano
il *vergognoso pelo*. Solo i depravati e
le donne dissolute, invece di tonderlo periodicamente,
lo pettinavano, lo arricciavano
e lo profumavano con mille ricercatezze di
oscene sensualità.

Un aneddoto del *Mezzo di Pervenire*, racconta
che la moglie dell'avvocato Librean,
avendo chiesto a suo marito uno scudo per
farsi *fare il pelo*, e non avendogliene questi voluto
dare che solo mezzo, la moglie pensò di
fargli un bel tiro. Andò via e la sera si mise a
letto tranquillamente, quando il marito le si
distese accanto, e volle osservare se il barbiere
aveva ben servita la sua metà, con sua
somma sorpresa si accorse che il pelo non
era raso che da un lato solo:—E come,—esclamò
egli—amica mia, ti sei fatta tanto
mal servire? il tuo affare è fra due età, non
avendo... barba se non da un lato solo.—Che
[pg 72]
vuoi—rispose la sorniona, sono stata servita
come ho pagato; mi hai dato la metà
di quanto ti ho chiesto, e mi hanno del pari
spelata a metà. Fu così che al mattino l'avvocato
diede l'altro mezzo scudo alla moglie,
perchè si andasse a far... ringiovanire da
entrambi i lati.

I barbieri ed i bagnini avevano anche la delicata
missione di *rifare le verginità* perdute,
ed ecco una curiosa ricetta tramandataci
da alcuni allegri storici di quei tempi,
che riportiamo a titolo di curiosità.

«Pigliate mezza oncia di terebentina di
Venezia, un poco di latte proveniente dalle
foglie di asparagi, un quarto di oncia di cristallo
minerale infuso nel succo di limone,
o in quello di mele acerbe, un bianco di uovo
fresco con un po' di farina di avena, di tutto
ciò fate come una foglietta che abbia una
certa consistenza e la introducete nell'interno
della parte da riparare, avendo cura di far
prima una siringa di latte di capra, e di ungerla
con pomata di razis bianco».

Le procuratrici di case di mal affare traevano
grandi vantaggi da simili metamorfosi,
e perfino alcune madri vendevano, riparandola,
diverse volte la verginità delle figlie.

Quando una donna galante incominciava
ad accorgersi che gli anni allontanavano i
suoi adoratori, per non veder diminuire la
fortuna che con essi aveva accumulata, impiegava
il suo danaro e la sua esperienza
nella fondazione di una *casa di onore*, dove
si giocava, si cenava e si facevano altre _`illecite`
cose. Era là che si riunivano i più
pericolosi cavalieri di industria.

Queste bische si moltiplicarono talmente
[pg 73]
verso la fine del XVII secolo, che la polizia
fu obbligata a ricorrere a misure straordinarie
per rimediare ai disastri prodotti dalla
passione del giuoco.

Si ebbero inoltre dei balletti, in cui la licenza
aveva raggiunto gli estremi limiti.
Gaston di Orleans, fratello di Luigi XIII, era
appassionatissimo per queste specie di danze;
simil genere di divertimento rifletteva, con
una cinica libertà, le sue abitudini depravate.
Prima di lui Caterina dei Medici aveva
dato ai balletti erotici, danzati dalle sue
damigelle di onore, il massimo delle seduzioni
voluttuose che si potesse desiderare.

Questi balletti erano sempre intermezzati
da erotiche poesie che, senza reticenza, i
cavalieri dicevano innanzi a dame e damigelle. In
quasi tutti i soggetti di tali poetici
componimenti—incredibile a credersi—i cavalieri
vantavano, e facevano madrigali sul
merito dei loro utensili!—

Il più famoso di questi balletti fu quello
dato in onore del duca di Orleans che aveva
per titolo «\ *Le ballet des Andouilles*.» Questa
strana mascherata, narra il signor di
Soleinne, ispirata da un episodio di Rabelais,
è la più libera che si sia mai osato di rappresentare
a corte; si discute sempre sullo
stesso soggetto, che si portava in guisa di
*momon* (idolo) offerto al signore della Rigaudière,
gentiluomo di villaggio, e tutti
gli stati sociali venivano ad adorare e a celebrare
il sacro mistero delle *Andouilles*».

Con Luigi XIV gli spettacoli di corte divennero
più riservati. Nondimeno vi si riscontra
sempre qualche reminiscenza delle
passate allegrie; e così che nel *Balletto del
[pg 74]
Figlio di Bacco* (1651) si ascolta il duca di
Mercaur e il marchese di Montglas, mascherati
da nutrici, offrirsi per l'istruzione delle
signorine ed apprendere loro in salaci versi
il cammino da percorrere per diventar...
nutrici.

Luigi XIV, come suo padre Luigi XIII, si
può dire, che aveva completata la sua educazione
danzando simili balletti, ed è facile
comprendere che tal genere di ricreazione
non era punto fatta per favorire la purezza
del cuore nel giovane re. Nondimeno Luigi
XIII aveva in parte smentito il vaticinio che
si pronosticava dalla natura dei suoi primi
divertimenti, e soprattutto dalla immoralità
del suo precettore Vaquelin, che gli apprendeva
la storia della cortigiana Flora. Infatti
questo re non ebbe punto amanti carnali, e
non fece se non della galanteria romanesca
con le signorine della Fayette e d'Hautefort.
Ma malgrado l'esempio quasi morale che il
re dava ai gentiluomini, la corte di Francia,
agli occhi della gente onesta, che la giudicava
dai balletti, dal teatro e dalla letteratura,
appariva come la scuola elegante del
vizio.

La musica, il ballo, la poesia concordavano
per ammollire i cuori, esaltare i sensi, e
spingere allo stesso tempo attori e spettatori,
sedotti, inebbriati, affascinati, nel labirinto
della prostituzione. Secondo l'espressione di
un contemporaneo, pare che a quell'epoca la
metà del genere umano fosse interessata a sedurre
ed a corrompere l'altra metà.

Il XVIII secolo vide introdursi, negli usi
della crapula, un fatto nuovo per la Francia,
cioè quello di avere una mantenuta. Il
[pg 75]
concubinato, che aveva avuto nell'antichità e
nei primi secoli del medio evo un'esistenza
riconosciuta e protetta dalla legge, era allora
colpito da riprovazioni agli occhi della morale
pubblica. Non si faceva gran caso per
quelli che avevano delle amanti, per quelli
che frequentavano compagnie sospette, che
passavano dall'osteria alla casa di mal affare,
si perdonava tutto ciò e ancor di più
ad un figlio di buona famiglia, ricco e prodigo,
che si dava in braccia al piacere, prima
di far penitenza della sua scapata gioventù
nei legami del matrimonio; ma non si sarebbe
mai perdonato ad un uomo vedovo od
ammogliato, di avere un'amante fissa e di
coabitare con lei.

Dato ciò come si può spiegare questa subitanea
e rapida moltiplicazione delle giovani
mantenute! Bisogna credere che questo fu
una conseguenza del timore delle malattie
veneree, che incominciò dal consigliare i corrotti
a non bagnare più le loro labbra alla
fonte della pubblica prostituzione, ed in seguito
a cercarsi un'amante privata. L'uomo
che manteneva una donna a tal scopo, non
conviveva quasi mai con lei, ed evitava di
mostrarsi insieme in pubblico; ma nondimeno
era felice a che tutti i suoi amici ne fossero
informati. La vita di tali donne da quest'epoca
cominciò con non essere più richiusa
al fondo di un quartiere solitario, e si videro
apparire nelle passeggiate ed agli spettacoli,
queste etere che arrivavano fino a portare
nome dei loro protettori.

Simili donne in generale menavano vita
dissolutissima, si abbandonavano a tutti i
disordini, senza tema di essere assimilate
[pg 76]
alle donne pubbliche, giacchè la polizia le
tollerava.

Molte di queste donne trovavano un marito
per la dote che riuscivano ad ammassare
con mezzi poco leciti.

Un'altra categoria di donne mantenute,
erano le donne maritate che, all'insaputa
dei mariti, o d'accordo con essi, traevano
da un adultero commercio tanto quanto far
fronte alle ingenti spese della loro *toilette*
ed a quelle di casa. Si segnalavano una quantità
di grandi dame, che, all'esempio delle
cortigiane, mettevano un prezzo ai loro favori,
e spesso si vendevano per abiti o per
gioielli.

Madama di Montbazon si era essa stessa
imposta una tariffa di 500 scudi, e da qualunque
parte questa somma le venisse, ella
accettava l'offerta con tutte le conseguenze;
questo prezzo corrente era talmente noto,
che in un *vaudeville* composto in suo onore,
si leggeva: «Bastano cinquecento scudi borghesi
per far alzar la sua aristocratica camicia!»

Le dame di corte si facevano pagare in ragione
della loro nascita, del grado che occupavano,
e della posizione del marito. Madama
di Bassompierre che non era nè giovane,
nè bella, non mancava di galanti che
ella trattava quali villani.

Tollemant parla di un signor Fabry che
voleva dare 50,000 scudi per possedere la
marchesa di Brosses, ma questa dama «quantunque
inclinata alla lussuria» ebbe la probità
di non accettare le offerte del giovane,
il quale l'amava con una tale frenesia, da
tracannare un giorno il contenuto del suo
[pg 77]
vaso da notte. Madama d'Espagnet, moglie di
un consigliere al Parlamento di Bordeaux,
chiedeva 100 pistole.

Gallard, fratello di madama di Novion, dava
4,000 scudi all'anno alla presidentessa della
Barre.

Nella maggior parte dei casi, i mariti ingannati
chiudevano gli occhi sullo sgonnellar
delle mogli, per non aver a reprimere uno
scandalo che ne provocherebbe un altro maggiore;
ma più di frequente essi erano complici
della loro vergogna intascandone segretamente
i profitti!

Tali esempii di immoralità nell'ambiente
della magistratura, della nobiltà e della finanza,
non potevano non spingere il popolo
in una via fatale di imitazione. Si ebbero
quindi anche molte donne mantenute fra le
mogli dei commercianti, i quali, occupati nei
loro negozii, erano ancor più ciechi dei gran
signori in ciò che riguardava il proprio onore.

Le mercantesse di Parigi erano tanto galanti
e non meno viziose delle grandi dame,
e del pari interessate. Spesso però si riscontrava
in fra loro una squisita delicatezza di
sentimenti, quando il cuore non era stato
corrotto dal libertinaggio.

Un'altra piaga dell'epoca era il servidorame
dei grandi, che in pubblico commetteva violenze,
ed ingiuriava le donne oneste o disoneste
che fossero. Nulla uguagliava l'insolenza
e l'audacia di questa turpissima gente,
attaccata come una lebbra alle grandi case,
e vivente come ruffiani nelle osterie e nei
luoghi infami. I lacchè portavano la spada,
avevano abiti di velluto e di seta, si davano
[pg 78]
l'aria di gentiluomini ed imitavano tutti i
vizii dei loro padroni, esagerandoli.

I signori in talune circostanze per vendicarsi
di una donna l'abbandonavano ai loro
servitori, i quali, sicuri dell'impunità, commettevano
sulla vittima le più atroci infamie.

I continui disordini di questi scellerati avevano
contribuito non poco alla pubblica
corruzione, e alla propagazione dei mali venerei.
Queste malattie erano tanto comuni,
che si potevano contrarre con la stessa faciltà
con le cameriere che con le signore;
sembravano essere le inseparabili compagne
degli amori illeciti, e si attaccavano a tutti
i gradi della scala sociale.

In seguito alle infami depravazioni della
corte di Luigi XIII, non è sorprendente che
gli uomini corrotti, che circondavano Luigi
XIV prima della sua maggiorità, avessero
tentato di depravarne i costumi per dominarlo,
senza aver bisogno del concorso di
un'amante. Tale fu, senza dubbio, l'origine
dell'avversione che il giovane re aveva concepito
contro questi infami corruttori che
osarono portar su di lui una mano impudica.
Luigi XIV infatti non ebbe mai la minima
inclinazione pel vizio contro natura; se avesse
seguito il suo carattere avrebbe anche
punito severamente quest'obbrobrio; ma Louvois,
cui amici in maggior parte si abbandonavano
a tali dissolutezze, diceva al re, che ciò valeva
meglio pel servizio di Sua Maestà, che se
essi si fossero dati alle donne; giacchè quando
bisognava andar alla guerra ed entrare in
campagna, era difficile di staccarli dalle loro
amanti, mentre con altre tendenze, erano felici
di lasciare le donne ed entrare coi loro
[pg 79]
amanti ed amici in campagna, e che in questo
caso non erano nemmeno tanto affrettati
a ritornare in città.

Il duca di Vendôme viveva all'armata nella
corruzione la più immonda, con i suoi familiari
ed i suoi favoriti, senza arrossire dei
suoi cattivi costumi e senza aver il pudore
di nasconderli. Il gran Condè ebbe ugualmente
a subire l'influenza perniciosa dell'esempio;
essendo andato all'armata, ai tempi dei suoi
amori con la signorina di Epernon «vi contrasse
altri gusti—racconta la principessa
Palatina—che al ritorno non poteva più
soffrire le donne, e, diceva, per scusarsi, che
era stato malato e che aveva perduto tanto
sangue da non rimanergli più forze per dedicarsi
al suo amore».

La sua amante però non si tenne paga di
tali ragioni, ed informandosi, scoperta la
vera causa dell'incostanza di colui che amava,
per la rabbia e la vergogna andò a rinchiudersi
fra le Carmelitane.

«Il vizio contro natura, dice la principessa
Palatina, era la più grande passione
del _`maresciallo di Villars,`» e parlando del
Duca di Orleans, fratello del re, la stessa
competente scrittrice dice maliziosamente:
«questo principe faceva le finte di avere
un'amante, e di esserne innamorato, però
questa donna se non avesse avuto altri amanti,
non avrebbe certo perduto la riputazione,
giacchè fra di loro non deve mai essersi
passato nulla di biasimevole.»

Le dame di corte vedendosi disprezzate ed
abbandonate dagli uomini, avevano formato
fra esse una lega per farne a meno. Esistono
troppi esempi scandalosi di questa depravazione
[pg 80]
feminile, la quale si era prepagata con
tanta impudicizia, che le donne le _`più irreprensibili`
ne parlavano come di una cosa
comune. La perversità aveva fatto tali progressi
fra le donne di corte, da far loro mantenere
secrete associazioni della più infame
natura, che non furono mai colpite dalla vendetta
pubblica, e che sfuggivano perfino alle
ricerche della polizia particolare del re.

Le cortigiane dal canto loro, soprattutto
le giovani, stabilirono pure associazioni dello
stesso genere perfino nel castello di Versailles;
era un nuovo ordine di Templari, che
non aveva altro scopo se non la più infetta
corruzione.

Luigi XIV prese energiche misure per punire
i colpevoli e principalmente per distruggere
tali spaventevoli società: «Le quali
furono dissipate, ma fu impossibile di strappare
dallo spirito della gioventù la semenza
della corruzione che vi aveva messo salde
radici.»

Le pubbliche passeggiate di Parigi erano
invase, al cader della notte, da uomini depravati
che cercavano di soddisfare le loro
ignobili passioni. Tutte le vie oscure e poco
frequentate divenivano il teatro delle più
turpi infamie; il Louvre, il palazzo ufficiale
della regalità assente, che siedeva a Versailles,
non era nemmen'esso rispettato dai
vili libertini, che Sauval chiama i *volontarii
del Louvre*. Il conte di Pontchartrain scrive
da Fontainebleau il 2 novembre 1701: «Il re
è stato informato che i cortili del Louvre
servono ai più infami usi di prostituzione e
che il portiere favorisce simili disordini e
[pg 81]
lascia aperto il passaggio e l'entrata dei
cortili.»

La cronaca del tempo segnala l'epoca della
pace del 1748, come l'epoca vergognosa in
cui cominciò a manifestarsi, per Luigi XV,
il disprezzo generale, che non fece che accrescersi
ogni dì più. Depositando la corazza
il re parve che rinunziasse alla gloria e perfino
all'amore del suo popolo, _`giacchè` abbandonò
le redini dell'impero alla sua amante,
di cui l'odioso regno doveva continuare fino
alla sua morte.

La bella Madama d'Etioles si era separata
dal marito, e non ne portava nemmeno
più il nome. Il re l'aveva fatta marchesa
di Pompadour.

La marchesa aveva una sostenuta vigilanza,
giacchè temeva che il re non l'abbandonasse
completamente, a causa della sua
schifosa infermità che aveva già costretto il
reale amante a trascurare per un certo tempio
il letto di lei. Questa infermità diè voga in
Francia al seguente epigramma:

   | La marchesa è piena d'incanti,
   | tutta grazia ed occhi franchi,
   | le crescono i fiori d'innanti:
   | ma, ahimè! son fiori bianchi!

Dagli inviti di corte ella cercava sempre
di allontanare tutte quelle dame che potessero
impressionare il re per la loro bellezza,
e spesso facevale anche esiliare perchè avevano
commesso il delitto di voler piacere un
po' troppo. Divenuta sopraintendente dei piaceri
del monarca, fece reclutare bellezze
nuove ed ignote, per rinnovare il serraglio
che essa governava a suo capriccio.

Tale fu l'origine del *Parc-aux-cerfs* abisso
[pg 82]
dell'innocenza e dell'ingenuità, che inghiottiva
la folla delle vittime, le quali, ritornando
dopo nella società, vi apportavano la corruzione,
l'amore della crapula e tutti i vizii
di cui si infettavano necessariamente col commercio
degli infami agenti di un simile luogo.

La marchesa morì chiedendo perdono alla
sua casa e a tutte le cortigiane delle scandalo
che aveva lor dato, cosa che non impedì
di gratificare la sua tomba dell'epitaffio
seguente:

   | Qui giace chi fu quindici anni zitella,
   | Vent'anni cortigiana e otto ruffiana.

Dopo la Pompadour venne la Dubarry che
mise il colmo alle infamie. Lo scettro di Luigi
XV nelle mani di questa cortigiana divenne
la clava delle più grandi follie. Quale stravaganza
in tatti di vedere questa donna uscir
nuda dal letto, e farsi calzare una pantofola
dal nunzio del Papa e l'altra dal grande elemosiniere,
e che questi due prelati si stimavano
ben compensati per tal vile e ridicolo
impiego, gettando un colpo di occhio
fuggitivo sui secreti incanti di una simile
bellezza!

Il re aveva parecchie volte parlato con piacere
della principessa di Lamballe, la Dubarry
se ne impensierì e fece parte delle sue
preoccupazioni all'abate Ferray, che, da sincero
amico, le consigliò di imitare la Pompadour,
e di prestarsi, come questa defunta
sultana, ai mutevoli gusti del monarca; di fargli
qualche volta da ruffiana, di _`fornirgli` qualche giovanetta
che potesse per un certo tempo occupare
il cuore del re. E pare che ella mise
in pratica la lezione dell'abate, tanto da permetter
al re quasi in sua presenza di godersi
[pg 83]
l'artista Raucoux della Commedie-Française,
che per la sua eccezionale impudicizia era
soprannominata la *Grande Lupa*.

Verso la fine del regno di Luigi XV la Dubarry
fu continuamente malmenata nelle canzoni,
negli epigrammi, nelle caricature e nelle
novelle che circolavano sul suo conto alla
corte ed in città.

Si scrissero su di lei molti opuscoli e biografie
raccontando dettagliatamente tutte le
circostanze ed i passatempi più secreti della
favorita col suo real amante. In uno di questi
scritti intitolato *Memorie secrete di una donna
pubblica, o avventure della Contessa Du
Barry, dalla culla fino al letto di onore*, sono
narrate tutte le astuzie a cui ella ricorreva
per consolarsi dell'esaurimento del re
col duca d'Aiguillon ed in mancanza di questi
col piccolo Zamore, col quale aveva messo in
pratica tutte le teorie dell'Aretino.

Se questi erano i costumi dell'alto, non reca
meraviglia che la corruzione avesse raggiunto
nel popolo i maggiori eccessi.

La pittura di tali depravazioni si trovano
più particolarmente nelle *Nouvelles de l'Opera
vestales et matrones*.

«Ogni sera al cader del giorno si vedono
accorrere in folla al giardino delle *Tuileries*
un reggimento di piccole operaie avvolte in
cuffie, delle donne che si spacciano per vedove,
delle vecchie sarte con fanciulli, le
quali tutte vengono per darsi ai vecchi libertini,
che ne fanno ricerca.

Madamigella Laurencin avendo servito in
questa corporazione per circa dieci anni, finì
per ottenere un impiego dal conte di Binter,
[pg 84]
che l'aveva trovata molto destra in certi
esercizii!

Non si andava neanche troppo pel sottile
riguardo certi pregiudizii, e non era molto
difficile ad un uomo danaroso, il quale aveva
avuto un bastardo, di trovargli un padre legittimo;
ed a questa sostituzione si prestavano
non di rado perfino dei nobili spiantati. L'oro
accomodava tutto.

«Si contano a Parigi 30,000 donne pubbliche,
dice Mercier, e circa 10,000 mantenute
che di anno in anno passano di mano in
mano.

«La polizia cerca delle spie in questo corpo
infame. I suoi agenti mettono queste disgraziate
a contribuzione, aggiungendo i loro disordini
ai disordini della classe, esercitano
un impero sordidamente tirannico su questa
gente avvilita, la quale crede che non vi
sono leggi per lei. Sì, vi sono esseri aldisotto
di queste donne, e questi esseri sono certi
uomini della polizia.»

Oltre delle prostitute e delle cortigiane era
venuta su una nuova classe di pervertite, le
quali attiravano i giovani ricchi, fingendo di
darsi ad essi per amore e non per venalità,
giacchè non accettavano danari, ma regali
e ricordi in... gioielli e brillanti.

«La rivoluzione di Termidoro è stata la
vittoria della donna, hanno detto i fratelli de
Goncourt, il Terrore rappresentava una tirannia
virile, ed era nemico personale della
donna, in questo senso che le toglieva ogni
influenza, e le dava solo alcuni diritti. Il Terrore
detronizzato, le donne hanno ricorso al
loro esercizio feminile: hanno fatto della rivoluzione
politica una rivoluzione sentimentale.
[pg 85]
Poi, le lagrime non ancor bene asciugate,
hanno gettato la Francia verso il loro
patrono: il Piacere, e subito sono ridiventate
signore e regine in questo paese, che aveva
fatto un certo digiuno di lusso, di diamanti
e di feste.»

All'epoca del Direttorio lo scopo unico della
vita sembrava essere il godimento. Le donne
non si occupavano di altro se non di essere
seducenti, senza andar troppo pel sottile nelle
questioni di virtù e di castità.

La manifestazione più strepitosa del rilassamento
dei costumi in tale epoca fu l'abbigliamento.

«Non più busti—scrive Lacour—non
più vesti. Una camicia ricoperta da una tunica
drappeggiata all'antica, o meglio una
lunga guaina di lino, di mussola o di velo,
stretta stretta, che era la perfetta traduzione
delle forme, e poi... basta. Solo intorno al
collo, sul petto, alle orecchie, nei capelli:
cammei, medaglioni e di ogni colore e di ogni
grandezza, in mano, una *ballantine* ed un
sacchetto, alla cintola un nodo con nocca; e
generalmente si faceva di tutto per simular
la gravidanza.»

I giuochi di società erano tutti a base di...
stimolanti, e nei balli soprattutto la libertà
dei costumi raggiunse il suo apogeo. Madama
Tallien comparve al ballo dei Frascati con
una veste trasparente, avendo due cerchi di
oro in guisa di giarrettiere, anelli a tutte le
dita, i piedi nudi stretti in sandali di porpora.
Si andò anche _`più oltre`, il costume alla
*sauvage*, pei balli, era di velo chiaro, con
mutande aderenti al corpo in maglia di seta
color carne. Le alte cortigiane avevano il
[pg 86]
coraggio di andare la sera a passeggio nei
giardini di estate, portando un semplice calzone
di seta rosa, sotto una camicia di lino
chiaro; esponendo a tutti gli sguardi i seni,
le gambe e le cosce strette in cerchi di diamanti.
Questa classe di donne, dette più propriamente
le *meravigliose*, finì per giudicare
perfino inutile la camicia, e passeggiavano
pei *Campi Elisi*, nude in una _`guina` di velo,
e qualcuna col seno interamente scoperto.

La letteratura oscena era naturalmente in
gran moda, gli spettacoli licenziosi abbondavano,
ed a tali esempii, dice Mercier, la lascivia
dei Parigini era diventata così sensibile
da superare quella dei passerotti che popolano
i loro tetti; anzi i primi sono ancor
più volubili e cambiano di femina più frequente
dei secondi, e la maggior parte non
hanno nemmeno la stessa delicatezza nei
piaceri.

«Non vi è un sol angolo di porta, un sol
angolo di muro che non sia triplamente coperto
di stampati annunzianti rimedii per
la guarigione radicale delle malattie veneree.
Si distribuiscono nelle mani dei vecchi, delle
donne, delle giovanette mille annunzii di
pretese guarigioni. Nessuno arrossisce di dare
o di ricevere questi stampati.»

E togliamo ancora dai *Tableaux de Paris*
di *Mercier* quest'ultimo meraviglioso quadro
della vita libertina di quei tempi:

«Alle nove di sera il rumore ricomincia...
è la sfilata dello spettacolo. Le case sono
scosse dal rullio delle vetture; ma questa
confusione è passeggiera. _`È l'ora, in cui tutte`
le prostitute, la gola scollata, _`a testa alta`, il
viso illuminato, l'occhio ardito quanto il
[pg 87]
braccio, malgrado la luce delle botteghe e
dei pubblici fanali, vi perseguitano nel fango
con le calze di seta e le scarpine piatte. Si
dice che l'incontinenza serve a preservare la
castità; che queste donne vulgivaghe impediscono
il furto; che, senza le ragazze di piacere,
la gente avrebbe meno scrupoli di sedurre
e di violare giovani innocenti. Checchè
ne sia questo scandalo _`è passato` innanzi la
porta delle oneste borghesi che hanno figlie
spettatrici di tale obbrobrioso disordine.

«Alle undici, nuovo silenzio. _`È l'ora` in
cui ognun finisce di cenare. _`È l'ora pure` in
cui i caffè sono pieni di oziosi e di viziose.
Le libere passeggiatrici non osando più di
restar in istrada, per non farsi arrestare
dalla ronda che a tal ora è in giro, si rifuggiano
nei caffè.

«A mezza notte e un quarto di nuovo il
rumor delle carrozze, di quelli che escono
dai teatri, dai caffè, dai divertimenti, e che,
non essendo giocatori, rincasano. La città a
quest'ora non appare per nulla deserta: il
modesto borghese e l'operaio che dorme diggià,
è svegliato da simile confusione, cosa che non
dispiace punto alla moglie. Più di un Parigino
deve la sua nascita alla brusca commozione
degli equipaggi. Il tuono è anch'esso
un gran popolatore!

«Al mattino, i libertini escono dalle case
delle amanti di una notte pallidi, disfatti, la
coscienza più volta al timore che al rimorso,
e gemono tutto il giorno per l'occupazione
della notte, ma il vizio è un tiranno che li
riprenderà l'indomani.»

Come si vede la corruzione aveva fatto in
tutte le classi tali progressi, che è da
[pg 88]
meravigliare se la società moderna, pervertita
sin dalla nascita dal rovesciamento di tutte
le leggi, dallo scatenamento di tutte le follie,
dalla sete smodata dei godimenti e dei piaceri
sensuali, dall'amore del lusso, della ricchezza
e dal desiderio del piacere, non
sia più cattiva e più depravata. Si ammigliorò,
al contrario, a misura che il governo
rivenne a migliori istituzioni sociali. Il gran
riformatore fu il Primo Console.

|
|
|

.. image:: images/chiusino088.png
      :align: center
      :height: 2ex
      :alt:

[pg 89]

.. |Fron089| image:: images/frontone089.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:



|Fron089| III. :lb:`Pratiche Viziose Contro Natura`
===================================================

.. image:: images/SS089.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:


(_`Nell'antichità`)
--------------------

La storia del vizio contro natura nelle sue
diverse manifestazioni si perde nella notte
dei tempi, o almeno non se ne trovano indizii
che per la pederastia, ma a partire dalla
Grecia antica i poeti di quei tempi sono stati,
si può dire, gli storici della concupiscenza,
illuminandoci sulle alte turpitudini dei loro
concittadini. A Roma soprattutto si era diventati
maestri nell'arte dei raffinamenti
lubrici.

Tra le diverse pratiche immonde bisogna
menzionare in prima linea l'azione dei *cunnilingues*
e dei *fellatores*.

|

.. _cunnilingues:

I *cunnilingues* erano quelli o quelle (giacchè
questa sporcizia era praticata da
[pg 90]
entrambi i sessi) che eccitavano i genitali femminili
con la lingua sulla clitoride.

I *fellateurs* o *fellatrices* succhiavano le
parti virili e le tribadi sacrificano a Venere
senza il concorso dell'uomo.

Il poeta Marziale nei suoi epigrammi ci dà
un quadro magnifico di questi depravati:

«Manneius, marito con la lingua, adultero
con la bocca, più sporca delle bocche del
_`Summaenium`, di fronte al quale, vedendolo
nudo innanzi alla sua finestra a Suburra,
l'ignobile prostituta chiude il suo lupanare.
Lui che ha tanta pratica delle visceri femminili,
da sapervi dire se una donna incinta
ha nel ventre un maschio od una femmina;
ora non può allungare l'infetta lingua, giacchè
un male indecente ha imputridito la
cloaca della sua bocca, in modo che il poveromo
non sa più come fare per essere pulito
nè sporco.»

Questa mostruosa fantasia fu spinta tant'oltre
presso i Greci, che, cosa incredibile,
non contenti di leccare le parti genitali delle
donne allo stato normale, ve ne erano di
quelli che le ricercavano umide e sporche
sia di mestruo, sia di tutt'altra escrezione.

I Romani imitarono i Greci, Seneca s'indigna
di veder nominare console un _`cunnilinguo`:

«Ignoravi tu dunque, quando nominasti
console Mammercus Scaurus, che egli inghiottiva
a bocca aperta i mestrui delle sue
serve? E se ne nascondeva forse? E ci teneva
forse ad apparire un uomo puro?»

Questa porcheria era chiamata «andare
in Fenicia» perchè tale operazione ricordava
il colore rosso di questo paese. Simile
[pg 91]
atto era designato pure con la parola Scylax
(cane) perchè i cani hanno di tali abitudini
schifose.

La strana depravazione dei cunnilingui fu
ancora in favore nelle età susseguenti. Ausonio
in un suo epigramma dice:

«Che padre modello quel Eunus, quando
sua moglie è incinta, si affretta a dar lezioni
di lingua ai figli non ancora nati!»

Catullo nei suoi versi tratta da becchi
i *cunnilingues* ed i *fellatores* a causa della
fetidità delle loro bocche.

Una varietà di *fellatores* era data dai così
detti *irrumateurs*, che non succhiavano, ma
semplicemente solleticavano colla lingua.

I Lesbici passavano per gl'inventori di
questa impurità, ed è per tale ragione che
si trova spesso citata la parola «lesbianizzare».
Gli abitanti di Nola avevano simile
riputazione; Ausonio ne parla in questi termini:

«Aldifuori della privanza coniugale, del
legittimo commercio, l'infame lussuria ha
scoperte oscene voluttà, che all'erede di Ercole
consigliò lo scioglimento di Lemno, che
la toga del fecondo Africano mise in mostra
sulla scena, che una molle e corrotta capitale
insegnò alle genti di Nola. Crispa che
non ha se non un corpo solo pertanto le pratica
tutte; essa masturba, succhia, presta
alle impure voglie l'uno e l'altro orifizio;
ha paura di morire senza essersi corrotta in
ogni parte dell'impudico corpo.»

Il *Manuel d'erotologie de Forberg* descrive
tutte queste sozzure con una eccessiva ricerca
di dettagli; ed in esso si trova la famosa
domanda di Smepronia ad un suo amico:
[pg 92]
«Che melodia vuoi che ti suoni su questo
flauto?»

Ai giorni nostri il coito boccale è in gran
voga, specie fra le classi di condizione relativamente
agiata, e fra i mariti che amano
il contrabando, giacchè, secondo loro, questa
pratica presenta meno pericolo di contagio.

Se la semenza umana potesse fecondar la
terra, nel bosco di Bologna a Parigi, sopratutto
di està, che musica di vagiti si udrebbe!

_`È là che la sera`, il libertino seduto sul
banco e la felattrice inginocchiata per terra,
la Venere contro natura trionfa!

Gli antichi per sfogar le loro brame non
lasciavano neppur caste le glandole mammarie.
Nei suoi dialoghi Luisa Singea, fa raccontare
ad Ottavia una scena di questo genere:
«Con l'una e l'altra conca di Venere—ella
dice—mi sono coperta di onta! arrossisco
nel ricordarmi che l'interstizio dei miei
seni è servito di passaggio a Venere...»

|

Ma non andiamo più oltre, chi volesse sapere fino a quali
estreme raffinatezze gli antichi fossero giunti per
soddisfare il loro erotismo non ha che a leggere il
*Satyricon* di Petronio.

|
|
|

.. image:: images/chiusino092.png
      :align: center
      :height: 2ex
      :alt:

[pg 93]

.. |Fron093| image:: images/frontone093.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:


|Fron093| IV. :lb:`Vizii contro Natura Femminili`
=================================================

.. image:: images/SS003.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:

1º Tribadi, Fellatrices, _`Fricatrices nell'Antichità`
------------------------------------------------------

Le fellatrici erano pure spesso chiamate tribadi.
Questa depravazione voluttuosa era
familiare alle donne di Lesbo e rapidamente
si sparse per tutta la Grecia, donde tal passione
fu importata in Italia, e le matrone
romane vi si abbandonavano con furore.

Tutti i poeti erotici della Grecia sono d'accordo
nel riconoscere che il tribadismo era
in grande onore a Lesbo. Luciano l'attesta:
«... _`È una di quelle` tribadi come spesso se
ne incontrano a Lesbo, che non vogliono ricevere
gli uomini, e che fanno l'ufficio di uomini
con le donne».

Si supponeva che se tale vizio era inveterato
[pg 94]
nelle Lesbiche, esse vi fossero spinte dalla
loro natura stessa, per liberarsi da un intollerabile
prurito; giacchè, si diceva, che
elleno avessero una clitoride troppo prominente,
la quale impediva loro di aver commercio
cogli uomini.

Oltre la celebre Saffo, di cui parla Ovidio,
vi fu un'altra tribade ancor più famosa per
nome Megilla. Luciano nei suoi *Dialoghi* ce
la mostra sotto un aspetto veramente tipico.

E vi fu pure una certa Philoenis la cui
passione libertina non conosceva limiti, ella
aveva così pronunziata l'escrescenza delle
parti genitali, da andare alla ricerca delle
donne vergini, ed arrivava fino a sodomizzare
i ragazzi. Marziale racconta che ella abusò
di dodici giovanette in un giorno solo!

Luciano in una violenta satira riprova le
orgie delle tribadi di Roma: «Andiamo, uomo
del nuovo secolo, egli esclama, legislatore di
sconosciute voluttà, poichè tu apri una nuova
via alla lubricità degli uomini, accorda dunque
alle donne un'eguale licenza; che esse si
uniscano in fra di loro, come gli uomini, che
provvedute come sono da un simulacro degli
organi virili, mostruoso enigma della sterilità
feminile, una donna si corichi con un'altra
donna, come un uomo con un uomo!

«Che questa parola la quale colpisce così raramente
le nostre orecchie e che ho vergogna
di pronunziare, che l'oscenità delle nostre
tribadi trionfi spudoratamente!»

A quei tempi si credeva che l'esagerazione
della clitoride fosse causa di sterilità; giacchè
si raccontava di un agiato Romano il quale
avendo sorpreso sua moglie in funzioni tribadiche,
con un colpo di rasoio le aveva
[pg 95]
tagliato quella escrescenza, e che da allora la
matrona divenne feconda dopo quattro anni
di sterilità.

Ed un poeta più moderno, parlando delle
tribadi esclama:

«Esse operano un miracolo degno dell'enigma
tebano, rendendo possibile l'adulterio
senza il concorso di un uomo.»

Leone l'Africano nella sua descrizione dell'Africa
(1632) parla così delle tribadi di Fez:

... «Ma quelli che hanno un giudizio più
sano, chiamano queste donne *Sahacat*, parola
che corrisponde al latino *Fricatrices*, perchè
esse hanno l'abbominevole abitudine di godersi
fra di loro. Se accade che qualche bella
donna va a visitarle, questo streghe si mettono
a bruciare di amore per essa, non meno
ardentemente che gli adolescenti per le giovanette,
e sotto forma diabolica le chiedono
per compenso di soffrire che esse l'abbraccino.
Ne risulta allora che ella crede di obbedire
agli ordini del diavolo, mentre non fa
che soddisfare i capricci delle streghe. Se ne
trovano puranco di quelle che attratte dal
godimento provato in questi abbracci, ricercano
in seguito l'accoppiamento con le streghe,
e, fingendosi ammalate, le chiamano
presso di loro per eludere la vigilanza dei
mariti. Quando questi si accorgono della cosa,
le streghe dicono loro che la moglie è posseduta
dal diavolo e che non potrà liberarsene
se non entrando a far parte della loro
associazione.»

La parola tribade aveva pure altra volta
un diverso significato, serviva a designare
le donne che, in mancanza d'un uomo, _`ottenevano`
il godimento sia per mezzo del dito,
[pg 96]
sia introducendosi negli organi genitali un
ordigno di cuoio.

I Greci chiamavano quest'ordegno *Olisbos*,
pare che le donne di Mileto se ne servissero
molto. Suidas nel suo dizionario alla parola
*Olisbos*, dice: «membro virile in cuoio, di cui
usano le donne di Mileto, come tribadi ed
impudiche, le vedove se ne servono pure.»

Luisa Singea, dice: «Le donne di Mileto si
fabbricano dei simulacri di otto pollici di
lunghezza e grossi in _`proporzione.»` Aristofane
ci apprende che le donne del suo tempo se
ne servivano pure, più tardi in Italia, in
Grecia ed in Asia questo strumento occupava
il primo posto nel gabinetto di *toilette* femminile.


2º Le tribadi al medioevo
--------------------------

Abbiamo già accennato in uno dei capitoli
precedenti come nel medioevo i massimi disordini
carnali si verificassero nei penitenziali,
dove abbiamo visto che gli errori antifisici
delle donne erano puniti colla stessa
severità di quelli degli uomini.

Il termine di tribade si trova riportato in
tutti i penitenziali, così in quello di Angers
al X secolo indicava tre anni di penitenza
alle tribadi (*mulier cum altera fornicans*).

Si è pure visto come più tardi lo squadrone
volante della regina Caterina de' Medici, non
fosse composto da altro se non da damigelle
che si abbandonavano a tutti i sollazzi, non
escluso quello del tribadismo. Brantôme nelle
sue *Dame galanti* l'illustra a meraviglia.

Sauval parla di talune lesbiche, le quali si
crescevano le donnole per farsi conoscere
[pg 97]
«tanto che gli antichi si servivano di queste
bestiuole come di lettere jeroglifiche per indicare
le tribadi.»

E tanto era il gusto che questo donne provavano
a far l'amore in fra loro da non volersi
maritare, nè dal volere che le loro amiche
si maritassero.

Anche Brantôme fa menzione degli «istrumenti
in forma di priapi, che si è voluto
chiamare *Godemichys* parola formata dal latino
*Gaude mihi*.»

Ai tempi di Luigi XVI esisteva un vero
collegio di tribadi, e si davano il nome di
Vestali di Venere. Riunioni particolari si tenevano
in appositi locali, le associate erano
in gran numero e tutte di alto censo. Esistevano
perfino statuti, sotto la garenzia dei
anali si operavano le nuove ammissioni; l'affiliazione
contava tre categorie: le promotrici,
le postulanti, le iniziate.

Prima che la postulante fosse ammessa ai
segreti dell'ordine, doveva subire una prova
per tre giorni di seguito. Rinchiusa in una
cella tappezzata d'immagini lubriche, virilità
maschili ritte e scene di accoppiamento, doveva
alimentare il sacro fuoco. Questo fuoco,
composto di materie speciali, aveva il carattere
particolare che se vi si metteva
troppo o troppo poco materiale si spegneva,
e ciò per provare che la postulante non si
era distratta nella contemplazione degli organi
e delle pose lascive che la circondavano.
Se il fuoco si spegneva, voleva dire che ella
aveva ancora qualche desiderio pel maschio,
e perciò non poteva essere ammessa.

L'ammissione la faceva passare nella categoria
delle iniziate. Solo questo possiamo
[pg 98]
dire, gli altri articoli dello statuto appartengono
ai trattati di pornografia, e noi passiamo
a descrivere la tribade moderna.


_`3º` Le Tribadi moderne
--------------------------

Il dottor Chevalier si esprime così: «La
donna è portata ad aggrandire il dominio
dell'amore, per soddisfare le naturali voluttà.
Il disgusto è il castigo dell'eccesso; sempre
assetata di nuovo, sempre alla ricerca dell'ignoto
nel campo infinito del piacere, ella
vuol gustare tutte le ebbrezze, conoscere tutte
le specie di baci, cantar tutta la lira di amore,
e va, va lontano, più lontano ancora
fino all'illecito. Notate però che spesso il
solo colpevole è l'uomo. _`È lui` che sveglia
nella donna la curiosità delle sensazioni ignorate,
ingannandola nella sua aspettativa con
la brutalità o la propria perversa impotenza,
non servendosi di lei che come un istrumento
di piacere, iniziandola ai misteri dell'amore
unilaterale, quando non arriva perfino a condurre,
dopo libazioni, la sua compagna di
un'ora, la concubina, o la propria legittima
sposa in una casa speciale per offrirle lo
spettacolo di un lavoro, pel quale un largo
tappetto di velluto nero è steso sul pavimento,
o per sottomettere lei stessa al saffismo.
D'allora la caduta è irrimediabile;
la donna piglia in orrore l'uomo e l'amore
e va ad ingrossare il battaglione delle lesbiche.
Ed ecco come molte volte avviene che
un marito non possa obbligare la moglie ad
un cambiamento di residenza; un altro condurre
la sua a prestarsi ai doveri coniugali,
[pg 99]
_`e un altro` non poter nemmeno riuscire a penetrar
nel letto di lei.»

Che il timore della gravidanza fuori del
matrimonio, e quello della maternità nello
stato matrimoniale, spingano la donna al vizio,
è un fatto provato e non dei meno frequenti.
Se per l'uomo il celibato non è che
una parola, per la donna non è la stessa cosa:
la paura di divenir madre ne fa una crudele
realtà. Combustione sensuale senza oggetto,
disoccupazione del cuore, tale è il suo destino,
ora è bene si sappia che il non essere
amato deprava. Ed ecco cosa accade, l'abbandonata
cercherà nel suo sesso l'*anima
gemella*. In mancanza di marito avrà un'amante,
e la tranquillità dal punto di vista
della gravidanza.

Ciò esposto, vediamo un po' quali sono le
pratiche dell'amore _`lesbico.`

All'infuori delle pratiche generali, quali
baci, introduzione della lingua nella bocca,
carezze, palpeggiamenti diversi, l'amor lesbico
ha tre modi principali di esplicazione.

Il tribadismo, il clitorismo ed il saffismo.

Il tribadismo è il processo nel quale l'accoppiamento
è simulato dal semplice contatto
(vulva contro vulva) con accompagnamento
di strofinio degli organi genitali esterni.

Il clitorismo è la complicazione di questo
processo, introducendo in più nella vulva
la clitoride smisuratamente lunga e facente
funzioni da membro virile.

Il saffismo o coito boccale _`è il processo` più
semplice e più comune, e le donne che vi si
abbandonano sono in francese denominate
*gougnottes*.

Vi sono donne i cui desiderii si portano
[pg 100]
alternativamente sul maschio e sulla femmina.

Accade spesso che una donna, il cui sentimento
amoroso, non si svegliava se non pel
proprio sesso, incontri un giorno un uomo
verso il quale si sentirà attratta, ella potrà
amarlo e sposarlo. Nondimeno l'amore per
l'uomo della donna le cui inclinazioni sono
pel tribadismo, sarà un episodio passaggiero
della sua vita, ella si vedrà dopo un certo
tempo novamente portata verso il proprio
sesso. (Moll).

Il coito normale non basta alla soddisfazione
dei bisogni sessuali delle tribadi, ve
ne sono molte che si fanno leccare dal marito
per ottenere il godimento. Il saffismo
del marito è sufficiente molte volte, ma spesso
però l'ufficio dell'uomo non può procurare
alla tribade la sensazione voluttuosa che ella
risente dallo stesso atto praticato dalla donna.

Il dottor Moll fa la seguente osservazione:
«Quando due donne vivono insieme, come
accade di sovente, l'una di esse soltanto è
una prostituta, l'altra in generale resta presso
la sua amica sotto le apparenze di cameriera
o di coinquilina. Nei rapporti delle donne in
fra di loro, la parte attiva e la parte passiva
sono spesso bene distinte, è perciò che esse
si chiamano l'una *padre* e l'altra *madre*.
Nel matrimonio legittimo si accorda che
l'uomo può permettersi qualche strappo alla
fedeltà coniugale, mentre la donna deve
conservarsi integerrima; così pure nei legami
fra due donne, solo il *padre*, cioè a dire
quella che rappresenta la parte attiva, ha
il diritto di avere rapporti con l'uomo.

«Tali legami fra donne si constatano in
[pg 101]
diverse classi; particolarmente fra le attrici
e le kellerine di caffè. Posso inoltre certificare
che vi sono pure fra le maritate donne
affette da inversioni sessuali, e che, quando
l'occasione si presenta loro, non esitano a
soddisfare i proprii pervertiti istinti. Ma è
soprattutto fra le donne pubbliche, che le
tribadi abbondano; so da fonte sicura che il
25 |nbs| % delle prostitute di Berlino hanno relazioni
sessuali con altre donne.»

Il dottor Martineau, parlando appunto di
tali legami fra le ragazze che servono nelle
birrerie, per dimostrare quanto si amino in
fra di loro, dice che trovandosi a corto di danaro
«preferiscono pegnorarsi abiti e gioielli,
anzichè farsi infedeltà cogli uomini.»

In quasi tutti i paesi del mondo le case di
tolleranza sono piene di donne appassionate
pel delizioso piacere di Lesbo. Ciò si spiega
facilmente per la coabitazione di esseri dello
stesso sesso. Dieci, venti, trenta donne d'una
immoralità assoluta, riunite allo scopo di
sfruttare i piaceri venerei, sotto lo stesso
tetto, alla stessa tavola, coricantesi quasi
sempre due a due, talvolta tre, nella stessa
camera, spesso nello stesso letto, non possono
che fatalmente cadere nella pratica saffica.

Molte di esse in sulle prime resistono alle
sollecitazioni, di cui sono l'oggetto dalla
parte delle loro camerate già destre, e manifestano
il disgusto che tale vizio ispira loro,
ma poi poco a poco si familiarizzano, tentennano,
infine cedono; molte si danno per la
prima volta nel dormiveglia dell'ebbrezza,
ed in ciò, come in tutto, è il primo passo
quello che decide.

La pazzia saffica è stata spinta tant'oltre
[pg 102]
nelle case di tolleranza che anni fa si constatava
che quasi tutte le prostitute rinchiuse
a *Saint-Lazare*, prigione femminile di Parigi,
portavano sul corpo inciso il nome di un'altra
donna. Pare però che da qualche anno a
questa parte simil genere di tatuaggio sia
stato abbandonato.

Il saffismo rappresenta una parte importante
dei lucri delle tenitrici di case infami
nelle principali città del mondo in generale
e a Parigi in particolare. Giacchè esse offrono
spesso alla curiosità dei clienti delle pantomime
lesbiche con viventi quadri plastici,
e le donne che fanno da attrici debbono essere
addestrate in tutti gli esercizii saffici.

Certe case di tolleranza parigine e londinesi
sono conosciute come centri specialmente
viziosi, dove le tribadi mondane e *demi-mondaines*,
le tribadi abituali, quelle occasionali
e le intermittenti, convengono allo
stesso modo che i clienti maschi, e, come
questi, pagano la loro entrata, i cui prezzi variano
fra cinque, dieci e venti franchi.

In queste case dove prima il saffismo dell'uomo
per la donna era praticato su vasta
scala, ora è quasi completamente abbandonato.
Le donne vogliono darsi esclusivamente
ad altre donne, spesso in collettive orgie lesbiche.

Un fatto degno di nota è che le donne delle
case di tolleranza tanto portate al saffismo
fra di loro, mostrano una certa ripugnanza
a praticarlo con donne che non conoscono.
_`È perciò che` in certe grandi case le tenitrici
hanno cura di prevenire anticipatamente
le ragazze che vogliono *lavorare* presso di loro
[pg 103]
che debbono prestarsi alle richieste di uomini
e donne indifferentemente.

Questa repulsione trova la sua spiega nel
fatto che non sempre le clienti femminili
sono giovani, qualche volta se ne hanno da
cinquanta a settantanni. E queste vecchie
si presentano a due a tre insieme, coperto
il viso da una maschera, o da un velo impenetrabile
per non essere riconosciute, e
pagano caro i loro capricci, spesso fino a
cento lire.

Tutta una categoria di prostitute libere
sfruttano i vizii delle donne, e pescano sfrontatamente
nelle strade, ai balli, ai teatri,
alle corse, alle esposizioni le loro clienti.

Il saffismo si esercita allora a domicilio,
e in camere di passaggio, in appartamenti
privati, in certe botteghe di mercerie, di
guantaie, di mode, di profumerie, dove possono
facilmente convenire le tribadi per vizio
e quelle per mestiere.

A Parigi—città speciale in simil genere
di pervertimenti—le tribadi hanno i loro
*restaurants* particolari, le birrerie che servono
quali luoghi di convegno; esse sono facilmente
riconoscibili, vanno sempre due a due,
si vestono allo stesso modo, non si lasciano
mai, tanto che le chiamano *petites soeurs*,
sono di una gelosia estrema, e si sacrificano
tutto l'una per l'altra. Non è difficile di trovare
famiglie in tre, in cui il marito rappresenta
una quantità molto trascurabile. Più
di una tribade ha cavalli e servi che deve a
qualche signora del gran mondo!

La sera verso il tardi nelle birrerie e nei
caffè concerti si vedono girare ragazzine dai
dieci ai quindici anni per vendere fiori, ma
[pg 104]
non offrono mai i loro mazzettini agli uomini;
esse sono semplicemente agenti della prostituzione
saffica, in cerca di clienti femminili.

Le _`lisbiche` di professione non si nascondono,
anzi vanno sempre in acconciature quasi maschili,
coi capelli corti e cappello da uomo
senza ornamenti, col fiore all'occhiello, l'andatura
da giovanotto, pallide, corrette ed ardite,
serene d'impudore, ecco la fisonomia
strana, enigmatica e sconcertante che tradisce
la tribade avverata.

Oltre che nelle prigioni e nelle case di tolleranza
è particolarmente negli ospedali speciali,
nei così detti sifilicomii, che si formano
i legami tribadici. Ma nelle scuole soprattutto
questo vizio si sviluppa. Le ragazzine sono
generalmente espansive, piene di abbandono
e per un niente si prodigano carezze e baci.
Quante volte simili relazioni di collegio, che
si giudicavano innocenti, si son viste continuare
e rinsaldarsi coll'andar degli anni, e
che più di un pretende alla mano di queste
giovanette, è stato rifiutato, senza che mai
nè lui nè i genitori delle ragazze, hanno potuto
indovinarne la causa.

Parecchi autori credono che siasi ad attribuire
a questo vizio il contrasto che regna
continuamente in talune famiglie. Ciò è verosimile
stantechè esistono donne maritate,
le quali all'insaputa del marito, intrattengono
relazioni con tribadi.

A tal proposito il dottor Dubonnet nel 1877
pubblicò un caso veramente strano. Si tratta
di due amiche, le quali avevano fra di loro
rapporti sessuali. Una di esse si maritò, e
dopo il matrimonio riprese il legame con l'amica
la quale divenne incinta!

[pg 105]
Bisogna ammettere che la donna maritata
aveva, passando dalle braccia del marito in
quelle dell'amica, trasportato sulle parti genitali
di quest'ultima qualche goccia di sperma!

Ecco, per terminare, un esempio che mostra
le predisposizioni al tribadismo: Si tratta
di una donna trentenne. Fu deflorata a 15
anni da un giovane che non rivide mai più
e che produsse su di lei un'impressione sgradevole.
Il ricordo dell'atto sessuale le riusciva
penoso. Più tardi fece conoscenza con un altro
uomo che le piacque e col quale ebbe rapporti
sessuali, trovando questa volta nell'atto
genetico una voluttà assoluta. Verso il diciottesimo
anno, dopo aver avuto relazioni
con diversi uomini, s'imbatte con una giovanetta
che l'abbracciò, e le mise le mani
sul seno, quest'ultimo palpeggiamento le procurò
una vivissima sensazione di godimento.

Poco tempo dopo la sua amica le propose
di dormire con lei, e le praticò il saffismo.
Le parti furono in seguito invertite, ed esse
continuarono a vivere insieme funzionando
alternativamente da attive e passive. A partire
da tal epoca, questa donna non trovò più
alcun piacere con gli uomini. Arrivò perfino
a farsi *saffizzare* da uomini, senza cavarne
il minimo godimento.

Il dottore Eram dice che il tribadismo è
comunissimo in Oriente: «Per rendersi conto
fino a quali eccessi tale pratica può essere
spinta nelle donne orientali, non si ha che a
pensare alla sedentanea vita che menano:
mancanza assoluta di qualunque esercizio, all'ozio,
alla noia e soprattutto alla fiducia
delle madri che non si preoccupano, nè hanno
[pg 106]
alcuna sorveglianza per ciò che fanno le loro
figlie in queste lunghe ore di solitudine».

Tegg, secondo Mantegazza, cita parecchi
matrimonii? fra due donne. Il 5 luglio 1777,
comparve a Londra una donna che si vestiva
da uomo e che si era già unita in legittime
nozze con tre donne. Ella fu esposta alla
pubblica gogna.

Nel 1773 un'altra donna travestita da uomo,
fece la corte ad una giovanetta per ottenerne
la mano, ma senza successo. Il caso più
straordinario è quello di due donne che vissero
insieme 36 anni. Quella che funzionava
da donna non svelò il segreto che al letto di
morte.

Il celebre processo del preteso conte Sandor,
che non era altri se non la contessa Sarolta,
la quale riuscì, sotto spoglie maschili, a
sposare una ricca signora nel 1889, viene anch'esso
ad accrescere la casistica medica
delle inversioni sessuali. Tale processo che
è di un interesse eccezionale è riportato in
tutti i suoi dettagli nel volume *Inversioni
Sessuali* del dottor Pietro Fabiani, nel quale
potranno, quelli che lo desiderassero, trovare
più ampie relazioni scientifiche su questa
branca delle *Psicopatie Sessuali*. [#]_

.. [#] *Dott. Pietro Fabiani* DELLE INVERSIONI SESSUALI
   vendibile al prezzo di lire una presso la *Società Editrice
   Partenopea*. _`16,` Conservazione Grani, Napoli.


4º Sodomia nella donna
-----------------------

La sodomia nella donna, dice il dottor Martineau,
non si presenta nelle stesse condizioni,
nè nelle stesse circostanze che
[pg 107]
nell'uomo. Mentre in quest'ultimo la pederastia
possiede un'organizzazione speciale, perfettamente
regolata, le sue abitudini di pigrizia,
di furto, di ubbriachezza, di delitto, il suo
abito esterno, rivelantesi nel modo di vestirsi,
di coprirsi di oggetti, di gioielli appartenenti
ordinariamente a donne, mentre nel
sesso mascolino, questa organizzazione _`è destinata`
soprattutto a favorire l'industria colpevole,
che a Parigi vien chiamata *chantage*,
avente per iscopo di speculare sulle passioni
degli individui, di cui il senso morale è pervertito;
nella donna invece le circostanze
nelle quali si produce la sodomia sono ben
differenti.

Nella donna la sodomia _`non è un affare` di
scandalo, e soprattutto non è abitualmente il
preludio del furto e del delitto.

La si constata specialmente nella donne
maritate, nelle giovani, e perfino in quelle
nelle quali le abitudini sociali, la professione
allontanano qualunque idea di queste abitudini
contro natura.

La sodomia si osserva nella donna maritata,
sia che ella ignori l'abiezione dell'atto a cui
il marito la chiama, sia che ella subisca un
atto imposto con la violenza, con la brutalità,
sia infine che ella vi si sottometta volontariamente
per tema che il marito non
vada a chiedere alla prostituzione mascolina
o femminile la soddisfazione di un appetito
genetico che lo domina.

Tardieu ha detto: «_`È cosa singolare` che nei
rapporti coniugali si produce spesso la sodomia.
Il coito anale rimpiazza il coito vaginale
che talvolta non è stato mai messo
in pratica. Spesso avviene che pochi giorni
[pg 108]
dopo il matrimonio gli uomini abituati a simili
depravazioni, cominciano ad imporle alle
loro mogli. Queste, nella loro innocenza, nella
loro ignoranza, vi si sottomettono, ma più
tardi e pel dolore fisico o perchè qualche amica
o la madre le avverte, si rifiutano con
più o meno ostinazione ad atti che da allora
in poi sono soddisfatti con la violenza dal
marito.»

Vi sono speciali circostanze, aggiunge Martineau,
nelle quali si incontra la sodomia, e
queste debbono ricercarsi nei costumi, nelle
abitudini delle donne di certi paesi, di talune
contrade dell'Europa, dell'Asia o dell'Africa.
Le giovani di questi paesi preferiscono abbandonarsi
al coito anale anzichè a quello
vaginale. E ciò perchè la vergogna di un tale
atto non le colpisce tanto quanto se fosse riconosciuto
che esse hanno perduto, prima del
matrimonio, il carattere ed il segno della
verginità.

La sodomia si osserva a tutte le età della
donna, dagli otto fino ed oltre i cinquanta anni.
Il dottor Martineau, sfogliando le numerose
osservazioni raccolte nel suo servizio, ha trovato
che è più frequente dai sedici ai venticinque
anni.

Si constata ancora la sodomia presso le
donne pubbliche e nelle prostitute clandestine;
ma per queste il coito anale è considerato,
così come il coito vaginale, quello saffico e
tutte le altre pratiche viziose, quale un mezzo
di lucro, per aumentare ed accrescere il salario,
soddisfacendo i gusti depravati degli
uomini che, temendo le compromissioni della
pederastia e conseguentemente lo scandalo,
si rivolgono alla prostituzione feminile.

[pg 109]
Circa le donne poi che preferiscono il coito
anale a quello vaginale, perchè solo così possono
soddisfare i loro istinti pervertiti, il
Mantegazza ha tentato di spiegare questa
inversione in un modo ben singolare ed ingegnoso,
come accenneremo nel capitolo della
Pederastia maschile.

|
|
|

.. class:: center

  |----|

[pg 110]

.. |Fron110| image:: images/frontone110.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:


|Fron110| V. :lb:`Palpeggiamenti Osceni`
========================================

.. image:: images/SS110.png
    :align: center
    :height: 0.4em

Attentati al pudore—Masturbazione—_`Perversità`—Flagellazione.
--------------------------------------------------------------

_`La donna è spesso` più viziosa dell'uomo,
specialmente in fatto di toccamenti osceni su
ragazzi.

Più di quello che non si è tentati di credere,
si trovano negli annali giudiziarii questi
casi mostruosi, i quali si potrebbero qualificare
per stupri a rovescio, cioé a dire
introduzione del pene di fanciulli condotto
dalla mano della donna nelle proprie parti
genitali.

Il dottor Casper cita il fatto di un'istitutrice
di apparenza casta e modesta che si
portava spesso in letto un ragazzino di sei
anni e se lo stringeva contro i seni, lo strofinava
sulle sue parti genitali, tanto che gli
comunicò la blenorragia di cui lei era infetta.
[pg 111]
Lo stesso autore parla di una madre che
abusava del proprio figlio di 9 anni.

La corte di assise della Senna nel 1842
condannò una giovane accusata di aver violato
due ragazzi di 11 a 13 anni.

Un tipo di lubricità straordinaria è quello
di una madre citata da Tardieu, la quale
deflorò sua figlia di 12 anni, introducendole
le dita, parecchie volte al giorno e per parecchi
anni, negli organi sessuali.

Casper racconta pure di una madre accusata
di aver introdotto, brutalmente nell'orifizio
genitale della figlia di dieci anni, prima
un dito, poi due, poi quattro ed infine una
pietra ovale, per rendere, diceva lei, tale
parte atta al coito.

Si sono viste ancora ignobili nutrici eccitare
i genitali dei bambini confidati loro,
sia per amore di lubricità, sia per non farli
piangere. A tal proposito si cita il caso di
un bambino che pigliava il latte da una robusta
nutrice e che invece di fortificarsi,
deperiva senza causa apparente, quando un
giorno fu sorpresa questa disgraziata in estasi
venerea, col bambino in fra le gambe, succhiante
un capezzolo, che non era quello del
seno....!

Gli uomini come le donne si abbandonano
ad atti osceni sui bambini, e più spesso su
quelli di sesso femminile, introducendo loro
fra le cosce, sia per davanti che per di dietro,
i genitali.

Lacassagne riporta il caso di una ragazzina
di 12 anni, che fu in questo modo contaminata
da un uomo; e di un'altra ragazzina
a cui un mostro aveva praticato il saffismo,
[pg 112]
corrompendosi allo stesso tempo nella bocca
di lei!

Schaunestein ha osservato un caso di attentato
al pudore sopra un bambino di otto
mesi. Infine la statistica dal 1874 al 1883 riporta
che si sono avute 95 donne incolpate
di attentati al pudore su fanciulli, i quali
non avevano ancor raggiunto il loro quindicesimo
anno e 10 accusate dello stesso reato
su adulti.

Il dottor Kocher d'Alger ha paragonato i
procedimenti del coito dei popoli primitivi
con quelli adoperati dagli individui nei casi
di attentato a pudore sulle ragazzine.

I casi di vizii innati, se ci possiamo esprimere
così, non sono tanto rari all'epoca moderna,
eccone un esempio del dottor Legrand
du Saule:

«Una giovane, appartenente ad onesta famiglia,
si sentì spinta, ma seppe per un certo
tempo reprimere i suoi desiderii voluttuosi,
che finì in ultimo col soddisfare ricorrendo
all'onanismo. In seguito le sue conversazioni
molto libere, manifestarono le disposizioni
che un resto di pudore teneva ancora nascoste,
ed infine alcuni gesti provocatori e
discorsi addirittura lascivi, la condussero ad
eccessi di disordini. Fuggì dalla casa paterna
e per le sregolatezze che commise fu iscritta
nei registri della polizia. Discesa ai più bassi
scalini dell'abiezione, poteva appena colla
sua infame ed attiva industria, temperare il
fuoco della lubricità, che la divorava. E tutto
ciò senza alcun disordine apparente dell'intelligenza,
senza allucinazione, senza pazzia,
ma senza che alcun freno morale avesse potuto
metter un argine a simili turpitudini.»

[pg 113]
Ciò non può destar tanta meraviglia, quando
si pensi a tutte le altre classi di persone che
pur occupando cariche elevate in società,
per arrivare alle quali hanno dovuto dar
prove di sano intendimento e non comune
coltura, ma non pertanto nel campo delle
passioni sessuali fanno trasecolar per le loro
follie.

Ve ne ha di quelli che non possono sacrificare
a Venere, sie non raccogliendo colla
bocca l'orina, o le materie fecali, oppure
leccando le regioni del corpo della donna coperte
di sudore, come le ascelle, i piedi o
semplicemente al sentir l'odore degli escrementi.

Ve ne ha di quelli ancora, dice il dottor Moll,
che trovano la soddisfazione sessuale, non
nell'atto del coito, ma vedendolo solo praticare
da un altro.

Ed altri che debbono ricorrere alla flagellazione,
come abbiamo visto nei capitoli
precedenti, e farsi punzecchiare da
spilli. Tale anomalia presenta due casi. La
flagellazione passiva può, data l'irritazione
meccanica dei nervi, produrre erezioni riflesse.

I libertini indeboliti hanno ricorso a questo
mezzo per stimolare i loro sensi addormentati
e ciò è più una perversità che una
perversione. Mentre la perversione consiste
a ricercare la sottomissione della donna
che costituisce il punto più importante.

Casi di perversità inaudita ci danno quelli
che abusano dei cadaveri, e quelli che coiscono
o sodomizzano le bestie.

La bestialità ha spesso per causa una moralità
discesa ad un livello bassissimo, un
[pg 114]
forte stimolo sessuale, che non conosce ostacoli
per soddisfarsi. Essa non è un fatto raro
nelle stalle delle vacche e nelle scuderie di
cavalli, nè sono risparmiate le capre, i polli,
i cani; ai soli rapporti con questi ultimi si
limitano le donne.

Un esempio mostruoso di pervertimento fisico
e morale è il caso riportato da Marchka,
di una donna che a Parigi, fra una certa
classe di gente, contro _`un'entrata pagata,`
si mostrava, facendosi coprire da un grosso
*bouledogue* addestrato a simile funzione.

Questi numerosi esempii provano che l'umanità
è più corrotta di quanto non si creda;
e chi ci tenesse ad avere una più ampia cognizione
di tutte le varietà di pervertimenti
che la infestano, non ha che a leggere il
volume del Dottor P. Fabiani, *Pervertimenti
Sessuali*. [#]_


.. [#] DOTTOR P. FABIANI = PERVERTIMENTI SESSUALI = Lira
   Una = Napoli — *Società Editrice Partenopea*
   = Conservazione dei Grani, 16.

Completeremo questo capitolo dei toccamenti
impudichi con una disamina della masturbazione.

La masturbazione è cosa tanto spontanea
e naturale nell'uomo e nella donna, i quali non
hanno a disposizione il sesso opposto, che è
dovuta esistere in tutti i tempi ed in tutti i
luoghi. Ma è da notarsi che tal vizio è più
noto nei popoli più civili; ciò deriva dal fatto
che presso questi una quantità di ragioni di
ordine morale rendono più difficile l'avvicinamento
dei sessi. In fatti, nei paesi selvaggi
dove si va nudi e l'amore è libero, la masturbazione
è del tutto sconosciuta.

[pg 115]

Una causa di questo vizio nell'uomo vivente
in società disciplinate, è la secrezione
spermatica continua, che chiama, quando non
trova sufficienti mezzi naturali di evacuazione,
la mano a venirle in aiuto. Le frequenti e
vigorose erezioni della pubertà vi concorrono
pure.

Il piacere solitario si avvicina all'accoppiamento
quando chiede un *soccorso*; l'uomo
masturba l'uomo e la donna la donna. Nell'uomo
non vi sono quasi mai complicazioni,
ma nella donna arriva a tali raffinatezze,
che questo vizio diventa la sorgente di manovre
indecentissime.

Nel fanciullo l'atto è accompagnato da tal
godimento, che egli cerca incoscientemente
di riprodurlo quanto più può. Verso il decimo
e il quindicesimo anno la masturbazione è
più frequente. Il fanciullo comincia a conoscere
la differenza fra i due sessi, prova sentimenti
indefinibili, e trova allora un compagno
più avanzato che lo istruisce. D'allora
la masturbazione resta un'abitudine per un
gran numero di adulti, ai quali nulla sarebbe
più difficile che la soddisfazione normale del
godimento sessuale.

Il dottor Lallemand così analizza questo
stato di cose:

«Il fatto della sessualità a tale periodo
dell'adolescenza è un mistero che preoccupa
tutti i fanciulli e la cui soluzione li tormenta
sempre. Li si vede continuamente sbirciare
le serve, le amiche di casa, tutto ciò che porta
una veste. Ordinariamente si ride di queste
puerilità, ma se vi si ponesse mente, si riconoscerebbe
da segni non equivoci che l'istinto
genitale si risveglia. Si vedono ragazzi
[pg 116]
inchinarsi a guardare le gambe delle donne
che lavorano la terra; avvicinarsi ad una
scala su cui una donna è salita; restare in
contemplazione sotto un balcone per vedere
una gamba che si avanza; entrare furtivamente
in una stanza per assistere alla *toilette*
di una sorella, oppure spiarla mentre
essa dorme. Non sanno ciò che cercano, ma
un impulso secreto li spinge con perseveranza,
sveglia e guida la loro intelligenza;
finiscono per scoprire quel che desiderano e vi
perveranno tanto più facilmente quanto più si
sta in guardia. Le loro idee sono vaghe, ma
tutte le sensazioni che vi si collegano sono
vivissime e lasciano, nella loro immaginazione,
un'impressione profonda, incancellabile,
di cui il ricordo si conserva ancora lucido
nell'età matura e fino alla vecchiaia.»

Oltre le già esposte la masturbazione può
avere un mondo di cause, che sfuggono all'osservazione
del più accorto osservatore.

Generalmente la masturbazione solitaria è
manuale; però negli adulti ed in tutti quelli
che hanno qualche nozione dei rapporti intersessuali,
in tutti i libertini stanchi ma
ingegnosi, si esplica in mille varietà.

La masturbazione in comune è frequentissima
nei collegi e nei seminarii, e talvolta
nelle prigioni; in generale l'atto è reciproco.
Quella personale vien spesso praticata dagli
amanti, e perfino dagli sposi per terminare
l'atto sessuale cominciato da un coito incompleto.
Vi sono anche uomini che per sfuggire
al pericolo delle malattie veneree chiedono
tale servizio alle prostitute, e vecchi ripugnanti
che non potendo in altro modo
[pg 117]
soddisfarsi, pagano i ragazzi per farsi masturbare.

I giovanotti viziosi si abbandonano ad un
similacro di coito, introducendo la verga in
un corpo qualunque. Vi sono quelli che si
servono di materassi, guanciali, nei quali
praticano un buco, altri sono giunti perfino
ad usare cavità naturali che si vedono in
certi alberi. I garzoni beccai si pollulano nei
polmoni degli animali macellati ancora caldi,
perforandoli per tale uso.

Molti per eccitarsi all'onanismo si fanno
stropicciare i testicoli, o solleticare il retto,
le gambe con carezze lascive e perfino con
leccamenti feminili o infantili.

Altri praticano la sodomia artificiale per
giungere a masturbarsi, la quale consiste
nell'introdursi le dita, priapi artificiali o naturali
o tutt'altri oggetti nell'ano.

Certi masturbatori si servono di una pallina
di avorio armata di una stelo di acciaio,
di cui l'estremità resta, durante l'uso, fuori
del retto; i movimenti bruschi che s'imprimono
allo stelo metallico, generano una serie
di vibrazioni, che si comunicano alla pallina
penetrata fino alla prostata e determinano
uno scuotimento favorevole all'eretismo genitale.

Gli esempii non sono rari di individui che
sono obbligati di ricorrere al chirurgo per
l'estrazione di corpi stranieri che si sono introdotti
nel retto, quali: pezzi di ferro, bicchieri,
bottiglie e vasi di pomate conici,
piante ecc.

Un religioso citato da Nolet si era introdotto,
diceva lui, per guarirsi dalla colica,
una fiola di acqua della regina di Ungheria.

[pg 118]
«Una depravazione morale che risulta dall'onanismo,
fa che lo spirito abituato a cercare
il piacere in un cerchio di idee, in una
serie tutta particolare di sensazioni, non può
più trovarne altrove. I godimenti di tal vizio
sono i soli che il masturbatore può risentire.
L'unione dei sessi non ha _`più alcun'attrazione`
per lui, non vi si abbandona—quando
pure lo fa—che con ripugnanza, provando un
piacere molto inferiore a quello delle sue pratiche
solitarie. Il senso genitale e quello della
procreazione sussistono; soltanto i gusti depravati
hanno preso il posto dei gusti legittimi.»

La masturbazione feminile consiste nella
frizione dell'organo clitorideo; la quale risulta
da manovre della donna impiegate su sè
stessa o da una persona straniera.

Essa si produce col dito, col pene o con
la lingua. In talune circostanze simile specie
di masturbazione può avvenire per mezzo del
fregamento delle coscie, sia che la donna stia
seduta, sia che si trovi in una posizione verticale;
e si compie con un movimento particolare
del bacino, con un dondoleggiamento
delle anche. Questa varietà si riscontra soprattutto
nelle donne sottomessa durante una
gran parte del giorno ad assiduo lavoro. Tal
mezzo è anche messo in pratica da donne
occupate a cucire a macchina e da quelle
dedite all'equitazione.

La casistica medica ha raccolto numerosi
esempii di tali depravazioni.

«L'uso della macchina da cucire, dice il
dottor Pouillet, è non soltanto una causa,
ma un mezzo di masturbazione. Durante una
visita che feci ad una fabbrica di abiti militari,
ecco la scena di cui fui testimone: In
[pg 119]
mezzo al rumore uniforme di trenta macchine
da cucire, mi accorsi di un tratto che
uno di questi apparecchi funzionava con maggior
velocità degli altri; guardai la persona
che vi lavorava: era una brunetta di 18 a
20 anni. Mentre spingeva automaticamente
il pantalone che confezionava, la sua faccia
si animava, la bocca le si schiudeva, le mani
si dilatavano ed il va e vieni dei piedi trascinava
le pedali in un movimento sempre
più vertiginoso. Dopo poco vidi gli occhi di
lei illanguidìrsi, le palpebre abbassarsi, la
faccia impallidire ed il capo le si arrovesciava
all'indietro; un grido soffocato, seguíto
da un sospiro, si perde' nel rumore del lavoratorio.
La giovanetta restò per qualche _`secondo`
in estasi, poi cacciò il fazzoletto, si
asciugò le tempie imperlate di sudore, volse
in giro uno sguardo timido, sospetto, vergognoso
e riprese il lavoro.»

Spesso sono vecchi impotenti e viziosi od
uomini corrotti che si abbandonano a tali
indecenti manovre digitali e linguali su
povere ragazzine che non ne capiscon nulla,
ma che se ne ricordano poi più tardi.

Spesso sono, come si vede abitualmente nei
collegi femminili e negli *ateliers* da lavoro,
compagne che si aiutano reciprocamente in
tali illecite pratiche.

Spesso la donna per tema della gravidanza
chiede all'amante od al marito di essere in
tal modo corrotta, prestandosi ella stessa, per
compensarlo, ad altri atti antinaturali.

Torturate dai desiderii acuti, consecutivi
ad un'abitudine inveterata di godimenti genetici,
certe donne vanno ancor più lontano
e per sollecitare od accendere un eretismo
[pg 120]
troppo lento a venire, ma necessario alla consumazione
dell'atto erotico, si abbandonano,
così come abbiam detto per la masturbazione
mascolina, a toccamenti sull'ano, o all'introduzione
in questo di corpi stranieri, che spesso
sfuggon loro di mano e necessitano, per l'estrazione,
l'intervento del chirurgo?

Ancora più pericolosi sono i corpi stranieri
che certe donne per masturbarsi si introducono
nella vagina. Dai trattati medici speciali
si rileva che hanno avuto gravi conseguenze
per le pazienti le estrazioni di simili
corpi: pezzi di astucci, spilli, aghi, fili di paglia,
legumi, candele, pezzi di legno, flacconi
di odore, sugheri di cristallo, o di legno ecc.

Il dottor Janssens d'Ostenda ha estratto da
una vagina un bicchiere di birra che vi stava
impigliato per intero!

Fra le cause che possono far nascere l'abitudine
di masturbarsi nella donna, bisogna
in primo luogo contare l'influenza dell'uomo.
Non vi è alcun dubbio infatti che l'impotenza
o l'indifferenza del marito predispone la donna
al vizio solitario, sopratutto se ella è giovane
ed ardente, ma quando l'impotenza del congiunto
si accompagna a lascivia, la causa
diviene più attiva.

Di sovente quando il matrimonio legale o
libero dura da un certo tempo, spenti i primi
ardori, l'uomo, che un bisogno di voluttà trascina
al congresso sessuale, non prova più,
in seguito ad eccitazioni mentali, le sensazioni
desiderate, egli allora cerca di far prendere
alla moglie pose lascive per accendere la sua
fiamma.

Allora avvengono rapporti contro natura,
[pg 121]
che non soddisfano la donna, ma che l'eccitano
e la spingono alla masturbazione.

Lo sposo cerca sempre di far dividere alla
compagna la sensazione voluttuosa che egli
prova. Se la donna è fredda ed abile, simula
un'impressione che non risente, maniera intelligente
questa per legare a sè maggiormente
il proprio congiunto. Ma non tutte le donne
agiscono così. Qualcuna di un temperamento
caldo e di un'immaginazione viva, non trovando
nel coito una sufficiente soddisfazione indica
all'uomo con parole carezzevoli e con gesti
espressivi, un altro mezzo per arrivare all'agognato
fine. Questo mezzo è sempre la masturbazione.

Quando un giovane cerca di ottenere i favori
di una donna, qualunque sia la casta a
cui essa appartiene, dopo i baci di tutte le
specie, per eccitarla maggiormente ricorre a
manovre digitali, dopo le quali la donna si
abbandona a lui completamente.

Ecco la scuola della masturbazione per la
donna, e le cause che bisogna evitare per
non essere trascinati a questo vizio, che ha
tanta nefasta influenza sul fisico e sul morale
e che il più delle volte conduce precocemente
alla morte.

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|
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.. image:: images/chiusino121.png
      :align: center
      :height: 0.4em
      :alt: ---

[pg 122]

.. |Fron122| image:: images/frontone122.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:


|Fron122| VI. :lb:`Vizii Contro Natura Maschili`
================================================

.. image:: images/SS122.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:


1º Pederastia—_`Sodomia nell'antichità`
---------------------------------------

Il dottor Arrufat dice essere probabile che
i primi uomini abbiano lungo tempo vissuto
una vita selvaggia, sparpagliati a caso, in
piccoli gruppi erranti, ancora impegnati nell'animalità,
impulsivi, incapaci di riflessione;
il piacere di un istante percepito vagamente
in un io embrionico faceva nondimeno vibrare
tutto l'essere e l'assorbiva. Essi non
provavano se non due bisogni, che sono il
simbolo della materia vivente: conservarsi e
riprodursi.

«_`È perciò` che gli uomini di quei tempi
si accoppiavano secondo i loro capricci. Il
maschio brutale ed acciecato dalla potenza dell'istinto
cercava una femmina; ecco la ragione
di quelle relazioni fra parenti prossimi che
[pg 123]
noi giudichiamo criminali ed incestuose, e
che, frequentati nelle società giovani, sono
abituali nelle bestie. Ma quando le femmine
mancavano e che la fregola, più dolorosa della
fame, sovraeccitava i maschi, gli errori del
sesso si presentavano fatalmente, l'uomo andava
verso l'uomo.

«Nessun animale, nel rapporto sessuale,
ha desiderio cosciente della riproduzione,
bensì la ricerca del piacere egoista. In realtà
ciò che ha reso naturale l'istinto che spinge
l'uomo verso la donna, il maschio verso la femmina,
è la moltiplicità delle esperienze durante
i secoli scorsi. Ma l'istinto della riproduzione
o piuttosto la tendenza che ci spinge a soddisfare
il bisogno è molto anteriore, e per conseguenza
più potente».

Tali sarebbero le leggi che avrebbero presieduto
all'esordio del vizio contro natura
nel mondo; esso ha dovuto essere praticato
sin dai tempi più remoti, qualche scritto
nei libri sacri indiani ne fa menzione, ma
nulla di preciso circa i dettagli esiste fino
alle relazioni della Bibbia.

Tutti sanno dei vizii di Sodoma e Gomorra.
Mosè fu inflessibile al riguardo dei delitti di
sodomia. «Non avrai relazioni sessuali con
un maschio, come quelle che hai con una
donna» dice nel Levitico. Il culto di Daolfhegor,
il dio favorito dei Madianiti, fu accettato
dagli Ebrei con una passione che è
la più chiara testimonianza dell'indecenza
dei suoi misteri. I sacerdoti di questo dio
erano giovanotti senza barba, coi corpi spelati
e profumati di olii odorosi; essi intrattenevano
un ignobile commercio d'impudicizia
nel santuario della divinità.

[pg 124]
Ma fu sopratutto nella Grecia antica che
il vizio contro natura fu accolto e praticato
liberamente. Tutti i poeti di quei tempi hanno
elevato inni agli efebi divini; lo stesso avvenne
a Roma. Lucillio espone nelle sue satire i
vantaggi e gl'inconvenienti della pederastia,
che offriva ai mariti di Roma un compenso
e come una consolazione alle noie e alle tribolazioni
del matrimonio, ma che come il
matrimonio aveva gli stessi inconvenienti.

«Così Socrate, dice un marito alla moglie,
nel suo amore pei ragazzi, si mostrò sotto un
punto di vista migliore, perchè non amava
punto le donne. Ed amava tutti i giovanotti
indistintamente».

La prostituzione pederasta esisteva a Roma
fianco a fianco colla prostituzione femminile
le leggi l'autorizzavano. Petronio nel *Satyricon*
racconta scene concernenti simili sregolatezze.

Il vizio si era materializzato e rigettava
ogni specie di pudore. Le orecchie non erano
più rispettate degli occhi ed il cuore pareva
avesse perduto i suoi istinti di delicatezza
in questo decadimento morale che gli dava
l'abitudine delle cose vergognose.

Gli imperatori essi stessi ne davano l'esempio.
Cesare, il primo dei Romani, quando salì
al trono aveva già venduto la verginità della
sua giovinezza a Nicodemo re di Bitinia.

Orazio ha cantato gli amori di Augusto pei
giovanotti. Marcantonio gli rimprovera di
aver comprato col suo onore l'adozione dello
zio e di aver ceduto le sue compiacenze in
Ispagna a Hirtius.

Nerone sposò con tutte le pompe, l'eunuco
[pg 125]
Sporus, e lui stesso si prestò ai capricci dei
suoi cortigiani.

Tiberio, malgrado la sua caducità, si abbandonò
a tutte le turpitudini del vizio contro
natura.

Caligola aveva commercio con Lepido, col
commediante Maestus ed ancora con altri,
operando reciprocamente. Valerio Catullo gli
rimprovera pubblicamente di aver disonorata
la sua gioventù.

Galba preferiva ai ragazzi gli uomini robusti,
non importava se fossero anche già
vecchi. Quando Icilus, un suo antico concubino,
venne ad annunziargli in Ispagna la
morte di Nerone, Galba non contento di abbracciarlo
in presenza di tutti, lo fece depelare
e lo condusse a letto con lui.

Vitellio passò la sua gioventù a Capri accanto
a Tiberio e restò bollato col nome di
Spinthria.

Fu l'impuro familiare di Nerone e di Galigola.

Al momento della sua entrata trionfale a
Roma, Commodo aveva fatto montare dietro
lui, sul carro, quello dei concubini che egli
preferiva, Antenos, e, durante tutta la cerimonia,
Commodo si girava ogni momento per
baciare questo vil personaggio.

Alla morte di _`Antenus`, Commodo, si abbandonò
alle più strane voluttà. Ebbe trecento
concubine ed altrettanti giovani cinedi
scelti nella nobiltà e nel popolo. Non risparmiò
nessuno di essi, li sottomise tutti alle sue
vergognoso compiacenze, non rifiutandosi di
prestarvisi egli stesso. Fra questi cinedi ne
aveva scelto uno che preferiva e che soprannominò
Onon (Asino) grazie a certe analogie
[pg 126]
oscene che aveva con simile animale. Lo
colmò di favori e di danari.

Eliogabalo, durante l'inverno che passò a
Nicomedia, sbrigliò i suoi gusti infami, ed
arrivarono a tanto le sue sregolatezze, che
i soldati, i quali lo avevano eletto, arrossirono
dell'opera loro, vedendo che l'imperatore si
confondeva con vili gitani. Nè cambiò metodo
di vita quando giunse a Roma. «Tutte
le sue occupazioni, dice Lampride, si limitavano
a scegliere emissarii incaricati di cercare
dappertutto e di condurre alla corte
uomini che dovevano adattarsi a certe condizioni
favorevoli ai suoi piaceri.» Sceglieva
al teatro ed al circo i compagni delle sue
orgie tra gli atleti più robusti ed i gladiatori
meglio membruti.

Al principio dell'era cristiana si trovano
qua e là dettagli precisi relativi alla natura
di certe voluttà dette immonde dagli scrittori
religiosi.

L'Abbate di Clervaux, Enrico, scriveva al
papa Alessandro III nel 1877: «L'antica Sodoma
rinasce dalle sue ceneri!»

Orderic Vital segnala il contagio di questo
vergognoso vizio: «Allora, dice, gli effeminati
dominavano in tutti i paesi e si abbandonavano
liberamente alle loro sozze corruzioni,
degne delle fiamme dei roghi, essi abusavano
impunemente delle orribili invenzioni di Sodoma.»

I Normanni al medio evo furono accusati
di aver introdotto questo vizio in Francia.
Questi uomini, si affermava, che non avevano
vergogna di prestarsi scambievolmente ad
una abominevole prostituzione. Essi non facevano
che un uso moderatissimo delle loro
[pg 127]
mogli, le quali non erano destinate ad altro
che alla maternità.

Giacomo di Vitry ha registrato questo fatto
curioso: Sotto i re anteriori a Luigi IX, le
donne pubbliche, fermavano gli ecclesiastici
nelle vie, e quando questi non volevano seguirle,
esse li chiamavano *sodomiti*. «Questo
vizio vergognoso e spregevole, dice egli, è
talmente comune, che colui il quale ha una
o parecchie concubine è considerato come
un uomo di costumi esemplari».

Un poeta della stessa epoca, l'abate Gautier
de Coigny, nelle sue favole, in un grazioso
poemetto esclama: «Ed ecco come la natura
si è messa a seguir le leggi grammaticali,
accordando il maschile col maschile ed il
feminile col feminile: oggi gli uomini si accoppiano
cogli uomini, e le donne colle donne.»

Questo vizio erasi moltiplicato a tal punto
che Filippo il Bello si propose di metter un
argine al progresso della sodomia, colpendo
di terrore coloro che davano l'esempio di
questa criminale aberrazione dei sensi. Tal
fu la principale causa del processo dei Templari.
In essi Filippo il Bello perseguitava
il sacrilegio e la concupiscenza spinta all'ultimo
eccesso dell'audacia e dello scandalo.


_`2º` La Pederastia ed i Pederasti moderni
------------------------------------------

Molti pederasti hanno esordito nella vita
sessuale con atti puramente normali fra sessi
opposti. Essi hanno ricercato e praticato il
coito, ma più tardi, dopo aver esaurito con
la donna tutte le voluttà, si sono abbandonati
quasi completamente ai rapporti del vizio
contro natura. È il vizio che ha dominato
[pg 128]
tutta la vita di questi individui, la sola, l'unica
preoccupazione della loro esistenza è
stata la soddisfazione genitale.

La scipitezza ha tenuto dietro all'abuso
dei godimenti naturali, ed è allora che hanno
ricorso alle eccitazioni fittizie; ma un eccesso
ne chiama un altro, la potenza genetica s'indebolisce
e cade in frigidezza. Per questi individui
la donna non ha più attrattive, la sua
vista non li eccita più, gli organi di lei non
hanno più il potere di svegliare i sensi.

Allora l'immaginazione cerca, trova ed inventa.
Nuovi eccitanti si offrono allo spirito,
ed il disgusto che in altri tempi avrebbe ispirato
l'atto contro natura, appare come l'unico
mezzo per realizzare la soddisfazione dei
loro desiderii.

L'uomo depravato arriva così gradatamente
alla pederastia attiva, a cui si dà in prima
esclusivamente. Ha trovato in questa nuova
esplicazione sessuale l'eccitante capace di rifargli
una virilità e di ricondurlo alla voluttà
che non poteva più raggiungere in alcun
modo.

Così come con la donna, pure il coito maschile
finisce col condurre alla sazietà; il pederasta
cerca allora una nuova soddisfazione,
da attivo diviene passivo, poi viene l'onanismo
boccale. Ed è questa ordinariamente la
fine del vecchio libertino che non ha più altre
risorse.

A quelli che si meravigliano come il pederasta
passivo possa trovare in tale atto
una sensazione di voluttà, risponderemo colla
ingegnosa teoria del Mantegazza, il quale ammette
in simili individui un'anomalia di tragitto
dei nervi genitali, che, secondo lui, invece
[pg 129]
di terminare negli organi della generazione si
distribuirebbero alla mucosa rettale ed anale,
per cui le sensazioni voluttuose verrebbero
percepite da queste parti invece che da quelle.

Ciò sarebbe provato anche dal trovare donne
*cinede* o donne che nel tribadismo amano ad
essere eccitato il retto col dito, come abbiamo
detto nel capitolo precedente. Mantegazza a
conferma inoltre della sua ipotesi ricorda un
grande scrittore, il quale gli confessava di
non avere potuto dire a sè stesso, se maggiore
voluttà egli provasse nell'amplesso o
nella defecazione.

Si trovano ancora pederasti per gusto.
Spesso sono uomini distinti, perfino delicati,
occupanti un'alta posizione, padri di famiglia
etc. Il loro vizio è perfettamente nascosto,
ma la passione che li domina è tanto forte
che dimenticano un bel giorno ogni prudenza,
e si espongono allo scandalo più strepitoso
ed alla denuncia delle loro vergognose pratiche.

La questione della pederastia è stata studiata
a numerosi psicologi ed ha dato luogo
a diverse opinioni. Il professore tedesco
Moll dice: «Gli uomini i quali hanno una
tendenza alla pederastia si sono generalmente
masturbati sin dalla loro più tenera infanzia,
solamente invece di fregarsi il pene, si introducono
nell'ano un oggetto qualunque. La
maggior parte dei sapienti ammettono che
negli uranisti l'introduzione del membro altrui
nel loro ano provochi il desiderato godimento
e l'uranista passivo ha in queste
condizioni un'ejaculazione. Ed è perciò che
separano la pederastia attiva da quella passiva,
ammettendo che quando si hanno
[pg 130]
relazioni di questo genere fra due individui,
l'uno è sempre attivo, l'altro passivo.»

Secondo lo stesso autore sarebbe un errore
il credere che il pederasta passivo sia più
effeminato di quello attivo, e che si comporti
sempre verso quest'ultimo in modo tutto passivo
come una donna. _`È certo` che, nel maggior
numero dei casi, il passivo ottiene solo
la soddisfazione, l'attivo non andando più in
là della semplice erezione, perchè l'atto ulteriore
non corrisponde più alle sensazioni
ed alle inclinazioni dell'individuo.

Moll ammette che la tendenza alla pederastia
passiva sia favorita da una predisposizione
passiva dell'individuo e che non vi
sia depravazione propriamente parlando.

Il dottor Chevalier fa così la psicologia del
pederasta:

«Nel mondo della pederastia tutto è alla
rovescia. Il pederasta vive, sente, pensa, vuole,
agisce differentemente dal resto degli uomini,
un abisso ne lo separa. Le pratiche contro
natura, infatti, hanno per risultato fatale
un'alterazione della personalità psichica, consistente
essenzialmente in una trasposizione,
nel rovesciamento delle qualità caratteristiche
del sesso, nell'effeminatezza per tutto dire...

«Nei pederasti si ritrova questa tendenza di
invertire le parti nei loro modi di caminare, nei
gusti, nei bisogni, nel modo di vestirsi. S'ingegnano
ad imitar della donna l'intonazione e la
delicatezza della voce, la gentilezza e la civetteria
dei gesti. Hanno come lei la passione
dell'abbigliamento, delle acconciature, dei colori
vivi, dei merletti, dei gioielli e di tutti
quei nonnulla che brillano, profumano ed
abbelliscono.

[pg 131]
«Bisogna vedere questi effeminati nelle loro
riunioni mondane, serate danzanti, feste patronali,
addii alla vita di giovanotti, fidanzamenti—oh
eufemismi!—Si canta, si ricama,
si tappezza, si fanno fiori, si chiacchiera, si
cicala e sopratutto si dice male del prossimo;
e tutto ciò con voce esageratamente melliflua.
Le loro scene di gelosia terminano quasi sempre
con attacchi di nervi. Conversando si
chiamano l'un l'altro: «mia cara, mia bella.»

«Sono invidiosi, vendicativi, capricciosi e
in loro nessuna energia, nessuna vitalità,
ciò che è sinonimo di nessuna fiducia in sè
stessi. Menzogne, delazioni, vigliaccherie, obliterazioni
del senso morale, ecco il loro appannaggio.
Il disprezzo di sè stessi si collega al
timore del disprezzo pubblico.

«Il pederasta congenito non prova per la
donna e per l'amore naturale se non repulsione
e disgusto; quando l'aberrazione è pienamente
istallata l'impotenza di fronte all'altro
sesso è quasi radicale. Se i pederasti si
sposano o si trovano un'amante, non è se
non per una questione di danaro o per salvare
le apparenze. In cambio la loro passione
contro natura raggiunge talvolta un
grado di esaltazione inaudita. Sono gelosi,
ma a modo loro, la gelosia in essi è un miscuglio
di sensualità in pericolo, di amor
proprio ferito e soprattutto di interessi lesi».

Nel romanzo *L'Uomo-Femmina* G. G. Rocco
ci dà un quadro vivissimo della vita dei pederasti.
Questo lavoro che è scritto sopra
una falsariga scientifica, eccezionalmente rigorosa
per una creazione fantastica, ha pagine
di una drammaticità insuperabile, e
andrebbe certo, dato il grandissimo interesse
[pg 132]
che suscita nel lettore e l'originalità del
soggetto, per le mani di tutti, se non contenesse
descrizioni che sono un po' troppo...
pei soli adulti.

Le case di tolleranza sono, in grazia delle
loro tenitrici, il centro attivo della prostituzione
pederasta. Quantunque i regolamenti
prescrivano di non dover ricevere alcun cliente
minorenne, di non poter tenere in casa alcun
fanciullo che abbia raggiunto il sesto anno,
foss'anche figlio alla padrona; ma queste
proibizioni sono eluse ed i pederasti trovano
sempre in simili luoghi i più devoti provveditori
delle loro sregolatezze.

_`È a tal uopo` che si vedono stazionare nei
caffè, nelle bottiglierie stabilite presso queste
case, giovanotti dalla ciera più o meno sospetta,
che vanno, vengono sotto pretesto di
sbrigare diverse faccende; ragazzi di parrucchieri,
di caffettieri, mercanti ambulanti, i
quali in fondo non sono che lenoni o prestano
il loro corpo all'infame commercio. Le tenitrici
della casa per non dar nell'occhio ai
vicini, ricorrono alle più grossolane commedie.
Talvolta li vestono da donna, tal'altra
mettono loro barbe posticcie.

Cosa straordinaria, a Parigi e nella maggior
parte delle grandi città, nei quartieri i
più mal frequentati sarà difficile che una
libera passeggiatrice accetti di abbassarsi ai
pratiche sodomitiche; mentre poi in tutte le
case di tolleranza il prestarsi a ciò è cosa
ordinaria per le donne che vi sono ricoverate.
Ed è anche da notarsi che più la casa
è lussosa, più la clientela è scelta, e più le
abitudini vi sono depravate. Non si indietreggia
[pg 133]
di fronte a nessuna richiesta antisessuale
per bizzarra e degradante che sia.

I francesi chiamano *garçons* gli amanti di
cuore dei pederasti e nel proprio gergo essi
stessi si chiamano così, e soprattutto quando
vivono con dei *compiacenti*. *Il compiacente*
obbedisce al bisogno naturale di una compagnia,
di un'affezione. Malgrado la depravazione
che nasce da una tal disgustevole situazione
per l'uomo, malgrado il piacere
della concupiscenza che colora tutto agli
occhi di quelli che lo praticano, non vi è
prostituto maschio, che pari alla donna pubblica,
non senta repulsione per l'uomo che
lo paga, e da _`qui` nasce necessariamente il
bisogno di darsi ad un essere il quale non
soltanto non pagherà, ma ancora riceverà
dei doni da quello che avrà conquistato.

Questa, abiezione nell'abiezione stessa è
nondimeno l'unico palliativo che i pederasti
trovano fra di loro per rialzarsi nella propria
stima. «Quello io lo amo, mi dò a lui per
niente» dicono con orgoglio.

Secondo Mantegazza in certe parti del Messico
si sposerebbero uomini vestiti da donna,
ai quali è proibito di portare le armi.

Secondo Gomora esistevano a Tamalipos
case di prostituzione maschile.

Duflot ha trovato questo vizio contro natura
comunissimo in California.

La pederastia era generale al Nicaragua.
I primi esploratori la riscontrarono al Perù,
sulla costa del Gayaquil e nell'America settentrionale.

In molti paesi caldi la pederastia si pratica
su fanciulli, e ciò dipende dal fatto che
la vagina delle donne diviene di una
[pg 134]
larghezza eccessiva, e di più la vista dei corpi
nudi, e la faciltà delle donne affievoliscono
il piacere.

In Cina vi sono case pubbliche destinate
alla prostituzione maschile.

Nel 1855 a Lucknow si contavano più di
cento case di prostituzione pederastica. In
questa città una via era specialmente occupata
da eunuchi, i quali si abbandonavano a
tale commercio.

La pederastia è frequentissima e ben organizzata
in certi punti dell'India dagli eunuchi,
gli uomini, a gruppi di cinque a sei e
più, vivono in una casa sotto la presidenza
dell'eunuco più attempato il quale chiamasi
*Gooroo*.

|
|
|

.. image:: images/chiusino134.png
      :align: center
      :height: 2ex
      :alt:

[pg 135]

.. |Fron135| image:: images/frontone135.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:


|Fron135| VII. :lb:`Vizii di bassa lega`
========================================

.. image:: images/SS110.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:

Donne Pubbliche e loro sfruttatori. :lb:`Il Lenone—Case di Tolleranza`
-----------------------------------------------------------------------


La caratteristica più notevole nella donna
pubblica è quella di ruinare gli uni (amanti-clienti)
per sperperare il ricavato, e spesso
ruinarsi a sua volta con un altro, il così
detto amante di cuore. Queste donne che non
sentono nulla, sacrificano tutto al possesso
di colui il cui contatto può risvegliare in
loro una sensualità affievolita dall'abuso, o
spenta dal disgusto che ad esse ispira il commercio
degli uomini, che sono obbligate a
supportare.

Questa generosità pertanto non emana da
[pg 136]
una spontaneità ben definita; se la prostituta
è in buona fede non tarderà a rimpiangere
ciò che ha sciupato, quando la miseria busserà
alla sua porta, quando l'abitudine avrà
agito ed il suo capriccio passato. Allora rimprovererà
all'amante di cuore tutte le sue
carezze, lo maltratterà perfino se questi è
troppo innamorato, e sarà contro sè stessa
così arrabbiata del proprio capriccio che lo
farà scontare a lui a caro prezzo. E nondimeno
questi due esseri si sopporteranno ancora,
ma l'amore non esisterà più.

La ragazza sente, in seguito appunto della
sua abiezione, il bisogno di un cuore nuovo;
stufa di tutto, ella sarà facilmente sedotta
da un'aria ingenua, da una candida figura
di adolescente. Sogna sempre visi dai timidi
sguardi, ed ha un istinto eccezionale per indovinare
l'uomo che crederà in lei, quello
che sarà felice di essere sempre attaccato
alla sua veste, in una parola che l'amerà.

Quando un essere ingenuo ed innocente si
abbandona a questo amore impuro, è ben
presto deviato, tolto all'affezione dei suoi,
lascia gli amici e si darà all'amante ciecamente,
con tutta la foga della sua giovinezza.
Egli finirà per scendere ad abiezioni peggiori
di quelle della prostituta che ama, la quale
anch'ella vinta dalla passione trascura i clienti
e così il danaro manca e bisogna ben cercare
un mezzo per pareggiar le finanze conservando
l'amore.

Essi allora comincieranno a darsi convegno
fuori il cerchio delle loro conoscenze,
fuori la casa dove la donna esercita il suo
mestiere. Ma ecco che il bisogno di danaro
diventa imperioso, non si può più dissimulare,
[pg 137]
a questo periodo si fa venire in casa il cliente
serio, il giovanetto si nasconde nell'appartamento;
forse mostrerà di dolersi, ma così
debolmente! la sua dignità non esiste più,
ciò che lo preoccupa è di conservare l'amore
di quella che idolatra. Ella gli ha detto: «Sai
bene che non amo se non te. Non ti far cattivo
sangue, piglia la vita com'è.» E questo
povero diavolo aspetta che l'amante di passaggio
gli abbandoni il posto ancora caldo
nel letto della cortigiana! Il legame dura
così talvolta parecchi anni. Poi un bel giorno
escono insieme, vanno al caffè, ed al momento
di pagare lui confessa che non ha un centesimo;
lei gli fa passare il portamonete di
sotto la tavola, l'amante paga ed intasca il
resto, e allora l'uomo non esiste più, il vizio
lo ha vinto, domani esigerà del danaro dalla
sua donna e si farà da lei mantenere. Ed è
così che quest'essere avvilito e degradato
andrà ad ingrassare il battaglione degli sfruttatori
di donne, dei *souteneurs*.

Accanto a questo tipo immondo, che vive
sul traffico della prostituzione, sorge l'altro
più abbietto ancora: il lenone. Tale mestiere,
chiamiamolo così, nelle grandi città si esercita
sotto tutte le forme: Nei caffè, nei *restaurants*,
il padrone, i camerieri discendono
a tale bassezza nell'interesse dello stabilimento.
Essi, si può dire, che rappresentano,
a Parigi soprattutto, il repertorio vivente
degli indirizzi delle loro clienti che raccomandano
nel corso delle conversazioni all'attenzione
dei consumatori, ne indicano perfino
la tariffa e il modo come avvicinarle. E taluni
proprietari danno un tanto per cento
alle donne libere che conducono clienti nei
[pg 138]
loro stabilimenti: e spingono perfino la compiacenza
di dar vitto gratis alle frequentatrici
nei giorni di miseria.

I libertini che non vogliono mostrarsi in
pubblico, trovano nelle case di tolleranza tutto
quanto occorre loro per soddisfare i proprii
gusti per strani che possano essere. Le tenitrici
sono fornite di tutti gli istrumenti
necessarii alla più raffinata lubricità: gli
ordigni per la fustigazione, cinte di cuoio
profumate, piccoli fasci di verghe, e, dati i
progressi della scienza, perfino la pompa-ventosa
del Dott. Mondet e gli apparecchi
d'elettrizzazione locale. Questo naturalmente nelle
grandi case parigine e londinesi, dove
perfino il sodomista scornoso può contentare
la sua passività mediante il concorso di una
prostituta convenientemente bardata da un
*godmichè*, membro virile di gomma, che si
fabbrica a Parigi a perfezione, ed anche di
diverse dimensioni, a seconda i bisogni del
richiedente! Nella stessa città l'industria del
caoutchouc produce *Ventri di donne* con *Vagine
artificiali* dando, dicono i cataloghi dei
venditori, all'uomo l'illusione completa della realtà,
e procurante sensazioni così dolci e voluttuose
quanto quelle che può dare la
donna stessa.

Uno di questi industriali annunzia che
mandandogli il ritratto della donna che si
ama, o che si vuol possedere, o di un'amante
morta di cui si rimpiangono gli amplessi,
egli la fabbrica tal quale con tutti gli organi...
interessanti e le sembianze modellate in
cera! Dopo ciò, o donne, il vostro tirannico
impero sessuale è finito!!!

Di più la tenitrice offre in vendita ai clienti
[pg 139]
statuette, fotografie oscene, carte trasparenti.
Le grandi case posseggono variate collezioni
di albums licenziosi, nei quali si *ammira*
l'abituale commedia fra monaci e monache,
come pure le più esotiche scene orientali.

Lo spettacolo più curioso delle grandi e
ricche case di tolleranza sono i quadri viventi,
il cui spettacolo si dà ad ore fisse,
sopra un tappeto di velluto nero, per far meglio
risaltare la bianchezza dei corpi in posa,
e all'abbagliante luce dell'elettricità. Simili
spettacoli si danno perfino in camere di cui
e pareti e soffitto e pavimento son fatte di
specchi... e lì si organizzano le scene più variate
del saffismo e della sodomia.

In certe altre case per un'abile disposizione
di tappezzeria, o per mezzo di tubi acustici
e di binoccoli lo spettatore riservato
può tutto vedere senza esser visto.

Speculando sulla curiosità del pubblico pervertito
si arriva fino all'esibizione delle mostruosità
sessuali, sfruttando disgraziati ermafroditi
(almeno in apparenza, giacchè simil
genere di anomalia sessuale non è mai completa.)

In questi, che possono benissimo esser chiamati,
gabinetti anatomici del vizio, nessuna
delle *psicopatie sessuali* è dimenticata, e dinnanzi
agli occhi dello spettatore nascosto o
palese se ne fa sfilar tutta la serie: dallo
_`stecorario` al feticista!

|
|
|

.. image:: images/SS089.png
      :align: center
      :height: 0.4em
      :alt: ---

[pg 140]

.. |Fron140| image:: images/frontone140.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:


|Fron140| VIII. :lb:`Turpitudini dei vecchi`
============================================

.. image:: images/SS110.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:

Il vizio si appiglia a tutte le età, perfino
ai vecchi sulla soglia della tomba.

Nei vecchi lo sbucciare di una nuova giovinezza
li conduce a disordini ridicoli e vergognosi,
e, questo ardore retrospettivo, si
lancia e sfolgora come una scintilla.

L'amore tardivo rende il vecchio concupiscente,
abietto e ripugnante, gli toglie ogni
lume di ragione e di discernimento; troppo
animale per sentire, troppo turbato per riflettere,
e troppo affrettato soprattutto di
godere un ultimo giorno di felicità, questo
vecchio satiro diventa così ridicolo che la
donna dalla quale è sfruttato, e che ne precipita
la morte, non deve molto penare per
farlo cadere nelle sue reti. Ma ella gli fa
pagare a caro prezzo la propria compiacenza,
ed il disgusto che prova dandosi a lui.

Nei vecchi lo spettro dell'impotenza li
[pg 141]
spinge a pigliar tutte le possibili precauzioni
per evitarla, e cercano di eccitarsi con un regime
spaventevole. Quando la propria scienza è
esaurita, le donne vengono in loro soccorso,
ed in tal materia esse possono dar lezioni a
più di un medico.

Nei vecchi l'impotenza è la legge comune.
La natura fa le spese della saggezza, giacchè
indebolendo gli organi ne impedisce l'uso. Se
molti ascoltano questo avvertimento, altri vi
si ribellano, sia per illusione, sia perchè
marci dal vizio; ed anche perchè l'uomo nella
verde vecchiezza rifiuta a credersi quella
che è; i ricordi sono sempre là, fissi nella
memoria per tormentarlo, giacchè egli volge
sempre gli occhi indietro per contemplare il
lontano orizzonte dei suoi amori trascorsi. È
dunque con difficoltà che si abitua all'idea
che poco a poco, i cammini della procreazione
gli sono chiusi.

Sente reminiscenze confuse e tentatrici,
tutto par giovane in lui fuorchè l'atto di nascita.
Confessa ben che il pungolo del desiderio
non è tanto cocente come per lo passato,
ma non si crede disarmato al punto di
dover rinunziare alla lotta ed al trionfo.

Molti uomini avanzati in età invece di
estinguere in essi gli ardori lascivi, non si
preoccupano al contrario che di eccitarli, soddisfarli
con l'aiuto dell'immaginazione, e siccome
dalla vita sessuale alla vita corrotta non
vi è che un passo, la forza e la salute non
tardano ad essere stremate. Quelli che sono
ciechi e depravati a questo punto fanno sforzi
inauditi per realizzare desiderii che non è
più possibile di soddisfare se non con la
complicità forzata degli organi genitali, e
[pg 142]
come abbiamo più sopra detto, è allora che
una Venere impudica viene a prodigare a
questi vecchi libertini le sue irritanti eccitazioni
al vizio.

L'eccitante più comune a cui ricorrono i
vecchi lubrici è il continuo cambiamento, la
varietà nelle persone che ricercano.

La flagellazione, le privazioni irritanti, la
vista dei coito praticato da altri, sono tanti
diversi mezzi messi in uso.

Un gran signore chiedeva un giorno a Chirac,
medico del reggente, se l'uso delle donne
fosse tanto pericoloso alla salute quanto si
diceva: «No, rispose Chirac, purchè non si
piglino droghe, ed io dichiaro che anche il
cambiamento è una droga.» In fatti lo stimolo
in questi casi è troppo facile, troppo
violento, troppo ripetuto per non produrre
disastrosi effetti.

Vecchi, ricchi e celibi, state accorti a non
usar troppo di simile droga!

|
|
|

.. image:: images/chiusino142.png
      :align: center
      :height: 2ex
      :alt:

[pg 143]

.. |Fron143| image:: images/frontone143.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:



|Fron143| IX. :lb:`Siamo noi più dissoluti degli avi nostri?`
=============================================================

.. image:: images/SS003.png
    :align: center
    :height: 0.4em
    :alt:

Vi sarebbe molto da dire circa i costumi
moderni paragonati a quelli dei tempi trascorsi.
La maggior parte della gente strepita
e grida che mai il libertinaggio raggiunse
tanta impudenza quant'oggi, ed il celebre
predicatore francese il padre Felice, esclamava:

«L'adulterio, ecco il male mortale introdotto
nel cuore della famiglia dai costumi
contemporanei; l'adulterio che in altri tempi
nella società cristiana non appariva se non come
un fenomeno raro, lasciando nella famiglia
che aveva profanato un'indellebile _`marchio`
d'infamia, e che oggi cade su fronti tanto
[pg 144]
disonorate da non essere nemmeno più sensibili
di rossore, né di vergogna.»

_`È evidente che` con queste parole il padre
turlupinava il suo uditorio, o incoscientemente
s'ingannava nelle sue affermazioni. In fatti
chiunque conosca anche superficialmente la
storia dei tempi trascorsi, si rende facilmente
conto come l'epoca nostra da questo
lato abbia fatto sensibili progressi nella via
della decenza.

Si trovano certamente oggidì mariti a cui
le mogli infliggono la pena del taglione. Ve
ne sono anche di quelli che sono ingannati
dalle loro mogli, prima ancora che essi non
abbiano mancato alla fede coniugale. Vi sono
pure famiglie irregolari, che si conoscono, si
tollerano ed è ammesso di sembrare ignorarlo.

Ma nei secoli passati non era forse peggio?
Tali legami si contraevano pubblicamente,
e si vedevano, con interesse, prepararsi,
concludersi ed infrangersi.

Gli uomini a buona fortuna non s'incomodavano
punto per nascondere i dettagli delle
loro relazioni alla curiosità pubblica.

Perfino il duca di Richelieu era un incorreggibile
chiacchierone su tali argomenti; di
lui la duchessa di Orleans diceva:

«_`È tanto indiscreto` e chiacchierone che,
ha dichiarato egli stesso, di rifiutare un'imperatrice
bella come il giorno, anche fosse
pazzamente innamorata di lui, se mettesse
per condizione di dover tacere i loro amori.»

Le donne che i galanti compromettevano
in tal modo, non se ne adiravano, poichè elleno
stesse divulgavano i proprii intimi secreti.
La signora di Motteville riporta questo
[pg 145]
tratto caratteristico riguardante la moglie
di Enrico di Condè:

«Io le ho udito dire, un giorno che ella
motteggiava con la regina sulle sue passate
avventure, parlando del cardinale Pamfilo divenuto
papa, che rimpiangeva che il cardinale
Bentivoglio, suo intimo, non fosse stato
eletto lui, per potersi ella vantare di aver
avuto amanti di tutte le condizioni: Papi, re,
principi, cardinali, duchi, marescialli di Francia
e gentiluomini!»

Sainte-Beuve ci apprende che non si trovava
nulla a dire nel vedere Madama di Saumery
istallata presso il maresciallo di Duras
e dirigendo la casa di lui invece della moglie,
relegata in campagna. Tutti ricevevano
questa coppia illegale come una legittima, ed
il signor di Duras era il decano dei marescialli,
e non si chiamava Madama di Saumery
altrimenti che la *Contestabile*.

Molti mariti raccomandavano essi stessi
alle loro mogli di non urtare in questa maniera
i principii della gente.

Perfino i re facevano noto i propri vizii senza
vergognarsi, ed i signori della corte prestavano
loro man forte e li incitavano. Enrico II
pregava la regina Margherita, che vi si prestava
di buona grazia, d'assistere allo sgravo
di una damigella di onore da lui incinta alla età
di sedici anni. Il duca di Montbrillard, quantunque
ammogliato, faceva come Luigi XIV coi
suoi bastardi, quando pretendeva che le sue amanti
fossero eguali a mogli legittime, ed avendo
avuto da una di essa un maschio e da un'altra
una femmina, li sposava insieme per far
cessare ogni possibile disaccordo sulla questione
dell'eredità. Poi mandava questa coppia
[pg 146]
incestuosa a Parigi, per farli riconoscere
quali figli legittimi, pretensione del resto
questa sostenuta da tutti i grandi di corte.

Nessuno trovava a ridire a questi scandali.
Non si vide forse alla morte di Gabriella
_`d'Estrèe`, Enrico IV ricevere le condoglianze
del corpo diplomatico e quelle del parlamento
di Parigi? Non si vide forse ancora, dice Sully, il
presidente Jeansein consigliare Enrico IV a
mettere in carcere il principe di Condè, il
quale voleva sottrarre sua moglie alle ossessioni
del re. Lo stesso re, avendo gettate le
mire sulla signorina di Moret, credette regolare
di domandarne la mano... sinistra alla
principessa di Condè che l'aveva educata, e
di discutere con lei le condizioni di tale
mercato.

La principessa dopo aver accettato, chiese
solo che si fosse maritata la sua pupilla in
figura. E si trovò subito un gentiluomo fedele
al re che si offrì, e che, la cerimonia matrimoniale
terminata, lasciò il posto all'augusto
supplente.

Lo zelo dei compiacenti andava talvolta di
là dai desiderii dei principi. Il duca di Saint-Simon
si offrì a Luigi XIII di servirgli da
intermediario presso la signorina di Hautefort.
Se Luigi XV, ebbe per amante Madamigella
di Romans, lo dovette alla previdenza di sua
sorella la signora Varnier, che la fece venire
da Grenoble a Parigi per procurarle questo
bell'impiego.

Meglio ancora, _`vi è la madre` che vende
la figlia. Madama di Entragues diede sua figlia
ad Enrico IV. La signora di Sevigné
racconta che Luigi XIV adolescente aveva
manifestato un desiderio per la signorina di
[pg 147]
la Mothe-Argencourt, cosa di cui la famiglia
di lei andava superba. Il cardinale e la regina
madre, per estinguere questo fuoco nascente,
mandarono il giovane re a Vincennes.
La signora d'Argencourt, sospettando che
avessero fatto ciò per tema che sua figlia
non avesse la pretensione di farsi sposare dal
re, si sforzava di rassicurare il cardinale e
la regina madre, dicendo loro che ella non
mirava sì alto, ma che aspirava soltanto al
posto di favorita!

Il vizio in quel tempo non aspettava l'età
matura per svilupparsi nella donna. Montaigne
a proposito del pervertito spirito delle
giovanette scrive:

«In loro paragone noi non siamo che fanciulli
in questa scienza dell'amore. Tutto quelle
che noi crediamo di apprenderle, esse lo hanno
già digerito senza il nostro concorso. Le mie
orecchie udirono un giorno, in un luogo in
cui eravi una compagnia di giovanette, le
quali non potevano mai sospettare di essere
spiate, cose che mi è impossibile di ripetere.
Dio mio! esclamai, non c'è bisogno di andar
a studiare le frasi del Boccaccio _`né dell'Aretino`
per creare delle maliziose. A che perdiamo
noi il nostro tempo?!

Non vi esistono nè parole, nè esempii, nè
pratiche che esse non conoscano meglio dei
nostri libri».

Nelle cronache scandalose degli ultimi secoli
sono registrate in egual quantità sregolatezze
di donne e di giovanette.

Ed a tal proposito i grandi non arrossivano
nemmeno i raccontar le loro conquiste, è
così che il signor di Valfons enumera con
compiacenza, come l'hanno fatto il cardinale
[pg 148]
di Retz e di Bassompierre, le numerose giovanette
di cui ottenne i favori. Racconta pure
come una graziosa avventura il fatto che un
suo amico essendosi introdotto in qualità di
giardiniere in un convento, vi sedusse tre
disgraziate di cui cita perfino i nomi. Del
resto, si era talmente abituati a corteggiare
le giovanette per illeciti fini, che si teneva
per abile quella che del corteggiatore facesse
un marito. Ma, come si è visto, i candidati
al talamo erano pieni di compiacenze circa il
passato di quelle da cui chiedevano una prole,
e non le rifiutavano quando le sapevano atte
per.... esperienza a potergliela dare.

Ai giorni nostri questa grande libertà di
abitudine non è più di moda; se talvolta accadono
casi poco edificanti, i quali portano
a conoscenza del pubblico qualche grosso
scandalo, almeno non si fa mostra delle turpitudini
della vita in pieno giorno. C'è, come
l'abbiamo detto, progresso in decenza ed in
pudore, e non si vedono nemmeno più di
quegli atti ignominiosi ed infami ai quali si abbandonavano
senza vergogna i gentiluomini dei
_`secoli passati.` La nostra epoca non è più
viziosa di quella trascorsa; è forse più snervata,
più generalizzata in godimenti in seguito
a cause di eccitamenti che si incontrano
con maggior frequenza.

Fra queste cause bisogna incriminare l'alimentazione
che diventa di più in più animale,
la miseria che spinge la donna ad offrirsi
all'uomo sotto tutte le forme, e che obbliga
nelle grandi città a vivere in una sola
stamberga, su un sol mucchio di paglia e padre
e madre e figli, i quali ultimi sono corrotti
di buon'ora dall'esempio dei genitori che
[pg 149]
procreano sotto i loro occhi, e dalle reciproche
nudità che nulla vela!

Quelli che cercano le cause della depravazione
moderna nelle letture irritanti, negli
spettacoli teatrali, nei balli e nella scollacciatura
delle *toilettes*, dimostrano di non
conoscere la storia dell'umanità. In questo
libro abbiamo visto quanto più di oggi ai tempi
trascorsi fossero corrotti e la letteratura, e
il teatro, e il ballo, e le *toilettes*.

O certo, più uomini sono stati spinti alla
concupiscenza dalla carne e dal vino, che
non dai libri, dai teatri e dal ballo; e più di
questi tre fattori, indiscutibilmente la miseria
ha perduto la donna, che obbedendo alla voce
del bisogno, si è armata di un fronte senza
rossore ed è precipitata nel baratro della prostituzione.

.. class:: center

   |
   |
   | FINE


[pg!150]

.. clearpage::

[pg 151]
Si è pubblicata l'undecima edizione italiana del celebre
lavoro del

.. class:: center

   | :gesperrt:`Dott. Brennus`

.. class:: center

   | :xx-large:`I PIACERI DELL'AMORE`
   | pericoli e mezzi per evitarli

Questo volume sarà certamente coronato in Italia da
uno strepitoso successo, al pari che in Francia dove se ne
sono esitate oltre 100,000 copie. Esso è allo stesso tempo
un'opera di coscienza, di morale e di economia politica;
ed è destinato ad operare una vera, ma pacifica rivoluzione
sociale. L'autore espone in forma popolare i problemi
che interessano più da vicino l'umanità ed i singoli
individui. Studia i mezzi come preservare dalla vergogna
e dalla disperazione quelle famiglie, di cui le figlie vinte
dalla seduzione dell'amore, soccombono alla tentazione.
Si propone di incoraggiare il matrimonio, eliminando le
cause che spingono la gioventù a fuggirlo.—Dà i mezzi
sicuri, facili, comodi di limitare secondo i proprii bisogni
e le proprie condizioni, il numero dei figli, e di evitare
completamente la concezione, quando essa potrebbe essere
dannosa alla salute della madre ed alla esistenza della
prole. S'interessa vivamente a tutte le recenti scoperte
scientifiche sulla *procreazione volontaria dei sessi*, ossia
ai modi come avere a volontà figli maschi o femmine.—Agli
sterili, che si consumano in vani sforzi, dà la speranza
e la gioia, iniziandoli ai segreti della *fecondazione artificiale*.—In
uno studio completo sulle *malattie veneree*,
impara a conoscere i segni ed i sintomi rivelatori della
loro presenza e rende così lo spettacolo sozzo dell'impuro
contatto meno offensivo e meno disastroso; dà inoltre i
mezzi sicuri di come prevenirle ed esserne assolutamente
immuni.—Completano questo lavoro eccezionalissimo un
capitolo dedicato all'*Igiene ed ai misteri dell'alcova* ed
un altro sulla *Verginità della donna*.

L'estratto dell'indice che qui pubblichiamo, nella sua
materiale sincerità, prova certo meglio di qualunque più
o meno benevole critica, tutta l'importanza di quest'opera
eccezionale.

.. class:: center

   | SOMMARIO

Le lotta per la vita: Come l'aumento del numero necessita
la distruzione—Esempii presi dalla storia—Esempii
[pg 152]
forniti dalla natura—I doveri dello sposo e del cittadino—Il
pauperismo e la società—Conflitto tra il progresso
industriale ed il lavoro rimuneratore—La famiglia
e le preoccupazioni dell'indomani—La fortuna e la prosperità—Le
probabilità del matrimonio—L'oro e la seduzione—Disperazione,
aborto ed infanticidio.—I Misteri
della Generazione: Generalità—Apparecchio genitale dell'uomo—Apparecchio
genitale della donna—Meccanismo
della concezione—Fecondazione artificiale—Impotenza e
sterilità—Cause generali, locali, meccaniche e volontarie.
Innate e non generate: _`In quali casi è` moralmente e fisicamente
necessario d'impedire la gravidanza—Mezzi preventivi—Che
cosa facevano gli antichi per evitarla—Che
cosa si fa oggi—I mezzi infallibili—Conclusione. L'arte
di procreare figli maschi e femine a volontà. I mali venerei:
Mali venerei—Distruzione dei verus infettivi—L'*antidoto
venereo*, descrizione e modo di servirsene—Della sifilide—In
quanti modi si può contrarre la sifilide—Sintomi principali,
manifestazioni esterne ecc.—Della blenorragia o
scolo—Effetti e cause—La nuova scoperta scientifica per
evitare i mali venerei—Consigli pratici preventivi del contagio.
Il Santuario dell'Alcova: Allusioni pittoresche—Dagli
sponsali alla camera nuziale—La decenza dell'alcova—La
notte di Nozze—L'iniziazione della vergine—Inquietudini
ed inesperienze—Primi dolori—Mezzi di evitarli—Ostacoli
meccanici: disproporzione degli organi,
dilatazione artificiale—Pietosa impotenza dello sposo—Cause
e rimedi—I quarti della luna di miele—Preludio
dell'amore e stimolanti—Ore propizie—Posizioni—L'alcova
ed i turbanti splendori della carne—Consigli ai due
sessi. La Verginità della donna: In che si fa consistere la
verginità della donna—Il fragile suggello anatomico della
verginità—Gl'impotenti e le vergini—In quanti modi si
può perdere la verginità—Vizio e libertinaggio—I misteri
dell'amore—La prima notte—Brutali violenze—Le
lussuriose—Vergini vere e vergini false—Verginità fisica
e verginità morale—L'arte infame di fabbricare le vergini
per ingannare i gonzi: fisica e chimica in azione—Vergine
madre e vergine prostituta. Appendice: Psicologia
dell'Istinto sessuale: Base organica del bisogno sessuale—L'origine
del bisogno sessuale dev'essere localizzata nelle
sensazioni che partono dagli organi genitali—Castrazione
degli animali—Castrazione degli uomini—Castrazione
delle adulte—Menopausa—Dopo la soddisfazione del bisogno
sessuale.

Questo volume si spedisce franco a chi ne fa richiesta
contro invio dell'importo in L. 3 alla *Società Editrice
Partenopea, 16, Conservazione dei Grani—Napoli*.

.. clearpage::

[pg 153]

| Importante novità:

.. class:: center

  | :large:`J. RICHEPIN`
  | :small-caps:`dell'Accademia Francese`
  | |----|

.. class:: center

  | :largone:`MALIARDA!`
  | :small-caps:`Romanzo—Prima versione italiana`
  | :small-caps:`di`
  | :large:`FEDERICO VERDINOIS`


Non è libro per signorine, oh! questo no! La Maliarda è una
donna terribile, una piovra, un vampiro che ha per divisa: *Chi
mi tocca s'attacca* e per missione di stregare gli uomini attirando
a sè i cuori, i sensi, i portofogli. Il Richepin descrive
questo perverso temperamento di femmina in tutta la spudoratezza
dell'anima impura e del corpo impudico. L'emozionante
dramma, cui dà luogo una tal follia lussuriosa, è di quelli che
fanno fremere ed inorridire e che si leggono d'un fiato.

Vendibile al prezzo di L. 2,00 presso la :small-caps:`Società Editrice Partenopea`
16, Conservazione de' Grani—Napoli.

----

Interessantissima pubblicazione

.. class:: center

   | :large:`PAOLO BOURGET`
   | :small-caps:`de l'Accademia Francese`
   | |----|
   |
   | :large:`FISIOLOGIA`
   | DE
   | :xx-large:`L'AMORE MODERNO`
   | PRIMA VERSIONE ITALIANA
   | DI
   | :large:`Federico Verdinois`

Paolo Bourget è indiscutibilmente il più grande psicologo moderno,
il più profondo conoscitore del cuore umano e questo studio
sull'amore è un'opera di una potenza incomparabile e di
una utilità senza pari. A qualunque ceto si appartenga, a qualunque
età, donne ed uomini, celibi o coniugati ognuno vi troverà
qualche cosa da imparare, giacchè in esso vi son descritte
tutte le infinite sottigliezze di cui è fatta la vita del cuore, ed
[pg 154]
espone una lunga serie di documenti umani, che possono servire
di sommo ammaestramento. Allo stesso tempo è anche un libro
dilettevole, con un'infinità di storielle mondane, di piccoli scandali,
di soavi idillii e pur avendo per epigrafe: *Nessun pudore
innanzi all'arte ed alla scienza* può dirsi un'opera di alta moralità
sociale. A farne meglio intendere l'importanza riproduciamo
qui l'estratto del

.. class:: center large

   | SOMMARIO


.. class:: italics

   Scopo del libro è la moralità nell'arte e nella scienza—Definizione
   degli uomini e delle donne che non sono e non saranno
   mai amati e viceversa—L'Amore per rispetto ai sessi—L'arte
   di farsi amare e desiderare—L'elemento essenziale
   della seduzione—Le tre grandi classificazioni degli amanti—Le
   mille astuzie delle donne per ingannare i mariti e gli
   amanti—Le sottane delle donne galanti—Curiosa statistica
   dei defloratori—Le professioni in rapporto all'amore—Il
   magnetismo dell'attor comico sulle donne—L'amore in tre—Curiosi
   aneddoti sull'adulterio—Mezzani e mezzane dell'amore—Un
   po' di bromuro alla moglie!—I cento aforismi
   dell'amore—Intrighi galanti—Il vero ed il falso d. Giovanni—La
   coscienza letteraria in amore—Ricetta per essere...
   Minotauro e viceversa—Gabinetti riservati—L'onore e la
   morale in amore—Che cosa modifica l'istinto
   sessuale?—\ _`Genitori fin de siècle`\ —Attenti ai figli!—Occhio ai collegi!—Il
   pudore infantile—Capricci contro natura—Il vizio di
   Rousseau—Le defloratrici—Infezione di corpo ed infezione
   di anima—Gl'innamorati libertini—La donna amante—Il
   disprezzo degli uomini per le donne che si danno a loro stessi—Perchè
   la donna moderna prende un amante—Le mezze-vergini—L'uomo
   e la scimmia rispetto a... certe donne—Innocenza
   senza verginità e verginità senza innocenza—Il
   fallo dell'uomo e quello della donna—L'educazione laica e
   il terzo sesso—Classificazione delle donne che si danno—La
   menzogna della verginità sensitiva—La lettera anonima in
   amore—Del flirt e delle civette—Le diverse specie di flirts e
   loro definizione—Come e perchè si spegne l'amore—Bilancio
   delle felicità contemporanee in amore—Fisiologia del desiderio—Come
   si può essere felici in amore—Le diverse specie
   di gelosie—L'arte di rompere i legami di passione—La
   fine dell'amore—Come si vendicano le donne abbandonate—I
   figli dell'amore e i figli del dovere—La cura dell'amore:
   Il metodo del dottor Noirot, quello del filosofo Sixte e quello
   del buontempone Casal—Fisiologia del fisiologo—Conclusione.

Vendibile al prezzo di L. 3,00 presso la *Società Editrice Partenopea*—16,
Conservazione de' Grani—Napoli.

.. clearpage::

[pg 155]

*Importanti novità*:

.. class:: center

   | **A. THEURIET**
   | :small:`de l'Accademia Francese`
   | |----|
   | :fetecchiaburina:`PECCATO MORTALE`
   | ROMANZO
   | *traduzione di Federico Verdinois*
   | |----|

È il dramma profondo e commovente di una
provinciale bella ed onesta, che insensibilmente
si lascia trascinare al peccato, al peccato mortale,
da un giovane parigino. Il Theuriet in essa
magistralmente descrive le lotte atroci e torturanti
di quell'anima femminile, che vede travolgere
dall'onda delle passione tutto le dighe salde
ed insommergibili erette intorno alla sua virtù. Ed
è un alternarsi di ebbrezze e di spasimi, di torture
morali e di ribellioni, di turbamenti, di resistenze,
di gelosie, di scrupoli, di rimorsi che
sconvolgono con un'arcana potenza il cervello
della disgraziata, precipitandola nell'abisso di una
tragedia dolorosa e tremenda. Mai opera d'arte
potrà avvincere il lettore con emozioni più squisitamente
perverse e deliziosamente irresistibili.

Vendibile a L. 2, presso la *Società Editrice
Partenopea*: 16, Conservazione Grani in Napoli.

----

.. class:: center

   | **P. LOUYS**
   | |----|
   | :largone:`AFRODITE`
   | :large:`ROMANZO`
   | *traduzione di Federico Verdinois*
   | |----|

Il profumo dei fiori, la gioventù, la poesia,
l'arte, l'amore nella sua più libera espansione
[pg 156]
sono inneggiati e descritti in questo superbo romanzo
del Louys. L'autore rievoca i tempi
favolosi in cui le cortigiane, sotto l'azzurro cielo
di Alessandria, ai piedi delle colline dorate dal
sole e fiorite di tutte le purpuree rose di Egitto,
erano le iniziatrici sacre del dolce peccato e la
cui turba acclamata dapertutto facea capo dal meraviglioso
Tempio di Venere, che il Louys descrive
audacemente e senza velo, glorificando le belle
forme e le incantevoli _`nidità` femminili che vi si
_`davan convegno.` Sopra un simile sfondo è tracciato
un dramma di passione, di passione violenta,
quella che brucia e divora, che si fa leggere
avidamente.

Vendibile a L. 2, presso la *Società Editrice
Partenopea*, 16, Conservazione Grani, Napoli.

----

*Importantissima pubblicazione*:

.. class:: center

   | :large:`G. Casanova di Seingalt`
   | |----|
   | :xx-large:`VOLUTTÀ VENEZIANE`
   | :large:`VOLUME UNICO`
   | |----|

Questo volume può dirsi il più denso di avventure
amorose che la libera penna di Giacomo Casanova
abbia tracciato, giacchè in esso egli descrive
l'epoca più movimentata della sua vita e più dedita
alle conquiste galanti: la gioventù. Ed una gioventù
trascorsa a Venezia dove il libertinaggio fioriva e
spumeggiava tra l'eleganza più raffinata e dove gli
uomini e.... le donne seppero far pompa di uno spirito
e di un'energia corrivi al piacere. Il presente
volume è la più fedele, la più audace, la più squisita
narrazione dei costumi di allora e si fa leggere
come nessun romanzo ha mai fatto.

Vendibile al prezzo di L. 2,50 presso la *Società
Editrice Partenopea*, 16, Conservazione Grani, Napoli.

.. clearpage::

[pg 157]
Enorme successo:

.. class:: center

   | :large:`OSCAR WILDE`
   |
   | :x-large:`Il Dovere del Delitto`
   |
   | **preceduto da strane rivelazioni sulla psiche**
   | **morbosa dell'Autore.**
   |
   | Versione italiana di *Federico Verdinois*

Quest'opera di una suggestività eccezionalissima e di una
originalità incontestabile, è resa vieppiù interessante dal
ritratto dal Wilde che ne fregia la copertina. È bene però
avvertire che, essendo nella prefazione riportati parecchi
episodii attinenti alla vita intima e degenerata dell'autore,
il libro non può andar che fra le mani di persone
adulte.

Vendibile presso la *Società Editrice Partenopea* in
Napoli al prezzo di L. 2.

.. class:: center

   | |----|

Si è pubblicato:

.. class:: center

   | :xx-large:`La Cortigiana di Smirne`
   | :gesperrt:`di Meusnier de Querlon`

Storia di amore tradotta dall'arabo, con numerose fotoincisioni
di B. CAPORICCI.

|

Ecco un libro raro nella sua eccezionale singolarità. Esso
è la ricostruzione di un antico papiro arabo, nel quale
erano descritte potenti scene d'amore riguardanti la vita
delle cortigiane di Smirne, i loro usi, i loro costumi, le
loro smaglianti *toilettes*; tutte le forme di corruzioni e di
pervertimenti a cui si abbandonavano gli antichi popoli
asiatici, nella loro esistenza sardanapalesca, e le orgie smodate
della loro natura atletica, sono studiate e riprodotte
con quello stile rilucente e smagliante, pieno di strani fascini,
che è il pregio di tutti gli scrittori del remoto Oriente
profumato e voluttuoso.

Il volgarizzatore italiano e riuscito a rendere nella nostra
lingua tutto le suggestive seduzioni dell'originale,
dandoci un'opera di arte, che gli amanti delle letture passionali
e raffinate apprezzeranno moltissimo. Quest'opera
meravigliosa è resa ancor più interessante dalla numerose
e splendide illustrazioni che l'adornano.

Si spedisce franco di porto a chi ne fa richiesta con vaglia
di L. 3 alla *Società Editrice Partenopea, 16, Conservazione
dei Grani—Napoli*.

.. clearpage::

[pg 158]

.. |SSlungo| image:: images/SS122.png
      :align: top
      :width: 100%
      :alt:

.. |SScorto| image:: images/SS122.png
      :align: top
      :height: 0.4em
      :alt: --------

.. class:: large

   *Importantissima novità*:

.. class:: center

   | :x-large:`VITTOR HUGO`
   | :xx-large:`L'Epopea del Leone`
   | con prefazione del Prof. LUIGI LUCCHETTI
   | Versione italiana di **F. Verdinois**
   | :large:`Libro dedicato alla gioventù`
   | |SScorto|

Il miglior libro di strenna che si possa offrire è certamente
quest'opera meravigliosa del grande Hugo, tradotta con quella
purezza di lingua e semplicità di stile che sono i pregi caratteristici
dell'illustre Verdinois.

Attraverso questo volume, che racchiude un vero tesoro di
cose belle per le anime candide, i giovanetti, dilettandosi, apprenderanno
a diventar uomini, e gli uomini possono anche
leggerlo con non poco profitto, giacchè, come ben scrive il Berrelli,
esso diletta i piccoli ed alletta i grandi con le mille delicatezze
e grandiosità d'imagini che lo rendono a tutti preziosissimo.

Vendibile al prezzo di L. 2—presso la Società Editrice Partenopea
in Napoli.

.. class:: center

   |SScorto|\ |SScorto|\ |SScorto|\ |SScorto|

.. class:: x-large

  *Altra importante pubblicazione*:

.. class:: center

  | :x-large:`RICCARDO WAGNER`
  | :xx-large:`Parsifal e Lohengrin`
  | :large:`con uno studio su Wagner e il Wagnerismo`
  | Versione italiana di **F. Verdinois**
  | |SScorto|

Volume d'importanza eccezionale questo! In esso oltre ad
una splendida versione in prosa dei due capolavori wagneriani,
il lettore vi troverà uno studio coscienzioso sulle fonti alle
quali il Wagner ha attinto i soggetti delle sue creazioni, su
tutto il movimento wagneriano, sul poeta, _`sul musicista,` sui
suoi precursori, ed una sintesi interessantissima dei poemi cavallereschi
che formano i diversi cicli leggendarii della Tavola
Rotonda, a cui si è ispirato il soavissimo artista, e, quel che
maggiormente importa, un'esposizione dei suoi principii estetici
musicali ed una particolare analisi dei poetici simboli che
le sue opere racchiudono. L'edizione ne è scrupolosamente curata,
ed un riuscitissimo ritratto del Wagner fregia l'elegante
copertina del volume.

Vendibile a L. 2—presso la Società Editrice Partenopea in
Napoli.

.. clearpage::

[pg 159]

.. class:: bold

Biblioteca varia di opere amene e
scientifiche vendibili presso LA SOCIETA'
EDITRICE PARTENOPEA. _`16, Conservazione`
Grani—Napoli.

|

.. |""| replace:: |nbs3|\ "\ |nbs3|\ "\ |nbs|\ |nbs|

.. container::

   .. style:: paragraph
      :class: noindent

   ARETINO P.- Opere      |nbs3| |nbs3|              5,00

   BALZAC O.- Splendori e Miseria delle cortigiane |nbs| 1,50

   CATTELLANI G.- Turpi amori                      |nbs3| 1,50

   |""|    Le Orge della Regina Giovanna    |nbs3| 1,50

   |""|    Amore Brutale                    |nbs3| 1,50

   DROZ G.- La prima notte di matrimonio            |nbs3| 1,00

   DUMAS A.- Orge e delitti di Nerone               |nbs3| 1,00

   FABBRI GUALTIERO-Trionfi maschili, femminili e... neutri |nbs3| 2,00

   FLAUBERT G.- Tentazioni di S. Antonio            |nbs3| 1,20

   FLAUBERT G.- Madama Bovary o il romanzo
   di un'adultera celebre |nbs3| 1,50

   GAUTIER T.-Madamigella Maupin, storia di
   una pervertita                      |nbs3|  1,50

   MARINO CAV.- Amori illeciti illustrato         |nbs3|  5,00

   |""|    La vergine voluttuosa.           |nbs3|   1,00

   |""|    Il busto                         |nbs3|   1,00

   |""|    Una voluttà nuova                 |nbs3|  1,00

   MONTESQUIEU - Tempietto di Venere con
   16 illustrazioni di Le Mire.   |nbs|    2,00

   PREVOST A. - Manon Lescaut                    |nbs3|   1,00

   SIENKIEVICZ E.- Quo Vadis, illustrato         |nbs3|   1,50

   DE KOCK E.- Storia Cortigiane celebri 4 vol.   |nbs|  2,00

   SILVAIN M. - Le regine del marciapiede         |nbs3|  1,50

   |""|    Amori impuri e delitti celebri    |nbs3|  1,50

   SILVESTRE A.- Per ridere fra uomini, aggiuntovi
   *Un milione di frottole*       |nbs|    1,50

   TOLSTOI L.- Piaceri viziosi                  |nbs3|    1,00

   |""|   Sebastopoli, trad. Verdinois       |nbs3|  1,50

   |""|   Il terribile delitto              |nbs3|   1,50

   |""|   Appello ai lavoratori              |nbs3|  1,50

   ZOLA E.- Nanà                               |nbs3|     1.50

   |""|   Forte come l'amore                  |nbs3|   1,50

   |""|   Tentazioni carnali                   |nbs3|   1,50

.. clearpage::

[pg 160]
Altra importantissima pubblicazione:

.. class:: center

   | **PROSPERO MERIMÉE**
   | *de l'Accademia Francese*
   | :large:`VITA ED AVVENTURE GALANTI`
   | :x-large:`di Don Giovanni di Marana`
   | Prima versione italiana di *Pasquale Borrelli*

In questo romanzo, che può dirsi il prototipo dei racconti
di amore e di cavalleria, gli avvenimenti si succedono
e si concatenano. Le passioni divampano tremende
e le scene drammatiche sono di un'emozionantissima potenzialità.
La vita libertina ed attaccabrighe degli studenti
di Salamanca, le notturne serenate, i continui ratti
di donne e di fanciulle, i furti e le risse; tutte le loro
straordinarie avventure di armi e di amori vi sono descritte
con un eccezionale verismo. Fra essi Don Giovanni è il terrore
dei padri e dei mariti, seduce figlie e mogli, stupra ed
uccide, e arriva perfino a macchiare coi suoi impuri desiderii
la santità del chiostro, facendosi amare da una suora.
Il romanzo è palpitante d'interesse e può dirsi il più bello
di quanti ne abbia svolti il fecondo scrittore francese.

Vendibile a L. 2 presso la *Società Editrice Partenopea
in Napoli*.

----

Si è pubblicato:

.. class:: center

| **PROSPERO MERIMÉE**
| *de l'Accademia Francese*
| :largone:`COLOMBA`
| :small:`VENDETTA E BRIGANTAGGIO IN CORSICA`
| Prima versione italiana di *Pasquale Borrelli*

Questo romanzo eccezionalissimo viene universalmente
giudicato il capolavoro del Merimée, per la facile narrazione,
per gli episodii drammatici e teneri, per la larga dipintura
dei feroci costumi corsi, animati da odii secolari e
a relative tremende vendette. Il brigantaggio, che allora
infieriva e terrorizzava, forma il canovaccio su cui si svolge
l'azione del romanzo, e dà luogo a scene emozionanti e terribili,
incatenando il lettore al succedersi degli avvenimenti
di una drammaticità interessantissima. E se la musica di
Bizet rese, con :small-caps:`Carmen`, più che popolare l'autore della
novella spagnuola, certo non minore ammirazione gli si
deve tributare, come romanziere; e, tra le classi colte
d'Italia, merita perciò larga diffusione questa Colomba,
puro ed emozionantissimo racconto, reso con perfetta
ed accurata italianità dal Prof. Borrelli.

Vendibile a L. 2 presso la *Società Editrice Partenopea
in Napoli*.

.. backmatter::

[pg 161]

.. container::

    .. style:: paragraph
       :class: noindent

    | *In questa*
    | :large:`“Biblioteca dei Capolavori Scientifici e Letterarii„`

    .. class:: center

      *sono state pubblicate le opere seguenti*:

    1 *M. Gorki*—**Rivoluzionari e Forzati**—3.ª ed. trad.
    italiana da F. Verdinois |..|\ L. 1,50

    2 *M. Gorki*—**Amor di Proletario**—2.ª ed. ital. di F.
    Verdinois |..>|\ 1,50

    3 *E. Sienkiewicz*—**La Gioia d'Amare!**—2.ª ediz. trad.
    di F. Verdinois |..>|\ 1,50

    4 *L. Tolstoi*—**Il Gran Peccato**—2.ª ed. traduz. ital. di
    F.\  Verdinois |..>|\ 1,50

    5 *L. Tolstoi*—**Sebastopoli**—2ª ed. trad. ital. di F. Verdinois |..>|\ 1,50

    6 *Dott. P. Fabiani*—**Sodoma e Gomorra** 9.º m. |..>|\ 3,00

    7 *Dott. Brennus*—**I piaceri dell'Amore**—12.º m. |..>|\ 3,00

    8 *Longo Sofista*—**Amori Pastorali di Dafni e Cloe**
    con 20 illustrazioni—2.ª ed. tr. di P. Borrelli |..>|\ 2,00

    .. _9. A. Carnegie—:

    9 *A. Carnegie*—**L'Arte di far milioni**—2ª ed. rid. di E.
    Alfieri |..>|\ 2,00

    10 *N. da Lenclos*—**Fisiologia della donna e amore**
    11.º m. illustrato |..>|\ 2,00

    11 *M. de Querlon*—**La Cortigiana di Smirne**—4.º m.
    illustrato |..>|\ 2,00

    12 *P. Borrelli*—**Leggende di Amore e di Cavalleria**
    58 illustrazioni |..>|\ 1,50

    13 *G. Fabbri*—**Trionfi Maschili, femminili e.....
    neutri** |..>|\ 1,50

    14 *L. Tolstoi*—**Il trionfo di Cristo**—trad. italiana di F.
    Verdinois |..>|\ 1,50

    15 *P. Borrelli*—**Manuale del cacciatore** 2.º m. |..>|\ 1,50

    16 *Casanova di Seingalt*—**Voluttà Veneziane**—2.º m. |..>|\ 2,00

    _`17` *A. De Behac*—**La Cucina Afrodisiaca** |..>|\ 3,00

    18 *A. Theuriet*—**Peccato Mortale**—tr. di F. Verdinois |..>|\ 2,00

    19 *P. Louys*—**Afrodite**—2.º m. illustrato trad. di F. Verdinois |..>|\ 2,00

    20 *P. Merimée*—**Colomba**—trad. di P. Borrelli |..>|\ 2,00

    21 |nbs3| »  |nbs3| » |nbs|  —**d. Giovanni di Marana** traduz. di  P.
    Borrelli |..>|\ 2,00

    22 *J. Richepin*—**Maliarda!** trad. di F. Verdinois |..>|\ 2,00

    23 *P. Bourget*—**Fisiologia dell'Amore moderno** tr.
    di F. Verdinois—2.º m. |..>|\ 2,00

    _`24` *O. Wilde*—**Il dovere del delitto**—trad. di F. Verdinois |..>|\ 2,00

    25 *R. Wagner*—**Parsifal e Lohengrin**—trad. di F. Verdinois |..>|\ 2,00

    26 *V. Hugo*—**L'Epopea del Leone**—tr. di F. Verdinois. |..>|\ 2,00

    27 » |nbs3| » |nbs|  —**La Leggenda della bella Baldura**—tr.
    di F. Verdinois |..>|\ 2,00

.. class:: center

   |SScorto|

Dalla stessa *Casa Editrice* è stata pubblicata la celebre BIBLIOTECA
POPOLARE DI CONOSCENZE SCIENTIFICHE e quella del
LIBRO ECONOMICO a lira 1 il volume. Chiedere Catalogo.

.. clearpage::

.. footnotes:: Note
   :class: small

.. clearpage::

.. topic:: Nota di trascrizione

   Sebbene nell'edizione originale non sia indicato (forse intenzionalmente)
   il nome dell'autore, ma solo quello del compilatore della
   prefazione, è molto probabile che il libro sia una traduzione della
   `"Physiologie du vice. Son histoire à travers les âges"` a firma del
   **Docteur Jaf**, pseudonimo di Jean Fauconney, apparsa in varie edizioni
   soprattutto francesi a partire dal 1900.

   L'ortografia di questo libro non è sempre coerente. In generale compaiono
   consonanti raddoppiate diversamente dall'uso moderno [`abbominevole`], a
   volte in versioni diverse nel corso del libro [`femminile`/`feminile`];
   `perchè`, `poichè`, `benchè` sono accentati con `è`, sono presenti
   plurali con doppia i finale [`vizii`]; dittonghi desueti come in
   `giuoco`, `ciera`, `passeggiera`, `pruova` ecc. Tutte queste sono state
   mantenute nella presente trascrizione.

   .. |-->| unicode:: U+02014 >

   Nel testo si incontrano numerosi refusi. I seguenti sono stati corretti:

     - **p.11 l.-7:** quadrivivi |-->| `quadrivi`_
     - **p.11 l.-1:** perverti |-->| `pervertì`_
     - **p.13 l.18:** Salone |-->| `Solone`_
     - **p.18 l.11:** favevano |-->| `facevano`_
     - **p.33 l.-1:** giovane |-->| `giovani`_
     - **p.35 l.-7:** Martiziale |-->| `Marziale`_
     - **p.44 l.11:** esenta |-->| `esente`_
     - **p.46 l.14:** tutti |-->| `tutte`_
     - **p.55 l.16:** preparsi |-->| `prepararsi`_
     - **p.56 l.-8:** molti |-->| `molto`_
     - **p.59 l.15:** cranache |-->| `cronache`_
     - **p.59 l.18:** di Brantome |-->| `di Brantôme`_
     - **p.59 l.-2:**  Brantome |-->| `Brantôme`_
     - **p.61 l.5:** `la regina`_» : `virgolette di troppo`
     - **p.62 l.9:** nna |-->| `una`_
     - **p.62 l.10:** scrive Brântome |-->| `scrive Brantôme`_
     - **p.65 l.-10:** pleblee |-->| `plebee`_
     - **p.72 l.-4:** illeciti |-->| `illecite`_
     - **p.81 l.9:** giacché |-->| `giacchè`_
     - **p.82 l.-5:** fornigli |-->| `fornirgli`_
     - **p.86 l.-2:** a teste alta |-->| `a testa alta`_
     - **p.89, sottotitolo:** Nell'antichitá |-->| `Nell'antichità`_
     - **p.89 l.-2:** cunnulingues |-->| `cunnilingues`_
     - **p.90 l.10:** Summaenuim |-->| `Summaenium`_
     - **p.90 l.-9:** connilinguo |-->| `cunnilinguo`_
     - **p.93, sottotitolo:** Fricatrices nell'Antichitá |-->|
       `Fricatrices nell'Antichità`_
     - **p.95 l.-2:** otteanevano |-->| `ottenevano`_
     - **p.98 l.4 (titolo):** 3. |-->| `3º`_
     - **p.99 l.1:** altro |-->| `e un altro`_ [?]
     - **p.110, l.4 (sottotitolo):** Perversitá |-->| `Perversità`_
     - **p.119 l.16:** secendo |-->| `secondo`_
     - **p.122, l.4 (sottotitolo):** Sodomia nell'antichitá |-->|
       `Sodomia nell'antichità`_
     - **p.127 l.-8 (titolo):** 2.º |-->| `2º`_
     - **p.133 l.15:** quì |-->| `qui`_
     - **p.143 l.-1:** marchoi |-->| `marchio`_
     - **p.147 l.-13:** né del Aretino |-->| `né dell'Aretino`_
     - **p.152 l.11:** In quali casi e |-->| `In quali casi è`_
     - **p.154 l.24:** Genitori fin de siécle |-->| `Genitori fin de siècle`_

   Altri refusi ricorrenti che sono stati sistematicamente corretti
   includono: accenti mancanti sulla `u` di `più`:

     - **p.14 l.3:** `più naturale`_;
     - **p.16 l.20:** `più esperte`_;
     - **p.80 l.2:** `più irreprensibili`_;
     - **p.85 l.-4:** `più oltre`_;
     - **p.118 l.7:** `più alcun'attrazione`_;

   Così pure: `è` (verbo essere) accentate con accento acuto [`é`],
   diversamente dall'uso corrente nel libro:

     - **p.5 l.-7:** `cui è`_;
     - **p.8 l.18:** `Non vi è popolo`_;
     - **p.16 l.-8:** `È bene`_;
     - **p.31 l.-1:** `È stato detto`_
     - **p.36 l.17** `Il vizio è al suo colmo`_;
     - **p.48 l.8:** `Ma è soprattutto`_;
     - **p.62 l.21:** `Oh! è troppo pericoloso`_;
     - **p.87 l.9:** `è passato`_
     - **p.99 l.-5:** `è il processo`_;
     - **p.107 l.8:** `è destinata`_;
     - **p.107 l.16:** `non è un affare`_;
     - **p.110 l.5:** `La donna è spesso`_
     - **p.132 l.15:** `È a tal uopo`_;
     - **p.146 l.-5:** `vi è la madre`_;

   È stata inoltre usata la `È` accentata invece della originale `E'`
   apostrofata in:

     - **p.11 l.18:** `È evidente`_;
     - **p.11 l.-6:** `È vero`_;
     - **p.48 l.10:** `È là`_;
     - **p.86 l.-3:** `È l'ora, in cui tutte`_;
     - **p.87 l.12:** `È l'ora`_;
     - **p.87 l.13:** `È l'ora pure`_;
     - **p.92 l.11:** `È là che la sera`_;
     - **p.92 l.-5:** `È una di quelle`_;
     - **p.98 l.15:** `È lui`_;
     - **p.102 l.-2:** `È perciò che`_;
     - **p.107 l.-5:** `È cosa singolare`_;
     - **p.122 l.-5:** `È perciò`_;
     - **p.130 l.7:** `È certo`_;
     - **p.144 l.3:** `È evidente che`_;
     - **p.145 l.9:** `È tanto indiscreto`_;

   Punteggiatura mancante o incongrua:

     - **p.1 l.12:** `Sant'Agostino.`_;
     - **p.9 l.17:** `(Konnus, da cui si è fatto poi c...).`_;
     - **p.13 l.1:** `un legame profondo.`_ [frase chiusa da |nbs| —];
     - **p.20 l.22:** `gemito dell'onda.`_;
     - **p.35 l.2:** `morto».`_ [virgola invece di punto];
     - **p.66 l.2:** `non era rispettato.`_
     - **p.68 l.-2:** `come questo:`_ [; |nbs| invece che |nbs| :];
     - **p.69 l.-3:** `S. Giacomo`_ [seguito da trattino a capo inutile];
     - **p.79 l.-13:** `maresciallo di Villars,`_ [punto invece di virgola];
     - **p.96 l.11:** `proporzione.»`_ [virgolette aperte « invece che chiuse];
     - **p.99 l.19:** `lesbico.`_;
     - **p.106 l.-1 nota:** `16,`_ [sempre virgola altrove];
     - **p.114 l.10:** `un'entrata pagata,`_ [; |nbs| invece di |nbs| ,]
     - **p.148 l-13:** `secoli passati.`_;
     - **p.156 l.11:** `davan convegno.`_;
     - **p.158 l.-11:** `sul musicista,`_ [virgola mancante];
     - **p.159 l.3:** `16, Conservazione`_ [sempre virgola altrove];
     - **Quarta di copertina:** `9. A. Carnegie—`_ [trattino mancante];
       `17`_ [punto di troppo]; `24`_ [punto di troppo];

   Sono invece state mantenute le seguenti lezioni incerte (tra parentesi
   quadre la possibile correzione):

      - **Copertina, Sommario, l.7:** `Ligurgo`_  [Licurgo]
      - **p.35 l.11:** `avéva`_ [aveva]
      - **p.67 l.2:** `Bohèmiens`_ [Bohémiens]
      - **p.86 l.9:** `guina`_ [guaina]
      - **p.104 l.4:** `lisbiche`_ [lesbiche]
      - **p.125 l.-9:** `Antenus`_ [Antenos]
      - **p.139 l.-1:** `stecorario`_ [stercorario]
      - **p.156 l.10:** `nidità`_ [nudità]

   Sono stati mantenuti come nell'originale i nomi dei medici e studiosi storici
   citati nella prefazione, non tutti facilmente verificabili, ed i nomi delle
   loro teorie. Alcuni nomi sono visibilmente scorretti:
   `Corvisait`_ potrebbe voler essere *Jean-Nicolas Corvisart*,
   `Arembrugger`_ è probabilmente *Josef Leopold Auenbrugger*,
   `Ehremberger`_ *Christian Gottfried Ehrenberg*;
   `Antony von Leèuwenkock`_ è certamente *Antonie van Leeuwenhoek*.

   Sono stati inoltre mantenuti gli accenti sistematicamente gravi
   (invece che acuti come in uso)
   sui nomi Condè [Condé], `d'Aubignè`_ [d'Aubigné], `d'Estrèe`_ [d'Estrées].
   Non è stata fatta alcuna verifica della correttezza dei nomi
   dei personaggi e delle citazioni fatte nel corso del testo, che sono
   state mantenute inalterate.

|
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.. _pg_end_line:

\*\*\* END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SODOMA E GOMORRA — CRONISTORIA DEL LIBERTINAGGIO ATTRAVERSO I SECOLI ED IL MONDO \*\*\*

.. backmatter::

.. toc-entry::
   :depth: 0

.. _pg-footer:

.. class:: pgfooter language-en

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unenforceability of any provision of this agreement shall not void the
remaining provisions.

**1.F.6.** INDEMNITY – You agree to indemnify and hold the Foundation,
the trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone
providing copies of Project Gutenberg™ electronic works in accordance
with this agreement, and any volunteers associated with the
production, promotion and distribution of Project Gutenberg™
electronic works, harmless from all liability, costs and expenses,
including legal fees, that arise directly or indirectly from any of
the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this
or any Project Gutenberg™ work, (b) alteration, modification, or
additions or deletions to any Project Gutenberg™ work, and (c) any
Defect you cause.


Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg™
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Project Gutenberg™ is synonymous with the free distribution of
electronic works in formats readable by the widest variety of
computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It
exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations
from people in all walks of life.

Volunteers and financial support to provide volunteers with the
assistance they need, is critical to reaching Project Gutenberg™'s
goals and ensuring that the Project Gutenberg™ collection will remain
freely available for generations to come. In 2001, the Project
Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure
and permanent future for Project Gutenberg™ and future generations. To
learn more about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation and
how your efforts and donations can help, see Sections 3 and 4 and the
Foundation web page at http://www.pglaf.org .


Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
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The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the
state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal
Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification
number is 64-6221541. Its 501(c)(3) letter is posted at
http://www.gutenberg.org/fundraising/pglaf . Contributions to the
Project Gutenberg Literary Archive Foundation are tax deductible to
the full extent permitted by U.S.  federal laws and your state's laws.

The Foundation's principal office is located at 4557 Melan Dr.
S. Fairbanks, AK, 99712., but its volunteers and employees are
scattered throughout numerous locations. Its business office is
located at 809 North 1500 West, Salt Lake City, UT 84116, (801)
596-1887, email business@pglaf.org. Email contact links and up to date
contact information can be found at the Foundation's web site and
official page at http://www.pglaf.org

For additional contact information:

 | Dr. Gregory B. Newby
 | Chief Executive and Director
 | gbnewby@pglaf.org


Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
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Project Gutenberg™ depends upon and cannot survive without wide spread
public support and donations to carry out its mission of increasing
the number of public domain and licensed works that can be freely
distributed in machine readable form accessible by the widest array of
equipment including outdated equipment. Many small donations ($1 to
$5,000) are particularly important to maintaining tax exempt status
with the IRS.

The Foundation is committed to complying with the laws regulating
charities and charitable donations in all 50 states of the United
States. Compliance requirements are not uniform and it takes a
considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up
with these requirements. We do not solicit donations in locations
where we have not received written confirmation of compliance. To SEND
DONATIONS or determine the status of compliance for any particular
state visit http://www.gutenberg.org/fundraising/donate

While we cannot and do not solicit contributions from states where we
have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition
against accepting unsolicited donations from donors in such states who
approach us with offers to donate.

International donations are gratefully accepted, but we cannot make
any statements concerning tax treatment of donations received from
outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff.

Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation
methods and addresses. Donations are accepted in a number of other
ways including checks, online payments and credit card donations. To
donate, please visit: http://www.gutenberg.org/fundraising/donate


Section 5. General Information About Project Gutenberg™ electronic works.
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Professor Michael S. Hart is the originator of the Project Gutenberg™
concept of a library of electronic works that could be freely shared
with anyone. For thirty years, he produced and distributed Project
Gutenberg™ eBooks with only a loose network of volunteer support.

Project Gutenberg™ eBooks are often created from several printed
editions, all of which are confirmed as Public Domain in the
U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not
necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper
edition.

Each eBook is in a subdirectory of the same number as the eBook's
eBook number, often in several formats including plain vanilla ASCII,
compressed (zipped), HTML and others.

Corrected *editions* of our eBooks replace the old file and take over
the old filename and etext number. The replaced older file is
renamed. *Versions* based on separate sources are treated as new
eBooks receiving new filenames and etext numbers.

Most people start at our Web site which has the main PG search
facility:

  http://www.gutenberg.org
            
This Web site includes information about Project Gutenberg™, including
how to make donations to the Project Gutenberg Literary Archive
Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to subscribe
to our email newsletter to hear about new eBooks.

