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   :PG.Id: 41157
   :PG.Title: Democrazia futurista
   :PG.Released: 2012-10-23
   :PG.Rights: Public Domain
   :PG.Producer: Carlo Traverso
   :PG.Producer: Claudio Paganelli
   :PG.Producer: Barbara Magni
   :PG.Producer: the Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net
   :DC.Creator: Filippo Tommaso Marinetti
   :DC.Title: Democrazia futurista
   :DC.Language: it
   :DC.Created: 1919
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====================
Democrazia futurista
====================

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   .. image:: images/cover.jpg
      :align: center

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.. container:: verso
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   DEMOCRAZIA FUTURISTA

   .. vspace:: 2

   434 — IV-1919 — Cooperativa Grafica degli Operai.

.. clearpage::

.. container:: titlepage
   :class: center

   :large:`F. T. MARINETTI`

   .. vspace:: 1

   :xx-large:`DEMOCRAZIA`

   :xx-large:`FUTURISTA`

   .. vspace:: 1

   :large:`DINAMISMO POLITICO`

   .. vspace:: 2

   :small:`1919`

   FACCHI, EDITORE — MILANO

   :small:`18, VIA DURINI`

.. clearpage::

..

			*Dedico questa prima opera
			di politica futurista ai* :boldit:`Fasci
			politici futuristi` *di MILANO,
			ROMA, FIRENZE, FERRARA, TARANTO,
			PERUGIA, ecc. e all*':boldit:`Associazione
			degli Arditi`.

			.. class:: right

			*F. T. M.*

.. clearpage::

.. contents:: INDICE
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[pg!11]


.. toc-entry:: 1. Un movimento artistico crea un Partito Politico.

1.
==

.. class:: center x-large

Un movimento artistico crea un Partito Politico.

.. vspace:: 2

Il nostro Partito Politico Futurista è nato naturalmente
dalla grande corrente spirituale del movimento
artistico futurista.

Unico nella storia il nostro Partito è stato concepito,
voluto e attuato da un gruppo di artisti
poeti, pittori, musicisti, ecc.: che, carichi di genio
e di coraggio ormai provati, dopo avere svecchiato
brutalmente e modernizzato l'arte italiana
sono giunti logicamente ad una concezione di politica
assolutamente sgombra di retorica, violentemente
italiana e violentemente rivoluzionaria,
libera, dinamica e armata di metodi assolutamente
pratici.

Poichè un passato illustre schiacciava l'Italia
e un *avvenire infinitamente glorioso* ribolliva nel
suo seno, appunto in Italia, sotto il nostro cielo
troppo voluttuoso, l'energia futurista doveva nascere,
dieci anni fa, organizzarsi, canalizzarsi,
trovare in noi i suoi motori, i suoi apparecchi di
illuminazione e di propagazione. L'Italia, più di
qualunque altro paese, aveva un bisogno urgente
di futurismo, poichè moriva di passatismo. L'ammalato
[pg!14]
inventò il proprio rimedio. *Noi siamo i
suoi medici occasionali.* Il rimedio vale per gli
ammalati di ogni paese.

Il nostro programma immediato era di combattimento
accanito contro il passatismo italiano
sotto le sue forme più ripugnanti: archeologia,
accademismo, senilismo, quietismo, vigliaccheria,
pacifismo, pessimismo, nostalgia, sentimentalismo,
ossessione erotica, industria del forestiero,
ecc. Il nostro movimento ultra-violento, anticlericale,
antisozzalista e antitradizionale si fondava
sul vigore inesauribile del sangue italiano e
lottava contro il culto degli avi che, ben lungi
dal cementare la razza, l'anemizza e l'imputridisce.

Il futurismo, nel suo programma totale, era
un'atmosfera d'avanguardia; la parola d'ordine
di tutti gl'innovatori o franchi-tiratori intellettuali
del mondo; l'amore del nuovo; l'arte appassionata
della velocità; la denigrazione sistematica
dell'antico, del vecchio, del lento, dell'erudito e
del professorale; un nuovo modo di vedere il
mondo; una nuova ragione di amare la vita; una
entusiastica glorificazione delle scoperte scientifiche
e del meccanismo moderno; una bandiera
di gioventù, di forza, di originalità ad ogni costo;
un colletto d'acciaio contro l'abitudine dei torcicolli
nostalgici; una mitragliatrice inesauribile
puntata contro l'esercito dei morti, dei podagrosi
e degli opportunisti, che volevamo esautorare e
sottomettere ai giovani audaci e creatori; una cartuccia
di dinamite per tutte le rovine venerate.
[pg!15]

La parola futurismo conteneva la più vasta
formula di rinnovamento; quella che, essendo
a un tempo igienica ed eccitante, semplifica i
dubbî, distrugge gli scetticismi e raduna gli sforzi
in una formidabile esaltazione. Tutti i novatori
s'incontrarono sotto la bandiera del futurismo,
perchè il futurismo proclamava la necessità di
andar sempre avanti, e perchè proponeva la distruzione
di tutti i ponti offerti alla vigliaccheria.
Il futurismo era l'ottimismo artificiale opposto a
tutti i pessimismi cronici, il dinamismo continuo,
il divenire perpetuo e la volontà instancabile. Il
futurismo non era dunque sottoposto alle leggi
della moda nè al logorìo del tempo, non era una
*chiesuola* nè una *scuola*, ma piuttosto un grande
movimento solidale di eroismi intellettuali, nel
quale l'orgoglio individuale è nulla, mentre la volontà
di rinnovare è tutto.

Il futurismo italiano, profeta della nostra guerra,
seminatore e allenatore di coraggio e d'orgoglio
italiano, ha aperto undici anni fa il suo primo
comizio artistico col grido: *W. Asinari di Bernezzo!
Abbasso l'Austria!*

I futuristi organizzarono *Le due prime dimostrazioni*
contro l'Austria nel Settembre 1914 a
Milano in piena neutralità, bruciarono in piazza
otto bandiere austriache e furono incarcerati a
S. Vittore.

Vollero la guerra, lottarono per la guerra e fecero
la guerra.
[pg!16]

.. vspace:: 2

.. class:: center

FUTURISTI

.. class:: center

*Morti in prima linea.*

.. class:: noindent white-space-pre-line

			:small-caps:`Cantucci` (medaglia d'argento).
			:small-caps:`Stojanovich.`
			:small-caps:`Sant'Elia` (medaglia d'argento).
			:small-caps:`Carlo Erba.`
			:small-caps:`Athos Casarini.`
			:small-caps:`Luca Labozzetta.`
			:small-caps:`Luigi Peron-Cabus.`
			:small-caps:`Visone.`
			:small-caps:`Occhinegro.`
			:small-caps:`Angelo Della Santa.`
			:small-caps:`Annunzio Cervi` (medaglia d'argento).
			:small-caps:`Ugo Tommei.`

.. vspace:: 1

.. class:: center

*Feriti in prima linea.*

.. class:: noindent white-space-pre-line

			:small-caps:`Guizzi Doro.`
			:small-caps:`Nino Zuccarello.`
			:small-caps:`F. T. Marinetti.`
			:small-caps:`Nino Formoso.`
			:small-caps:`Jamar` 14.
			:small-caps:`Bolongaro` (medaglia di bronzo).
			:small-caps:`Racchella` (5 ferite — mutilato — medaglia di bronzo).
			:small-caps:`Raffaele Merola` (mutilato).
			:small-caps:`Berr` (4 ferite — 2 medaglie d'argento).
			:small-caps:`Piero Bolzon.`
			[pg!17]
			:small-caps:`Gennari` (mutilato — 3 medaglie d'argento).
			:small-caps:`Soffici` (medaglia di bronzo).
			:small-caps:`Russolo` (mutilato — medaglia d'argento).
			:small-caps:`Vann'Anto'.`
			:small-caps:`Dessy.`
			:small-caps:`Olao Gaggioli` (4 medaglie).
			:small-caps:`Steiner` (mutilato).
			:small-caps:`Mario Carli.`
			:small-caps:`Marcello Manni.`
			:small-caps:`Ugo Piatti.`
			:small-caps:`Ottone Rosai` (medaglia d'argento).
			:small-caps:`Enrico Rocca.`
			:small-caps:`Cerati.`
			:small-caps:`Astarita` (medaglia d'argento).
			:small-caps:`Morpurgo.`
			:small-caps:`Catapano` (medaglia di bronzo).
			:small-caps:`Paolo Rubio.`
			:small-caps:`Businelli` (medaglia d'argento).
			:small-caps:`Raffaello Franchi.`
			:small-caps:`P. P. Carbonelli.`
			:small-caps:`Urrico Foa.`
			:small-caps:`Berto Ronchis` (mutilato — 3 medaglie).
			:small-caps:`Romano Imegli` (2 medaglie).
			:small-caps:`Renato Beccati` (2 medaglie).
			:small-caps:`Renato Zamboni` (mutilato).
			:small-caps:`Giorgio Forlai.`
			:small-caps:`Giovanni Brunetti.`
			:small-caps:`Nino Scotto` (4 ferite).
			:small-caps:`Corrado Giusti.`
			:small-caps:`G. Benasciuti.`
			:small-caps:`Arturo Breviglieri.`

[pg!18]

.. vspace:: 1

.. class:: center

*Morto sotto le armi.*

.. class:: noindent white-space-pre-line

   :small-caps:`Umberto Boccioni`.

.. vspace:: 2

Convinti di avere col genio profetico, il coraggio,
il sangue e la tenacia collaborato ampiamente
alla formidabile vittoria italiana, i futuristi
italiani sentono oggi la necessità di partecipare
direttamente alla direzione politica dell'Italia,
lanciando in avanti un sogno rinnovatore infinitamente
più audace e un programma di libertà
infinitamente più rivoluzionario.

Il *Corriere della Sera* diceva nell'aprile 1917:
«Purchè l'Italia non sia, come a volte pare, un
organismo sociale *sui generis*, nè aristocrazia nè
democrazia, ma gerontocrazia, una gelosa repubblica
senile ove — salvo strabilianti eccezioni — è
preclusa la strada a chi non sia tanto stagionato
e infiacchito da non dare ombra a nessuno».

Sì: è così. È assolutamente così, ed è contro
questa Italia schifosa — sostenuta in realtà dal
*Corriere* stesso — che noi combattiamo da dieci
anni.

Il manifesto del Partito Politico Futurista Italiano,
pubblicato e lanciato l'11 febbraio 1918,
dichiara:

«Bisogna portare la nostra guerra alla sua
vittoria totale, cioè allo smembramento dell'impero
austro-ungarico, e alla sicurezza dei nostri
naturali confini di terra e di mare, senza di che
non potremmo avere le mani libere per sgombrare,
pulire, rinnovare e ingigantire l'Italia».
[pg!19]

La nostra profezia, come altre nostre, si è pienamente
realizzata. Il nostro ottimismo futurista
molte volte deriso, combattuto da quasi tutti, ha
avuto pienamente ragione.

Abbiamo le mani libere. Incominciamo dunque
senza ritardo a sgombrare, pulire, rinnovare e
ingigantire l'Italia, liberandola dal peso del passato
e dello straniero.

Il Partito Futurista vuole una Italia libera,
forte, non più sottomessa al suo grande Passato,
al forestiero troppo amato e ai preti troppo tollerati:
una Italia fuori tutela, assolutamente padrona
di tutte le sue energie e tesa verso il suo
grande avvenire.

Il Partito Politico Futurista sarà nettamente
distinto dal movimento artistico futurista. Questo
continuerà nella sua opera di svecchiamento e
rafforzamento del genio creativo italiano. Il movimento
artistico futurista, avanguardia della sensibilità
artistica italiana, è necessariamente sempre
in anticipo sulla lenta sensibilità del popolo.
Rimane perciò una avanguardia spesso incompresa
e spesso osteggiata dalla maggioranza che non
può intendere le sue scoperte stupefacenti, la brutalità
delle sue espressioni polemiche e gli slanci
temerari delle sue intuizioni.

Il Partito Politico Futurista invece intuisce i
bisogni presenti e interpreta esattamente la coscienza
di tutta la razza nel suo igienico slancio
rivoluzionario. Potranno aderire al Partito Politico
Futurista tutti gli italiani, uomini e donne
[pg!20]
d'ogni classe e d'ogni età, anche se negati a qualsiasi
concetto artistico e letterario.

Le ostilità suscitate dal Futurismo artistico non
devono turbare i nuovi aderenti al Partito Politico
Futurista.

Le opere artistiche del movimento futurista possono
apparire ai loro occhi troppo programmatiche
e violente, troppo cariche di voluto e di
teorico.

Ciò è naturale.

Le faccie di coloro che scavano un *tunnel* sono
contratte dallo sforzo violento e tenace.

Le faccie di coloro che entrano in un *tunnel*
sdraiati in un treno di lusso veloce sono calme,
allentate, appagate, soddisfatte e senza contrazioni.

Il nostro Partito Politico vuole creare una libera
democrazia futurista che disprezzando le utopie
pacifiste al latte-e-miele tragga la sua potenza
di sviluppo dal valore tipico energetico di tutto
il popolo italiano.

Questa italianità provata e glorificata nelle vittorie
sanguinose dal più umile fante, deve trasformarsi
domani, nel più umile fante (operaio o
contadino) in un saldo orgoglio di sentirsi italiano.

Tutte le audacie, tutti i progressi e tutte le libertà
in questa grande luce che si chiama Italia.

L'Italia unico sovrano.

Tutto, tutto per la libertà il benessere il miglioramento
fisico e intellettuale la forza il progresso
[pg!21]
la grandezza e l'orgoglio italiano del più umile e
più piccolo italiano.

Essere italiano è oggi un titolo di nobiltà altissimo,
un grande diritto, un valore incalcolabile.

Noi Futuristi esigiamo dunque da ogni italiano
un nuovo sforzo eroico perchè superando tutte le
debolezze della razza calpestando e uccidendo
ogni viltà e ogni abitudine del cervello del cuore
e dei nervi tronchi brutalmente con tutto il suo
passato e appaia finalmente virilissimo, *nuovissimo*,
*italianissimo*.

Il Partito Politico Futurista si dichiara dunque
nettamente antimonarchico, ma non contentandosi
del rancido e floscio ideale repubblicano
vuole giungere ad un governo tecnico di 30 o 40
giovani direttori competenti senza parlamento,
eleggibili da tutto il popolo mediante sindacati.

Il Partito Politico Futurista avendo per obbiettivo
la *massima* libertà, il *massimo* benessere e
la *massima* potenza di produzione di tutti gli italiani,
tutti portati al loro massimo valore, vuole
l'abolizione graduale del matrimonio mediante il
divorzio facilissimo, il voto alle donne e la loro
partecipazione all'attività nazionale. Inoltre abolire
l'attuale sistema di Polizie e di Questure
riducendo al minimo l'attuale complicata inefficace
difesa del cittadino che deve — *anzitutto* — difendersi
da sè.

Il Partito Politico Futurista vuole inoltre con
un anticlericalismo intransigentissimo liberare
[pg!22]
l'Italia dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache,
dai ceri e dalle campane.

Il Partito Futurista ha come unica religione
l'Italia di domani, non ammette mezzi termini,
esige senz'altro l'espulsione del Papato.

Il manifesto del Partito Politico Futurista dichiarava
nel febbraio 1918:

«Mantenere l'esercito e la marina in efficienza
fino allo smembramento dell'Impero austro-ungarico.
Poi, diminuire gli effettivi al minimo, preparando
invece numerosissimi quadri di ufficiali
con rapide istruzioni. Esempio: duecentomila uomini
con sessantamila ufficiali, la cui istruzione
può essere suddivisa in quattro corsi trimestrali
ogni anno. Educazione militare e sportiva nelle
scuole. Preparazione di una completa mobilitazione
industriale (armi e munizioni) da realizzarsi
in caso di guerra contemporaneamente alla
mobilitazione militare. Tutti pronti, con la minore
spesa, per una eventuale guerra o una eventuale
rivoluzione».

Poichè lo smembramento dell'Impero austro-ungarico
è un fatto compiuto, noi crediamo di
superare questa concezione propugnando senz'altro
l'abolizione della coscrizione, la creazione
di un piccolo esercito volontario che organizzerà
le nostre colonie e sarà il punto di partenza di
una eventuale improvvisazione di grande esercito
in caso di guerra.
[pg!23]


.. toc-entry:: 2. La servaccia e i quadri degli antenati.

2.
==

.. class:: center x-large

La servaccia e i quadri degli antenati.

.. vspace:: 2

La vita italiana si riduce a una convivenza
cretina di quadri d'antenati e di una lurida servaccia.

Sotto i quadri d'*antenati* senza autorità e senza
prestigio che spandono intorno in una penombra
tediosa pessimismo, pedantismo, austerità professorale,
verbalismo patriottico e polvere di Roma
antica, s'aggira sporca taccagna provinciale brindellona
la servaccia che fa tutto male, tiene malissimo
la casa, non vuole migliorare nulla, perde
le giornate a verificare le spese di cucina, ha sempre
paura di spendere e di rovinarsi ed è tronfia
perchè sa fare una minestra non troppo salata
che costa poco.

I quadri d'antenati sussurrano: «ricordate le
legioni romane, l'urbe.... I padri conversanti lunghesso
il Fiume Sacro....».

La servaccia spiega freneticamente come mediante
le sue chiacchiere coi fornitori e la sua
pertinacia turbolenta sa conservare il prestigio del
padrone di casa, si tiene in buoni rapporti col
dottore, ecc.
[pg!26]

Vanta il suo eroico libero pensiero perchè fa
le corna dietro le spalle ai preti.

Va però in chiesa, è amica del delegato e sa
veramente strangolare una *spaventosa* economia.

La servaccia e i quadri d'antenati si rivoltano
ferocemente all'idea di cambiar casa.

Sono d'accordo anche sulla conservazione della
polvere, dei tarli, dei topi, della muffa, dei prefetti,
ecc.

I quadri d'antenati si chiamano Boselli e Salandra,
la servaccia si chiama Giolitti o Bissolati.
[pg!27]


.. toc-entry:: 3. Ideologie sfasciate dalla conflagrazione.

3.
==

.. class:: center x-large

Ideologie sfasciate dalla conflagrazione.

.. vspace:: 2

1º La conflagrazione ha prodotto lo sfasciamento
del concetto religioso della Provvidenza e
dell'intervento divino negli avvenimenti terrestri.

2º La conflagrazione ha prodotto lo sfasciamento
delle logiche e dei sistemi filosofici quadrati
e chiusi. Un sintomo: il suicidio tentato dal
filosofo Ardigò.

3º La conflagrazione ha prodotto la glorificazione
della forza brutale e del diritto compenetrati.

La conflagrazione cominciò con una aggressione
della Forza Bruta al Diritto. Il Diritto, invenzione
audace del cervello umano come l'Amore
Puro Eterno Unico è un freno ideale creato per
contenere nei limiti le forze brutali. Il Diritto però
esagerò le sue pretese esagerando in quietismo,
pietismo, pacifismo internazionalista, rammollimento
fisiologico, ipertrofia del cervello a scapito
della muscolatura. Il Diritto così gradualmente
minacciava di evirare sviare e ammosciare
l'umanità.
[pg!30]

Gli Imperi Centrali furono evidentemente scelti
dal *grande Equilibrio Universale* delle forze per
ristabilire i diritti della forza brutale contro gli
eccessi del Diritto.

Scoppiò la lotta fra il Diritto, gran freno spirituale,
e la Forza che ha per ragione d'essere la
sua stessa sfrenatezza.

Se gli Imperi Centrali avessero avuto oltre alla
forza il genio elastico improvvisatore avrebbero
vinto e soppresso le razze avvelenate di pacifismo,
che credevano di potersi difendere con l'unica
arma del Diritto.

Gli Imperi Centrali avevano invece come zavorra
pericolosa il preparazionismo pedantesco
professorale, aprioristico della loro razza, che tolse
loro ogni divinazione, ogni agilità improvvisatrice.

L'Intesa, formata di razze malate di pacifismo
e padrone assolute del Diritto, fu più volte colpita
e quasi atterrata imparando così a proprie spese
a valutare la forza brutale e la necessità della violenza
e imparando inoltre a svalutare un poco la
fragile benchè esistente divinità del Diritto.

L'Intesa vinse gli Imperi Centrali poichè seppe — combattendo — imparare
da loro quel poco
che potevano insegnare. Dall'Intesa vittoriosa
nasce una concezione di nuova umanità veramente
futurista, fatta di violenza rivoluzionaria,
elastica, improvvisatrice, eroica di spirito, muscoli,
ferro.

Gli Imperi Centrali servirono unicamente a dare
con la loro aggressione una lezione di forza brutale
[pg!31]
al Diritto. Il Diritto esce dalla lotta agilissimo
ma inguainato di duttile acciaio.

Non dimentichiamo il favoritismo esplicito e
palese che le forze misteriose dimostrarono nel
dosare sui campi di battaglia le temperature, le
intemperie invernali alle offensive germaniche.
Uragani, pioggie, nevi, collaborarono fino all'ultima
fase con Hindenburg e Ludendorff.

Le forze misteriose dirigevano così la guerra,
formidabile coito che tendeva a mescolare e ad
equilibrare la Forza e il Diritto, compenetrandoli
in un corpo a corpo sanguinario.

La Forza doveva sverginare il Diritto, fecondarlo
di nuova forza e morire perchè nascesse
un Diritto più forte.

4º La conflagrazione ha prodotto coi suoi contraccolpi
lo sfasciamento dell'Amor Puro. L'amor
puro con tutti i suoi corollarî di fedeltà e di costrizioni
matrimoniali è l'esagerazione e degenerazione
dell'amore fisico: coito naturale. Così
il Pacifismo pietista è l'esagerazione e la degenerazione
del Diritto.

La conflagrazione costrinse l'umanità a delle
forme d'amore libero, fugace, senza domani.

Abbiamo avuto la fusione delle razze più lontane
che si rinforzavano così fisiologicamente.

Molti maschi diversi di razze diversissime venuti
da tutte le parti del mondo per unirsi in coiti
imprevisti e veloci con una sola donna. Sfasciamento
del matrimonio tradizionale, dispersione
della famiglia, amore libero e rapido. Sfasciamento
[pg!32]
delle tradizioni e delle abitudini sentimentali.
Bonifica brutale del cuore-pantano dove si
ferma la carne-istinto.

La conflagrazione, sintesi di patriottismo accanito,
di militarismo, di garibaldinismo improvvisatore,
di forza rivoluzionaria, d'imperialismo e
di spirito democratico, ha sconfessato tutti i partiti
politici, ridicolizzato tutti i calcoli diplomatici,
frantumato tutti i quietismi, sgretolato o spaccato
tutti i passatismi, e rinnovato il mondo.

La conflagrazione ha liberato igienicamente il
mondo da tutti i mediovalismi (Czarismo, Kaiserismo,
ecc.).

La conflagrazione ha dimostrato il fallimento
inevitabile del concetto di preparazione metodica
di quadratura pesante e di cultura.

La conflagrazione ha dimostrato il trionfo del
concetto d'improvvisazione elastica intensiva. La
preparazione stanca e irrita la Fortuna. L'improvvisazione
attira e seduce la Fortuna.

La conflagrazione ha sviluppato tutte le scienze
e tutti gli sports, velocizzato e centuplicato le comunicazioni
terrestri, marine ed aeree.

La conflagrazione ha sventrato a cannonate i
cimiteri; dissodato e arato a cannonate le solitudini
romantiche; decapitato a cannonate le montagne;
sconvolto, sfasciato e vivificato a cannonate
le città morte; scavalcato e rovesciato monumenti
e cattedrali; condannato alla fame le città
passatiste che persistono a vivere sfruttando il loro
passato e svalutato e spaventato per sempre la
pericolosa e umiliante industria del forestiero.
[pg!33]

La conflagrazione ha massacrato il «buon gusto»,
le delicatezze effemminate, i bizantinismi
psicologici, i decadentismi e gli estetismi (Baudelaire,
Mallarmé, Oscar Wilde, D'Annunzio) le
estasi mistiche, le nostalgie e tutti i sentimentalismi
delle rovine.

La conflagrazione ha snobilitato, svalutato e
ridotto l'amore alle sue proporzioni naturali. Tutti
i soldati al fronte sapevano di essere, più o meno,
traditi dalle loro donne ma se ne infischiavano.

La conflagrazione ha denigrato e preso a calci,
col suo vasto massacro a ripetizione, il patriottismo
commemorativo che morrà soffocato — lo
speriamo — sotto la valanga degli eroi da commemorare.

La conflagrazione ha inspirato ai nostri grandi
generali dei proclami duri, veloci, incisivi, balzanti,
essenziali, che sono quasi *parole in libertà*
di guerra.

La conflagrazione ebbe per oppositori accaniti
tutti i nemici del futurismo: conservatori, quietisti,
tradizionalisti, clericali, uomini d'ordine, eruditi,
archeologhi, critici, professori e avvocati (tipo
Barzellotti, Benedetto Croce, Enrico Ferri,
Claudio Treves).

La conflagrazione ha spento a cannonate le
lampade dei filosofi e fatto tremare l'impiantito
sotto i podagrosi piedi pensanti dei sedentarî che
volevano sgovernare l'Italia dal fondo delle biblioteche
e dei musei.

La conflagrazione è la nostra prima giovanissima
parolibera futurista.
[pg!34]

Tutti i partiti politici: conservatori, clericali,
democratici, nazionalisti tradizionali, socialisti interventisti,
anarchici e socialisti ufficiali si sono
trovati a disagio in questa conflagrazione milita-rivoluzionaria.

Noi soli futuristi fummo veramente a posto nella
conflagrazione: la prevedemmo, la comprendemmo
e ricevemmo le sue confidenze segrete...

La conflagrazione era già tutta contenuta nel
1º Manifesto del futurismo (pubblicato nel «Figaro»
di Parigi il 20 febbraio 1909) che sembrò
contradittorio e pazzesco, mentre era semplicemente
profetico.
[pg!35]


.. toc-entry:: 4. Vecchie idee a braccetto da separare.

4.
==

.. class:: center x-large

Vecchie idee a braccetto da separare.

.. vspace:: 2

La politica prima di noi ha vissuto sempre di
luoghi comuni o meglio ancora di idee a braccetto
che camminavano stupidamente sempre legate
da una illusoria parentela che in realtà non esiste.

Quando si dice: monarchia, si pensa immediatamente
all'esercito, alla guerra, alla patria, al
patriottismo. E questo è ammissibile. Ma è assurdo
che dicendo, per esempio, le parole patria,
patriottismo, guerra, esercito entusiasta, si debba
pensare forzatamente alla idea di monarchia reazionaria.

Quando si dice: nazionalismo, si pensa immediatamente
a spirito conservatore, a imperialismo
rapace e sistematico, a spirito tradizionale e reazionario,
a repressione poliziesca, a militarismo,
ad aristocrazia blasonata, a clericalismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: democrazia, si pensa immediatamente
a spirito imbelle, umanitario, pacifista,
pietista, quietista, rinunciatario, anticoloniale,
umile, internazionalista, e senza orgoglio di
razza o negatore delle razze.

Idee a braccetto da separare brutalmente.
[pg!38]

Quando si dice: rivoluzione, si pensa immediatamente
ad antipatriottismo, a internazionalismo
e a pacifismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si dice: educazione sportiva, slancio,
coraggio, audacia, forza muscolare, mania del record,
si pensa immediatamente alla monarchia
imperialista o clericale.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Quando si parla di giustizia, di eguaglianza, di
libertà, diritti del proletariato, dei contadini e dei
nullabbienti e della lotta contro il parassitismo, si
pensa immediatamente all'antipatriottismo, all'internazionalismo
pacifista, al marxismo, al collettivismo.

Idee a braccetto da separare brutalmente.

Il regno di questi luoghi comuni legati assurdamente
insieme per l'eternità ha fatto sì che una
delle frasi del primo manifesto futurista pubblicato
11 anni fa, la quale glorifica insieme il patriottismo
e il gesto distruttore dei libertarî, sembrò alle
mentalità politiche una pazzia o un puro scherzo.

Tutti trovavano assurdo o buffo che l'idea libertaria
andasse per la prima volta a braccetto
con l'idea di patria. Come mai la parola patriottismo
non era quel giorno accompagnata dalla
sua amica monarchia d'ordine e reazionaria?

Come mai l'idea: *gesto distruttore dei libertarî*
non era quel giorno accompagnata dalla sua
inseparabile amica: *antipatriottismo*?

Stupore enorme nei cervelli così detti politici, i
[pg!39]
quali si nutrono di luoghi comuni e di ideologie
libresche, nella loro assoluta incapacità di interpretare
la vita, le razze, le folle, gli individui.

Ma il loro stupore ingigantì maggiormente quando
nel maggio glorioso del 1915 videro ad un
tratto nelle piazze burrascose di Milano e di
Roma passeggiare di nuovo la coppia strana: Gesto
distruttore dei libertarî e Patriottismo, con dei
nomi nuovi come Mussolini, Corridoni, Corradini,
Garibaldi, Marinetti, al grido unico di: *Guerra
o Rivoluzione*.

Noi oggi separiamo l'idea di Patria dall'idea di
Monarchia reazionaria e clericale. Uniamo l'idea
di Patria con l'idea di Progresso audace e di democrazia
rivoluzionaria, antipoliziesca.

Ma occorre separare brutalmente una ben più
grave unione cretina: quella di queste due idee a
braccetto oggi in molti giornali italiani e d'Europa:
Società delle Nazioni e Pacificazione della
volontà vendicativa dei vinti.

E queste altre idee a braccetto: Concessioni ai
popoli inferiori e senza civiltà e Conservazione
della Pace.

Idee a braccetto assurde.

Per sostenere le forze della Intesa nella grande
conflagrazione fu necessario unire l'idea di guerra
con l'idea di *ultima guerra*. E l'idea di vittoria
con l'idea di vittoria senza vincitori e senza vinti.

Si pensava vagamente ad una Pace di compromesso,
ma si lottava ferocemente per abbattere
il nemico.
[pg!40]

Come mai si poteva sperare che questo nemico
una volta abbattuto pacificasse immediatamente
il suo cuore senza covare un desiderio accanito di
vendetta?

L'idea di vittoria completa si era stranamente
sposata con la idea di una Germania felice di essere
stravinta. E l'idea di una Intesa vittoriosa si
era stranamente sposata con la idea di una Intesa
quasi mortificata di aver vinto.

I nostri contradittori gridano alla truffa, la chiamano
anzi la truffa all'europea. Come! ci gridano:
la conflagrazione non servirà dunque a stabilire
una Pace eterna? Presto! presto! ad ogni costo,
fondiamo la *Società delle Nazioni* per impedire
la possibilità di una nuova guerra. Nella loro Società
delle Nazioni bisognerebbe far sedere intorno
all'unico tavolo pacifero i vincitori che erano
stati aggrediti e non avevano voluto la guerra, i
vinti che l'avevano brigantescamente ordita, i neutri
che l'avevano vigliaccamente contemplata dal
balcone, i neonati sani e i neonati rachitici con alcuni
popoli marci decrepiti.

Ma bisognerebbe anche che tutti lasciassero
fuori dalla porta i loro caratteri tipici: logico orgoglio
del vincitore, desiderio logico di vendicarsi
nel vinto; sano appetito di neonato forte, nevrosi
di neonato morituro, subdole cocciutaggini di vecchio
decrepito, ecc.

La Vita crea, domina e plasma le ideologie.
Ogni idea politica è un organismo vivo. I partiti
politici sono quasi sempre destinati a diventare
dei grandi cadaveri gloriosi.
[pg!41]

I partiti che ebbero un grande passato sono
quelli che mancano oggi di vitalità. Legge futurista.
I repubblicani sono oggi ridotti ad un impotente
dottrinarismo che si contenta di invocare
l'ombra di Mazzini. In realtà Mazzini è vivo come
Cavour è vivo, mentre Cappa e Comandini sono
dei morti, come Salandra è un morto.

Partendo da queste nostre concezioni futuriste,
il futurista Volt dimostra precisamente come non
si possa oggi invocare una tradizione, poichè questa
tradizione è assolutamente antinazionale:

«La nostra grande vittoria è un fatto assolutamente
*nuovo* nella storia d'Italia. Di fronte alla
monumentale imbecillaggine degli «assidui» che
ingombrano le colonne dei quotidiani con proposte
di archi di trionfo, colonne Vendôme, aquile
e trofei da carnevale archeologico, giova oggi più
che mai ripetere che la grandezza italiana non ha
nulla a che fare con quelle antiche grandezze.
*Noi non dobbiamo nulla al passato.* Unica fra le
potenze d'Europa, l'Italia è una nazione che manca
di tradizioni nazionali. Viceversa, l'Italia abbonda
di tradizioni regionali, anazionali o addirittura
antinazionali. Noi esamineremo queste tradizioni
nefaste attraverso le varie classi, i vari strati
della società italiana.

1. *Esercito.* L'argomento è troppo delicato
perchè se ne possa parlare oggi.

2. *Clero.* Si può discutere sulla opportunità
di rinfocolare il dissidio fra Chiesa e Stato, ma in
ogni modo, questo dissidio *esiste*, almeno allo stato
[pg!42]
latente ed è vano negarlo. La ragione di questo
dissidio sta appunto nelle *tradizioni antinazionali*
che tenacemente sopravvivono nello organismo
della Chiesa Italiana. Vi sono bensì molti
cattolici che sono al tempo stesso buoni patrioti
ed è da augurarsi che aumentino: ma essi rappresentano
nel senso del clericalismo tradizionale
una forza rivoluzionaria.

3. *Aristocrazia.* I figli dell'aristocrazia italiana
hanno fatto il loro dovere sui campi di battaglia
*nè più nè meno* che i figli del popolo e della
borghesia, ma nel suo complesso non si può dire
che l'aristocrazia si sia messa alla testa della nostra
guerra nazionale. Dalle sguaiate denigrazioni
di alcuni «figli di preti» al blando ostruzionismo
dei blasonati ammiratori del demagogo di Dronero,
il neutralismo ha fatta larga presa nella
classe nobiliare. Ciò si deve all'assenza di tradizioni
nazionali nell'albero genealogico delle più
antiche famiglie italiane. Queste tradizioni non
potevano esserci, per la semplice ragione che l'Italia,
come stato unitario, non ha un passato qualsiasi.
Bene o male, siamo una nazione di «parvenus».
Coloro dunque che nell'aristocrazia italiana
si sono «ralliés» al nuovo regime, aderendo entusiasticamente
alla nostra ultima guerra d'indipendenza,
hanno dovuto per ciò stesso futuristicamente
rinnegare le ombre borboniche o austriacanti
dei loro antenati. E sono entrati nella vita.

4. *Borghesia.* Ciò che costituisce la gloria della
nuova classe dirigente, la borghesia, è la potenza
[pg!43]
produttiva del lavoro. Ma la recente fioritura
delle nostre industrie e del commercio, non
si riannoda in alcun modo al passato. L'industria
italiana si è modellata sull'esempio dell'industria
forestiera; nessuna traccia resta fra noi dell'attività
commerciale dei Comuni medioevali e delle
gloriose Repubbliche marinare.

Ciò che di tradizionale resta nella nostra vita
economica è solamente un elemento *negativo*, un
ingombro, una palla di piombo legata al piede!
Misoneismo, «routine», abitudini sedentarie, orrore
delle innovazioni tecniche, mancanza di iniziativa,
paura del rischio, micromania, contentamento
del piccolo e non sudato guadagno, ecco
l'eredità che il nostro «grande passato» lasciò
alle industrie ed al commercio italiano. È in forza
della tradizione, che il contadino si rifiuta di adoperare
le nuove macchine agricole, che il banchiere
ha paura di dare il suo sussidio alle nuove
industrie, che l'industriale si guarda bene di allargare
la cerchia delle proprie operazioni. Tutto ciò
che di buono è stato fatto nel campo economico,
è stato uno schiaffo di più alle così dette «\ *sante
memorie*». L'Italia non potrà divenire una grande
potenza economica, se non riuscirà a sbarazzarsi
totalmente del peso della sua tradizione.

5. *Proletariato.* Nella mente dei più il disfattismo
popolare è strettamente associato alla idea
di rivoluzione. Niente di più falso. Il disfattismo
non è che l'eredità di dieci secoli di servitù nazionale.
Esiste, nella plebe italiana, e specialmente
[pg!44]
nelle campagne, una antichissima tradizione antigovernativa,
anti-militarista, anti-nazionale, *anteriore
al socialismo*, e che il socialismo non fece
che sfruttare abilmente, come la sfruttarono i sanfedisti
al tempo non tanto lontano della «\ *guerra
del brigantaggio*».

Lo spirito che anima certe «leghe» di Romagna
è identico nella sostanza allo spirito della *mafia*
siciliana e della *camorra* napoletana. Il socialismo
non ha fatto che sovrapporre la sua etichetta
rossa su di una vecchia merce avariata. Del
resto basta avere ascoltato certe canzonaccie, rampollate
da chi sa quali bassifondi del disfattismo
popolare, per sentire come nulla di nuovo, di
ardito, nulla di idealmente rivoluzionario vi sia
in un tale stato di animo.

È l'uomo primitivo timido e selvatico, che nello
stato moderno non vede che il Consiglio di leva
e l'esattore delle imposte, il «Moloch» divoratore
di uomini e di beni; è il bruto originario, attaccato
come una talpa alla miseria della propria
tana, che la guerra ha strappato alle querimonie
domestiche e alle angustie del mestiere quotidiano,
lanciandolo verso il rischio, l'avventura,
l'ignoto, rinnovandolo e facendo di lui, suo malgrado,
un uomo. Contro quest'opera della guerra,
contro questa vera e grande rivoluzione spirituale
del popolo italiano, si oppone, sorda e tenace, la
resistenza della tradizione. A noi la scelta! La
guerra ha posto un dilemma fra il passato e l'avvenire.
Da una parte, tutte le forze antinazionali
[pg!45]
del passato, che si ragrupparono sotto le ambigue
insegne del neutralismo. Dall'altra l'Italia. Il grano
e il loglio da ardere. La vita contro la morte.
Essere futurista, significa avere optato per la vita.
Combattere il passatismo, significa combattere
una tradizione antinazionale che ha la sua radice
nei secoli. Perchè, in Italia, tradizione è sinonimo
di disfatta».
[pg!47]


.. toc-entry:: 5. Crollo di filosofi e storici, sibille a rovescio.

5.
==

.. class:: center x-large

Crollo di filosofi e storici, sibille a rovescio.

.. vspace:: 2

Quando ho del tempo da perdere mi diverto a
guardare attentamente dentro le filosofie, a smontarle,
a ricomporle, come i bambini guardano
dentro a un orologio, lo smontano e lo ricompongono,
senza guardare l'ora segnata dalla freccia,
poichè so che certamente quella non è l'ora
vera.

I filosofi e gli storici non avevano previsto la
conflagrazione, hanno creduto per molto tempo
nella invincibilità della Germania.

In novembre furono brutalmente rovesciati dal
tremendo ceffone della vittoria.

Data la pendenza del terreno hanno la testa
bassa e i piedi in alto. Io li chiamo *Sibille rovesciate*
o *Sibille a rovescio*. Sono terrorizzate. Speravano
nella quiete e vedono intorno un terreno
terremotato con molte mine inquiete. Tremano
che il disordine continui.

II terrore è pessimo consigliere. Non capiscono.
E come sempre si sbagliano nel prevedere.

Sono le «Sibille a rovescio». Mi spiego: Volete
[pg!50]
prevedere il futuro? Pensate esattamente il
contrario di ciò che prevedono.

Se mormorano piangendo che la rivoluzione sta
per scoppiare, è certo che la rivoluzione scoppierà
fra 5 anni.

Se la prevedono lontana essa può scoppiare
stasera.

La più caratteristica di queste sibille a rovescio
è Guglielmo Ferrero.

Pochi mesi prima dell'*ultimatum* austriaco alla
Serbia egli esaltava la invincibilità della Germania
e la impossibilità della conflagrazione.

In realtà filosofi e storici avendo fatto della filosofia
e della storia dei mestieri lucrativi, tengono
assolutamente alla immobilità della loro lampada
serale sul tavolo ingombro di documenti e temono
gli scossoni fragorosi e tetri della piazza rivoluzionaria.

Prendono dunque per realtà l'ideale verdegiallo
della loro vigliaccheria sedentaria e editoriale.

Giorgio Sorel in un recente articolo intitolato:
«*Dubbi sull'avvenire intellettuale*» piange sul tradimento
intellettuale del filosofo francese Boutroux
che «dopo aver consacrato la sua lunga
carriera ad insegnare il culto di Kant ha sentito il
bisogno di apprenderci che non aveva mai compreso
l'insegnamento del vecchio maestro di Konisberga.
Il venerato patriarca dell'idealismo trascendentale
non sarebbe stato, secondo la nuova
vulgata del Boutroux, che un esecrabile «*boche*».
[pg!51]

Giorgio Sorel vede in ciò una volgare genuflessione
davanti al patriottismo rozzo, volgare e
cieco.

Con la tipica mancanza di intuizione che caratterizza
tutti i filosofi, Sorel errava quando dava
importanza al pensiero di Boutroux kantiano.

Boutroux, era uno dei tanti professori di filosofia
ciecamente innamorati di Hegel e di Kant. La
loro paura fisica, la loro tremante sensibilità di
topi di biblioteca intravedevano nella filosofia
autoritaria germanica un ideale paradiso d'ordine
per i molti libri, studi e scartafacci da compulsare
e divorare in pace.

Naturalmente Boutroux, come tutti i filosofi e
storici del mondo s'indignarono di vedere ad un
tratto la filosofia autoritaria germanica esplodergli
sulla testa volumi d'acciaio e gaz asfissianti.

In realtà non vi era trasformazione. La Germania,
dopo avere massacrato il mondo sotto il
peso delle sue ideologie pedantesche e professorali,
professoralmente e culturalmente bombardava
donne, vecchi e bambini con nuovi pesi, nuove
indigestioni, feroci, tediose e senza risultato.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di
Kant e di Hegel.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di
Boutroux.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di
Sorel.

Professoralismo aprioristico e cieco quello di
Hindenburg e di Ludendorff.
[pg!52]

Altrettante pesanti armature ideologiche che
dovevano essere sfasciate dalla straripante esplodente
realtà.

Noi futuristi non abbiamo *mai* dato importanza
positiva nè a Kant, nè a Hegel, nè a Boutroux,
nè a Hindenburg, nè a Ludendorff.

Abbiamo previsto dieci anni prima, con sicurezza,
la grande conflagrazione, il crollo della Germania,
che priva di facoltà artistica improvvisatrice,
creatrice, plasmatrice e rivoluzionaria, non
poteva *assolutamente* vincere.

Eravamo convinti che l'unico ambiente intellettuale
favorevole alla comprensione, divinazione,
e dominazione delle forze mondiali è l'ambiente
futurista che noi sintetizziamo con queste
parole: «guerra o rivoluzione».

Giorgio Sorel dice: «l'arte, la religione, la filosofia
sono inseparabili».

Non è vero. La filosofia e la religione sono per
noi futuristi due questure create dalla paura dell'*al
di qua* — guerra o rivoluzione — e dalla
paura dell'*al di là* — inferno.

L'arte è per noi inseparabile dalla vita. Diventa
arte-azione e come tale è sola capace di forza
profetica e divinatrice.

Il filosofo De Ruggero ed altri filosofi parlano
oggi del trionfo del *liberalismo* (concretato nella
Intesa) sullo *Stato organizzatore* (concretato nella
Mitteleuropa). Oppongono il liberalismo dell'Intesa,
figlio dell'individualismo calvinistico della
[pg!53]
Riforma, all'ordine accentratore della Germania,
figlio dell'universalismo teologico del medioevo.

Accusano il liberalismo di essersi sciupato nella
ideologia democratica della rivoluzione e nello
sparpagliamento nazionalistico della restaurazione.

Si vede nettamente che prevedevano la sconfitta
del liberalismo e si affannano ora a legittimare
e a dimostrare naturale il suo trionfo inaspettato
con mille cavilli inconcludenti.

Trovano, per esempio, che il liberalismo non
era così disgregato come sembrava e che d'altra
parte ha manifestato una forza di simpatia e d'attrazione
coll'attirare altre idealità liberali e conquistare
così un numero sempre crescente di alleati
alla Intesa.

Benedetto Croce annaspando anche lui per conciliare
la sua germanofilia di ieri col suo terrore
della rivoluzione d'oggi, parla tremando della vittoria
del liberalismo sul tipo di civiltà a base di
organizzazione e di centralizzazione.

Spettacolo miserevole di questi poveri ciechi,
mutilati dal Passatismo.

È assurdo parlare di liberalismo e di Mitteleuropa
organizzatrice.

La conflagrazione segna la vittoria delle razze
coalizzate più geniali, più elastiche, più dotate di
immaginazione improvvisatrice sulle razze coalizzate
meno geniali, meno elastiche, più professorali,
ecc.

Fu la sconfitta del *filosofumo*, del cultoralismo,
[pg!54]
del criticismo teorico. I filosofi e storici passatisti
sono stati sconfitti dagli scugnizzi rivoluzionarî
e poeti futuristi.

Io scrivevo molto tempo fa:

Questa è una guerra di

.. class:: center white-space-pre-line

poeti contro critici
istintivi contro culturali
allievi geniali contro professori pedanti
improvvisatori contro preparatori
elastici contro pesanti
futuristi contro passatisti.

[pg!55]


.. toc-entry:: 6. Idee-muri da sfondare.

6.
==

.. class:: center x-large

Idee-muri da sfondare.

.. vspace:: 2

Vi sono delle idee-muri, e cioè dei difficilissimi
problemi da risolvere che i cervelli politici nella
loro viltà incapace hanno da tempo abbandonato
senza soluzione. Tutti si fermano dinanzi a queste
idee-muri:

\ 1. Il Principio della Famiglia è intangibile.

\ 2. Il Parlamento non è rimpiazzabile.

\ 3. Il Popolo non può vivere senza religione.

\ 4. Non si può abolire il Denaro.

\ 5. La Società non può sussistere senza polizie e questure.

\ 6. Il dissidio fra capitale e lavoratori è insanabile.

\ 7. L'educazione dei bambini deve essere necessariamente a base affettiva.

\ 8. È indispensabile per lo sviluppo di una nazione un lungo periodo di pace senza pericolo di rivoluzione o di guerra.

Altrettante idee-muri da sfondare.
[pg!59]


.. toc-entry:: 7. Contro il matrimonio.

7.
==

.. class:: center x-large

Contro il matrimonio.

.. vspace:: 2

La famiglia come è costituita oggi dal matrimonio
senza divorzio è assurda, nociva e preistorica.
Quasi sempre un carcere. Spesso una tenda di
beduini con la lurida mescolanza di vecchi invalidi,
donne, bambini, porci, asini, cammelli, galline
e sterco.

La sala da pranzo familiare è il bicotidiano
scaricatoio di bile, malumore, pregiudizî e pettegolezzi.

In questa grottesca pigiatura di anime e di nervi
la noia continua e le vane irritabilità spremono
e corrodono sistematicamente ogni slancio personale,
ogni iniziativa giovanile, ogni decisione pratica
e fattiva.

I caratteri più energici e più marcati si consumano
in questo sfregamento assiduo di gomiti.

Avviene un contagio e talvolta una vera epidemia
di cretinerie ingigantite, di manie catastrofiche,
di *tics* nervosi che si converte o in un meccanicismo
di truppa tedesca o in uno sbrindellamento
di emigranti nella stiva.

Rimbalzano i capricci femminili e le prodigalità
[pg!62]
dei bambini sull'apoplettica cocciutaggine dei
padri avari.

Si scolorano le faccie primaverili intorno ad una
agonia che dura dieci anni. Una vittima, due vittime,
tre martiri, un carnefice, una pazza assoluta,
un tiranno che perde il potere.

Tutti soffrono, si deprimono, si esauriscono, incretiniscono,
in nome di una divinità spaventosa
da rovesciare: il sentimento.

Corridoi di liti cretine, litanie di rimproveri,
impossibilità di pensare, creare da sè. Si guazza
nel pantano quotidiano della sudicia economia
domestica e delle volgarità banali.

Se la famiglia funziona male è un inferno di
complotti, liti, tradimenti, dispetti, bassezze e relativo
desiderio di evasione e di rivolta in tutti.
Gelosia a coltello fra madre e figlia eleganti e
belle; duello di avarizia e di sperpero fra padre
conservatore e goliardismo del figlio. Dovunque
in Italia il triste spettacolo del padre ricco egoista
che vuole imporre la solita *professione seria* al
figlio poeta, artista, ecc.

Se la famiglia funziona bene, vischìo del sentimento,
pietra tombale della tenerezza materna.
Quotidiana scuola di paura. Vigliaccheria fisica
e morale davanti a un raffreddore, un gesto nuovo,
un'idea nuova.

La famiglia che nasce quasi sempre, per la donna,
da una legale compra-vendita d'anima e di
corpo, diventa una mascherata di ipocrisie oppure
la facciata saggia dietro la quale si svolge
una prostituzione legale incipriata di moralismo.
[pg!63]

Tutto questo in nome di una divinità spaventosa
da rovesciare: il Sentimento.

Noi proclamiamo che il Sentimento è la virtù
tipica dei vegetali, di abbarbicarsi e piantar radici.
Diventa un vizio negli animali, un delitto negli
uomini, poichè ne incatena fatalmente il dinamismo
e la evoluzione veloce.

Dire: *la mia donna* non può essere altro che
una cretineria infantile o una espressione da negrieri.
La donna è *mia* quanto io sono suo, oggi,
in questo momento, per un'ora, un mese, due
anni, secondo il volo della sua fantasia e la forza
del mio magnetismo animale o ascendente intellettuale.

La famiglia con la parola *mia moglie*, *mio marito*,
stabilisce nettamente la legge dell'adulterio
ad ogni costo o della prostituzione mascherata ad
ogni costo. Ne nasce una scuola d'ipocrisia, di
tradimento e di equivoco.

Noi vogliamo distruggere non soltanto la proprietà
della terra, ma anche la proprietà della
donna. Chi non sa lavorare il campo deve esserne
spodestato. Chi non sa dare gioie e forza alla
donna non deve imporle il suo amplesso nè la
sua compagnia.

La donna non appartiene a un uomo, ma bensì
all'avvenire e allo sviluppo della razza.

Noi vogliamo che una donna ami un uomo e
gli si conceda per il tempo che vuole; poi, non
vincolata da contratto, nè da tribunali moralistici,
metta alla luce una creatura che la società deve
[pg!64]
educare fisicamente e intellettualmente ad un'alta
concezione di libertà italiana.

Una sola educatrice basta a favorire e difendere
senza costrizione il primo sviluppo di 100
bambini, i quali avranno per prima percezione
dominante la necessità di costruire il proprio coraggio,
l'urgenza di risolvere personalmente e al
più presto i minuti problemi fisici di equilibrio e
di nutrimento; verrà completamente abolita quella
atmosfera di piagnucolamenti e di mani aggrappate
alle gonne e di baciucchiamenti morbosi
che costituiscono la prima fanciullezza.

Sarà finalmente abolita la mescolanza di maschi
e femmine che — nella prima età — produce
una dannosa effemminazione dei maschi.

I bambini maschi devono — secondo noi — svilupparsi
lontano dalle bambine perchè i loro
primi giuochi sieno nettamente maschili, cioè privi
d'ogni morbosità affettiva, d'ogni delicatezza
donnesca, vivaci, battaglieri, muscolari, e violentemente
dinamici. La convivenza di bambini e
di bambine produce sempre un ritardo nella formazione
del carattere dei bambini che immancabilmente
subiscono il fascino e la seduzione imperativa
della piccola femmina come piccoli cicisbei
o piccoli schiavi stupidi.

Sarà finalmente abolita l'abbietta caccia al *partito*
e il balordo calvario delle madri affannose
che portano su per le feste da ballo e le stazioni
balneari le loro ragazze da sposare, come croci
pesanti da piantare nel Golgota cretino di un
buon matrimonio.
[pg!65]

«\ *Bisogna metterle a posto*» — nel letto di un
tubercolotico, sotto la lingua di un vecchio, sotto
i pugni di un nevrastenico, fra le pagine di un
dizionario come una foglia secca, in una tomba,
in una cassaforte o in una cloaca, ma bisogna
«metterle a posto».

Strangolamento feroce del cuore e dei sensi di
una vergine che fatalmente considera la prostituzione
legale del matrimonio come una condizione
indispensabile per raggiungere la mezza libertà
dell'adulterio e la riconquista del suo *io* mediante
il tradimento.

La vasta partecipazione delle donne al lavoro
nazionale prodotto dalla guerra, ha creato un tipico
grottesco matrimoniale: Il marito possedeva
del denaro o ne guadagnava, ora l'ha perduto e
stenta a riguadagnarne.

Sua moglie lavora e trova il modo di guadagnare
un denaro abbondante in un momento in
cui la vita è eccezionalmente costosa.

La moglie ha per il suo lavoro stesso la necessità
di una vita poco casalinga, il marito invece
non lavorando concentra tutta la sua attività in
una assurda preoccupazione di ordine casalingo.

Rovesciamento completo di una famiglia dove
il marito è diventato una donna inutile con prepotenze
maschili e la moglie ha raddoppiato il
suo valore umano e sociale.

Urto inevitabile fra i due soci, conflitto e sconfitta
dell'uomo.
[pg!67]


.. toc-entry:: 8. Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore.

8.
==

.. class:: center x-large

Orgoglio italiano rivoluzionario e libero amore.

.. vspace:: 2

Il matrimonio è una forma di barbarie che non
avrebbe potuto reggere senza la grande valvola
dell'adulterio.

La schiavitù assurda nella quale si compiace la
donna fra le catene e le trappole della cretinissima
gelosia ha come unica scusa la difesa del
figlio.

Lo stato deve occuparsi della educazione fisica
morale, intellettuale, patriottica del figlio. Consacrando
una educatrice a cento bambini si liberano
circa 30 madri da un'inutile fatica assorbente
e si educano virilmente cento bambini senza viltà
effemminatrici e morbosità sentimentali.

Il matrimonio deprime e avvilisce la donna abbreviandone
la gioventù e troncandone le forze
spirituali e fisiche.

Il matrimonio scoraggia e soffoca lo sviluppo
del figlio, tronca la gioventù e la forza virile del
padre, effemmina l'adolescente, monotonizza e affloscia
in un ambiente di mediocrità tre o più individui
che avrebbero dato il loro massimo rendimento
slegati in libertà e in piena avventura.
[pg!70]

Il matrimonio è un nemico di ogni audacia e
di ogni eroismo.

Noi non ci preoccupiamo soltanto di libertà e di
sincerità, ma specialmente di eroismo.

La conflagrazione futurista del mondo avendo
centuplicato le speranze, le volontà e le audacie
dello spirito umano impone al Genio privilegiato
della razza italiana di liberarsi primo fra tutti
dalle vecchie forme di passatismo per dare al
mondo tutta la sua potenza di luce e d'entusiasmo
rinnovatore.

Mediante il divorzio facile, il voto alle donne
e la partecipazione completa delle donne all'attività
nazionale noi distruggeremo il matrimonio
e giungeremo all'amore libero.

Avremo un inevitabile periodo in cui regnerà
una perniciosa promiscuità sessuale, periodo breve
che la donna supererà giungendo ad una maggiore
coscienza di scelta sessuale e ad una raddoppiata
cerebralità.

L'individualità della donna non si può ottenere
che a questo prezzo. L'amore svalutato e rimesso
a parte fra i valori della vita umana, l'affettività
e il sentimentalismo energicamente guariti come
malattie, avremo madri, padri e figli che dopo
avere compiuto la loro funzione umana saranno
capaci di vivere un'alta liberissima vita di continuo
superamento, di eroismo e di sincerità solidale.

Siamo antimperialisti.

Crediamo che ogni razza sia predisposta a un
[pg!71]
primato speciale in un dato campo della attività.
Crediamo pure che non vi sia razza predisposta
alla egemonia mondiale.

L'Italia, che non può nè potrà mai vincere tutte
le concorrenze nell'agricoltura, nel commercio e
nella industria, deve invece conquistare il suo
primato assoluto nel pensiero, nell'arte, nella
scienza.

La vittoria che ha liberato l'Italia dal suo nemico
ereditario minaccioso o preoccupante le impone
di rompere subito tutte le tradizioni moderatrici
e tutti i passatismi ingombranti per assurgere
al suo ufficio di illuminatrice mondiale.

Si impongano dunque i seguenti sgombri immediati:

1º Papato, Monarchia, Parlamento, Senato,
matrimonio, coscrizione, burocrazia, anzianità,
proprietà, latifondismo e tutte le forme di parassitismo
antiproduttore e di ricchezza stagnante.

La famiglia stabilisce una disuguaglianza di
partenze con vantaggi o svantaggi per i giovani
corridori della vita.

Vogliamo una corsa con severo controllo di
partenze perchè i vincitori siano veramente i migliori,
siano coloro che non privilegiati o poco privilegiati
avranno dato veramente il massimo sforzo.
Tutti poveri ma padroni assoluti di tutte le
loro forze.

La nostra strepitosa vittoria militare che ha coronato
quattro anni di stupefacenti sforzi eroici
impone alla nostra razza un dovere smisurato.
[pg!72]

Noi futuristi esigiamo dunque dalla nostra razza
che costringa fino allo spasimo la sua muscolatura,
faccia un nuovo spaventevole sforzo per
giungere ad ogni costo in alto, molto più in alto,
dando il suo massimo rendimento. Deve annientare
tutte le sue debolezze per superarsi.

Il Futurista Arturo Blangino riassume queste
nostre idee futuriste nel seguente manifesto:

«Alla Guerra Vittoriosa e Gloriosa che l'umanità
civile sta combattendo contro l'oscurantismo,
contro l'egemonie imperialistiche e dispotiche,
contro la barbarie teutona e teutonizzata, contro
il passatismo conservatore ed ammuffito, seguirà
indubbiamente, stante l'ecatombe del *sesso
maschio*, primo materiale di resistenza e di offesa,
lo spopolamento di quelle Nazioni che, ubbidendo
all'impulso nuovo di conquista e di
gloria, vi parteciparono. E mentre scarseggia il
materiale umano *uomo abile*, aumenta l'esuberanza
della donna in rapporto all'esiguità dei
primi.

La donna, primo deposito e fabbrica di munizioni
umane, deve necessariamente in questi tempi
di stasi commerciale e procreatrice, sospendere
momentaneamente la sua produzione di prole,
con incalcolabile danno delle singole Nazioni,
perchè devesi solo al numero illimitato di uomini
forti del quale poterono disporre i rispettivi
stati, se in questa guerra alcuni di essi resistettero
gloriosamente ad invasioni di altri più forti,
più crudeli, più sanguinarî, più ammaestrati alla
Guerra.
[pg!73]

Per prevenire che un'inevitabile futura conflagrazione
ci trovi in condizioni da non poter far
fronte vantaggiosamente e vittoriosamente ad invasori
o ad oppressori limitrofi, occorre fin d'ora
provvedere ad utilizzare tutte le forze produttrici
del *sesso femmina*.

.. vspace:: 1

.. class:: right

*L'abolizione del matrimonio.*

.. vspace:: 1

Il primo e più importante provvedimento, occorrente
per evitare lo spopolamento e favorire
la libera procreazione è l'abolizione del matrimonio.

Due esseri di diverso sesso sentono nascere tra
di loro una reciproca simpatia e vorrebbero unirsi
carnalmente per soddisfare il loro amore sensuale,
ma il maschio non trova sempre consenziente
la femmina, la quale si oppone perchè teme
che dopo l'amplesso fecondativo, l'uomo l'abbandoni,
teme il disonore da quell'accoppiamento
carnale. Il maschio quindi, per poter godere
carnalmente la donna amata, deve unirsela in
matrimonio e quando pel sacrificio di Imene la vita
dell'uno è consacrata eternamente alla vita dell'altra,
quando reciprocamente essi hanno monopolizzate
le forze vitali rispettive, entrambi i coniugi
tentano allora ogni mezzo lecito od illecito
per godere il più possibile l'ebbrezza dei sensi,
ma senza procreare prole numerosa, perchè le
finanze famigliari non possono permettere tale
lusso.
[pg!74]

L'uomo poi, dopo aver goduta a sazietà la sua
donna, per l'istinto stesso del maschio il più delle
volte ai annoia facilmente di quella monotonia
di piacere, e va a cercare fuori delle pareti
domestiche nuovi focolari di godimento sensuale,
ed entra nelle putride case di tolleranza, covi ributtanti
di insidiose malattie veneree, di sentimentalità
passatista e di mercantilismo, per trovar
nuove ebbrezze sconosciute che lo snervino e
lo soddisfino, e ciò con incalcolabile suo danno
morale e materiale.

Ma non è a lui *uomo maschio* che si deve imputare
la colpa di quel pervertimento sensuale,
non è a lui che si deve imputare la colpa di quell'avidità
di piacere nuovo che egli si procura
ovunque e comunque pur di sfogare il suo desiderio
di procreazione: la colpa è della società passatista,
ignorante e fossilizzata dai convenzionalismi
antichi, dai vecchi pregiudizii, la quale lo
obbliga ingiustamente a monopolizzare il suo
istinto sensuale, la sua mascolinità, congiungendolo
in matrimonio con una donna sola!...

Gettiamo lontano da noi le ultime vestigia barbariche
di passatismo che, simili a impure scorie
di infami putridità millenarie, ancora aderiscono
alle nostre coscienze, che il clericalume retrogrado
ha voluto foggiare a sua immagine con raschiature
rancide di inutili religioni, con belletti di
ridicola serietà, con masturbazioni di falsa morale,
con siringate di ambigua convenienza, con
stroncature di inutile buon gusto, con scampoli
[pg!75]
tarlati d'arte a buon mercato; liberiamoci da tutto
ciò che è convenzione, che è tradizione, da tutto
ciò che si fa perchè *si è sempre fatto*, seppelliamo
la esperienza barcollante dei vecchi rimbecilliti,
glorifichiamo la bellezza futurista cruenta
e purificatrice della Guerra, immenso pennello
che stria di rosso violento la superficie giallo-nera
del nostro globo troppo sacro, troppo decrepito
per sostenerci e del quale cantiamo il prossimo
sfacelo e il rinnovamento novello, esaltiamo la
poesia sublime della violenza carnale, propugniamo
l'abolizione delle false verginità claustrali,
gridiamo l'inno di odio contro le rovine putride
delle città passatiste, contro i musei, contro le
biblioteche, contro tutto ciò che è bello, che è
regolare, che è perfetto, ed allora nulla ci parrà
paradossale, di nulla ci parrà dubbia l'attuazione,
liberiamo le nostre coscienze dalle catene che le
rendevano schiave della tradizione e allora si
schiuderanno le vie dell'antiveggenza e del progresso!

.. vspace:: 1

.. class:: right

*La Tassa di filiatico e gli Istituti di allevamento della prole.*

.. vspace:: 1

Liberate l'uomo e la donna dal rito passatista
del matrimonio, lasciateli liberi di pensare, di
agire e di liberamente procreare come i loro sensi
e le loro volontà dettano, date anche alla donna
l'indipendenza e il mezzo per decorosamente vivere,
non esecrate la giovane colpevolmente incinta,
anzi all'opposto rendetele onore perchè solo
[pg!76]
se è madre essa può degnamente chiamarsi
donna, se è sterile essa è una femmina ignobile
mercantessa di piacere; istituite una nuova tassa
da pagarsi da tutti gli uomini abili a procreare,
dai 18 ai 50 anni, tassa che potrà giustamente
chiamarsi *tassa di filiatico*: coi proventi di questa
imposta che renderà indubbiamente parecchi
milioni (perchè nessuno ricuserà di pagare una
somma annuale anche elevata sapendo che egli
è completamente libero di amare a suo piacimento,
senza il torturante assillo delle conseguenze
dei suoi atti, sapendo che con tale piccolo sacrificio
pecuniario resta liberato dalle noie della
famiglia e dei figli) fondate in tutte le città degli
*Istituti Governativi di allevamento e di educazione
della prole*, eguagliate, abolite la differenza
morale tra il *figlio bastardo* e il *figlio legale*, evitate
la miseria delle famiglie con prole numerosa,
abolite i postriboli che infestano indecorosamente
le vostre città; non lasciate sprecare inutilmente
l'umore fecondante del maschio in uteri sterili e
putridi, fate che ogni goccia della sua vitalità sia
germe di nuova vita per un suddito, per un soldato
futuro, ed ecco che allo Stato non mancherà
mai materiale umano per difenderlo, per sfruttare
le sue ricchezze, ecc.

Nell'*Istituto di allevamento e di educazione della
prole*, che dovrà essere *gestione di Stato*, le donne
prossime ad aver figli saranno gratuitamente
ricoverate, circondate dalle maggiori cure ed attenzioni
ed il figlio loro, al quale sarà assegnato
[pg!77]
un numero progressivo di matricola, sarà ricoverato
ed allevato con cure più che materne. Giunto
in adeguata età si darà a lui una libera educazione
senza pregiudizî di false religioni, curando
essenzialmente la sua educazione fisica, si cercherà
attentamente di scoprire le sue attitudini,
le sue tendenze più spiccate, e si avvierà ad un'arte,
ad una professione o ad un mestiere secondo
la sua volontà e la sua capacità. Esso non dovrà
avere alcuna riconoscenza, alcun obbligo di affetto
nè verso l'Istituto, nè verso i genitori: non
al primo perchè egli, appena ne avrà la capacità,
pagherà allo stesso la sua tassa di filiatico, non
ai secondi perchè non li conoscerà.

Quanti artisti, quanti innovatori, quanti genii
fervidi e potenti ai quali d'umanità e le stupide
convenzioni passatiste hanno impedito il prodursi
e l'espandersi perchè questi avendo i genitori poveri
hanno dovuto troncare gli studi per andare
in età ancor giovine alle fumiganti officine, ai
campi fertili per rendere come merce, come
schiavi!....

L'Istituto poi oltre ai proventi che percepirà dal
comune pagamento della tassa di filiatico, avrà
anche facoltà di ricevere i lasciti ereditarî che genitori
ricchi di figli ricoverati devolveranno allo
Istituto, altamente utile e umanitario, perchè con
essi provveda alle migliori comodità al miglior
modo di educare ed allevare i giovani ad esso
assegnati.

In questo modo avverrà la diminuzione delle
[pg!78]
grandi proprietà private, dei ricchi speculatori,
accomunando le sostanze ed eguagliando equamente
ogni singolo cittadino.

.. vspace:: 1

.. class:: right

*L'emancipazione della donna.*

.. vspace:: 1

Alla donna poi non si dovrà dare una educazione
diversa di quella che si dà all'uomo, essa
dovrà, come lui, avere una cultura o un impiego,
sempre secondo la sua volontà, le sue tendenze,
le sue aspirazioni, che le permetta di agiatamente
vivere senza che ella abbia a gravare sull'uomo,
e l'Istituto di allevamento, oltre ad uno speciale
compenso fisso che darà alla donna che ricoverata
in istato interessante avrà figli sani, sarà anche
tenuto ad indennizzarla per le giornate di lavoro
o d'impiego perdute durante il corso della
malattia e la convalescenza, con l'obbligo da parte
del principale di riaccettare l'impiegata o l'operaia
da lui dipendente non appena essa sarà in
grado di nuovamente e bene attendere alle sue
mansioni.

In tal modo non vi saranno più povere donne
che scoraggiate per l'abbandono e l'abiezione
in cui la ignorante società passatista le getta perchè
un momentaneo impulso di esuberante giovinezza
ha fatto loro perdere ciò che chiamasi
l'onore, si dànno alla prostituzione, rendendosi
vili schiave di drudi laidi, schiave delle
voglie sensuali di uomini che, se pienamente scusabili
ora non lo sarebbero certamente se la teoria
nostra fosse concretata, sperdono inutilmente le
[pg!79]
loro forze vitali senza proficuità alcuna; non vi
saranno più femmine che si sposano coll'illusione
di poter campare alle spalle di un qualunque minchione
«*che di lor si carca*» e che invece fanno
della compassionevole miseria resa ancor più triste
e dolorosa quando a completare lo straziante
quadro s'aggiungon altri piccoli esseri umani innocenti
che crescono ignoranti e brutali e che,
lasciati in continuo abbandono da genitori più
disgraziati che colpevoli, il più delle volte nell'impossibilità
materiale di curare la loro educazione,
s'aggiungono allo stuolo, non esiguo certo, dei
teppisti da strada, dei malviventi, fannulloni, ecc.

Se i moderni legislatori invece di perdere del
prezioso tempo in inutili diatribe su puerili questioni
personali o in facili discorsi, recipienti di
vento ricolmi di vacue parole inconcludenti, su
ridicole limitazioni di consumi e di orari, s'occupassero
della miseria incipiente e del pauperismo
doloroso in cui versa il proletariato mondiale,
vedrebbero ad esuberanza l'utilità, la praticità e
l'umanità della nostra proposta.

Non occorre solo recriminare lo spopolamento
degli Stati in cui la Guerra ha esaurito il materiale
più necessario e più giovane, ma prevenirlo bisogna
e non attendere oltre evitando che la piaga
s'allarghi disastrosamente e irrimediabilmente.

Il maggior incubo per i genitori poveri o quasi
(sono il 90 per cento!) è il mantenimento dei figli:
il peggior legame per i figli è la continua attestazione
di riconoscenza, di affetto e di servilismo
[pg!80]
a quei genitori che li hanno procreati per un loro
bisogno, per un loro piacere erotico costato troppo
caro e con troppo tristi conseguenze e poi non
li hanno lasciati liberi di agire e di pensare come
credevano, non li hanno lasciati studiare o lavorare
a loro piacimento o perchè le finanze della
famiglia non erano tali da permettere il lusso di
un figlio all'Università o perchè il decoro della
famiglia non permetteva ad un figlio l'esercizio
di una professione manuale.

.. vspace:: 1

.. class:: right

*Conclusioni futuriste.*

.. vspace:: 1

Per evitare lo spopolamento, terribile per la
garanzia futura dell'integrità dei territori nazionali

.. class:: center

occorre:


1º Abolire il matrimonio perchè dannoso alla
libera procreazione e non rispondente ai giusti
scopi di umanità e di libertà;

2º Permettere all'uomo maschio il possesso di
più femmine e viceversa;

3º Favorire il libero amplesso;

4º Rendere la donna indipendente al pari dell'uomo
dando ad essa il mezzo di vivere senza bisogno
di fare la mantenuta del maschio. Onorarla
se s'approssima a diventare madre, proteggerla,
glorificarla perchè essa è il simbolo della proprietà
di uno stato;

5º Istituire la *tassa di filiatico* a carico di tutti
quegli uomini atti a procreare figli sani;

6º Col reddito di questa tassa fondare in tutte
[pg!81]
le città degli *Istituti di allevamento e di educazione
della prole*, la cui gestione appartenga allo
stato, ove i figli saranno allevati, educati ed avviati
ad un'arte, professione o mestiere secondo
le loro tendenze e volontà, tutto a spese del Governo,
senza alcuna ingerenza o compartecipazione
dei genitori;

7º Eguagliare i figli bastardi ai figli legali;

8º Dichiarare in seguito alla libertà di procreazione
l'inutilità dei postriboli ed abolirli e vietarli
come pericolosi e nocivi alla salute e agli interessi
della Nazione;

9º Spogliarsi dal ridicolo sentimentalismo della
santità della famiglia, dell'amore fraterno, paterno,
figliale, materno, liberarsi da tutto ciò che
significa poesia, sentimentalismo, gelosia, amore
ideale o platonico, da tutto ciò che in una parola
sola suona convenzioni passatiste, tradizione,
usanza, esperienza, sapienza e castità.

.. class:: right

:small-caps:`Arturo Blangino`».

[pg!83]


.. toc-entry:: 9. La Democrazia futurista.

9.
==

.. class:: center x-large

La Democrazia futurista.

.. vspace:: 2

L'orgoglio italiano non deve essere, non è imperialismo
che spera imporre industrie, accaparrare
commerci, inondare di prodotti agricoli.

Noi difettiamo di materie prime, e siamo una
potenza di ricchezza agricola mediocre.

Il nostro orgoglio italiano è basato sulla superiorità
nostra come quantità enorme di individui
geniali.

Vogliamo dunque creare una vera democrazia
cosciente e audace che sia la valutazione e l'esaltazione
del *numero* poichè avrà il maggior numero
di individui geniali.

L'Italia rappresenta nel mondo una specie di
minoranza genialissima tutta costituita di individui
superiori alla media umana per forza creatrice
innovatrice improvvisatrice.

Questa democrazia entrerà naturalmente in
competizione con la maggioranza formata dalle
altre nazioni, per le quali il numero significa invece
massa più o meno cieca, cioè democrazia
incosciente.
[pg!86]

Su 1000 slavi vi sono due o tre individui.

L'ultima fulminea nostra vittoria ha dimostrato
che non vi è gruppo d'italiani (20, 30 o 40) che
non contenga almeno 10 o 15 individui capaci
di iniziativa e di direttiva personale.

Abbiamo ancora da sgombrare papa, monarchia,
parlamento, senato e burocrazia e da bonificare
le zone morte dell'analfabetismo.

Questo còmpito molto arduo con un nemico minaccioso
alle porte è oggi còmpito facile e senza
pericoli per la unità e indipendenza nazionale.

Nazione ricca di individui geniali, democrazia
intelligentissima. Quantità di personalità tipiche,
massa di tipi unici, democrazia che non vuole
imporsi bancariamente, industrialmente, colonialmente,
ma può e deve dominare il mondo e dirigerlo
con la sua maggiore potenzialità e altezza
di luce.

Noi crediamo che l'ora è venuta di tentare tutte
le rivoluzioni per liberare il popolo italiano da
tutti i pesi morti e da tutti i ceppi (matrimonio
e famiglia cattolica soffocatrice, pedantismo professorale,
elettoralismo, mentalità pessimistica,
provinciale mediocrista e quietista).

Liberata dal giogo della vecchia famiglia tradizionale,
dal dogma dell'anzianità, dal parlamento,
dal senato, dal papato e dalla monarchia,
l'Italia manifesterà finalmente la sua potenza di
40 milioni d'individui italiani tutti intelligenti e
capaci di autonomia.

Concezione assolutamente opposta alla cretinissima
[pg!87]
concezione germanofila che voleva svalutare
i 40 milioni di individui italiani per organizzarli
meccanicamente.

Sul palcoscenico della razza italiana dobbiamo
mettere in luce i 40 milioni di ruoli diversi perchè
in questa luce possa perfettamente svolgersi
il valore tipico di ognuno.

Disfatto l'impero austro-ungarico il popolo italiano
non deve temere le scosse anche disastrose
(promiscuità sessuale, distruzione di ricchezza)
prodotte da una rivoluzione profonda.

Saranno scosse brevi. Da una rivoluzione, oggi
il popolo italiano risorgerà più vivo e potente, più
ricco di individui geniali, più agile, più dinamico.

Noi non abbiamo la nevrastenica pigrizia, la neghittosità,
il misticismo, il bizantinismo ideologico,
l'ossessione teorificatrice della Russia.

Siamo pieni di senso pratico, di tenacia costruttrice
di ingegnosità inesauribile, di eroismo bene
impiegato.

Possiamo dunque dare tutti i diritti di fare e
disfare *al numero, alla quantità, alla massa* poichè
da noi *numero quantità e massa* non saranno
mai come in Germania e Russia numero quantità
e massa di mediocri d'inetti e di sconclusionati.

Arturo Labriola definisce la democrazia «come
sentimento dei diritti concreti della massa sullo
Stato e sulla Economia».

Noi futuristi consideriamo la democrazia non
in astratto ma bensì la «democrazia italiana».
[pg!88]

Parlare di democrazia *in astratto* è fare della
retorica. Vi sono numerose democrazie; ogni razza
ha la sua democrazia, come ogni razza ha il
suo femminismo.

Noi intendiamo la democrazia italiana come
massa di individui geniali, divenuta perciò facilmente
cosciente del suo diritto e naturalmente
plasmatrice del suo divenire statale.

La sua forza è fatta di questo diritto acquisito,
moltiplicata dalla sua quantità valore, meno il
peso delle cellule morte (tradizione), meno il peso
delle cellule malate (incoscienti, analfabeti).

La democrazia italiana, è per noi un corpo umano
che bisogna liberare, scatenare, alleggerire,
per accelerarne la velocità e centuplicarne il rendimento.

La democrazia italiana si trova oggi nell'ambiente
più favorevole al suo sviluppo. Ambiente
di rivoluzione-guerra nel quale è costretta a
risolvere tutti i suoi casi-problemi, fra le mille
punte di altri problemi insoluti, le cui soluzioni
possono esercitare una influenza sul suo avvenire.
Necessità igienica di continua ginnastica
trasformatrice, improvvisatrice.

Il governo si allarma oggi nel vedere formarsi
innumerevoli associazioni di combattenti. Se non
fosse un governo di miopi reazionari tremanti di
paura accoglierebbe favorevolmente questo nuovo
ritorno di vitalità italiana.

La guerra ha semplicemente svegliate le coscienze
di 4 o 5 milioni di italiani che tornano
[pg!89]
oggi dalla guerra, arricchiti di una personalità
politica.

È la prima volta nella storia che più di quattro
milioni di cittadini di una nazione hanno la fortuna
di subire in soli 4 anni un'educazione intensiva
e completa con lezioni di fuoco, di eroismo
e di morte.

Spettacolo meraviglioso di tutto un esercito partito
per la guerra quasi inconsciente e ritornato
politico e degno di governare.

La democrazia futurista è ormai pronta ad
agire, poichè sente vibrare tutte le sue cellule
vive.

Naturalmente ha un bisogno urgente di spalancare
le porte e di uscire all'aperto. Il governo
si allarma, reprime e trema, come la nonna leggendaria
teme che il nipotino pigli un raffreddore.

Fuori l'aria è frizzante e salubre. Il sole, spalancato,
beve il mare di liquido quasi solido saporito,
azzurro, tutto spumante di raggi, tutto da
bere fino all'ultimo sorso.
[pg!91]


.. toc-entry:: 10. Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo.

10.
===

.. class:: center x-large

Contro il Papato e la mentalità cattolica, serbatoi di ogni passatismo.

.. vspace:: 2

Inutile enumerare le ragioni politiche che rendono
indispensabile per l'Italia vittoriosa il liberarsi,
al più presto, del Papato.

Cavour e Crispi e cento altri italiani hanno dimostrato
come il Papato sia in tempo di pace un
peso ingombrante e in tempi convulsi o guerreschi
un nemico in casa o per lo meno una spia.

Io domando l'espulsione del Papato per sgombrare
l'Italia dalla mentalità cattolica.

Non si può toccare il principio della famiglia
e la concezione giuridica del matrimonio fintanto
che permane la forza del prete.

Questi fa pesare sulla vita l'assurda idea antivitale
di eternità.

Eternità dei valori spirituali, eternità di gioia
nel paradiso extra terrestre e perciò eternità assurda
dell'amore sulla terra.

Un uomo che ama una donna deve amarla per
tutta la vita.

Se cessa di amarla dopo tre anni, grave disordine
morale, allarme, spavento.
[pg!94]

Se cessa di amarla dopo tre mesi, scandalo
diabolico, peccato infame, sanzioni infernali.

Il prete creò il più assurdo dei carceri, il matrimonio
indissolubile.

Così per evitare che la legge dell'amore eterno
sia violata, il prete imprigionò il cuore e i sensi
della donna, costringendola a fingere l'amore, a
prostituirsi ogni sera ad un uomo odiato, sviluppando
nella sua sensibilità e intorno a sè e ciò che
è più grave — nei suoi figli — la necessità schifosa
di una ipocrisia continua.

Assurda concezione dell'amore eterno, assiduità
artificiale delle attrazioni erotiche, il prete non
si contenta di questi veleni perniciosi, ma combatte
anche l'istinto coraggioso dell'avventura e del rischio
e il meraviglioso spirito d'improvvisazione
che anima gli individui forti e i temperamenti
ricchi.

Il prete odia il provvisorio, il momentaneo, la
velocità, lo slancio, la passione. E in ciò cancella
brutalmente l'essenza ardente, preziosa, della
morale di Cristo che accordava tutti i diritti e tutti
i perdoni e tutte le simpatie al fervore appassionato,
alla fiamma volubile del cuore. Il prete dimentica
che la frase di Cristo alla Maddalena:
Molto sarà perdonato a chi molto ha amato. E
quest'altra: Colui che è senza peccato scagli la
prima pietra, sono due glorificazioni del libero
amore e due calci alla indissolubilità del matrimonio.

Se la donna, come avviene sovente, è stata desiderata,
[pg!95]
presa e fecondata spensieratamente dal
maschio il prete vuole che questa donna non sia
sottoposta a nessun rischio, a nessuna nuova avventura.
Subito, nel carcere del matrimonio, a
braccetto con un uomo che non la vuole più, che
la odia come un ingombro. Due pugnali legati insieme,
entrambi inutilizzabili e che sognano di
lottare fra di loro, si smusseranno i tagli e finiranno
per ferire il figlio. Questo nasce florido come
un frutto, ma diventa presto una palla che inciampa
i due galeotti.

Assurda concezione dell'amore eterno, legami
indissolubili fra corpi-anime che si ripugnano,
legge della ipocrisia e spettacolo di odio dato
quotidianamente come educazione al figlio. Ma il
prete non si contenta. Dice, non siete felici? Lo
sarete in Paradiso! Sfiorite tutte e due! Logoratevi!
Sciupate tenerezza, bellezza, baci, forza
fisiologica, nervi, rimandate il vostro adulterio a
quando sarete in Paradiso.

Così il matrimonio è il comune purgatorio di
tutti i temperamenti rigogliosi e potenti. Purgatorio
di peccati inesistenti, logorìo di gioventù,
tutto in omaggio a un'assurda mentalità negatrice,
deprimente, sopraffattrice che non ammette
il trionfale sviluppo della gioia fisiologica e della
libertà rischiosa e temeraria.

Il prete vuole ed impone le leggi immonde della
rinuncia e della lentezza.

Così dovunque in questa nostra Italia sana e
forte noi troviamo tante anime agonizzanti, stroncate:
[pg!96]
donne che non han saputo decidersi, che
hanno amato l'uno e si son date all'altro, sperano
nel terzo e si daranno al quarto. Sempre sbagliandosi,
aspettando sempre con una cretinissima pessimistica
valutazione della vita, condannate, condannati,
incapaci di concedersi le assoluzioni fulminee
e le liberazioni allegre dell'uragano, della
pioggia, e del suicidio.

Per giungere alla concezione futurista del provvisorio,
del veloce e dell'eroico sforzo continuo,
bisogna bruciare la tonaca nera, simbolo di lentezza
e fondere tutte le campane per farne altrettante
rotaie di nuovi treni ultra-veloci.

La lentezza, il prepararsi quotidianamente ad
una gioia lontana poco sicura che involontariamente
l'immaginazione butterà poi al di là della
morte in paradiso, questo paziente preparazionismo
cattolico misticoide è molto simile al preparazionismo
militare tedesco che è crollato ora — fortunatamente — in
una grande sconfitta.

La nostra fulminea vittoria italiana, dieci giorni
di offensiva e tutte le terre riconquistate, i sogni
politici dei nostri padri colti al volo, realizzati, inchiodati,
tutte queste glorie nostre sono anticattoliche.
Finalmente la lentezza imposta dal prete
è stata travolta. La velocità tempestosa del genio
italiano ci libera da tutto un medioevalismo minuzioso
a base di sacrificio, di sogno estatico, di
mani mendicanti, d'inginocchiatoi, di diplomazie,
d'irredentismi platonici e di nostalgie professorali.
[pg!97]

Finalmente non guardiamo più dietro di noi i
lontanissimi cortei di eroi romani. Ci guardiamo
nello speccchio: noi, siamo noi. Gli italiani d'oggi
veloci che a dispetto di tutte le prudenze storiche,
a dispetto di tutti i pessimismi, balzati fuori da
una famiglia cattolica mediocrista soffocata da
ruderi illustri, fuori dall'elettoralismo miserabile
di provincia e dalla taccagneria degli impieghi
governativi, siamo noi che abbiamo sfasciate in
dieci giorni — giocondamente come ragazzi — il
grande esercito austroungarico invincibile nel sogno — giuocattolo
fra le nostre mani potentissime,
in realtà.

Questa famiglia provinciale col suo matrimonio
ipocrita, il prete lurido custode, gli scorpioni del
moralismo a tutte le crepe dei muri, bisogna al
più presto col fuoco annientarla.

Dopo il fuoco, per spegnerlo, abbondanti sputacchi
in velocità.

Il prete è fratello del carabiniere. Carcere del
matrimonio indissolubile. *Il divorzio* e *il libero
amore* sono due *arditi* pericolosi. Cantano quando
gli altri dormono e spaccano sovente i vetri — ventri
ai passatisti. È passatista colui che teme,
che si acquatta, che non accetta responsabilità,
che ricorda malinconicamente, che prende le idee
dal quotidiano più saggio, che non osa interrogare
suo figlio sulla sua evidente blenorragia, che crede
cementare il sesso vivace della sua bambina
sedicenne chiudendola in casa con catenacci di
paternali idiote.
[pg!98]

Mentre egli va — ipocritamente — a fumare la
pipa in un bordello per narrare omericamente sull'origliere
a una prostituta i difetti di sua moglie,
sua figlia chiusa in casa spalanca la finestra e le
gambe allo studente che dalla finestra di faccia le
spiega la *virtus* latina.

La vita italiana di domani altro non deve
essere che una serie di bombe a mano lanciate
nelle gambe degli importuni pesantissimi
due nemici: il prete e il carabiniere. La primavera
ride e scoppia sotto le leggi, i divieti, i confessionali,
i senati, vince e vincerà *sempre*; ma quanto
sarebbero più splendidi i suoi frutti se un giorno
si sentisse finalmente una voce riempire l'azzurro:
il Papato è fuori, fuori d'Italia con l'ultimo
dei Preti e l'ultimo dei Carabinieri!

La nostra guerra vittoriosa ha rivelato un antagonismo
feroce fra i combattenti e i carabinieri.
Come tra gli interventisti e i preti d'ogni specie:
clericali, professori e socialisti.

Gli *arditi* odiano i carabinieri. Questi hanno
sognato di mettere le manette agli Eroi.

Secondo loro gli Eroi devono essere gente quieta,
che non grida, che prevede, ha paura, va adagio,
non ha gomiti nelle folle, aspetta pazientemente
agli sportelli dove l'abrutitissimo impiegato
di stato fa tutti i suoi comodi e distribuisce la lentezza.

Gli *arditi* disprezzano i reticolati e la disciplina
militare, queste manette imposte dal professoralismo
strategico e dalla scienza teutonica.
[pg!99]

Improvvisano tutto e specialmente la vittoria.
Sono futuristi: non si curano dei «rincalzi» romani,
forniti dalla storia e non vogliono essere
preceduti da bombardamenti sapienti.

Sorprendono la trincea nemica che ha la forma
di un banchiere panciuto, la sfondano, la svaligiano
e così, di slancio, a Trieste.

I carabinieri durante la guerra avevano il còmpito
di verificare minuziosamente i passaporti per
afferrare al passaggio le numerosissime spie. Ne
lasciarono passare molte, impiegarono 4 anni ad
imparare questo mestiere di controlli ed ora, finalmente
lo sanno fare così bene che non smettono
più di verificare i passaporti di noi vincitori.

Preti come i preti, custodi della lentezza e della
burocrazia, medioevali, perniciosissimi imprigionatori
della Primavera ardita e veloce piena di fiumi
rivoluzionari!

Concludendo, bisogna:

Sostituire all'attuale anticlericalismo retorico e
quietista un anticlericalismo d'azione, violento e
reciso per sgombrare l'Italia e Roma dal suo medioevo
teocratico che potrà scegliere una terra
adatta dove morire lentamente.

Il nostro anticlericalismo intransigentissimo e
integrale, costituisce la base del nostro programma
politico, non ammette mezzi termini nè transazioni,
esige nettamente l'espulsione.

Il nostro anticlericalismo vuole liberare l'Italia
dalle chiese, dai preti, dai frati, dalle monache,
dalle madonne, dai ceri e dalle campane.
[pg!100]

Unica religione, l'Italia di domani. Per lei noi
ci siamo battuti senza curarci delle forme di governo
destinate necessariamente a seguire il medioevo
teocratico e religioso nella sua fatale caduta.
[pg!101]


.. toc-entry:: 11. Patriottismo futurista.

11.
===

.. class:: center x-large

Patriottismo futurista.

.. vspace:: 2

L'Idea di patria non è per noi un prolungamento
ideale del sentimento della famiglia.

Il sentimento della famiglia è un sentimento
inferiore, quasi animale, creato dalla paura delle
grandi belve libere e delle notti gonfie d'agguati
e d'avventure. Nasce coi primi segni della vecchiaia
che screpolano la metallica gioventù. Primi
segni di quietismo, di saggia prudenza moderatrice,
bisogno di riposarsi, di ammainare le vele
in un porto di calma e di comodità.

La lampada familiare è una luminosa chioccia
che cova delle uova putride di vigliaccheria. Padre,
madre, nonna, zia e figli dopo alcune stupide
schermaglie finiscono sempre per complottare insieme
contro il divino pericolo e l'eroismo senza
speranza. E la zuppiera fumante è l'incensiere
di questo tempio della monotonia.

L'Idea di patria invece è una idea assolutamente
superiore.

Rappresenta il massimo allargamento della generosità
dell'individuo straripante in cerchio verso
[pg!104]
tutti gli esseri umani simili a lui o affini, simpatizzanti
e simpatici.

Rappresenta la più vasta solidarietà concreta
d'interessi agricoli, fluviali, portuali, commerciali,
industriali legati insieme da un'unica configurazione
geografica, da una stessa miscela di climi
e da una stessa colorazione di orizzonti.

Rappresenta precisamente la distruzione del
sentimento di famiglia egoistica, ristretta, divenuta
inutile o dannosa all'individuo.

Alcuni dicono: la patria è la nostra grande famiglia.
Altri possono dire che la famiglia è una
piccola patria. Noi dichiariamo che il cuore dell'uomo
spacca e annulla nella sua espansione
circolare il piccolo cerchio soffocatore della famiglia
per giungere fino agli orli estremi della Patria
dove sente palpitare i suoi connazionali di
frontiera come se fossero i nervi periferici del suo
corpo.

L'idea di patria annulla l'idea di famiglia. È
un'idea generosa, eroica, dinamica, futurista,
mentre l'idea di famiglia è gretta, paurosa, statica,
conservatrice, passatista.

La vera concezione di patria nasce per la prima
volta oggi dalla concezione futurista del Mondo.
È stata prima d'ora una confusa miscela di
campanilismo, di retorica greco-romana, di eloquenza
commemorativa e d'istinto eroico incosciente.
Hanno stupidamente poggiata questa idea
sulla commemorazione degli Eroi, sulla sfiducia
nei vivi, sulla paura della guerra, sulla restaurazione
conservatrice di tutto ciò che era morto.
[pg!105]

Il patriottismo futurista è invece la passione
accanita, violenta e tenace per il divenire-progresso-rivoluzione
della propria razza lanciata
alla conquista delle mete più lontane.

Come massima potenza affettiva dell'individuo
il patriottismo futurista pur essendo di essenza
disinteressata, si trasforma in utilità pratica per
la continuità e lo sviluppo della razza che favorisce.

Il patriotta italiano invece di lavorare per i suoi
figli, lavora, si batte e muore per gli italiani di
domani. Massima potenza di amore paterno: invece
di 4 o 5 figli sentirne nel cuore 40 milioni.

Il cerchio affettivo del mio cuore italiano tendendosi
smisuratamente abbraccia la patria cioè
la massima quantità manovrabile di ideali, interessi,
bisogni miei, nostri, legati fra loro e non
in contrasto fra di loro.

Data la conformazione della nostra divina penisola,
la varietà piacevole dei suoi climi, dato il
sangue straricco di qualità varie, ma unico e tipico
della nostra razza, la massima quantità manovrabile
d'interessi e d'ideali nostri legati fra di
loro e non in contrasto include il Trentino, l'Istria,
la Dalmazia, Vallona, Rodi, Smirne, Bengasi,
Tripoli.

Concludendo: la patria è il massimo prolungamento
dell'individuo o meglio: il più vasto individuo
vivo capace di vivere lungamente, di dirigere,
dominare e difendere tutte le parti del suo
corpo.
[pg!107]


.. toc-entry:: 12. Pacifismo e Società delle Nazioni carabiniera.

12.
===

.. class:: center x-large

Pacifismo e Società delle Nazioni carabiniera.

.. vspace:: 2

La Società delle Nazioni è una vecchia idea
mazziniana rinata oggi e riverniciata a nuovo.
Idea passatista fondata su una spasmodica speranza
di pace universale eterna che presuppone
il miracoloso cambiamento in latte e miele di tutto
il sangue che scorre nelle vene delle razze. Presuppone
inoltre un'eguaglianza assoluta spirituale
e fisica dei popoli. Fa astrazione completa dalla
varietà infinita di tipi diversi di popoli che occupano
ognuno un loro gradino sulle numerose
scale di valori e di sviluppi, dal cannibale salendo
un poco al Tuareg, salendo un poco al Prussiano,
salendo un poco al Croato, salendo molto
fino al Francese, all'Inglese, salendo molto fino
all'Italiano.

La concezione della Società delle Nazioni rinasce
oggi:

\ 1) Dalla stanchezza della guerra e dalla paura di una nuova guerra.

\ 2) Dalla paura di una rivoluzione.

Il corridore che buttandosi sul letto dopo una
corsa frenetica, sfinito dalla stanchezza maledice
[pg!110]
la corsa è altrettanto naturale che il combattente
che dopo una guerra violenta e sanguinosa maledice
la guerra.

Essi trasformano tutte le loro fatiche logicamente
mescolate di disillusioni e di piccoli rancori
in un motivo sufficiente per condannare in blocco
la gioia di correre e l'entusiasmo di combattere.

La pace non può essere l'ideale assoluto di
un'anima virile come il sonno non può essere
l'ideale assoluto di un corpo sano.

La Società delle Nazioni è una delle tante ideologie
fiorite dalla stanchezza e dall'esaurimento
nervoso.

La Società delle Nazioni se verrà realizzata come
fu sognata, sarà o *platonica*, specie di nuovo
tribunale dell'Aia, senza efficacia, o *attiva*, e diventerà
in questo caso soffocatrice d'ogni libertà
e d'ogni sviluppo nazionale.

In questo secondo caso avendo bisogno di sanzioni,
pene e minaccie dovrà avere un esercito di
terra e di mare internazionale. Questo esercito
per garantire il disarmo e impedire eventuali subdoli
armamenti dovrà contare per lo meno 600.000
uomini. Avremo così il ridicolo e il pericolo e
l'assurdità di una smisurata forza poliziesca al
servizio di questo nuovo tribunale dell'Aia o
Tempio della Pace. È cretino che per evitare la
guerra si giunga così a trasformare tutti i soldati
in poliziotti. Tutti temendo lo scoppio di una rissa
o di una rivolta sulla gran piazza dell'Europa
[pg!111]
o sulla smisurata piazza del Mondo, ogni nazione
verrà sorvegliata come una specie di dimostrante
riottoso o di anarchico sospetto da acciuffare e
da imprigionare al primo grido d'allarme.

Non *Società delle Nazioni*, ma semplicemente
carabinierismo universale. L'arma dei carabinieri
a custodia dei popoli grandi borghesi intimoriti.

Vinta, umiliata e diminuita la Germania, sfasciato
l'Impero austroungarico, l'unica Società
delle Nazioni possibili, cioè la Società delle Nazioni
vittoriose, è di fatto già formata in tutto il
suo massimo valore di diritto-forza contro la possibile
vendetta della *Forza senza diritto*. Se i vinti
accenneranno un movimento di rivincita, questa
Società delle Nazioni vittoriose reprimerà e sopprimerà.

Nella Società delle Nazioni concepita dagli utopisti,
costituita da Popoli vittoriosi, vinti, neutri,
neonati sani e rachitici, vecchi e invalidi avverrà
fatalmente che quello migliore fra tutti e più potente
alzerà la voce.

La Società interverrà minacciando. Discussioni
violente. L'esercito internazionale non interverrà
subito con la forza perchè sarà legge fondamentale
della Società che la forza è da condannarsi
sistematicamente. Si discuterà, ma pur discutendo
la Nazione forte e minacciata dal carabinierismo
della Società si armerà nascostamente o
apertamente.

Avremo allora in presenza l'uno dell'altro due
eserciti. La Società avrà una minoranza e una
[pg!112]
maggioranza, vi saranno coalizioni di tre, quattro
o cinque nazioni simpatizzanti fra loro e camorre
nascoste per sventarle o tradirle. Un ambizioso
rappresentante di nazione rappresenterà in realtà
un dato gruppo industriale a scapito e in contrasto
con gli interessi della Nazione da lui rappresentati.

Vi sarà un parlamentino o un parlamentone
con tutte le bassezze, i personalismi, le burocrazie
cretine che caratterizzano i Parlamenti.

Lo spirito emulativo delle razze e l'impeto rivoluzionario
che le agita igienicamente interverrà
ad ogni modo e il solito ciclone d'eroismo e di
distruzione che investe di tempo in tempo i popoli
travolgerà la Società delle Nazioni.

L'aureola luminosa che orna il capo di Wilson
Messia della Pace Eterna non può durare. Il glorioso
rappresentante del poderoso intervento americano
non detiene la formula pacificatrice della
guerra. Fiducia e pretesa assurda quella di abolire
per sempre la guerra; simile alla pretesa e
fiducia assurda dei bolsceviki russi che credettero
di trovare (dopo il fallimento di tante rivoluzioni)
la formula unica definitiva della questione sociale
(capitalismo, proletariato, contadini, diseredati)
in un comunismo semplificatore e livellatore oggi
già irto di feroci vendette e tutto ineguale come un
mare in tempesta.

La Società delle Nazioni essendo nata dalla
paura di una seconda guerra e ancor più dalla
paura di una Rivoluzione probabile, nasconde
[pg!113]
un desiderio spasmodico di ordine carceriere, di
autocrazia, di reazione moralistica e poliziesca.
Questo desiderio è mascheratissimo, si comprende,
poichè in contrasto assoluto con tutte le ideologie
libertarie sventolate sui combattenti della
Intesa per sorreggerne lo slancio eroico.

.. vspace:: 2

Noi futuristi che non abbiamo paura nè della
Rivoluzione nè della guerra, noi futuristi senza
stanchezza e pronti a tutto per il Divenire anche
esplosivo della nostra razza, rivolgiamo a Wilson,
quale tipico rappresentante della formula Società
delle Nazioni, le seguenti domande:

1) La Società delle Nazioni sarà animata da
spirito rivoluzionario o da spirito conservatore?

2) La Società delle Nazioni essendo nata dalla
conflagrazione rivoluzionaria riuscirà — come
speriamo — ad escludere i rappresentanti reazionari
delle Nazioni?

3) La Società delle Nazioni interverrà o si
disinteresserà nelle questioni interne capitali delle
Nazioni rappresentate?

4) La Società delle Nazioni aiuterà ogni nazione
a rinnovarsi internamente e a sgomberare
i suoi decrepiti passatismi?

5) Nel caso tipico italiano la Società delle
Nazioni favorirà il nostro necessario urgente svaticanamento
dell'Italia o lo contrarierà?
[pg!114]

*That is the question, dear Wilson!*

6) La Società delle Nazioni sarà dunque una
specie di Paradiso terrestre, la mèta della umanità.
Dovremo fermarci in questo paradiso?

.. vspace:: 2

Temo che Wilson essendo stato trascinato dalla
conflagrazione futurista del mondo ad una concezione
di Società futura, sia in realtà mal convertito
al Futurismo e rimanga un elegante professore
di diritto che ha trovato non in trincea, ma
nei suoi vecchi libri, la formula pacificatrice della
guerra, una specie di Dio-*bonne à-tout-faire* per
beghina in transatlantico. Naufragheranno insieme
nell'Oceano... Pacifico!

Combattiamo la concezione della Società delle
Nazioni non per imperialismo, ma per amore
della Rivoluzione.

Non bisogna temere nè guerra nè rivoluzione.
Ogni nazione superando il periodo naturale di
stanchezza deve passare serenamente dalla guerra
alla pace vigile e laboriosa, governandosi da
sè e mettendosi in grado di difendersi e svilupparsi
senza il carabinierismo assurdo della *Lega
delle Nazioni*.

Crollati gli Imperi della Germania, dell'Austria-Ungheria,
della Russia, della Turchia col loro
decrepito semplicismo autocratico barbarico medioevale,
clericale, poliziesco, grossolano, la paura
di una nuova guerra è una indegnità.
[pg!115]

La paura è pessima consigliera. Cosicchè — dopo
il crollo del Kaiser e della Germania si vuole
copiare la Confederazione germanica creando una
grande Confederazione pacifista della vigliaccheria
e del quieto vivere. Il mondo dovrebbe diventare
una smisurata Germania pacifista con una
Prussia di cocciuto pacifismo alla testa, una Berlino
di ostinato e retrogrado, cubico quieto-vivere,
un'enorme burocrazia per archivizzare le diverse
paure dei popoli e naturalmente un grande Kaiser
di decorativo latte-miele sopra tutto.

Concezione tedesca pletorica, professorale, antiumana,
strangolatrice, reazionaria, stagnante, regressiva,
arteriosclerotica, passatista.

Ridicolo collettivismo delle nazioni evirate con
obbligatoria deposizione dei testicoli in comune.

Concezione aprioristica contraria ad ogni futurismo
nazionale. Ogni nazione è etnicamente e
geograficamente un grande individuo, il più grande
individuo capace di vivere. È inoltre il massimo
prolungamento dell'individuo. È inoltre la
più vasta solidarietà concreta, naturale, cosciente
e sincera, il massimo aggregato di forze umane
legate da interessi comuni e simpatie profonde.

È il massimo numero d'uomini che possano vivere
in una solidarietà assoluta di interessi e di
ideali.

Bisogna dunque rispettare la sua libertà e il
suo sviluppo.

La possibilità di una guerra lontana è un'atmosfera
sana per un popolo. L'atmosfera di una
[pg!116]
rivoluzione possibile è una atmosfera ancor più
sana per un governo che non può così nè addormentarsi
nè tradire.

La Società delle Nazioni è specialmente concepita
come una morfina o una questura antirivoluzionaria.

Noi futuristi la condanniamo recisamente perchè
è la negazione di ogni *interventismo* (questa
parola divina).
[pg!117]


.. toc-entry:: 13. Contro l'immonda anzianità, la burocrazia, per il decentramento.

13.
===

.. class:: center x-large

Contro l'immonda anzianità, la burocrazia, per il decentramento.

.. vspace:: 2

Esempi tipici della nostra barbara, pedantesca
burocrazia: Per impiantare la luce elettrica nella
stazione ferroviaria di Caltagirone occorsero 3 anni
di laboriose trattative e un volume di carta
scritta, e per la consegna del piazzale esterno della
Stazione Ferroviaria al Comune di Caltagirone si
discute da 13 anni. I fascicoli voluminosi della
pratica del Comune sono già 3, fin'oggi. 20 convegni
sul posto con ispettori, ingegneri e simili.

Il poeta futurista Paolo Buzzi che è anche uno
dei rarissimi geniali funzionarî d'Italia, segretario
alla Deputazione provinciale di Milano, interrogato
da me sui recenti progetti di riforma della
burocrazia, mi rispondeva con le seguenti considerazioni:

.. vspace:: 1

Il progetto di riforma della burocrazia presentato
recentemente dalla Commissione di studio
presieduta dal senatore Villa al Ministero del Tesoro
è, nelle sue linee generali, lodevole.

Si eleva, con esso, di colpo, il tono delle categorie
così dette *di concetto* nelle quali il criterio
[pg!120]
d'avanzamento è fissato in base a concorsi e premi
per speciali benemerenze. L'allettamento materiale
è dato dall'aumento sensibile degli stipendi,
dalla garanzia della carriera a *ruoli aperti* e
dal modernissimo criterio delle *cointeressenze* sugli
utili dell'azienda pubblica.

Un miglior organamento delle pensioni con possibilità
di realizzo di capitali dopo un certo numero
d'anni di servizio, segna qualcosa di veramente
*umano*, finalmente, in questo argomento
sul quale tante chiacchiere vane vennero fatte e
meglio invece sarebbe stato, *pietatis et dignitatis
causa*, tacere in attesa d'agire.

Lo Stato traccia, così, le sue linee generali. Le
Provincie ed i Comuni dovranno seguirle, ormai
sicuri di non trovare inceppi negli organi tutori
che, finora, siluravano i progetti organici più audaci
trincerandosi dietro la comoda ragione che
non si potessero fare ai funzionari degli Enti locali
trattamenti più favorevoli di quelli fatti ai
funzionari dello Stato.

È tempo che queste distinzioni sorpassatissime,
abbiano a cessare. Tutti i lavoratori degli uffici
sono uguali di fronte alla Pubblica Cosa.

I Comuni altro non sono che deanellamenti
istologici, attraverso la spina dorsale delle Provincie,
dello Stato. E nei grandi Comuni e nelle
grandi Provincie è risaputo che la vita amministrativa
non è se non un più analitico processo della
vita politica, certo ne è il lievito elementare, sempre
essa si irradia attraverso organismi tecnici i
[pg!121]
quali costituiscono ormai dei veri e propri dicasteri.

La politica del lavoro, questa grande ossigenatura
della vita pubblica moderna, è fatta ormai
anche dagli Enti locali. Ogni Giunta municipale,
ogni Deputazione Provinciale che si rispetti ha
preceduto lo stesso Governo nella creazione d'un
Dicastero del Lavoro.

E così la materia delicata e complessa degli
Organici può ormai sottrarsi allo stitico quando
non sia ostile àmbito di Presidenze retrive o di
Ragionerie microcefale per essere portato nella
sua degna e naturale sede, là dove si dibattono
con vedute nuove i problemi della mano d'opera
e dei conflitti fra capitale e lavoro, alla luce dei
tempi che corrono e col concorso democraticamente
pareggiato delle due parti.

Col nuovo progetto sulla burocrazia vengono
moralmente assai più elevate le figure oltrechè
dei Direttori generali, dei Capi Divisione e dei
Segretari.

Il che, di conseguenza, importerà un congruo
elevamento, nelle Amministrazioni locali, delle
figure dei Segretari generali e degli altri Funzionari
di Segreteria, oggi spesso ingiustamente disconosciute,
messe ad un livello virtualmente inferiore
a quello dei Segretari Comunali, che sono
i veri maggiorenti nei piccoli Comuni, quasi ovunque
sacrificati alle invadenze delle Ragionerie le
quali dovranno avere, alla lor volta, garantiti i
migliori sviluppi materiali e morali, ma a parte,
[pg!122]
in una carriera ben delimitata, di puro controllo
cifrario, estranea ad ogni *débordement* di merito,
ridotti alle proporzioni dei Corpi contabili nell'Esercito,
dove solo prevale uno Stato Maggiore di
intellettuali che costituzionalmente si sovrappone
agli stessi ufficiali delle armi dotte e delle specialità
scientifiche.

Che l'importanza di questi Funzionari direttivi
debba essere definitivamente fissata e posta in
rilievo anche dai nuovi organici degli Enti locali
è intuitivo, ove si pensi che il progetto di riforma
della burocrazia di Stato non toglierà di mezzo,
se pure li attenuerà, i difetti ai quali si imputa
ogni giorno in Italia l'arrugginimento della Macchina
governativa. In Italia, dico io, e in Francia
(per parlare del paese che la Vittoria ha ancor
più affinizzato al nostro) se uno dei più eletti spiriti
politici della latinità moderna, Paul Déchanel,
ha, in un suo nuovo libretto: *La Décentralisation*,
non da oggi invocato dal decentramento la salvezza
dell'Amministrazione anche nella luminosa
Repubblica, di cui probabilmente l'anno venturo
sarà il Presidente. In Italia bisognerebbe essere
incoscienti per non comprendere che la chiave di
volta del miglior assetto pubblico (ed io aggiungo
la sola piattaforma positiva sulla quale si dovrebbero
impiantare le imminenti elezioni) è il Decentramento.

Tornerò, per meglio spiegarmi, su questo tema
essenziale, con la dovuta ampiezza e l'indispensabile
coraggio civile.
[pg!123]

Ma io dico fin d'ora: per ben decentrare, bisogna
che si trovi già saldamente impiantato il telaio
organico delle Amministrazioni centrifughe.
Si potrà e si dovrà, ben inteso, fare tutta una rifusione
di forze burocratiche, liberamente scambiabile,
dal centro alla periferia, per tener conto
di tutti i lavoratori disponibili e delle conseguenze
diverse.

Ma il montaggio dei pezzi dislocati non potrà
essere fatto che intorno ai motori fissi di produzione
etnica che già si trovano in posto. Lo Stato
si scinderà in Regioni che le Provincie ricostituiranno
sulla base delle loro tradizioni storiche, economiche,
politiche e burocratiche. I Comuni,
prendendo alla lor volta fiato, oltrechè dalle proprie
tradizioni, in Italia magnifiche, dalle nuove
correnti energetiche della vita nazionale, meglio
producendo e meglio ricavando dall'ambito costituzionale
alleggerito, dinamizzati dallo stesso
isveltimento del ritmo pubblico locale, che si farà
sentire attraverso la finanza, la cultura, l'igiene,
la viabilità, le comunicazioni, l'assistenza e la
previdenza sociale, ecc., daranno man forte alla
Regione, invece di richiederne, come oggi fanno,
alla Provincia. E l'atmosfera liberista e laburista,
la sola unica vera nella quale oggi debbono muoversi
gli organismi collettivi, si troverà saldamente
piazzata dalle Alpi al Mare sopra un cumulo di
forze ringiovanite, sorrette da crediti rinsanguati
ed equilibratamente distribuiti, per la salvezza
e la fortuna d'Italia.
[pg!124]

Decentrati gli organismi di Stato, io vedo in
gran parte tolti i mali attivi e passivi della Burocrazia.
La macchina si velocizzerà perchè negli
elementi dinamici sarà penetrata la passione che
nasce dai più facili riconoscimenti materiali e morali.
E, sopratutto, si sarà operata la selezione
dei migliori: ed i mediocri saranno spazzati a
colpi di frusta dal tempo, come si augura, nel suo
brillante articolo (apparso sull'ultimo numero di
*Roma futurista*) lo Zuccari.

Perchè tutti sono d'accordo che i servizi miglioreranno
se saranno decentrati, non solo, ma ridotti
d'organico. Date a dei giovani d'ingegno e
di volontà una pattuglia pur scarna di lavoratori:
e libertà d'azione e pieno senso di responsabilità.
Ciò che fu fatto nelle trincee, si farà negli uffici.
Allungate pure gli orari commisurandoli agli aumentati
supplementi d'onorario. Cointeressate al
più intenso rendimento dell'opera: premiate il
valore burocratico: assicurate ai pochi ma buoni
un *massimo* di carriera possibile: e per i servizi
in subordine, per le mansioni ausiliarie nelle
quali il numero può essere indispensabile a pregiudizio,
talvolta, dell'entità del compenso, anzichè
reclutare dell'elemento maschile che potrebbe
trovare più sano collocamento nell'industria,
nel commercio o nell'agricoltura, reclutate delle
donne!

Le donne hanno dato la loro parte di nobile
rendimento alla causa della guerra. Non dimentichiamole!
Esse, se intelligenti e colte, sono delle
[pg!125]
eccellenti collaboratrici nelle pubbliche aziende.
Il loro lavoro vibra, quasi sempre, di passione ed
è doppiamente redditizio di quello degli uomini.
Negli archivi, dove la necessaria pazienza nel rintraccio
e nel riordino delle carte è quella insita
ai loro stessi domestici istinti conservatori, nelle
copisterie dove le Remington hanno ereditato il
ritmo delle Singer passandolo dal pedale alla tastiera,
nelle spedizioni dove la celerità e l'ordine,
pregi essenzialmente femminili, facilitano il movimento
dei carteggi, ai telefoni, ai magazzini, ai
depositi, lo so per prova diretta, ormai, che le
donne sono indispensabili e garantiscono la dignità
dell'Amministrazione che non ha più, mercè
loro, bisogno d'assoldare dei paria sempre malcontenti
e perciò, in fondo, sabotatori del buon
lavoro altrui.

Con ciò credo aver toccato alcuni punti essenziali
della riforma burocratica, che, ripeto, per
esperienza e per convinzione, reputo estensibile,
ormai, a tutte le Amministrazioni pubbliche d'Italia,
statali e non statali.

Inutile un esame psicologico della questione. In
fondo siamo sempre ai termini che Balzac ha immortalato
nel suo saggio *Les Employés*, perchè
gli uomini saranno sempre gli uomini e le greppie
(dico io) sempre saranno le greppie.

Ma non posso in tutto dividere l'avversione
dello Zuccari contro la casta.

Non è vero che la burocrazia italiana sia un
branco di parassiti e di fannulloni. Vi sono dei
[pg!126]
valori realissimi di cultura, d'ingegno, d'abnegazione
che rendono al Paese il 100 per 10. E non
dimentichiamo che da noi, in mancanza di mecenati
e di pensioni accademiche, in più d'un caso
lo stipendio serve a garantire il pane al pensatore,
all'artista, allo studioso che sa sdoppiarsi
ed offrire una doppia energia alla Patria. Vi sono,
si capisce, i rovesci di medaglia, i casi di pietà e,
se non d'obbrobrio, di disperazione. Il Corbino
trattò con mano felicissima, in indimenticabili
puntate della Rivista *Avvenimenti*, il lato negativo
del problema burocratico. Sono pagine, direi,
antropologiche d'una sincerità e d'una evidenza
suprema.

Ma io, che da più di vent'anni vivo fra gli Impiegati
e li studio con occhi miei, credo che da
una classe, per senso abnegativo del dovere e per
intenso amor di patria non inferiore a nessuna
altra, l'Italia, da matrigna divenendo finalmente
madre, molto potrà attendersi alla vigilia del suo
rinnovamento ideale e sociale.

.. vspace:: 1

Rispondo a Paolo Buzzi:

1) Trovo lodevole la garanzia delle carriere
a ruoli aperti. Trovo lodevole l'elevare il tòno
delle categorie così dette di concetto col criterio
d'avanzamento fissato in base a concorsi e a premî
per speciali benemerenze. Ma dichiaro che disgraziatamente
si procederà con timidezza mentre
il criterio d'avanzamento e premî per speciali benemerenze
dovrebbe essere dominatore e applicato
sistematicamente.
[pg!127]

2) L'aumento degli stipendi deve essere sensibilissimo
e parallelo alla diminuzione degli impiegati.

3) Il criterio delle cointeressenze sugli utili
dell'azienda pubblica deve essere generale.

4) Bisogna procedere immediatamente al decentramento
amministrativo. Decentramento regionale
di tutte le attribuzioni amministrative e
relativi controlli.

Bisogna sviluppare le autonomie regionali e
comunali; fare di ogni amministrazione uno strumento
agile e pratico, diminuire di due terzi gli
impiegati, raddoppiando gli stipendi dei Capi-servizio
e rendendo difficili ma non teorici i concorsi.
Dare ai Capi-servizio la responsabilità diretta
e il conseguente obbligo di alleggerire e
semplificare tutto.

Tutto ciò non basta, bisogna per raggiungere
ad un'agile amministrazione decentrata poco costosa,
semplificatrice e pratica, abolire l'immonda
anzianità in tutte le amministrazioni.

Nella carriera diplomatica e in tutti i rami della
vita nazionale.

Bisogna premiare direttamente l'ingegno pratico
e semplificatore dei buoni impiegati e giungere
così ad una organizzazione semplificata a
tipo industriale.

Questo non potrà avvenire fintanto che trionferà
l'assurdo prestigio dei diplomi accademici e
fintanto che l'iniziativa commerciale e industriale
procederà lentamente senza un assiduo incoraggiamento
di premî allettatori e sostentatori.
[pg!128]

Non condivido il pessimismo di Paolo Buzzi
sull'ingombro burocratico che egli crede insanabile.
È questione di coraggio nell'operazione chirurgica
che dovrà essere violenta, profonda, e
senza pietà partendo da questi due principî:

\ 1) Decentramento.

\ 2) Abolizione della anzianità.

Non condivido l'ottimismo di Paolo Buzzi sulla
classe degli impiegati. Vi sono eccezioni ma naufragano
nell'oceano dei parassiti e dei fannulloni.

Parassiti e fannulloni plasmati tali dall'atmosfera
tediosa, pedante, scettica, irresponsabile,
senza luce, senza ambizione, quietista, vile taccagna,
abbrutente degli attuali ambienti burocratici.

Volete diventare rivoluzionarî? Volete sentirvi
nelle mani un desiderio pazzo di lanciar bombe,
bruciare, massacrare, radere al suolo?

Volete, malgrado il vostro temperamento placido
e sedentario, diventare il più violento e sanguinario
anarchico?

Passate mezz'ora in un ufficio governativo!

Non è ammissibile che la nostra meravigliosa
guerra rivoluzionaria, vittoriosa, dopo averci liberati
dall'Impero austroungarico, feroce burocrazia
esterna, non ci liberi dall'assurda elefantiasi
burocratica interna.

Non ho che un sol timore quando penso alla
rivoluzione: Quello che anche violentissima, totale
e ben diretta lasci sussistere in Italia la forse
immortale Burocrazia.
[pg!129]

Tutti gli Italiani intelligenti pensano come me.
Vi sono dovunque nel mondo — oggi — dei tentativi
riuscitissimi per creare nuovi organismi su
basi antiburocratiche.

La conflagrazione portando un uomo giovane e
di grande ingegno come il generale Badoglio dal
grado di tenente colonnello, al grado di sottocapo
di Stato Maggiore di un esercito di 5 milioni di
uomini, ha dato una mazzata energica al principio
di anzianità. Più volte abbiamo glorificato
questo carattere assolutamente futurista della conflagrazione.

Nello sviluppo meraviglioso dell'aviazione inglese
dominarono fortunatamente due principî futuristi:

1) Si diedero i gradi di merito e venne abolita
l'anzianità.

2) Trionfò sistematicamente il principio di
preferire il più giovane.

La gioventù non fu un argomento per impedire
che un aviatore abile, intelligente, esperto,
avesse il grado meritato. Vi furono molti *assi*
gloriosi per aver precipitato numerose vittime nemiche
che rimasero a lungo sottotenenti poichè il
coraggio, l'abilità di volo e d'attacco non bastavano.
Si dava, secondo la concezione *veramente*
futurista molta importanza all'abilità organizzatrice.

Predominava non soltanto il principio del merito
fuori d'ogni anzianità, del più giovane, ma
specialmente del migliore organizzatore. Ed era
[pg!130]
logico poichè si trattava di creare *dal nulla* una
grande organizzazione.

Fu così possibile creare più di 40.000 piloti inglesi
e di mettere a disposizione della linea francese
2500 aeroplani pronti a volare.

Queste constatazioni non devono però ispirarci
un eccessivo pessimismo sullo sforzo aviatorio italiano,
veramente glorioso.

È indiscutibile che il merito dell'Inghilterra in
questo sforzo trionfale è diminuito dallo spreco
enorme di denaro. Un aviatore inglese mi diceva:
«il denaro ha salvato l'Inghilterra. Lo sforzo
aviatorio italiano è infinitamente più grande del
nostro perchè fatto con denaro limitato».

Questo aviatore inglese aggiungeva che in Scozia
il governo inglese spese 500.000 sterline per
fondare una scuola d'aviazione *per assi* e il denaro
fu tutto perduto perchè la località prescelta
ventosissima e burrascosa, non permetteva di volare
che 4 mesi all'anno.

Il futurista Volt risponde con acume alle obbiezioni
correnti dei difensori della anzianità:

.. vspace:: 1

Se tutti i vecchi fossero della tempra del vecchio
Clemenceau, io non esiterei a schierarmi fra
i paladini della più ferrea gerontocrazia. Disgraziatamente
o fortunatamente non è così.

È noto che fra i trenta e i quarant'anni la maggior
parte degli uomini normali subiscono quella
specie di involuzione spirituale che viene eufemisticamente
chiamata «metter giudizio». Se si
[pg!131]
tratta di un artista, l'individuo prende moglie e
per dar da mangiare ai marmocchi si mette a
far dell'arte commerciale. Se è un uomo politico,
mette accuratamente da parte ogni opinione meno
che ortodossa per irreggimentarsi nella incolore
maggioranza politica del momento. Ai *difetti* della
età giovanile succedono, a unanime compiacimento
di amici e congiunti, le *qualità* dell'uomo
serio e maturo: la prudenza (leggi: paura cronica),
la ponderazione (cioè indecisione, mancanza
di iniziativa e lentezza) e la gravità (adorazione
del mezzo termine e orrore di ogni specie di innovamento).

E siccome gli uomini di governo vengono esclusivamente
reclutati fra questi *uomini serii* e ben
stagionati, ne segue che le suddette *qualità* senili
danno la loro impronta a tutto l'indirizzo della
politica estera e interna di una nazione.

La politica estera sarà quindi *prudente* e cioè
pronta alle peggiori rinunzie (vedi «politica delle
mani nette», «piede di casa», «neutralismo») e
*ponderata*, cioè lascierà sfuggire le migliori occasioni
per affermare la potenza politica della nazione
(Cairoli, ecc., ecc.). La politica interna poi
sarà *grave e seria*, cioè basata sul compromesso
ed essenzialmente conservatrice, benchè larvata
di formule avveniristiche (giolittismo, Depretis
e C.).

Tale infatti è la storia politica del Regno d'Italia
da Custoza all'impresa di Tripoli. La guerra
attuale capovolse codesto sistema di cose. Le qualità
[pg!132]
eminentemente giovanili e interventiste del
coraggio, della iniziativa e dell'agilità spirituale
sopraffanno impetuosamente la mentalità tarda e
neutrale della vecchia Italia. Coronamento pratico
e giuridico di questa rivoluzione spirituale del
popolo italiano non potrà essere altro che l'*abolizione
del criterio di anzianità* in tutte le carriere
governative e nel libero apprezzamento del pubblico.
[pg!133]


.. toc-entry:: 14. Il proletariato dei geniali.

14.
===

.. class:: center x-large

Il proletariato dei geniali.

.. vspace:: 2

È indiscutibile che la nostra razza supera tutte
le razze per il numero stragrande di geniali che
produce.

Nel più piccolo nucleo italiano, nel più piccolo
villaggio vi sono *sempre* sette, otto giovani
ventenni che fremono d'ansia creatrice, pieni
d'un orgoglio ambizioso che si manifesta in volumi
inediti di versi e in scoppi di eloquenza sulle
piazze nei comizi politici.

Alcuni sono dei veri illusi, ma *sono pochi*. Non
potrebbero giungere al vero ingegno. Sono però
sempre dei temperamenti a fondo geniale, cioè
suscettibili di sviluppo e utilizzabili per accrescere
l'intellettualità geniale di un paese.

In quello stesso nucleo o piccolo villaggio italiano
è facile trovare sette, otto uomini maturi
che nella loro piccola vita d'impiegato, di professionista
nei caffè del loro quartiere e in famiglia
portano sul capo l'aureola malinconica del
geniale fallito. Sono dei rottami di genialità che
non hanno mai avuto un'atmosfera favorevole e
[pg!136]
furono perciò subito stroncati dalle necessità economiche
e sentimentali.

Il movimento artistico futurista da noi iniziato
11 anni fa aveva precisamente per scopo di svecchiare
brutalmente l'ambiente artistico-letterario,
esautorarne e distruggere la gerontocrazia, svalutare
i critici e i professori pedanti, incoraggiare
tutti gli slanci temerarî dell'ingegno giovanile per
preparare un'atmosfera veramente ossigenata di
salute, incoraggiamento e aiuto a tutti i giovani
geniali d'Italia.

Sono certamente due o trecentomila in Italia.

Incoraggiarli tutti, centuplicarne l'orgoglio,
aprire davanti a loro tutti i varchi, diminuire al
più presto, così, il numero dei geniali italiani
falliti e stroncati.

Ho spiegato in molte opere precedenti come
i 3/4 dei vizi mentali, delle debolezze, degli errori,
delle viltà e delle lentezze che si opponevano
al celere progresso dell'Italia derivavano da
ciò che noi chiamiamo il Passatismo. Culto ossessionante
del passato e delle glorie antiche, misoneismo
cocciuto, valutazione pessimista delle
forze della nostra razza, accademismo scolastico,
purismo letterario, culto del plagio, copia dell'antico,
adorazione del museo, esaltazione dello
sgobbone, ecc.

Il Passatismo fu per molto tempo la essenza
unica del sistema d'insegnamento e dell'educazione
familiare. Era favorito da molte ideologie
assurde più o meno importate e tipicamente antitaliane.
[pg!137]

Regnava uno schifoso intellettualismo socialistoide,
antipatriottico, internazionalista, il quale
separava il corpo dallo spirito, vagheggiava una
stupida ipertrofia cerebrale, insegnava il perdono
delle offese, annunziava la pace universale e la
scomparsa della guerra, i cui *orrori* sarebbero
sostituiti da battaglie d'idee. Intellettualismo di
origine germanica, ossessione del libro, bibliofilia,
pedantedescheria. Disprezzo per la ginnastica,
abbrutimento dei ragazzi nelle aule puzzolenti
e chiuse, svalutazione completa della salute
e della forza muscolare.

Vegetava in quest'aria di muffa una gioventù
stremenzita, senza freschezza primaverile e senza
virilità.

Quanti giovani abbiamo visto uscire dalle scuole,
malinconici, curvi, deboli, avari di voce e
di gesti, pallidi, avvizziti, con occhiali doppi e
infinite miopie stringendo sotto il braccio con una
specie di orgoglio spaventoso e miserando «I
Promessi Sposi», come Don Rodrigo stringeva
il suo foruncolo di peste bubbonica.

La loro peste bubbonica era il culturalismo teutonico.

Si andava predicando che i giovani italiani
erano ignoranti e che il loro ingegno aveva bisogno
di una cultura solida, seria, metodica. In
realtà si predicava l'odio all'ingegno. Leggete,
studiate, ponderate, chiudetevi nelle biblioteche,
compulsate i codici, studiate gli antichi! Vivete
nei musei! Copiate quadri e statue! Bisogna imparare
[pg!138]
a scrivere, a dipingere, a scolpire copiando
le opere dei grandi! La lingua italiana è difficilissima,
occorre decidere dopo *serie* meditazioni
quali siano i maestri da preferire e i dizionarî
da consultare. Il Bartoli, il Boccaccio, Machiavelli,
Tommaseo, Rigutini, Fanfani.... Occorre
postillarli. Il tale ha ingegno. Ma usa francesismi.
«Questa dei francesismi è peste varia...».

In questa rete di divieti, di difficoltà inesistenti
e di false divinità da rispettare, da evitare, da
non offendere il giovane geniale smarrisce il suo
vero istinto propulsore e deprime il suo coraggio
orgoglioso. Tutte le sue forze rimangono contratte
allo stato di angoscia dolorosa davanti alla
strada lunghissima, senza conforto nè aiuto.

Sotto il nuvolone minaccioso degli esami inutili
da passare o la pioggia torrenziale dei compiti
cretini, lo studente educa il suo cervello e il suo
spirito alla paura e al pedantismo.

Egli trova ogni sera in famiglia la tipica atmosfera
di grettezza, di mediocrità, l'odio per
tutte le forme di avventura e di audacia, i moralismi
pretini, la goffa lotta fra l'avarizia taccagna
e l'ansia del lusso provinciale, l'affettuosità
morbosa accaparrante e soffocante della madre
e la dura prepotenza di un padre rammollito
che crede però suo dovere stroncare il figlio ad
ogni costo *in tutto ciò che può sognare, desiderare,
volere*.

Questo giovane geniale si sente nei nervi una
forza misteriosa, violenta. Sarà poeta, pittore,
[pg!139]
artista drammatico, costruttore di ponti su fiumi
americani, appaltatore di terreni lontani da dissodare,
deputato, ecc.: egli non sa esattamente.

Rischierebbe volentieri tutto ciò che ha di caro
e di piacevole intorno a sè, affetti, amicizie, primi
piaceri sessuali, allegrie goliardiche, per ottenere
immediatamente la prova diretta e la manifestazione
di questa sua forza.

Egli ha invece intorno a sè degli alti pessimismi
neri, delle negazioni massiccie; respira lo scetticismo
avvelenante e non ha un soldo in tasca.

Se coraggiosissimo, rivoltosissimo, egli riesce
a spaccare e rovesciare tutti i divieti, la miseria
assoluta, ultimo laccio invincibile, lo trattiene e
lo inchioda nell'assoluta impossibilità di staccarsi
e di osare.

Questi fallimenti di gioventù geniali sono numerosissimi
e tipici in certe provincie d'Italia come
la Toscana, che pur essendo indiscutibilmente
le più intelligenti sono purtroppo le meno fattive
e le meno utili nello sviluppo nazionale.

Firenze è piena di giovani d'ingegno inoperosi
e smarriti che sciorinano sotto i soli elettrici dei
caffè dei meravigliosi tessuti di pensiero e di lirismo
senza speranza di essere mai valutati, considerati,
utilizzati.

Scrivere? A che pro? Dov'è l'editore? Certo
non pagherà, anzi vorrà essere pagato. Nei giornali?
Il direttore è stato prescelto fra i quattro
o cinque autentici cretini della città. Ostruzionismo,
dunque meglio abbandonare spiralicamente
[pg!140]
il proprio canto malinconico nell'antico chiaro di
luna che ripatina Lungarno e il Ponte Vecchio
o godersi una «bambina» alle Cascine che offre
camere ammobiliate a buon mercato assoluto.

Ho conosciuto innumerevoli giovani geniali a
Firenze, in Toscana, a Napoli e in Sicilia. Quasi
tutti esasperati; il cuore già chiuso da un sordo
rancore contro la società, molti avvelenati da
una precocissima invidia che sporca la fonte chiara
della ispirazione genuina e dell'entusiasmo giocondo,
creatore.

È talvolta difficilissimo conoscerli, apprezzarli,
incoraggiarli. Poichè invece di abbracciare spiritualmente
l'Italia come una vasta massa malleabile
da plasmare essi la considerano come un
reticolato idiota di soprusi, di camorre, di autorità
scroccate, di divieti imbecilli. Ed hanno ragione.
Dovunque, l'ingegno è svalutato, deriso,
imprigionato. Incoronato soltanto e festeggiato il
mediocre opportunista o l'ex-genio ormai rammollito.

Il Futurismo scoprì, svegliò, rianimò, radunò
molti di questi giovani geniali, i migliori, senza
dubbio. Ma non tutti certamente. Nella vasta rivoluzione
di serate burrascose che si propagò su
tutta la Penisola, il Futurismo entrò in contatto
con quasi tutti ma occorre un più sistematico intervento
delle forze del paese per salvare, riaccendere
e utilizzare tutto il vasto proletariato dei
geniali.

Propongo che in ogni città sia costruito uno o
[pg!141]
più Palazzi che avranno una denominazione sul
genere di questa: «Mostra libera dell'Ingegno
creatore».

1º Verrà esposta per un mese un'opera di
pittura, scultura, plastica in genere, disegni d'architettura,
disegni di macchine, progetti d'invenzione.

2º Verrà eseguita un'opera musicale piccola
o grande, orchestrale o pianistica di qualsiasi
genere.

3º Verranno letti, esposti, declamati poemi,
prose, scritti di scienza di qualsiasi genere, di
qualsiasi forma e di tutte le dimensioni.

4º Tutti i cittadini avranno il diritto di esporre
gratuitamente.

5º Le opere di qualsiasi genere o valore apparente,
anche se apparentemente giudicate assurde,
cretine, pazze o immorali, saranno accettate,
esposte o lette senza giuria.
[pg!143]


.. toc-entry:: 15. Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un Eccitatorio.

15.
===

.. class:: center x-large

Governo tecnico senza parlamento, senza senato e con un Eccitatorio.

.. vspace:: 2

I problemi che si affollano dopo-guerra in un
paese non ricco come il nostro superano, credo,
la potenza governativa di qualsiasi regime e sono
destinati quindi ad avere un'unica soluzione
rivoluzionaria.

È indiscutibile però che il governo parlamentare
col suo smisurato pantano burocratico è — fra
tutti i governi possibili — il meno atto a risolverli.

Esaminiamo la situazione dal punto di vista
dei produttori.

Il governo ha stanziato 3 miliardi di lavori ma
nessuno cura e sollecita questi lavori. Per esempio:
lavori ferroviari che devono provvedere alla
disoccupazione ed evitare la crisi gravissima dei
trasporti.

Il governo dice: Bisogna produrre! produrre!
produrre! Come si può produrre se tutte le industrie
sono oggi creditrici dello Stato? E con quali
materie prime? (se non sono già assicurate). A
quali prezzi verranno date queste materie prime?
[pg!146]

Lo stato si è dimostrato mediocre acquirente
e mediocre distributore.

Il governo dovrebbe invece concedere massima
libertà alle industrie togliendo impacci e pastoie.

Si sostituisca alla funzione dello Stato la funzione
dei Sindacati o Consorzi industriali i quali
sotto il controllo dello stato provvedano all'approvvigionamento
delle materie prime.

Si esca da questo stato di cose che toglie ogni
attività personale e si distruggano i sistemi fiscali
veramente passatisti.

Ammetto che si debba provvedere alle esigenze
finanziarie e che le entrate erariali siano portate
ad un punto tale da *fare tutto il servizio dei nostri
debiti*. Ma non ostacoliamo la produzione della
ricchezza.

Accettiamo nuovi oneri ma si faciliti la produzione
della ricchezza e la si colpisca soltanto
quando è prodotta.

I monopolî colpendo le materie prime rincarano
i prodotti all'interno e rendono difficilissima
la importazione che è necessaria per la ricostituzione
economica del paese.

I divieti di esportazione sono assurdi. Si dice
che non si può concedere la esportazione perchè
i prezzi all'interno già troppo elevati aumenterebbero
ancora mentre negando la esportazione
tali prezzi dovranno diminuire perchè le materie
prime *imboscate* finiranno per venire sul mercato.

Errore questo. Un simile provvedimento che dovrebbe
colpire soltanto gli incettatori colpisce invece
la produzione che finirà per arrestarsi.
[pg!147]

Perderemo così i mercati esteri.

Un governo intelligente dovrebbe invece concedere
entro limiti razionali l'esportazione con
limitazioni di prezzi all'interno.

Così l'industria riattivata potrebbe assumere
gran parte delle maestranze dimesse ora dalle
industrie belliche.

Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente
inintelligente.

.. vspace:: 1

Esaminiamo ora la situazione dal punto di vista
della marina mercantile.

La guerra ha creato l'avvento delle Cooperative
di gente di mare alla proprietà e all'esercizio
della nave. Questo avvento importantissimo deve
essere assolutamente favorito dalla legislazione
italiana.

Se sarà favorito senza diffidenza costituirà una
delle migliori forme di pacificazione sociale.

Gli articoli 9 e 10 del decreto Villa vanno radicalmente
mutati. Perchè l'articolo 10 impedisce
che lo stato diventi proprietario di navi da dare
a gestire alle Cooperative di gente di mare.

I noli pagati dal principio della guerra a navi
estere sommano a più di 9 miliardi di lire. I noli
pagati dal principio di guerra a navi italiane
sommano a un miliardo e mezzo.

Bisognava per evitare questa fuga di denaro
all'estero comperare subito a buon prezzo navi
da trasporto. Questo era possibile anche nel 1915
e nel 1916. Quando ci siamo accorti che era un
[pg!148]
dovere comperare oro per salvare tanto oro regalato
ad armatori esteri, il prezzo delle navi era
altissimo, fantastico.

Il paese intuì il pericolo e pensò di riparare
il danno.

Sorsero nuovi cantieri, vecchi cantieri si ampliarono
e centinaia di migliaia di tonnellate di
ottimi vapori scesero in mare.

Disgraziatamente il decreto Villa troncò questa
magnifica evoluzione e si tornò così alla dispersione
di ricchezza ed ai noli esteri.

Per costruire rapidamente navi di trasporto bisognava
ricorrere ad industrie particolari. La industria
privata che non si occupava di navi sapeva
però costruire pezzi indispensabili per le
navi. Lavoro quasi identico. Per esempio: Un
fabbricante di caldaie fisse poteva fabbricare anche
caldaie marittime. Così si fece. Migliaia di
industrie particolari arruolate subito con rapidità
futurista collaborarono alla costruzione delle
navi. Tutto ciò però senza che il governo favorisse
in nulla la meravigliosa opera.

La costruzione in serie poco costosa e rapidissima
doveva essere ampiamente sostenuta e propugnata
dal governo.

I «*fabricated ships*» hanno un minimo di curve.
Ogni pezzo ha un numero, il montatore ricevendo
i singoli pezzi guarda il disegno e segue il
suo tracciato. Semplicità estrema.

Questo metodo è indubbiamente un metodo di
guerra poichè esclude un poco il progresso costruttivo.
[pg!149]
Tutte le navi essendo così identiche e
non una è migliore delle altre. Si può però facilmente
evitare questo danno. Resta indiscutibile
che la costruzione in serie va propugnata e sostenuta
dal governo, con senso pratico e fuori
d'ogni burocrazia.

Ma il governo parlamentare è un governo tipicamente
antipratico.

.. vspace:: 1

Noi futuristi consideriamo lo stato come una
realtà umana. Lo stato deve essere l'amministrazione
di una grande azienda che si chiama
patria appartenente a una grande associazione
che si chiama nazione.

Il patriottismo è per noi semplicemente la sublimazione
di quell'attaccamento rispettoso che
le buone e forti aziende ispirano ai loro partecipanti.

Nel Manifesto del Partito Politico Futurista io
dichiaravo:

«Trasformazione del Parlamento mediante
un'equa partecipazione di industriali, di agricoltori,
di ingegneri e di commercianti al Governo
del Paese. Il limite minimo di età per la deputazione
sarà ridotto a 22 anni. Un minimo di deputati
avvocati (sempre opportunisti) e un minimo
di deputati professori (sempre retrogradi). Un
parlamento sgombro di rammolliti e di canaglie.
Abolizione del senato.

Se questo parlamento razionale e pratico non
dà buoni risultati, lo aboliremo per giungere ad
[pg!150]
un Governo tecnico senza parlamento, un Governo
composto di 20 tecnici eletti mediante suffragio
universale.

Rimpiazzeremo il senato con una Assemblea
di controllo composta di 20 giovani non ancora
trentenni, eletti mediante suffragio universale.
Invece di un parlamento di oratori incompetenti
e di dotti invalidi, *moderato* da un senato di
moribondi, avremo un governo di 20 tecnici
*eccitato* da una assemblea di giovani non ancora
trentenni.

Partecipazione eguale di tutti i cittadini italiani
al governo. Suffragio universale eguale e diretto
a tutti i cittadini, uomini e donne. Scrutinio di
lista a larga base. Rappresentanza proporzionale».

Il futurista Volt entrò subito nelle difficoltà di
realizzazione del governo tecnico con il seguente
articolo importante che io cito integralmente:

«Aboliamo pure il parlamento — si domandano
molti — ma cosa metteremo al suo posto?

La risposta è pronta. *Sostituiremo il parlamento
con le rappresentanze dei sindacati agricoli,
industriali ed operai.*

La rappresentanza sindacale sarà la base dello
«Stato tecnico» futurista.

Al «collegio» elettorale, circoscrizione fittizia
ed arbitraria, entità che sembra creata apposta
per l'esercizio del broglio, sostituiremo il sindacato,
espressione organica delle forze economiche
che dànno effettivamente forma alla società.
[pg!151]

Al posto dell'«onorevole» deputato, demagogo
costretto all'accattonaggio sistematico del voto
o feudatario di una nuova feudalità peggiore dell'antica,
manderemo a governare il paese ingegneri,
commercianti ed operai, gente che sa il
suo mestiere e conosce i bisogni reali della propria
classe. Invece di un'Assemblea di intriganti,
di chiacchieroni e di incompetenti, avremo un
corpo tecnico adatto allo scopo di dirigere, con
conoscenza di causa, la grande azienda dello
stato.

In pratica, l'idea della rappresentanza sindacale
si trova di fronte a difficoltà serie ma non
insormontabili.

Vari problemi ci si presentano.

1º A quali sindacati concederà lo Stato la
personalità politica?

Si tratterà di determinare le categorie di produttori
che avranno diritto a una rappresentanza
nel corpo legislativo.

2º L'iscrizione ai sindacati sarà obbligatoria
per tutti i cittadini? A me sembra che sia più
logico lasciare che esercitino i diritti politici coloro
che hanno volontà e coscienza.

Coloro che resteranno volontariamente fuori
dei sindacati corrisponderanno in parte alle masse
degli *astenuti* nelle odierne elezioni a suffragio
universale.

3º In base a quale criterio si misurerà il numero
di voti da attribuirsi a ciascuna categoria
di sindacati? È la questione più scottante. Il
[pg!152]
criterio più semplice è quello numerico. Ma così
si ricade nell'atonismo individualistico del suffragio
universale.

Io credo che non si debba tener conto del numero
degli iscritti al sindacato, *ma dell'importanza
della funzione economica* che esso esercita
nel Paese. Quindi un sindacato di industriali metallurgici
avrà una rappresentanza eguale a quella
di un sindacato di lavoratori del ferro benchè
questi ultimi siano molto più numerosi.

E ciò perchè l'importanza delle due funzioni
si controbilancerà nella economia nazionale.

L'amico Settimelli dirà che questo è un criterio
poco democratico. Me ne infischio.

4º Quali saranno i limiti posti all'esercizio del
potere dell'Assemblea eletta mediante la rappresentanza
sindacale? La competenza dell'Assemblea
dovrà essere limitata alle questioni prevalentemente
economiche, che sono del resto le più
importanti in politica.

Le questioni di famiglia, di politica estera, ecc.
dovranno essere risolte in parte mediante *referendum*
popolare diretto ed in parte attribuite
alla competenza del potere esecutivo.

Non ho fatto che accennare le principali questioni.
Invito tutti i giovani futuristi ad inviarmi
le loro soluzioni ai quattro problemi che ho posto,
senza avere la pretesa di risolverli definitivamente.
Ma mi sembra che la questione sia matura
per lo studio. E per noi futuristi «studio»
deve significare già un principio di esecuzione.
[pg!153]
È l'ora di finirla col parlamento. Abbiamo fatto
la guerra senza bisogno del parlamento. Senza il
parlamento sapremo fare la pace. È ora di sbarazzare
l'Italia dalle 508 incompetenze che spadroneggiano
a Montecitorio.

La sola esistenza di un «senato» è la vivente
antitesi di tutti i principî del Partito Futurista.
L'istituzione del senato parte dal concetto che le
assemblee elettive abbiano bisogno di essere «frenate»
in un modo qualsiasi. La esperienza invece
ci dimostra che le assemblee politiche non
sono quelle indomite cavalle che la retorica dei
nostri padri amava imaginarsi.

Fanno un po' di chiasso, si abbandonano ai
«tumulti», tanto per dar da strillare agli strilloni
dei giornali quotidiani, ma poi, quando si tratta
di far sul serio, finiscono sistematicamente per
addormentarsi.

La «rappresentanza sindacale» non sfugge a
questo grave inconveniente. L'elemento *tecnico*
è di per se stesso conservatore. I tecnici si abbandonano
volentieri alla «routine». Le più
grandi invenzioni e scoperte furono aspramente
osteggiate dai tecnici. Le inglesi «trade unions»
sono in fondo piuttosto conservatrici e attaccate
alla tradizione. Le «corporazioni» medievali si
irrigidirono fino a cristallizzare tutta la vita economica
dell'Europa.

Tuttavia il solo vantaggio che il paese sia governato
da gente «che sa il fatto suo» mi sembra
tale da indurmi a non rinunziare al sistema
[pg!154]
della rappresentanza sindacale. Solamente che
la rappresentanza sindacale ha bisogno di essere
integrata da un altro organo politico, che la stimoli
e le impedisca di essere un ostacolo sulla
via del progresso nazionale.

E qui cade in acconcio la istituzione dell'«organo
eccitatore» che Marinetti propone di sostituire
alla decrepita e ingombrante istituzione del
senato.

Chiameremo quest'organo «*Consiglio dei giovani*»
o «*Eccitatorio*». Perchè possa compiere
adeguatamente la sua funzione, occorre che esso
abbia i seguenti caratteri:

*a*) deve essere composto di cittadini dell'età
non superiore ai 30 anni;

*b*) deve essere reclutato da persone di tutte
le categorie sociali, senza distinzione di classi,
per mezzo del suffragio universale diretto;

*c*) deve essere continuamente rinnovato. Le
elezioni saranno annuali;

*d*) deve constare di un numero ristrettissimo
di eletti.

Nove giovani basteranno. Di competenza del
«Consiglio dei giovani» o «Eccitatorio» saranno
tutte le questioni non prevalentemente economiche.
Ma perchè possa agire in senso progressista
sulla rappresentanza sindacale, esso potrà
prendere iniziativa di progetti di legge anche in
materia economica, i quali però dovranno essere
discussi e votati in via definitiva dalla assemblea
dei rappresentanti sindacali. Viceversa quest'ultima
[pg!155]
assemblea potrà porre il suo «veto»
alle deliberazioni del «Consiglio dei giovani»
quando esse apportino conseguenze relative alla
vita economica del paese.

È chiaro che dei conflitti possono per tal guisa
sorgere fra il «Consiglio dei giovani» e la rappresentanza
sindacale. Questi conflitti dovranno
risolversi in ultima istanza per mezzo del *referendum*
popolare diretto.

Tali, nelle loro grandi linee, sono le basi dello
«stato futurista».

L'*Eccitatorio* o Consiglio di giovani eccitatori
è secondo noi indispensabile.

.. vspace:: 1

Gli anarchici si accontentano di assalire i rami
politici, giuridici ed economici dell'albero sociale
mentre noi vogliamo assai più.

Di quest'albero infatti vogliamo strappare e
abbruciare le più profonde radici, quelle piantate
nel cervello dell'uomo e che si chiamano:
desiderio del minimo sforzo, quietismo vile,
amore dell'antico e del vecchio, di ciò che è
corrotto e ammalato, orrore del nuovo, disprezzo
della gioventù, venerazione del tempo, degli anni
accumulati, dei morti, dei moribondi, bisogno
istintivo di ordine chiuso, di leggi, di catene, di
ostacoli, di questure, di morale, di pudore, paura
di una libertà totale.

Avete visto un'assemblea di giovani rivoluzionarî
anarchici? Non vi può essere spettacolo più
scoraggiante.
[pg!156]

Vi noterete infatti la mania urgente, in tutte
quelle anime impetuose e rosse, di privarsi subito
della loro indipendenza e della loro iniziativa
per dare il governo della loro assemblea
al più attempato fra loro. Ossia al più opportunista,
al più prudente, insomma a colui che
avendo già acquistato una piccola potenza e una
piccola autorità sarà fatalmente interessato a conservare
lo stato delle cose, a calmare la violenza
contrariando ogni istinto di avventura, di rischio,
e di eroismo.

Questo nuovo presidente pur guidando con una
apparente equità la discussione generale, la condurrà
docile, all'abbeveratoio del proprio interesse
personale.

Credete ancora all'utilità delle assemblee, spiriti
rivoluzionarî?

Accontentatevi in tal caso di scegliere un direttore
o meglio un regolatore di discussione ed
eleggete a questo ufficio il più giovane di voi, il
meno noto, il meno importante e fate che la sua
funzione sia limitata a quella di distribuire la
parola con un'assoluta eguaglianza di tempo, controllata
con l'orologio alla mano.
[pg!157]


.. toc-entry:: 16. Contro il diritto di successione.

16.
===

.. class:: center x-large

Contro il diritto di successione.

.. vspace:: 2

La legislazione democratica nello stringere e
diminuire continuamente i diritti di successione è
stata sempre frenata da questa obbiezione: Se
voi vietate al padre di accumulare il denaro per
il figlio togliete il principale incitamento al suo
sforzo di lavoro.

Il ragionamento non regge. È basato su una
assurda morale altruistica e cristiana che abolendo
la gioia di vivere e il culto della propria vita
proietta tutte le energie in un'altra vita e in un
altro essere. Il padre nella attuale concezione moralistica
della famiglia passatista abolisce rapidamente
il suo programma personale di godimento
fisico e intellettuale e considera la sua vita come
una serie di sforzi accaniti per conquistare una
somma di denaro che annulli ogni necessità di
sforzo e di lotta per suo figlio. Ogni giorno segna
una rinuncia. Il suo lavoro invece di trasformarsi
in quella sana allegria fisica e spirituale che raddoppierebbe
la sua potenza nervosa e creatrice
è un lavoro tetro nel buio di una piccola idea
cocciuta e vile: mio figlio non lavorerà.
[pg!160]

Ora io domando perchè mai questo figlio non
deve lavorare? Perchè mai deve essere privato
della ragione essenziale del suo organismo vitale:
lottare, vincere, superare, produrre?

Ogni uomo *deve* partire nella vita coi soli privilegi
della sua forza naturale, perchè possa manifestarsi
pienamente dando il suo massimo rendimento
con un massimo di sforzi e godendo integralmente
i frutti personalmente conquistati.

Piena responsabilità nella vita, coscienza lucida
di tutti gli ostacoli, eroismo continuo e continuo
adeguato godimento della vita senza rinuncie
e senza altruismi bestiali.

Vi sono dei padri che avendo lavorato tutta la
vita accumulando denaro per i figli, pretendono
che i figli facciano lo stesso, accumulando essi
pure in un'ossessione di montagne d'oro che tutti
devono aumentare e nessuno godere. Qui la condizione
passatista diventa di un ineffabile misticismo
cretino.
[pg!161]


.. toc-entry:: 17. Sintesi della concezione marxista.

17.
===

.. class:: center x-large

Sintesi della concezione marxista.

.. vspace:: 2


\ 1) *La teoria del valore.*

Secondo Carlo Marx la funzione del capitale è
sterile nel processo della produzione. Solo è feconda
l'opera del lavoro.

Il maggior valore del prodotto è dunque il risultato
esclusivo del lavoro e a questo *deve* appartenere.
Invece iniquamente va ai capitalisti
sotto forma di *profitti*. Il profitto è il *plus-valore*
non pagato dagli imprenditori. La società si divide
dunque in sfruttatori e sfruttati. Lo sfruttamento
divenendo sempre più intenso per le esigenze
della produzione, cresce la classe degli
sfruttati, diminuisce quella degli sfruttatori.

Conseguente proletarizzazione crescente della
società.

Quando il capitale sarà concentrato in poche
mani sarà facile alla massa degli sfruttati incoscienti
espropriare i pochi capitalisti e riorganizzare
il sistema di produzione in modo da attribuire
tutto il reddito sociale ai lavoratori.

Ora *la premessa* che la funzione del capitale è
sterile nel processo della produzione *è falsa*.
[pg!164]

Se la funzione produttrice del capitale fosse
sterile, le industrie in cui il capitale-salario (lavoro)
prevale sul capitale fisso dovrebbero dare
redditi maggiori che quelle industrie in cui prevale
il capitale fisso sul capitale-salario (lavoro).

Ma ciò non si osserva nella realtà!

2) *La teoria del determinismo economico o
materialismo storico* di Carlo Marx, il quale attribuisce
un valore causale al fattore economico, è
quasi fallito. La scienza e il pensiero umano hanno
dimostrato l'impossibilità di stabilire un rapporto
di causalità *tra i fattori* che sono numerosissimi,
di svariata potenza, tutti vivi, dinamici, e
*senza* logica. Vi è un rapporto di interdipendenza
elastica e non di causalità tra i fattori numerosi
del complesso fenomeno sociale. Non dimentichiamo
poi la importanza enorme dei fattori morali
che sono particolarmente esplosivi e determinanti.

3) *La teoria dell'unione dei lavoratori d'ogni
paese.* — La conflagrazione mondiale ha dimostrato
violentemente l'assurdità di questa concezione
unitaria fra lavoratori diversissimi, spesso
opposti e nemici per interessi, per grado di benessere
e per condizioni di lavoro diverse.
[pg!165]


.. toc-entry:: 18. L'Azionariato sociale.

18.
===

.. class:: center x-large

L'Azionariato sociale.

.. vspace:: 2

I salarî sono fissati ad una certa altezza che
dipende dalla domanda di lavoro e dalla produttività
del lavoro.

Il capitale riceve un compenso che è e tende
ad essere uguale al saggio dell'interesse corrente
più una certa quota di rischio variabile.

Se — per esempio — c'è un impiego sicuro
(come la rendita in tempi normali) al 5% nessuno
vorrà impiegare il suo risparmio in una impresa
industriale che non renda per lo meno il
5% più *una quota per il rischio*.

Così, se in una industria si ricava il 7,50% e
nondimeno un'azione di 100 lire di questa industria
vale sul mercato 100 lire e non di più,
noi diciamo che la capitalizzazione è al 7,50%
perchè la conoscenza della industria porta a valutare
a 2,50% i rischi che comporta.

La ditta Pirelli, per esempio, avendo accumulato
in un triennio una riserva di 6 milioni (dopo
aver distribuito l'utile normale agli azionisti) divide
la riserva in 3 milioni agli azionisti (come
aumento gratuito di capitale) e 3 milioni al personale.
[pg!168]

Ecco una dimostrazione pratica che non ci può
essere *vera* partecipazione operaia ai profitti delle
industrie senza intaccare la *quota di rischio* che
forzatamente *deve sostenere*, incoraggiare, difendere
gli azionisti e la industria stessa.

Infatti Pirelli non la chiama partecipazione
agli utili, ma *regalo* o *premio* agli operai fatto
con una parte delle eccedenze sull'utile normale.

Noi futuristi crediamo che bisogni imporre al
più presto l'azionariato sociale cioè: la partecipazione
degli operai alle imprese. Questa concezione
geniale e pratica che è andata formandosi
attraverso una serie di tentativi in America,
in Francia e in Inghilterra, ha incontrato delle
ostilità feroci che si giungerà però a superare vittoriosamente.

Filippo Carli, segretario generale della Camera
di Commercio di Brescia, illustra, spiega e propugna
con precisione lucida nella Rivista dell'*Industrie
illustrate italiane* l'azionariato sociale.

Filippo Carli dice:

.. vspace:: 1

Il regime della fabbrica, diffusosi nell'Europa
occidentale dopo la rivoluzione industriale inglese,
spezzò definitivamente i rapporti di proprietà
fra l'operaio e lo strumento di lavoro. Dopo
di allora sorse ripetutamente, nei varî paesi,
l'idea di ricostituire l'associazione fra il capitale
ed il lavoro, poichè si sentiva più o meno oscuramente
che in questa era la chiave dell'armonia
fra le parti cooperanti alla produzione. Bisogna
[pg!169]
riconoscere però che il movimento fu affatto inadeguato
allo scopo: molti tentativi fallirono, altri
si trascinarono più o meno stentatamente, parecchi
furono causa di profonde disillusioni. Tuttavia
è da chiedersi se quegli esperimenti si compiessero
con quella larghezza di vedute che sarebbe
stata necessaria, e con quella sincerità che
è condizione indispensabile del loro successo.

Fin dal 1825 si ebbero in Inghilterra i primi
tentativi di partecipazionismo operaio, e da quell'anno
fino al 1910 si fecero 221 di tali esperimenti,
dei quali solo 70 erano in esistenza nel
1910, secondo i rilievi fatti dall'Ufficio inglese del
Lavoro; e, in fondo, gli operai inglesi considerano
attualmente questo procedimento con indifferenza.
In Francia già negli anni *quaranta*, il
movimento connesso alla età d'oro della borghesia,
fece sorgere in alcuni spiriti illuminati l'idea
della partecipazione ai profitti. Il primo tentativo
concreto fu quello di Jean Leclaire nel 1842, il
quale incontrò ogni sorta di difficoltà. Tuttavia
l'idea fece strada, e nel 1879 per la prima volta
fu proposto un disegno di legge al Parlamento
francese da Laroche-Joubert, nell'intento di
«pousser au système coopératif, c'est-a-dire à
l'association de l'intelligence du capital et du
travail, par la participation imposée aux adjudicateurs...».
Il concetto era che lo Stato imponesse
la partecipazione agli aggiudicatarî dei lavori
pubblici, per dare esso stesso l'esempio e per
dimostrare l'utilità ai liberi imprenditori. L'idea
[pg!170]
fu ripresa nel 1895 dal Guillemet, persuaso com'era
«qu'il n'y a rien de plus difficile à faire
entendre aux gens que leur propre intérêt» e che
quindi bisognava che lo Stato desse l'esempio.
Dopo altri progetti, il Godard, nel 1909, si pose
da un punto di vista più ampio, chiedendo la
creazione di *actions de jouissance du travail* nell'intento
di imporre alle società anonime l'ammortamento
del loro capitale e di rendere il capitale
iniziale e il lavoro comproprietarî dell'attivo
sociale liberato rispetto al primo mediante il
rimborso delle azioni. Era questa la via maestra
del nuovo partecipazionismo, la quale doveva
condurre alla legge del 26 aprile 1917 sulle società
anonime a partecipazione operaia. I principî
fondamentali di questa legge, che si può considerare
come il passo più decisivo fatto dalla
legislazione moderna in tale campo, sono i seguenti:

1º Gli operai avranno diritto ad una parte
dei beneficî realizzati dall'impresa a cui sono
adibiti.

2º Essi partecipano alla sua gestione, saranno
rappresentati alle Assemblee generali, avranno
il loro posto nel Consiglio di Amministrazione.

3º Essi avranno un diritto di credito eventuale
sull'effettivo della società.

Dice l'art. 1 della legge: .... «Le azioni della
Società si compongono: *a*) di azioni o parte di
azione di capitale; *b*) di azioni dette *azioni di
lavoro*. Le azioni di lavoro sono la proprietà collettiva
[pg!171]
del personale salariato (operai ed impiegati
dei due sessi) costituito in società commerciale
cooperativa di mano d'opera in conformità
dell'art. 68 della legge 24 luglio 1867, modificata
dalla legge 1º agosto 1893. Questa società di mano
d'opera comprenderà obbligatoriamente od
esclusivamente, tutti i salariati adibiti all'impresa
da almeno un anno ed aventi più di 21 anni
di età....». E per tal modo il lavoro, del pari
del capitale, costituisce un diritto fisso e permanente,
diritto che da origine ad un'azione, l'azione
di lavoro. Questo geniale concetto dell'azione
di lavoro, viene a sovvertire completamente la
nozione corrente del salario, ed a elevare il salariato
al livello di un collaboratore del capitalista.
Esso contiene in sè potenzialmente una profonda
trasformazione economico-sociale, trasformazione
alla quale noi pure dobbiamo mirare. Certo, non
mancano le obbiezioni di carattere dottrinale contro
il principio informatore di tale legge, come
non mancheranno le difficoltà della sua pratica
applicazione: ma è fuor di dubbio che essa contiene
una formola fondamentale di equilibrio sociale.

La grande idea è lanciata, un'idea che ha la
potenza di un profondo rivolgimento legale nei
rapporti fra le classi: «*l'azionariato sociale*».
C'è qui veramente la chiave dell'armonia fra capitale
e lavoro nel dopo guerra: c'è tutto l'avvenire.
Se le classi dirigenti hanno qualche incertezza,
qualche ondeggiamento nell'applicazione
[pg!172]
di questo principio, sono perdute. E notisi che
la legge francese non rappresenta se non un primo
passo sulla via che deve condurre alla piena
attuazione del principio: essa non sancisce che
una facoltà, mentre si deve venire all'obbligatorietà;
e probabilmente essa è destinata a combinarsi
con alcuni principî propugnati dal Briand
fino dal 1910. Secondo il progetto Briand, il 33%
dei beneficî sarebbe riservato agli operai; il 33%
al Capitale ed al Consiglio di Amministrazione,
in cui gli operai sono rappresentati in proporzione
di almeno 1/4 dei membri; l'altro 33% sarebbe
distribuito, quanto al 17% sotto forma di premi
a compensare gli operai di élite, e quanto al 16%
al direttore tecnico, ingegneri, consigliere delegato,
sotto forma di supplemento dei loro stipendi.
È probabile dunque che notevoli passi innanzi
si debbano fare; ma la via è questa, ed
ogni deviazione sarebbe rovinosa: giacchè non si
può non riconoscere la legittimità storico-sociale e
demografico-economica del fondamento su cui
posa il nuovo principio. L'impresa non è più,
nella nostra società, una funzione privata: è una
funzione pubblica nei suoi presupposti, nel suo
svolgimento, nelle sue conseguenze. Viceversa
l'imprenditore nell'atto in cui assolda mille, duemila,
diecimila operai, per una determinata forma
di produzione, tende ad accaparrare nel proprio
individuale interesse una parte delle forze
nazionali: la nazione gli cede una parte del proprio
organismo affinchè egli ne disponga come
[pg!173]
crederà più opportuno: e da allora la vita e l'avvenire
di questa parte della nazione, dipendono
dal suo arbitrio e dalla sua capacità. A questo
punto è legittimo che sorga il diritto della collettività
nazionale a limitare quello dell'individuo:
rappresentata da quei mille o duemila o diecimila
operai che furono assunti dall'individuo imprenditore — il
quale, notisi bene, deve allo stesso
ambiente sociale una gran parte della sua
capacità tecnica e della sua potenzialità economica — la
collettività nazionale insorge ed afferma
il suo diritto a partecipare all'impresa. Spunta
l'azione sociale. Un radicale rivolgimento è avvenuto
nei principî del salario, poichè questo riesce
così composto di due quote: una quota con
la quale all'operaio è assicurata la semplice esistenza
e che pertanto si potrebbe chiamare biologica,
ed una quota con la quale e per la quale
l'operaio partecipa in modo cosciente ai beneficî
della gestione sociale.

.. vspace:: 1

Umberto Notari, direttore delle *Industrie illustrate
italiane*, da me interrogato sull'opposizione
che la sua campagna in favore dell'azionariato
sociale ha incontrato nell'ambiente industriale,
mi disse:

«Uno dei principali oppositori, Pirelli, non ha
trovato, in fondo, che queste due obbiezioni:

1) Accogliere nel consiglio di amministrazione
degli operai vuol dire accogliere dei possibili
propalatori o trafugatori di sistemi, di metodi
[pg!174]
speciali, di formule segrete e di brevetti preziosi,
dato che gli operai possono domani abbandonare
l'azienda od officina per recarsi in
un'altra.

2) Le maestranze sarebbero sempre più o
meno malcontente degli operai che le rappresenterebbero
nel consiglio d'amministrazione.

In realtà, mi disse Notari, «negli industriali si
manifesta una irriducibile repugnanza ad avere al
fianco l'operaio servitore o schiavo di ieri».

Vecchia concezione medioevale del padrone
capitalista chiuso coi suoi amici azionisti nel ricco
ed elegante studio che guarda attraverso gli
eleganti pizzi delle sue tendine il fiume nero degli
operai che scorre nelle vaste arterie della sua
immensa fabbrica fra il rosseggiare degli alti
forni e le cataste di coke.

Ma l'ostilità — soggiungeva Notari — viene
anche dagli operai, i quali non comprendono assolutamente
l'ascensione morale che l'azionariato
offre loro e sono d'altra parte sobillati dai capi
e agitatori contro l'azionariato stesso che tende
a distruggere ogni loro ragione d'essere, poichè
addormenta la lotta di classe».

Notari conveniva con me che in fondo si tratta
di ostacoli di un valore molto relativo.
[pg!175]


.. toc-entry:: 19. Sintesi della concezione di Mazzini sulla proprietà e la sua trasformazione.

19.
===

.. class:: center x-large

Sintesi della concezione di Mazzini sulla proprietà e la sua trasformazione.

.. vspace:: 2

La proprietà come è oggi costituita manca di
qualsiasi titolo di giustificazione.

Il valore di ogni proprietà è un prodotto sociale.
Il possesso deve essere legittimato da una
sociale utilità. La legittima proprietà di ogni bene
non può spettare che alla collettività.

*Il lavoro deve con la libera associazione diventare
padrone del suolo e dei capitali d'Italia.*

Il lavoratore non deve passare dal salario del
privato a quello dello stato (collettivismo), ma
dello stato deve servirsi per elaborare il nuovo
ordinamento economico che lo libererà dallo
sfruttamento.

Dobbiamo spingere lo stato a riconoscere il carattere
e la funzione sociale della Proprietà e
quindi ad intervenire per una sempre più giusta
distribuzione di essa. Dobbiamo tendere alla nazionalizzazione
delle terre, delle acque e del sottosuolo.

Bisogna distinguere fra proprietà ed esercizio.

Bisogna sottrarre la proprietà all'arbitrio individuale.
Ma non affidarne l'esercizio allo stato.
[pg!178]

Lo stato deve affermare in nome della collettività
il diritto sociale della proprietà.

L'esercizio deve essere affidato agli individui,
gruppi, associazioni.

Quando lo stato avrà accettato il principio che
*il valore e la funzione della proprietà sono sociali*
bisognerà disporre perchè ogni terra dia il
suo massimo rendimento e perchè ogni braccio
trovi occupazione adeguata. Far passare le terre
incolte dei latifondi e di tutti i terreni che non
rendono dalle mani degli attuali detentori a quelle
dei lavoratori in *enfiteusi* o gruppo di affittanze
collettive.

Il passaggio può farsi mediante esproprio o
automaticamente; molto meglio con l'abolizione
del diritto di successione.
[pg!179]


.. toc-entry:: 20. La riforma fondiaria di Henry George.

20.
===

.. class:: center x-large

La riforma fondiaria di Henry George.

.. vspace:: 2

Il futurista Magamal riassume così le teorie di
Henry George sulla riforma fondiaria:

Soltanto in breve qui possiamo parlare della
sua opera principale *Progresso e povertà*, di cui
il punto di partenza è appunto quel problema
sopraccennato della povertà crescente, nonostante
il continuo progresso materiale. Per quanto è
possibile, lasceremo parlare Henry George stesso:

«Dove sono le speranze del secolo passato, — dice
George nel capitolo d'introduzione — svegliate
dalle nuove scoperte, che aumentano le
forze produttive della natura; la speranza, che la
forza del vapore e dell'elettricità fossero per dare
a tutti gli uomini la possibilità di vivere con
una certa agiatezza? È evidente, purtroppo, che il
progresso dell'industria, o meglio il progresso
materiale, non è stato capace d'alzare il livello
del benessere delle classi inferiori. La posizione
di queste classi, per contro, ha peggiorato precisamente
sotto l'influsso del così detto «progresso
materiale».
[pg!182]

«Le nuove forze, nonostante che abbiano la
possibilità in sè di inalzarsi, non influiscono sull'edificio
sociale, cominciando dal di sotto, come
si sperava e si credeva durante lungo tempo, ma
esse lo colpiscono nel luogo che serve come punto
medio fra la cima e la base. È evidente, che un
cuneo enorme è stato messo non sotto la società,
ma l'ha penetrato *in mezzo*. Quelli che sono *al
di sotto* del punto sono stati abbassati più giù
oppure addirittura ne sono schiacciati».

L'economia politica, benchè sia una scienza
esatta, non ha potuto finora scoprire la legge,
che esprime questo fenomeno. Le varie scuole
d'economia si contradicono nelle loro risposte,
benchè tutte riconoscano la legge fondamentale,
che sta alla base di ogni indagine economica: la
legge, che «gli uomini cercano di soddisfare i
loro bisogni col minimo sforzo possibile».

La produzione di una società è la somma delle
ricchezze, prodotte da essa, è il suo fondo comune.
I suoi tre fattori sono la *terra*, il *lavoro* ed il
*capitale*.

1. Il termine *terra* abbraccia tutti i prodotti,
tutte le forze, tutti i vantaggi della natura preesistenti
al lavoro umano.

2. Col termine *lavoro* s'intende la somma di
ogni attività umana, fisica o spirituale, che sia
diretta alla produzione dei beni e alla utilizzazione
della «terra».

3. Il *capitale* è quella parte dei prodotti che
si hanno dalla combinazione del «lavoro» e
[pg!183]
della «terra», la quale parte non è consumata
immediatamente, ma è destinata come riserva o
come strumento per la produzione di altri beni.
Il capitale non è una sorgente prima della produzione;
ma è uno strumento creato dallo spirito
umano, per rendere possibile la divisione del lavoro
e una più intensa produzione. «Il capitale è
quella parte del lavoro umano che è immagazzinato,
affinchè serva ad un nuovo lavoro». Perciò
la terra non è capitale. Invece le case, le officine,
le provviste, gli strumenti, le macchine, ecc.,
sono inclusi nel concetto di «capitale».

Questi tre fattori: la *terra*, il *lavoro* e il *capitale*
si distribuiscono i prodotti di tutte le attività
umane.

Il lavoro riceve il *salario*. È indifferente che si
tratti di lavoro fisico o spirituale; che la ricompensa
sia data in una forma o in altra, da parte
di chi fa lavorare; che la ricompensa sia o non
sia il frutto di un lavoro libero. «Salario» è la
ricompensa che si consegue in qualsiasi forma
per qualsiasi sforzo fisico o spirituale. Secondo
H. George, la teoria, che sia il capitale, donde
si prende il salario, è del tutto sbagliata. In realtà
il salario, invece di essere preso dal capitale,
è preso dal prodotto del lavoro, per il quale esso
è pagato: *il salario è creato dal lavoro*. Guadagnare
vuole dire creare. Ogni lavoratore, compiendo
il suo lavoro, si crea in realtà un *fondo*,
donde è preso il suo salario. Il capitale perciò
non può limitare l'industria: esso può soltanto
[pg!184]
determinare la sua forma, l'uso degli strumenti
e la divisione del lavoro. L'unica limitazione ha
luogo, quando all'uomo non è possibile il libero
accesso alle ricchezze naturali della terra.

Nè può la pressione della popolazione crescente
essere la causa della tendenza del salario verso
il minimo. Il secondo libro dell'opera *Progresso
e Povertà* è dedicato a una dimostrazione chiarissima,
che la teoria di Malthus non è vera: la realtà
non dà la prova, che mentre la popolazione
tende ad aumentare in proporzione geometrica, i
mezzi di esistenza non possano crescere che in
proporzione aritmetica. Nè sono giustificate le
analogie dell'uomo coll'animale, che servono come
fondamento principale della teoria Malthusiana.
Sì, è vero, che l'uomo è un animale, «ma
un animale più qualche altra cosa».

La causa del fenomeno, che il salario tende al
minimo, deve essere cercata non nelle leggi, che
governano la produzione dei beni, ma nelle leggi,
che governano la *distribuzione*. Come avviene
dunque la distribuzione fra i tre fattori suddetti?

Il *salario*, il compenso per il lavoro, e l'*interesse*,
l'indennità per l'uso del capitale, cioè delle
provviste e degli strumenti, non hanno subìto,
col crescere del progresso, nessun aumento. Per
contro, coloro che vivono soltanto col «salario»
del lavoro si trovano nelle condizioni peggiori.
E se interroghiamo i capi delle iniziative commerciali
ed industriali, troveremo tutti concordi
nel lamentare le difficoltà che essi trovano nel
[pg!185]
ricavare dai loro impianti un «interesse» abbastanza
largo.

Da chi è assorbita la massima parte dei prodotti
della civiltà? È assorbita dal terzo fattore,
sotto la forma della *rendita fondiaria*, che è appunto
quella parte della produzione che tocca a
chi concede l'uso della «terra» o delle forze
della natura.

Ora questa rendita non è il risultato della attività
dei singoli proprietari; essa *è il prodotto di
tutti i collaboratori della produzione*. Ne segue
la dottrina fondamentale di Henry George:
*la rendita fondiaria deve diventare proprietà sociale*.

George propone di sequestrare la rendita fondiaria,
per gli scopi sociali, per mezzo di una
imposta, lasciando all'individuo il diritto di godere
dei miglioramenti, di cui egli è l'autore;
tutte le altre tasse, che ora aggravano l'industria;
tutti i dazi, che impediscono il libero scambio,
debbono essere aboliti. Di qui il nome *«single-tax»
league*, che fu dato in molti paesi ai seguaci
di H. George.

Il modo pratico di realizzare una tale riforma
importante è esposto da George in un modo completo;
però, come vedremo subito, parlando dei
suoi seguaci presenti, ogni paese ha elaborato il
suo programma, adattandolo alle condizioni rispettive
di ogni nazione.

.. vspace:: 1

La nostra patria ha avuto uno dei più grandi
[pg!186]
riformatori fondiari di cui l'ideale era la creazione
di una classe di *liberi contadini*.

Parlo di Tiberio Gracco, il quale insieme al
fratello morì per il suo ideale, rimasto finora senza
realizzazione.

«Le bestie selvaggie hanno le loro caverne ed
i loro giacigli; ma agli uomini che lottano e
muoiono per l'Italia non è rimasta che l'aria e
la luce del cielo». Ecco, con che parole Tiberio
Gracco, secondo Plutarco, invoca la giustizia
per i lavoratori della terra.

È un fenomeno strano, che proprio nel paese
di Tiberio Gracco le idee del suo fratello spirituale
George non abbiano svegliato l'attenzione
del pubblico. Quando nel 1909 Giovanni Carelli,
l'autore sunnominato del *Riscatto della Terra*,
cominciò la sua propaganda di una riforma fondiaria,
non trovò, che una trentina d'aderenti,
nonostante che i primi numeri del suo organo
*Terra* fossero fatti in un modo molto interessante
contenendo varî articoli preziosi.

Non posso non nominare qui le opere di Achille
Loria, il quale pure preconizza un regime della
terra libera; secondo lui «questo nuovo ordinamento
della proprietà non creerà già una nuova
costituzione economica — ciò che sarebbe inammissibile,
perchè il diritto è impotente a mutare
i rapporti economici, dei quali invece è creatura
e strumento — ma darà riconoscimento e pacifico
assetto ad uno stato di fatto, che è imposto ormai
dalla evoluzione economica e che si realizza, ad
[pg!187]
ogni modo, con isfrenata veemenza, anche senza
intervento di legge».

Interessante è poi il disegno di legge del Rinaldi,
che propone che tutte le terre pubbliche
ancora esistenti in Italia, cioè quelle appartenenti
ai comuni (quelle soggette agli usi civili
e quelle patrimoniali), alle Opere Pie, agli enti
ecclesiastici ancora conservati e al patrimonio
dello stato, vengano non già quotizzate, ma assegnate
ai poveri di ciascun comune riuniti in un
ente giuridico sotto il nome di comunanza agricola,
al quale ente verrebbe concesso il diritto di
proprietà su queste terre, e dal quale queste terre
verrebbero poi concesse in affitto a chi ne ha il
diritto.

Il progetto Tittoni, mirando ad una *forma demaniale
ad uso comune*, il qual progetto fu combattuto
da Ferri, è pure di un certo interesse. Sarebbe
a desiderarsi, che per l'ordinamento fondiario
nella Libia l'Italia seguisse l'esempio dato
dalla Germania nella colonia di Kiautsciu e che
«quell'onda di prevenzione, di animadversione e
di pauroso sospetto, che fluttua intorno all'opera
dello scrittore americano, trovi la sua bonaccia,
e molti s'accostino ad osservare più dappresso o
senza passione, l'interessante edificio».

Tanto più, che questo è un edificio, di cui il
fondamento fu messo secoli fa. «Non dovete mai
vendere la terra; perchè essa è *mia*; voi siete
soltanto i miei ospiti e vassalli» (3 Mos. 25,23)
leggiamo nella Bibbia, e tutti i profeti israeliti
[pg!188]
erano in un certo senso riformatori fondiari, come
lo erano pure gli antichi Brahmini, di cui il
proverbio: «A chi appartiene la terra, a colui
appartengono purtroppo le sue frutta» contiene
la verità centrale delle teorie di Henry George.
[pg!189]


.. toc-entry:: 21. Denaro ai combattenti!

21.
===

.. class:: center x-large

Denaro ai combattenti!

.. vspace:: 2

È assolutamente urgente che l'Italia offra con
una sufficiente somma di denaro un ponte fra
guerra e pace a tutti i combattenti.

Questi benemeriti, questi vincitori non devono
in alcun modo sentire i danni di essersi battuti,
di essere stati lontani dalla vita nazionale. Sarebbe
il più sudicio e vigliacco dei tradimenti.
Sarebbe il più funesto degli errori.

Purtroppo fino ad oggi i provvedimenti sono
assolutamente meschini. Lo stesso avviene in
Francia. Eppure occorre trovare i denari per la
Pace, dopo aver trovato quelli per la guerra.

Bisogna che gli uomini di governo siano energici
e al di fuori di ogni pressione personale,
senza alcun rispetto a interessi particolaristici.

Si dichiara che l'erario è esaurito e non ha possibilità
di nuovi prestiti (eppure la nostra grande
vittoria che ci centuplica dovrebbe essere una
garanzia poderosa); ebbene eccovi due soluzioni:
[pg!192]

.. vspace:: 1

.. class:: center

1ª Soluzione:

.. vspace:: 1

*Vendiamo il patrimonio artistico!*

Si dice che noi siamo un popolo a tutti superiore
per il suo genio elastico e creatore, il suo
eroismo e per la sua giovanile resistenza muscolare,
ma disgraziatamente povero.

No. Non è povero, il popolo italiano. Noi futuristi
affermiamo che il popolo italiano è il più
ricco della terra, poichè possiede un incalcolabile
capitale inutilizzato, costituito dall'enorme
patrimonio delle opere d'arte antiche ammucchiate
nei suoi musei. Di questo patrimonio artistico,
noi proponiamo senz'altro al Governo la vendita
graduale e sapiente. Dato che soltanto le Gallerie
degli Uffizi e Pitti furono valutate più di un
miliardo, l'Italia sarà in pochi anni abbastanza
ricca per:

\ 1) avere la prima marina mercantile del mondo;

\ 2) avere una grande navigazione fluviale;

\ 3) intensificare decisamente tutte le industrie esistenti, e creare immediatamente le mancanti;

\ 4) sviluppare fino al rendimento massimo l'agricoltura e sanare tutte le zone malariche;

\ 5) vincere completamente l'analfabetismo;

\ 6) abolire totalmente ogni imposta per venti anni almeno;

\ 7) dare un utile compenso ai combattenti.

Prevediamo tutte le obbiezioni e le distruggiamo:
La vendita del nostro patrimonio artistico,
[pg!193]
ben lungi dal diminuire il nostro prestigio,
dimostrerà al mondo che un popolo giovane e sicuro
del proprio avvenire ne sa affrontare tutti
i problemi, trasformando in forze vive le sue ricchezze
morte, come un aristocratico intelligente
rinuncia ad ogni fasto vano e lancia il proprio oro
nell'industria.

Sarà altamente patriottico il gesto col quale
l'Italia, rompendo vecchie catene tradizionali e
sentimentali, trasformerà le sue vecchie tele e i
suoi vecchi marmi in acciaio utile, veloce e dominatore.
D'altra parte, le nostre opere d'arte
antiche, vendute in America, in Inghilterra, in
Russia o in Francia, diventeranno la più efficace
delle *réclames* al genio creatore della nostra
razza.

Genio inesauribile, questo, poichè si manifestò
oggi nel nostro grande esercito improvvisato che
vinse, in matematica militare e in eroismo garibaldino,
un esercito agguerrito e preparato in più
di 40 anni. I nostri eroi del Carso, dell'Isonzo e
del Trentino hanno cento volte sorpassato in
grandezza tutti gli eroi romani. Non viviamo dunque
più del nostro passato; non siamo più soltanto
«figli di grandi uomini»; il nostro prestigio
presente ci garantisce una illimitata grandezza
futura.

Siamo il popolo più artista della terra. Nessuno
perciò potrà dubitare che dopo la nostra grande
vittoria sapremo anche conquistare un assoluto
primato artistico. Il nostro glorioso Rinascimento
sarà superato dall'arte italiana di domani.
[pg!194]

Si obietterà anche che questa vendita allontanerà
dall'Italia il fiume rimunerativo dei visitatori
stranieri. Non vogliamo discutere qui sull'utilità
dell'industria dei forestieri, che pur regalando all'Italia
molti milioni, è tanto aleatoria da poter
cessare per un caso isolato di colera o per una
scossa di terremoto, ed è sempre dannosa poichè
snazionalizza e umilia il nostro paese, lo riempie
di spie e trasforma un terzo degl'italiani in albergatori,
in ciceroni e in *boys* d'hôtel.

Dichiariamo soltanto che i forestieri verranno
sempre, purtroppo, in gran numero in Italia, poichè
la nostra penisola ha il clima più dolce, il
cielo più bello, la massima varietà di paesaggi,
ed è insomma il riassunto meraviglioso di tutte
le bellezze della Terra. Siccome la vendita delle
nostre opere d'arte antiche sarà necessariamente
graduale, i forestieri, per molto tempo, se ne accorgeranno
appena. Essi troveranno sempre ad
ogni modo, sul nostro suolo, torri, mura, chiese
e palazzi da ammirare.

D'altra parte, tutti i nostri vecchi quadri e le
nostre vecchie statue vanno continuamente decadendo
in una lenta agonia e sono destinate a perire.
La loro vendita dunque s'impone a un popolo
come l'italiano, praticissimo, il quale deve
fare oggi ciò che domani si farebbe con vantaggio
assai minore.

La vendita dovrà essere fatta con somma perizia
e abilità. Ne affideremo volentieri la direzione
ai più illustri nostri cultori e critici d'arte, che ne
[pg!195]
regoleranno la valutazione sul mercato mondiale,
mantenendone alti i prezzi e imponendo in ogni
contratto delle clausole di riscatto. Nessuno vieterà
all'Italia, ingigantita da queste utili vendite,
di riacquistare più tardi ciò che fu venduto.

Un'altra obiezione può essere questa: Non si
devono privare gl'italiani del piacere di godere
in casa loro le opere dei nostri grandi antenati.
Rispondiamo. È assurdo che su 40 milioni d'italiani,
i 39 milioni che sono incapaci o non hanno
tempo di amare le opere d'arte antiche continuino
ad essere esauriti, e fors'anche esasperati fino
alla rivolta, da sempre più gravose imposte, mentre
il paese possiede un colossale capitale artistico
praticamente trasformabile in tanto oro.

Supponendo nella maggioranza incolta della
popolazione italiana una sempre crescente possibilità
e passione di gustare il possesso delle opere
d'arte antiche, noi proponiamo che una piccola
parte del prodotto della vendita sia consacrata a
nuovi e più profondi lavori di scavi archeologici,
i quali riempiranno certo, in pochi anni, i vuoti
dei nostri musei e delle nostre piazze con innumerevoli
altre opere d'arte antiche. Possiamo infatti
affermare senza ombra di paradosso o d'ironia
che mentre gli altri paesi posseggono miniere
di carbone, di ferro o d'oro, il nostro possiede
le più inesauribili miniere archeologiche. Il sottosuolo
di Roma, quello dell'Umbria, della Toscana,
della Campania e della Sicilia, possono
diventare le nostre Cardiff, le nostre Westfalie,
[pg!196]
il nostro Capo di Buona Speranza. Certe zone saranno
meno fruttifere, ma anche per quelle si
tratta di lavoro, e io non esito ad affermare che
a tre o quattrocento metri sotto la mia Casa Rossa,
a Milano, dorme un prezioso, elegante e nostalgico
Tempio di Venere. Il passato galvanizzato
così, risorgerà per partecipare al gran progresso
nazionale. I nostri grandi avi pittori e scultori,
da Giotto a Botticelli, a Cellini, a Michelangelo,
a Raffaello, parteciperanno alla nostra vita
formidabile, ombre di futuristi geniali del loro
tempo, finalmente liberate dalla muffa e dal tedio
dei musei.

Queste idee, d'un futurismo moderato, che io
comunicai nel 1913 allo *Standard* di Londra, e
nelle quali il mio intervistatore inglese trovò allora
qualche cosa di vero, di pratico e di patriottico,
potevano sembrare, in tempo di pace, audaci
e divertenti paradossi. Oggi, dopo la grande
vittoria noi sentiamo il dovere di proporre al Governo
italiano la vendita graduale e sapiente delle
nostre opere d'arte antiche, come una soluzione
razionale del compenso ai combattenti.

.. vspace:: 1

.. class:: center

2ª Soluzione:

.. vspace:: 1

*Sequestriamo due terzi dei guadagni ai fornitori.*

Il futurista Settimelli dice:

Bisogna colpire subito i fulminei esagerati guadagni
dei fornitori.
[pg!197]

Ragioni sopratutto sentimentali ci spingono a
far gravare la mano — prima che su ogni altro
proprietario — sui fornitori militari.

Nessuna ricchezza potrà oggi essere ingiusta di
fronte al combattente come quella accumulata in
occasione della stessa guerra che gli ha portato
disagi, ferite, sacrifici, pericoli d'ogni sorta.

Afferma giustamente Léon Daudet: «L'arco
di trionfo non è tutto!».

E nemmeno i paroloni di riconoscenza. Occorre
del buon pane, del buon vino, del buon
panno a questi quattro milioni di maschi italiani
che hanno salvata e ingigantita la loro patria e
che oggi le sono più che mai indispensabili.

Troppe automobili da passeggio per neo-milionarie,
troppi sfarzi son sbocciati fuori dalle lunghe
teorie dei rudi carriaggi da guerra!

Signori del governo, trasformate questo lusso in
denaro per i combattenti, date all'Italia questa
eleganza più grezza ma più sana!

Denaro, denaro, denaro per i vincitori! Non è
un'elemosina, ma il riconoscimento di un sacrosanto
diritto che nessuno e nessuna forza potrà
togliere loro. *Non è possibile truffare il Destino.*

All'opera, signori del governo, finchè siete in
tempo!

Il nostro *manifesto politico* esige: il sequestro
dei due terzi di tutte le sostanze guadagnate con
forniture di guerra.

Costituzione di un patrimonio agrario dei combattenti.
Occorre acquistare una determinata
[pg!198]
quantità della proprietà terriera d'Italia, pagandola
a prezzi da fissarsi con criterii speciali, e
darla, con le debite cautele e riserve, ai combattenti,
o, in caso di loro soccombenza, alle famiglie
superstiti.

Al pagamento delle terre così acquistate deve
provvedere la Nazione intera, senza distinzione
di classe, ma con distinzione progressiva di posizione
finanziaria, con elargizioni volontarie e con
imposte.

Il pagamento delle terre occorrenti potrebbe
estinguersi entro cinquant'anni dallo spossessamento,
in modo che il contributo della Nazione,
sotto forma di elargizione o di imposta, sarebbe
minimo. Rientrino, se ve ne sono, nel patrimonio
agrario dei combattenti, le terre espropriate per
debito d'imposta.

Tutti i lavoratori manuali che avranno prestato
servizio militare nella zona delle operazioni dovranno
essere inscritti per cura dello stato nella
«Cassa Nazionale di previdenza per la invalidità
e la vecchiaia degli operai» a far data dal primo
giorno del loro effettivo servizio. Lo stato dovrà
pagare i contributi annuali per tutta la durata
della guerra. L'iscrizione dei militari combattenti
alla «Cassa Nazionale» avverrà d'ufficio e sarà
posta a carico dello stato per tutto il periodo
corrispondente al servizio militare, produrrà un
onere continuativo a carico degli interessati per
tutto il resto della loro vita.

L'assegno congiunto alla concessione di medaglie
[pg!199]
al valor militare sarà triplicato, — Il limite
di età stabilito nei corsi sarà prolungato per i
reduci della zona delle operazioni di un tempo
equivalente alla durata della guerra. — Ai reduci
dalla zona delle operazioni, quando ottengono un
pubblico impiego, saranno computati il servizio
militare e le campagne agli effetti dell'anzianità
e della pensione, provvedendo lo stato, quando
ne sia il caso, ai versamenti alla Cassa Pensioni
per il tempo passato dal militare sotto le armi.
Per dieci anni dopo la guerra le amministrazioni
dovranno alternare concorsi liberi, con concorsi
esclusivamente riservati ad reduci della zona delle
operazioni ed ai mutilati di guerra fisicamente suscettibili
del servizio richiesto.

Preparazione della futura socializzazione delle
terre con un vasto demanio mediante le proprietà
delle Opere Pie, degli Enti Pubblici e con la
espropriazione di tutte le terre incolte e mal coltivate.
Energica tassazione dei beni ereditari e
limitazioni di gradi successorii.

Sistema tributario fondato sulla imposta diretta
e progressiva con accertamento integrale. Libertà
di sciopero, di riunione, di organizzazione,
di stampa. Trasformazione ed epurazione della
Polizia. Abolizione della Polizia segreta. Abolizione
dell'intervento dell'esercito per ristabilire
l'ordine.

Giustizia gratuita e giudice eletto dal popolo.

I minimi salari elevati in rapporto alle necessità
della esistenza. Massimo legale di 8 ore di lavoro.
[pg!200]
Parificazione ad eguale lavoro delle mercedi
femminili con le mercedi maschili. Leggi eque
nel contratto di lavoro individuale e collettivo.
Trasformazione della Beneficenza in assistenza e
previdenza sociale. Pensioni operaie.

Industrializzazione e modernizzazione delle città
morte che vivono tuttora del loro passato.
Svalutazione della pericolosa e aleatoria industria
del forestiero.

Sviluppo della marina mercantile e della navigazione
fluviale. Canalizzazione delle acque e bonifiche
delle terre malariche. Mettere in valore
tutte le forze e le ricchezze del paese. Frenare
l'emigrazione. Nazionalizzare, utilizzare tutte le
acque e tutte le miniere. Concederne lo sfruttamento
a enti pubblici locali. Agevolazioni all'industria
e all'agricoltura cooperative. Difesa dei
consumatori.
[pg!201]


.. toc-entry:: 22. Abolizione della coscrizione, esercito volontario, scuole di forza, coraggio e patriottismo; corsi di strategia e d'armi.

22.
===

.. class:: center x-large

Abolizione della coscrizione, esercito volontario, scuole di forza, coraggio e patriottismo; corsi di strategia e d'armi.

.. vspace:: 2

Dopo lo smembramento dell'impero austroungarico
e lo sfasciamento del suo esercito noi
proponiamo senz'altro l'abolizione della coscrizione
che la conflagrazione ha dimostrato assolutamente
inadatta a preparare la vittoria.

Crediamo che bisogni rimpiazzarla con un indirizzo
sistematicamente sportivo, pratico e tecnico
da darsi alle scuole. Istituiremo delle scuole
di forza fisica, di coraggio e di patriottismo concreto
che producano dei giovani agilizzati e rinforzati
simili a quelli usciti senza malattie, senza
gravi ferite dalla guerra di trincea. Non crediamo
che occorra la vita assurda, deformata, esasperata,
contorta, di tre anni sopportati nel sudiciume
delle Caserme per formare lo spirito militare.
Il giovane italiano non ha bisogno di 3 anni di
scuola a piedi abbrutente per imparare ad andare
all'assalto e a circondare una mitragliatrice
nemica.

L'esercito è una costruzione medioevale che è
stata quasi radicalmente deformata e spaccata
per vincere la guerra.
[pg!204]

È tempo che si concepisca nettamente la possibilità
di una guerra fuori dal concetto di esercito.

Le scuole di forza, coraggio, patriottismo che
noi vogliamo istituire devono essere concepite
fuori della vecchia mentalità del dovere pesante
e della disciplina monotona. Con una giocondità
primaverile di gioventù che si diverte, giuoca, e
involontariamente perfeziona così la potenza dei
muscoli addestrandosi allegramente a scattare in
avanti, a correre, a irrigidirsi, a snodarsi, per
evitare una legnata, prendere a volo un oggetto
lanciato, traversare un fiume a nuoto, saltare un
ruscello, superare un muro, arrampicarsi, ecc.

Queste scuole devono dare agli adolescenti l'orgoglio
del proprio corpo, della propria salute
fisica e della propria bellezza muscolare. Da queste
scuole devono uscire dei giovani muscolosi,
agili e belli che sappiano non soltanto leggere
e scrivere, ma anche atterrare un aggressore, salire
su un albero velocemente, considerare il coraggio
come la virtù essenziale dell'uomo, la vigliaccheria
come il peggiore delitto, e la qualità
d'italiano come un titolo di nobiltà.

Fra questi giovani sarà facile reclutare un piccolo
corpo coloniale volontario con un pratico sistema
di quadri elastici adatti a formare i quadri
delle grandi armate improvvisabili in caso di
guerra.

Non credo alla utilità della vasta, ingombrante
costruzione pletorica e passatista che si chiama
[pg!205]
*lo stato maggiore*. Dei generali geniali e decisivi
come *Badoglio* e *Pétain* benchè venuti dallo Stato
Maggiore, ne dimenticarono sistematicamente la
vecchia dottrina durante questi 4 anni di guerra,
sviluppando il loro ingegno strategico e il loro
esperto maneggio di fanterie e di cannoni nell'esperienza
quotidiana, caso per caso, osservando
la linea, contrapponendo astuzie ad astuzie,
perfezionamenti a perfezionamenti.

Il generale Caviglia e il geniale Foch si dimostrarono
grandi condottieri perchè unicamente
preoccupati di agire con buon senso antiscolastico,
risolvendo tutti i problemi con un ingegno ancora
giovanile che aveva saputo resistere ai pedanteschi
insegnamenti dello Stato Maggiore e
della Scuola di guerra.

Quattro anni di guerra ci hanno dimostrato
che la cavalleria nel suo stato attuale non può
avere che una funzione decorativa da parata o
da torneo medioevale.

Enorme paralitico e paralizzante bersaglio offerto
alle artiglierie nemiche e senza vera potenza
offensiva.

Impiegare delle masse di cavalleria non può
divertire che un cervello da macellaio.

Impiegare la cavalleria per squadroni o per
plotoni in azioni di molestia o di collegamento
equivale a dichiarare il fallimento della cavalleria.

Questa guerra ha assolutamente svalutato il
cavallo. Prima, nei periodi di lotta di trincea,
[pg!206]
e ultimamente nell'ultima meravigliosa nostra
offensiva manovrata.

Il fucile essendo stato quasi altrettanto svalutato
che il cavallo e la guerra futura non potendo
essere che una guerra di mitragliatrici, noi giungiamo
al concetto di creare degli squadroni di mitraglieri
a cavallo, utilizzando così il cavallo a
portare celermente in punti lontani il maggior
numero possibile di mitragliatrici. In una possibile
guerra futura avranno perciò parte preponderante
i mitraglieri ciclisti, le auto-mitragliatrici
blindate, oltre le artiglierie.

Perchè eventualmente domani delle armate
così concepite siano facilmente improvvisate occorre
che l'educazione sia imperniata oltre che
sulla ginnastica e i giuochi sportivi anche sulla
scienza meccanica.

Occorre inoltre istituire delle scuole di strategia
e d'armi dove tutti i cittadini siano tenuti
al corrente dei continui perfezionamenti di tutti
gli ordigni di guerra.
[pg!207]


.. toc-entry:: 23. Il cittadino eroico, l'abolizione delle polizie e le scuole di coraggio.

23.
===

.. class:: center x-large

Il cittadino eroico, l'abolizione delle polizie e le scuole di coraggio.

.. vspace:: 2

Tutto l'attuale sistema d'ordine è assolutamente
bacato, reazionario, inefficace, balordo e
spesso criminale.

Abolirlo, dunque, *al più presto*.

In massima ogni cittadino *deve* sapere difendersi.
Lo stato *deve* intervenire soltanto in casi
eccezionali per difendere l'individuo. Il principio
del libero cazzotto, dosato e frenato da multe,
esiste di già in America e in Inghilterra.

Le sommosse, le agitazioni di folla quando
sono assolutamente assurde e senza la più piccola
parte di vero diritto devono essere frenate,
soffocate o spente ma senza intervento militare.

Bastano dei potenti getti d'acqua di pompieri.
Se l'incendio prende proporzioni enormi vuol
dire che c'è molta legna secca da ardere e che
tutto *deve* bruciare.

I pompieri rientreranno con le pompe e lasceranno
assoluta libertà al fuoco.

È assurdo che lo stato debba continuamente
intervenire per difendere lo zotico, il lento, il
[pg!210]
cretino rapace che si lascia prendere dalla solita
truffa all'americana.

Questo zotico rapace è molto più disprezzabile
che *il ladro stesso*.

Non abbiamo nessuna compassione per un'altra
categoria di cittadini lenti, podagrosi, e privi
di agilità vitale che io chiamerei gli scimmioni
di biblioteca.

Lo scimmione di biblioteca e lo scimmione
della campagna *devono* sparire. Difenderli dalle
aggressioni possibili non può essere che una immoralità.

Che ne dite per esempio di quel progetto futurista
che consiste nell'introdurre in tutte le scuole
un corso regolare di rischi e di pericoli fisici?
I ragazzi saranno sottoposti indipendentemente
dalla loro volontà alla necessità di affrontare continuamente
una serie di pericoli sempre più terribili
l'uno dell'altro sapientemente preparati e
sempre più imprevisti come: Un incendio, un
annegamento, un diluvio d'acqua, lo sprofondamento
di Un impiantito o il crollo di un soffitto.

Il coraggio è la materia prima, la materia essenziale
perchè secondo la grande speranza futurista
tutte le autorità, tutti i diritti, tutti i poteri,
siano brutalmente strappati ai morti e ai moribondi
e dati ai giovani fra i venti e i quarant'anni.

Propongo l'abolizione delle attuali polizie.
Rimpiazzarle con un corpo di cittadini scelti rimuneratissimi
e poco numerosi che interverranno
soltanto in casi eccezionali portando specialmente
[pg!211]
il peso della loro autorità e *mai* quello
delle manette.

Propongo inoltre delle vere scuole di coraggio
fisico, per addestrare la prima adolescenza
ad affrontare con disinvoltura e superare *ogni pericolo
senza mai domandare aiuto e senza contare
sulla forza pubblica*. Questo coraggio diventato
un'abitudine profonda diminuirà singolarmente
le aggressioni che in un paese di coraggiosi
tenderebbero fatalmente a sparire.

I nostri principî futuristi sono l'amore del progresso,
della libertà, del pericolo, la propaganda
del coraggio e l'eroismo quotidiano.

Nostri grandi nemici: tradizionalismo, mediocrismo
e vigliaccheria.

Da un lucido amore del pericolo, da un coraggio
consuetudinario e da un eroismo quotidiano
scaturiscono appunto — naturalmente — la
necessità immediata e la bellezza della violenza.

Io vi parlo di tutto ciò in una forma assolutamente
apolitica, alla quale voi senza dubbio siete
poco abituati; e vi sguaino senza altri preamboli
il mio pensiero, che voi potrete anche prendere
per un consiglio ad agire.

Non ignoro le prevenzioni accumulate in voi
contro di noi futuristi, dalle più o meno allegre
chiacchiere dei giornali mercenarî, custodi eunuchi
della mediocrazia e del misoneismo italiani.

Forse non avete ancora un concetto esatto di
ciò che siamo e di quel che vogliamo....
[pg!212]

Immaginate nella malinconica e stagnante repubblica
delle lettere e delle arti un gruppo di
giovani, assolutamente ribelle e demolitore, che,
stanco di adorare il passato, nauseato dal pedantismo
accademico, avido di originalità temeraria,
e anelante verso una vita libera avventurosa,
energica e quotidianamente eroica, vuol
sgombrare l'anima italiana da quel cumolo di
pregiudizî, di luoghi comuni, di rispetti e di venerazioni,
che noi chiamiamo *il passatismo*.

Ci consideriamo come l'acido nitrico distruttore
che è bene gettare su tutti i partiti, già in
putrefazione.

Nel nostro Manifesto futurista, pubblicato
11 anni fa dal *Figaro* di Parigi, noi esaltammo
ad un tempo il Patriottismo, la Guerra — sola
igiene del mondo — il gesto distruttore dei libertarî,
e le belle idee per cui si muore, gloriosamente
opposte alle brutte idee per cui si vive.

Certo, questi principii e queste parole non
ebbero mai, fino ad ora, alcun contatto fra di
loro.

Voi foste abituati a considerare il patriottismo
e la guerra come assolutamente contrarii alla
idea anarchica, che fece esplodere tante vite,
per la conquista di una maggiore libertà.

Affermo che queste due entità apparentemente
contradittorie: la collettività e l'individuo,
si compenetrano intimamente. Lo sviluppo
della collettività non è forse infatti il risultato
degli sforzi e delle iniziative particolari? — Così,
[pg!213]
la prosperità di una nazione è prodotta dall'antagonismo
e dall'emulazione dei molteplici organismi
che la compongono.

Ugualmente la concorrenza industriale e militare
che si stabilisce fra i diversi popoli è un
elemento necessario al progresso dell'umanità.
Una nazione forte può contenere ad un tempo
dei reggimenti ebbri di un patriottico entusiasmo
e dei refrattarî assetati di ribellione! Sono, queste,
due canalizzazioni differenti del medesimo
istinto di coraggio, di potenza e di energia.

Il gesto distruttore dell'anarchico non è forse
un richiamo assurdo e bello verso l'ideale dell'impossibile
giustizia?

Non è forse una barriera opposta alla tracotanza
invadente delle classi dominatrici e vittoriose?
Per conto mio, preferisco la bomba di un
anarchico, allo strisciare del borghese che si nasconde
nel momento del pericolo, o all'egoismo
vile del contadino che si mùtila per non servire
il proprio paese.

Quanto all'elogio della guerra, non costituisce
certo, come si è preteso, una contradizione
coi nostri ideali, nè implica un regresso verso le
epoche barbare. A chi ci rivolge accuse simili,
noi rispondiamo che alte questioni di salute e
di igiene morale dovevano necessariamente esser
risolte *appunto per mezzo della guerra*, prima
di qualsiasi altra. — La vita della nazione
non è forse simile a quella dell'individuo che
combatte le infezioni e le pletore mediante la
[pg!214]
doccia o il salasso? Anche i popoli, affermiamo
noi, devono seguire una costante igiene di eroismo,
e concedersi gloriose docce di sangue!

E le conseguenze? mi direte voi.... Le conosciamo!
Sappiamo che un periodo di miseria
segue inevitabilmente la guerra, qualunque sia
l'esito di essa. Periodo assai breve, però, quando
la guerra sia vittoriosa, e meno lungo di quanto
credete, nel caso di una sconfitta.

Ora, non abbiamo forse, senza luce di gloria,
dei simili periodi di miseria, per effetto di una
semplice crisi di borsa o di un basso giuoco di
agiotaggio? Via! Bando a questi sentimenti usurai!....
Non avrete dunque più altro ideale che
quello della comodità e del quieto vivere?

Voi avete disgraziatamente imparate dal giolittismo
(anteguerra) e dal bissolatismo (dopo guerra)
la nefasta e ridicola ricetta della pace usuraia
e mercantile e paurosa.

Noi sosteniamo invece e propugnamo la doppia
preparazione della guerra e della rivoluzione,
nel cerchio di un patriottismo più intenso,
sotto il divino nome d'Italia, scritto nel nostro
cielo dai rossi vapori di un nuovo coraggio italiano.

Noi crediamo che soltanto l'amore del pericolo
e l'eroismo, possano purificare e rigenerare
la nostra razza.

Quelli fra voi che sono più ligi alla tradizione
mi obietteranno che un simile programma intellettuale
rimarrà fatalmente allo stato di utopia
e di paradosso vano.
[pg!215]

Arturo Labriola stigmatizzava in noi futuristi,
poeti e pittori, la nostra tendenza a mescolare
l'arte e la politica, per difendere l'orgoglio nazionale
e favorire, insieme, il movimento ascensionale
del proletariato.

Arturo Labriola mi sembra sia incorso in un
pregiudizio, abbastanza naturale, data la novità,
nella storia, del nostro atteggiamento.

Provatevi infatti a rispondere a questa mia
domanda:

\ — Dal momento che noi dobbiamo a parecchie
generazioni di uomini politici lo stato spaventoso
di corruzione, di opportunismo e di comodo
scetticismo affaristico nel quale è caduto
a poco a poco il parlamentarismo italiano, noi,
poeti ed artisti, che soli abbiamo conservato — per
quella che io chiamerei una assoluta mancanza
di mercato rimunerativo — la fiamma di
un disinteresse assoluto, sotto la luce acciecante
di un ideale di bellezza irraggiungibile, — noi
che scriviamo versi, dipingiamo quadri, componiamo
musiche, senza speranza di guadagno sufficiente,
non abbiamo forse, noi, il diritto d'insegnare
il disinteresse? E perchè non dovrebbe
dunque essere permesso, a noi, di scacciare i
mercanti dal tempio e di offrire i nostri muscoli
e i nostri cuori all'Italia, in nome dell'arte?

Ci credete forse incapaci di praticità politica,
per eccesso di fantasia? Certo non potremo, malgrado
tutte le nostre leggerezze artistiche, far
peggio dei nostri predecessori. Del resto, noi ci
[pg!216]
crediamo attesi dalla storia. Avrete senza dubbio
notato, nello svolgersi degli avvenimenti
umani, che ad un periodo di violenza idealistica
e generosa succede sempre un periodo di mercantilismo
egoistico ed avaro, come quello che
attraversiamo.

Ora, noi vogliamo risuscitare lo sforzo passionale
e temerario della razza che seppe realizzare
l'indipendenza italiana, e faremo ciò senza
l'eccitante alcool delle bandiere spiegate e
delle rosse fanfare, noi, poeti ed artisti; senza ricorrere
a nuovi sistemi politici, e solo spargendo
il fuoco di un entusiasmo inestinguibile in questa
Italia che non deve cadere nelle mani di
scettici e d'ironici, solo elettrizzando di un coraggio
accanito questa Italia che appartiene ai
combattenti!

Voi mi direte, seguendo gl'insegnamenti di
Giorgio Sorel, che nulla è più pericoloso degli
intellettuali per gl'interessi del proletariato rivoluzionario.
Ed avrete ragione, poichè oggi intellettualità
e cultura sono sinonimi di rapacità egoistica
e di oscurantismo retrogrado.

Ma noi artisti non siamo i così detti intellettuali.
Siamo soprattutto dei cuori palpitanti, dei
fasci di nervi in vibrazione, degli istintivi, degli
esseri governati solo dalla divina, ubbriacante
intuizione, e crediamo di essere, o siamo, tutti
accesi del così detto fuoco sacro.

Abbiamo attraversato, senza fermarci, le catacombe
dell'erudizione pedantesca; sappiamo
[pg!217]
quel tanto che basta per camminare, senza inciampare,
e non inciamperemmo mai, anche se
fossimo meno colti, poichè siamo dotati del sicuro
fiuto della gioventù.

Alla gioventù noi accordiamo tutti i diritti e
tutte le autorità, che neghiamo e vogliamo strappare
brutalmente ai vecchi, ai moribondi ed ai
morti.

Il Futurismo proclama così il necessario intervento
degli artisti nelle cose pubbliche, *per fare
finalmente del governo* un'arte disinteressata, al
posto di quello che è ora una pedantesca scienza
del furto.

Ma vi sento già mormorare della nostra inesperienza
tecnica. Eh! via!... non dimenticate
che la razza italiana non sa produrre, in realtà,
che dei grandi artisti e dei grandi poeti, ai quali
certo non può essere impossibile l'istruirsi rapidamente,
in pochi mesi d'osservazione, della
meccanica parlamentare.

Io credo che il parlamentarismo, istituzione
politica fallace e caduca, sia destinata fatalmente
a perire. Io credo, che la politica italiana vedrà
inevitabilmente precipitare la sua agonia, se non
si piegherà a sostituire degli artisti — ingegni
creatori — alla classe degli avvocati — ingegni
dissolventi e palliativi — che l'hanno monopolizzato
fino ad ora, manifestandovi oltre misura
la loro funzione specifica, che consiste nello sfruttar
bene e nel vendere il loro cervello e la loro
parola.
[pg!218]

Quindi, è specialmente dallo spirito avvocatesco,
che noi vogliamo liberare la vita politica
italiana. Ed è perciò che noi combattiamo energicamente
gli avvocati del popolo, e in genere
tutti gl'intermediari, i mezzani, i mediatori, tutti
i grandi cuochi della felicità universale, particolarmente
nemici di ogni violenza, ignobili maestri
di diplomazia bassa, che noi riputiamo dannosi
ed ingombranti nell'ascensione della maggiore
libertà.

La loro presenza è diventata ormai goffa e ridicola
in questa nostra vita ferrea e convulsa,
ebbra di una frenetica ambizione e sulla quale
giganteggia la nuova e tremenda divinità del pericolo.

Le forze oscure della Natura, prese nei lacci e
nelle reti delle formole chimiche e meccaniche,
e così asservite all'uomo, si vendicano terribilmente,
balzandoci alla gola con la selvaggia irruenza
dei cani arrabbiati.

Ben lo sapete, voi, operai degli arsenali, fuochisti
dei transatlantici, marinai dei sottomarini,
operai delle acciaierie e dei gasometri!

Mi sembra inutile dimostrarvi qui come, per
lo sviluppo fulmineo della scienza, per la prodigiosa
conquista delle velocità terrestri ed aeree,
la vita essendo diventata sempre più tragica, e
l'ideale di una serenità georgica essendo ormai
definitivamente tramontato, convenga oggi che
il cuore dell'uomo si famigliarizzi sempre più
col pericolo immanente, per modo che le generazioni
[pg!219]
future possano essere ringagliardite da
un vero amore di questo pericolo.

Il progresso umano esige sempre più delle
anime da giocatori d'azzardo, dei fiuti da segugi,
delle intuizioni temerarie da aviatori, delle sensibilità
medianiche, delle divinazioni da poeta.

La complessità psichica del mondo è singolarmente
aumentata per l'accumularsi delle esperienze
fornite dalla storia, per la corrosione continua
e il controllo eccitante che la stampa va
operando.

La febbrilità e l'instabilità delle razze sono divenute
tali da sconvolgere ogni calcolo di probabilità
storica.

Potrei anche parlarvi del logorio che hanno subìto
tutte le vecchie formole sintetiche che influenzavano
il movimento dei popoli, tutte le ricette
e le panacee di sicura e immediata felicità.

È ormai profonda in noi la convinzione che
tutto si complica, che ogni semplificazione ideologica,
dimostrativa o amministrativa è illusoria,
e che *l'ordine assoluto in materia politica* o sociale
è assurdo.

Siamo giunti alla necessità di accettare in noi e
fuori di noi la *convivenza degli elementi più contradittorî*.

Il popolo non potrà per nessuna forza, per nessuna
volontà, rinunciare mai alle sue libertà
conquistate. Rinunciarvi, sarebbe come volersi
servire della diligenza, ora che le reti ferroviarie
hanno rimpicciolito e offerto il mondo ad ogni
[pg!220]
singolo cittadino, come un giocattolo da palleggiare
e da osservare.

Queste libertà individuali, che ingigantiscono
nel loro sviluppo verso una possibile e desiderabile
anarchia, debbono coesistere con un principio
di autorità. Questo, per meglio salvaguardare
le singole libertà, tende a distruggerle.

Vi è dunque una convivenza ed insieme una
lotta salutare di principî ostili, come fra i diversi
elementi che compongono il sangue dell'uomo.
Cosicchè l'Italia dovrà sempre più attivare in sè
il doppio fervore di una possibile rivoluzione proletaria
e di una possibile guerra.

Tra il popolo, sinonimo di libertà crescente, e
il governo, sinonimo di autorità decrescente, corrono
in certo modo i rapporti, amichevoli e antagonistici
insieme, che corrono tra il proprietario
e gl'inquilini di una casa.

Vi è infatti qualche cosa di simile tra una rivoluzione
contro un governo colpevole di tirannide
o d'incapacità, e il brusco trasloco di un inquilino,
quando il suo padrone di casa rifiuta di fare
le riparazioni necessarie contro le invasioni della
pioggia, del vento e del fulmine, o quando egli
non seppe difendere i proprî inquilini dai ladri
notturni.

In quest'ultimo caso, come l'inquilino scinde
il contratto, così il popolo fa la rivoluzione.

Bisogna che ogni italiano concepisca nettamente
il fondersi di queste due idee: rivoluzione
e guerra, distruggendo la stupida rettorica paurosa
[pg!221]
che le avvolge di orrore, esaltando in sè e
fuori di sè l'idea di lotta e il disprezzo della vita,
che solo può sublimare l'uomo, dando il massimo
splendore e il massimo valore ad ogni attimo
vissuto.

Io credo infatti che non importasse salvare la
vita di Francisco Ferrer, chiusa da una veglia e
da una morte eroiche, che hanno generato la
volontà liberatrice di Canalejas, — mentre era
necessario impedire ad ogni costo un nuovo trionfo
dell'oscurantismo clericale.

Disgraziatamente, la scuola, inquinata dalla
morale cristiana, che esige lo stupido perdono
delle offese, degenerato in vigliaccheria sistematica,
lavora assiduamente alla evirazione della
razza.

Null'altro s'insegna oggi in Italia, se non l'obbedienza
supina, e la paura davanti al dolore
fisico, e questo avviene con la tremante collaborazione
delle madri italiane, le quali certo non
son fatte per preparare dei soldati, nè dei rivoluzionari.

Noi futuristi esaltiamo dovunque, con la parola
e con l'esempio, la necessità di un'attivissima
propaganda di coraggio personale.

Vogliamo che uno spirito di rivolta e di guerra
circoli come un sangue impetuoso nella gioventù
italiana.

La nazione, che ha origine violenta, non può
che essere rafforzata da questa doppia circolazione
irruente di sangue che mantenendo l'elasticità
[pg!222]
delle arterie amministratrici, rinvigorisce il
senso di responsabilità nella testa e nei centri
governativi.

Noi crediamo ormai infantile quel concetto dell'evoluzione
rotativa storica per la quale, secondo
il sogno di molti imperialisti miopi, si dovrebbe
fatalmente ritornare a una forma di governo
tirannico e ad una supina schiavitù popolare.

Ci raffiguriamo invece l'evoluzione futura dell'umanità
come il movimento oscillante ed irregolare
di una di quelle pittoresche ruote di legno
munite di secchielli e mosse da un quadrupede
bendato, che, in Oriente, estraggono l'acqua per
l'irrigazione degli orti.

Per la costruzione primitiva della ruota e dei
secchielli, l'acqua estratta è mista con della sabbia,
la quale, riversandosi anch'essa, alza di continuo
il livello del suolo circostante, di maniera
che il congegno stesso deve essere di continuo e
sempre più innalzato.

Vi sarà sempre, nel rivolgersi della storia, insieme
con la monotona acqua degli avvenimenti
una sempre crescente sabbia fine di libertà.

Gl'imperialisti sembrano ignorare, per esempio,
la novità assoluta e l'importanza eccezionale
di quello che a me sembra l'avvenimento più
importante di questi ultimi cent'anni: voglio dire
la libertà di sciopero, conquistata meccanicamente
dal proletariato; libertà tanto più forte inquantochè
non riconosciuta dalla legge; libertà che
nessun Napoleone potrebbe abolire.
[pg!223]

Questa libertà non è che un risultato logico ma
inaspettato della già lontana Rivoluzione francese,
la quale, come tutte le rivoluzioni registrate
dalla storia, produsse effetti lentamente fecondatori
paragonabili a quelli delle periodiche inondazioni
del Nilo.

L'autorità dello stato non può più essere concepita
come un freno alle aspirazioni libertarie
del popolo. Noi crediamo invece che lo spirito
rivoluzionario del popolo debba frenare — o meglio — corrodere
lentamente l'autorità dello stato
e il suo spirito conservatore, indizio di vecchiezza
e di paralisi progressiva.

Rammentatevi della celebre frase di Clemenceau:
«Io sono il primo Poliziotto di Francia».
Con questa espressione che sembrò un motto di
spirito, il grande ministro espresse esattamente
la necessità che costringe i socialisti — spinti al
potere dalla forza ascensionale del proletariato,
quali esponenti e difensori della libertà — a trasformarsi
immediatamente in ferocissimi reazionari.

Un dilemma infatti si presenta a costoro: o diventare
un coperchio pesantissimo e soffocante
sul ribollire della caldaia popolare, o prestarsi
ad essere lanciati via dalla traboccante veemenza
di questa furia accesa.

È sottinteso, nondimeno che simili coperchi
non possono resistere a lungo. I radico-socialisti
Clemenceau e Briand, divenuti i poliziotti barcollanti
e feroci del movimento rivoluzionario
[pg!224]
francese dànno una nuova prova della convivenza
tumultuosa di quegli elementi contradittorî di
cui vi ho già parlato.

Da tutto ciò, è ovvio concludere che la violenza
è oggidì divenuta la miglior condizione di
vera salute per un popolo. L'ordine, il pacifismo,
la moderazione, lo spirito diplomatico e
riformista, non ne sono forse l'arteriosclerosi, la
vecchiaia e la morte?

È soltanto con la violenza, che si può ricondurre
l'idea di giustizia, ormai sciupata, non a
quella fatale che consiste nel diritto del più forte,
ma a quella igienica, sana, che consiste nel diritto
del più coraggioso, e del più disinteressato,
cioè all'eroismo.

Partendo da questo principio, io posso soddisfare
subito quelli fra voi che più sono assillati
dal desiderio o dal bisogno di una precisione dogmatica,
collo stabilire che *il bene* è per noi, tutto
ciò che accresce e sviluppa le attività fisiche, intellettuali
e istintive dell'uomo, spingendolo al
suo massimo splendore, mentre *il male* è tutto
ciò che diminuisce e interrompe lo svilupparsi
di queste attività.

Come il pacifismo e la paura della guerra hanno
creata la nostra dolorosa schiavitù politica,
così l'orrore della violenza hanno fatto del cittadino
italiano un fantoccio ridicolo, malmenato
dagli azzeccagarbugli, che risponde a un ceffone
con una querela o con un ricatto.

E qui tocchiamo uno di quei facili conflitti fra
[pg!225]
l'autorità ordinatrice e la libertà individuale, la
quale deve sempre finire col vincere, per la legge
ascensionale verso l'anarchia, che governa
l'umanità.

Il principio delle sanzioni giuridiche in materia
di offese personali distrugge il senso importantissimo
della dignità fisiologica, intimamente
legata a quella psichica, e canalizza tutte le attività
umane verso l'astuzia sfruttatrice, l'usura, la
taccagneria e la divinità tirannica del denaro.

Siamo ricaduti così, per altra via, nello stagno
della vita nostra italiana, le cui rive sono custodite
dagli sterpi intricati delle leggi poliziesche
e dalle siepi burocratiche, destinate soltanto a
stancare e a dilaniare ogni istinto profondamente
umano e ogni legittima ribellione.

.. vspace:: 1

Per giungere a questo agognato rinnovamento
sociale e politico del nostro Paese, noi dobbiamo
forzatamente vincere degli ostacoli, i quali,
a prima vista, sembrano insormontabili, poichè
li portiamo in noi stessi sotto forma di elementi
caratteristici della nostra razza.

Voglio parlare del *personalismo*, dell'*utilitarismo
clericale*, della *ipersensualità* e dell'*ironia*
mordace e demolitrice.

Chiamo *personalismo* quell'abitudine intellettuale
che consiste nel sottomettere qualsiasi giudizio
a delle considerazioni, a delle simpatie o a
delle antipatie assolutamente personali. — Chiamo
personalismo l'indifferenza, o meglio il disprezzo
[pg!226]
che ogni italiano nutre per le pure idee,
combattendole soltanto quando siano sostenute da
un nemico, amandole soltanto quando siano sostenute
da un amico.

Bisogna combattere questo vizio gravissimo,
anzitutto trasformando il nostro mefitico sistema
scolastico, inteso solo a premiare la bassa cortigianeria
degli allievi sgobboni ed imbecilli, che,
leccando quotidianamente la vanità di un professore
finiscono coll'assorbirne la tronfia e dogmatica
imbecillità.

Noi futuristi, che accordiamo ai giovani tutti i
diritti e tutte le autorità, vorremmo che nelle
scuole fossero invece incoraggiati e premiati quegli
studenti che manifestano fin dai primi anni,
di avere delle idee personali e una maniera spiccata
di giudicare uomini e libri.

La libera intuizione, cioè la facoltà di avere e
di creare delle idee nuove: ecco ciò che noi vogliamo
esaltare! Ed è per questo, che noi proscriviamo
dalla scuola il prete, il quale, non potendo
più oggi preparare delle fedi nell'assenza
di un vero sentimento religioso, si accontenta di
rammollire e di abbassare le anime, creando quel
fenomeno di *utilitarismo cretino e pauroso* che
si chiama il Clericalismo.

Italiani! Conviene intensificare ed accendere
ovunque una guerra accanita contro il clericalismo,
partito politico, che non basandosi ormai
più sul sentimento mistico e pure avendo ormai
perso l'obbiettivo del potere temporale minaccia,
nei nostri figli, la nostra grandezza futura.
[pg!227]

Utilitarismo pretino, paura quietista: ecco il
brago in cui la nostra razza si avvoltola, coprendosi
del fango dell'accidia e dell'*ipersensualismo*.

Quest'altro vizio italiano, anzi latino, si manifesta
in mille modi, ed anzitutto nella tirannia
dell'amore, che falcia le energie degli uomini di
azione, nell'ossessione della conquista femminile,
nell'ideale romantico della fedeltà e nella tendenza
immonda alla più fatale e snervante lussuria.

Questa nefasta tendenza deve essere contrastata,
nella scuola e fuori, mediante un continuo e
sapiente sviluppo degli *sports* violenti, della scherma,
del nuoto, e particolarmente della ginnastica.
Questa deve essere liberata dall'antico acrobatismo
e dalla gesticolazione di parata: una ginnastica
razionale, atta ad amplificare il torace,
a dilatare i polmoni, a liberare il cuore, a contenere
gli intestini, la riattivare la circolazione del
sangue, ad aumentare l'ematosi, a fortificare i
legamenti articolari, e a tonificare i muscoli, per
la formazione di un corpo d'uomo bello, svelto,
forte e resistente, che sappia pensare, volere ed
atterrare uomini, idee e cose con uguale disinvoltura.

Noi futuristi, convinti dell'influenza che l'Arte
esercita su tutte le attività di un popolo, vogliamo
purificarla dal sentimentalismo, dalla erotomania
d'annunziana e dal dongiovanismo, creando
un'arte che glorifichi la forza e la libertà individuale,
le vittorie della scienza e il dominio
crescente delle forze oscure della natura.
[pg!228]

Sappiamo infatti che il romanticismo voluttuoso
esagera l'importanza dell'amore nella vita
nostra.

La donna italiana, madre dolcissima, ma coltivatrice
di viltà nei propri figli, quando non sia
semplicemente dominata dal prete o dal desiderio
assiduo di un lusso sfarzoso — diventa un
nemico quasi invincibile e una barriera insormontabile,
in tutte le grandi fiammate guerresche
o rivoluzionarie.

Il nostro ipersensualismo genera non solo questa
esagerata importanza della donna unicamente
voluttuaria e ingombrante, ma anche ciò che ne
è una conseguenza: la mania del lusso appariscente
e delle grandi agiatezze domestiche.

Ahimè! talvolta basta la preoccupazione di un
buon pranzo, o di un cappello piumato per la
signora, o di un bel tappeto da fare ammirare
agl'invitati, talvolta basta — dicevo — una preoccupazione
di questo genere, a far deviare un
uomo politico italiano dalla sua rotta disinteressata,
o a troncare un programma di eroismo e di
sacrificio.

Abbiamo visto recentemente, con nostro grande
dolore, uomini dagl'ideali altissimi e violenti
subire a tal punto la snervante atmosfera di serenità
coniugale, da rinunciare totalmente a qualsiasi
audacia direttiva, per sprofondarsi scetticamente
in una comoda poltrona — coltissimi fra
i troppo amati, inutili ed amici libri — ed accogliere
il nostro irrompere entusiastico col sorriso
della più facile e scoraggiante ironia demolitrice.
[pg!229]

Questa facile e scoraggiante ironia demolitrice,
ecco il quarto vizio grave, profondamente italiano,
dal quale deriva un disastroso misoneismo,
opposto ad ogni arditezza, ad ogni sano ottimismo
eccitatore; ecco il veleno tragico e gaio che
inquina purtroppo la parte migliore d'Italia, voglio
dire le popolazioni meridionali, le più ricche
d'immaginazione costruttrice e di divinazione geniale.

È questa ironia, fatta di epicureismo, di spirito
caustico, e di spensieratezza, che in un tramonto
color di fucina, 12 anni or sono, davanti
al Cimitero monumentale di Milano, cadenzava
stupidamente, con un ritmo allegro di baldoria
e di danza il ritorno di una massa rivoluzionaria
che aveva accompagnata la bara sinistra di un
operaio ucciso in un grave conflitto con le truppe.

Aveva seguito anch'io quella nera marea umana,
schiumosa di faccie livide, su cui sobbalzava,
come un funebre canotto, la bara, che i portatori
curvi rendevano stranamente gambuta.

Sopra, si gonfiavano delle bandiere rosse, col
movimento acceso e il respiro di altrettanti mantici
enormi.

Fiamme di torce, come stracci di miseria sanguinante,
oratori riformisti chini con la fiòcina
per infilzare il viscido polpo del mezzo-termine;
discorsi di una stomachevole moderazione, tali
da far cadere per la noia le stelle e pel disgusto
la luna, come un fulgido sputacchio!

Che schifo! Eravamo sommersi da un diluvio
[pg!230]
di consigli stupidamente paterni, ed era ben giusto
che dopo una simile immonda commedia, la
folla se ne ritornasse in città, verso il desinare,
con ritmo di danza, cantando l'inno dei lavoratori,
per accompagnare un secondo feretro: non
più quello di un operaio ucciso, ma quello della
Rivoluzione!

Ironia! Ironia! Vecchia ironia italiana!... Ecco
la nostra nemica, da distruggere, da calpestare,
a forza di entusiasmo, a forza di temerità,
a forza di ottimismo, anche artificiali!

Operai! Guardatevi dall'ironia scettica ed egoista,
vi liquefa il cuore nel giorno della giusta
sommossa, e crea in voi quel vergognoso fenomeno
che è il *pànico dello squillo*!

Quante volte, nei dieci anni di vita milanese
che io ho condotto studiando quotidianamente il
flusso e riflusso del socialismo italiano, leggendo
attentamente ogni comizio come il più interessante
e doloroso dei libri, quante volte ho arrossito,
come italiano... ve lo ripeto: *come italiano*,
al vedere delle ingenti masse operaie, agitate
dalle più legittime rivendicazioni e da un magnifico
desiderio di maggior libertà, delle ingenti
masse di popolo, dico, prese fulmineamente dal
più insensato spavento collettivo, al risuonare
delle quattro note insolenti dello squillo poliziesco!

Una mandra in fuga... Dorsi curvi e folli, gambe
levate, davanti al trotto sgangherato di una
cavalleria incapace di correre sul selciato.
[pg!231]

Naturalmente, gli oratori che riformisticamente
avevano tinto di rosa, non di rosso, la folla, erano
spariti... Dove e perchè? Senza dubbio per
qualche loro improvvisa rivoluzione intestinale!...

Ma una rossa visione mi si affaccia alla mente:
una visione che conforta il mio sangue futurista...

Vedo un crepuscolo fumoso di capitale, su
una strada viscida di pioggia e già chiazzata e
febbricitante di riflessi...

Nella grande rete dei fili tramviari e telefonici,
mille luci arrabbiate azzannano la polpa dell'ombra!...
Pallore famelico delle case!... Oscuri profili
irritati!... Laggiù, nelle vie laterali, ove furono
fracassati tutti i lampioni, tenebre, tenebre
massiccie, rotolate giù da chi sa qual cielo distrutto!...

Ad uno sbocco di via, una folla compatta, nerissima...

È formata, quella folla, dalle vostre donne e
dai vostri figli: braccia intrecciate di notturna foresta
africana; tutti incastrati l'uno fra gli altri
come i mattoni di una muraglia!

Voi, uomini, vi schiererete davanti alle vostre
donne, in quella tragica jungla di pietra e di ferro,
sotto i rotondi frutti elettrici, esplosi, lattescenti,
bianchissimi, e caricherete tranquillamente
le vostre carabine, per le belve poliziesche.

Risuoneranno allora, improvvise e beffarde, le
note dello squillo, funebre rasoiata attraverso la
gola muta del silenzio...

Ed ecco il comando urlato: «*Avanti!*».
[pg!232]

Ma sento anche uno sghignazzamento formidabile
rispondere a quello squillo, e la folla, pietrificata
dal coraggio, gridare: «Gli italiani non
fuggono! Pel sublime amor del pericolo, accettiamo
una lotta sanguinosa sotto le stelle fulgidissime
d'Italia, che c'impongono di non indietreggiare!...».

Vedo un immane groviglio rosso: la mischia
furibonda dei cavalli impennati, sotto un rovescio
di tegole. Ben venga il macello!... Ce ne
rallegreremo insieme, operai italiani, se avremo
sopravvissuto... Ce ne rallegreremo, poichè null'altro
sarà avvenuto; null'altro che un salutare
colpo di bisturì nel gigantesco foruncolo della
paura e del mediocrismo italiano!

Poichè, alla propaganda della vigliaccheria,
noi opponiamo la propaganda del coraggio e
dell'eroismo quotidiano...

Poichè, all'attuale estetica di fango monetato
noi opponiamo — sia pure, sia pure! — una estetica
di violenza e di sangue!
[pg!233]


.. toc-entry:: 24. Morale del pericolo: la libertà elastica senza carceri e carabinieri.

24.
===

.. class:: center x-large

Morale del pericolo: la libertà elastica senza carceri e carabinieri.

.. vspace:: 2

Non credo di essere eccessivamente ottimista
nell'accordare la più ampia fiducia allo sviluppo
crescente dell'intelligenza italiana.

L'intelligenza delle nostre masse politiche non
è ancora giunta ma giungerà al nostro alto concetto
futurista di libertà assoluta da imbrigliare o
sciogliere secondo la mutevole urgenza degli avvenimenti
e dei bisogni.

Queste masse proletarie si dividono in reazionarî
cretini e in anarchici balordi. Degli arditi
valorosi scatenati dall'orgoglio della vittoria e dal
patriottismo sanguinosamente provato sui campi
di battaglia dimostravano pochi giorni fa una
splendida voglia di menar le mani e di andare
all'assalto in piazza della Scala. Ma rivelavano
anche pur troppo una tendenza a diventare dei
carabinieri reazionari.

Il fenomeno è tipico: Chi dice «ardito» o
«reparto d'assalto» dice anche: «slancio rivoluzionario
fuori dalla disciplina, amore sfrenato
d'ogni libertà, generosità, eroismo. L'ardito era
[pg!236]
un esplosivo più o meno bene incanalato che
scoppiava efficacemente in faccia agli austriaci
detentori d'ogni passatismo reazionario e d'ogni
clericalume poliziesco. Fui perciò attristato dal
vedere un ardito furente di odio slanciarsi con
anima carabinieresca contro un cittadino che gridava:
«W. l'anarchia!» con audacia d'ardito.

Mi direte che è questione d'intelligenza. È vero.
Ma è specialmente questione di una qualità
eminentemente futurista della intelligenza: l'Elasticità.

L'ardito che si slancia contro i carabinieri che
gli vietano una dimostrazione o contro masse di
sozzalisti antipatriottici dovrebbe con elastica intelligenza
fermarsi ed abbracciare il cittadino isolato
che osa, affrontando tutti i pericoli, lanciare
un grido come quello di «W. l'anarchia!».

Nel settembre 1914 io fui imprigionato coi miei
amici futuristi nell'enorme e terribile carcere di
S. Vittore per avere organizzato e scatenato le
due prime dimostrazioni per il nostro intervento
contro l'Austria.

Avevo dietro il muro di destra un giovane meccanico
che aveva accoppato la sua amante ritornata
un'ora in ritardo a casa. Dietro il muro di
sinistra un fabbricante di monete false. Questo
era considerato da tutti come una persona importante,
un forte, un quasi *arrivato*. Attraverso
le inferriate e mediante la telegrafia delle nocche
io comunicai con quasi tutti gli incarcerati. Sono
uscito da San Vittore con una discreta esperienza
[pg!237]
in questa tragica materia. Non ammetto e
considero assolutamente criminale il vantato diritto
della società a chiudere e soffocare anime,
polmoni e muscoli di individui fra enormi muraglie
e dietro porte incrollabili. La società che
incarcerava il falsificatore di monete, l'uccisore
dell'amante e l'interventista prematuro, compiva
tre delitti superiori non soltanto ai nostri tre delitti,
ma a qualsiasi delitto umano. Lurido abuso
di potere paragonabile all'uso della mazza ferrata
sui feriti o gli svenuti.

I carceri sono delle infami trappole che presuppongono
un bestialissimo Ordine-gatto accanito
contro dei simpaticissimi e ingenui temperamenti-sorci.
Tutto in omaggio alla vigliaccheria del cittadino
il quale dovrebbe poter circolare nelle città
come in un bagno tiepido portando a zonzo il
suo corpo imbelle, i suoi muscoli flosci, il suo
dorso privo d'intuizione, sotto lo sguardo paterno
e protettore del carabiniere.

Ebbene, è tempo che i carceri e gli ergastoli,
questi avanzi del medioevo, siano distrutti e rasi
al suolo.

Il cittadino deve mediante una educazione razionale
dei muscoli e del coraggio conquistarsi
una piena responsabilità fisiologica e morale che
dal pensiero passi alla parola e dalla parola — se
è necessario — allo schiaffo e al pugno per difendere
il proprio diritto e moderare eventualmente
l'abuso del diritto intorno a sè.

Quando tutti i cittadini saranno capaci di difendersi
[pg!238]
da una aggressione e di rintuzzare con
un pugno bene assestato una villania o una ingiustizia,
regnerà finalmente l'ordine elastico e
l'elastica libertà senza carabinieri che deve regnare
in una umanità superiore.

Propongo perciò che nelle scuole il tempo consacrato
all'insegnamento classico del greco e latino
sia in parte impiegato all'educazione fisica
dell'adolescente. Formeremo così dei giovani muscolosi,
agilissimi, coraggiosi, audaci, pronti alla
decisione egualmente capaci di smontare un motore
a scoppio, di tenere il libro mastro di una
azienda commerciale, di guidare una automobile,
di afferrare per la gola un borsaiolo e di schiaffeggiare
un traditore.

Intelligenza pratica, istinto onnipresente, lucidità
e prontezza di spirito, passione della vita,
dei suoi pericoli e delle sue mutevoli avventure,
ingegno improvvisatore, abilità e velocità nel risolvere
tutti i problemi per ottenere i massimi
frutti nel minor tempo possibile.

Non vedremo più dei giovani fiacchi, fragili
portare languidamente a zonzo le loro gambe
molli, nelle nostre città come in un bagno ammollente
guardando le stelle impassibili lungo gli
antichi fiumi della malinconia provinciale italiana.
Avremo dei cittadini sicuri della loro forza
agile e della loro intelligenza coraggiosa, dei cittadini
buoni, generosi e arditi che cammineranno
speditamente, con libertà snodata, dominando
e guidando i commerci delle città futuriste. Vi
[pg!239]
saranno pochi impiegati e poche discussioni agli
sportelli. Aboliti i preti, i carabinieri e le questure
non vi saranno più risse, maldicenze, moralismi
e pessimismi cronici e vendette sotto le gioconde
lune elettriche. La libertà assoluta che noi
futuristi sognamo può e deve essere imbrigliata
in circostanze tipiche.

Per giungere alla nostra meravigliosa vittoria
bisognava assolutamente imporsi le più ferree discipline
militari. Dovendo necessariamente fucilare
sul posto un soldato che abbandonava la
linea si doveva anche fucilare sul posto un disfattista
che predicava la diserzione nelle retrovie
e nelle città.

Vestendo l'uniforme militare un ingegno rivoluzionario
come il mio accettava per 4 anni la
più matematica obbedienza a dei superiori talvolta
mediocri, talvolta indegni di rispetto.

Con la medesima elasticità futurista, oggi a vittoria
compiuta, a nemico disfatto, siano concesse
tutte le amnistie e aperti tutti i carceri per i detenuti
politici.
[pg!241]


.. toc-entry:: 25. Eroismo dinamico e antigloria.

25.
===

.. class:: center x-large

Eroismo dinamico e antigloria.

.. vspace:: 2

Le nobiltà medioevali sono in decadenza, hanno
perduto la vernice rossa del sangue versato
dai padri.

È assurdo dunque riconoscere una nobiltà ereditaria
al sangue eroico versato nella conflagrazione,
poichè bisogna precisamente guarire questo
vizio tipico del cervello umano: fare il minor
sforzo.

Io considero l'eroe d'oggi figlio e padre di sè
stesso.

Il suo domani non può essere nobilitato dal
suo oggi. Il figlio dell'eroe non può essere titolato
col sangue paterno poichè deve titolarsi col
proprio slancio eroico.

Superare, superarsi, *o non essere*.

Bisogna impedire che l'eroismo divenga il bottino
dei vili, il ricco terreno da sfruttare, l'uniforme
elegantissima. Bisogna la libertà di pensiero
da ogni coccarda ereditata e fare impazzire
la propria generosità eroica.
[pg!244]

La vittoria del Grappa-Piave (giugno) ha cancellato
Caporetto. Il Tagliamento gloriosissimo ha
cancellato la vittoria del Grappa-Piave.

Bisogna cancellare la nostra fulminea vittoria
con un dopo guerra più potente e più eroicamente
glorioso.

Cuore di manovra e non cuore da trincea.
Truppe celeri del genio Futurismo! Arditismo!
[pg!245]


.. toc-entry:: 26. Gli Arditi, avanguardia della Nazione.

26.
===

.. class:: center x-large

Gli Arditi, avanguardia della Nazione

.. vspace:: 2

.. class:: center

(Discorso di Marinetti a 300 Ufficiali
della 2ª Divisione d'Assalto).

   | *Cari Arditi d'Italia!*

Io non ho l'onore di far parte del corpo glorioso
degli Arditi, ma spero di aver presto il
piacere di combattere, come comandante di
un'autoblindata, al vostro fianco alla punta
estrema, tagliente, dinamica dell'esercito italiano
oltre Piave. Ho il diritto di parlarvi poichè
fui, dal principio della guerra, combattente in
prima linea sempre volontario, come voi, volontario
ciclista, volontario bombardiere, volontario
automitragliere.

Come voi a Vertoiba, a Gorizia, a Plava, a
Selo, a Nervesa.

Ma voi che siete uomini d'azione, poche chiacchiere,
molti fatti, una bestemmia, un bicchier
di vino, un pernacchio al nemico, tascapane pieno
di bombe e pugnale brandito, mi direte che
in genere le parole e i discorsi poco vi interessano.
[pg!248]

Avete ragione. Vi consiglio di non ascoltare i
discorsi dei pedanti, degli accademici, dei professorali,
che vengono dalle città a parlarvi di
coraggio. Non si insegna il coraggio a un ardito.
E a voi, tenenti, capitani e comandanti di reparti
d'assalto, non s'insegna nulla poichè siete
non soltanto arditi, ma italiani, cioè intelligentissimi.

Ero stato invitato a parlare ai soldati arditi, a
loro dunque mi rivolgo pel tramite vostro.

Vi prego di infondere nell'animo dei vostri soldati
la convinzione che non vi è più alto onore
di quello d'essere un ardito d'Italia.

Non sono uno stratega nè un tattico. Vi parlo
da appassionato infiammatore della gioventù.

Sono futurista, cioè un patriota rivoluzionario.
Intendiamoci, rivoluzionario non ha nulla di comune
con Lenin, Serrati, Lazzari, Treves, ecc.
Il nostro rivoluzionarismo futurista adora tanto
l'Italia da voler ad ogni costo svecchiarla, pulirla,
sgomberarla dai pedanti, dai preti, dai vigliacchi,
renderla più giovane, più forte, più grande,
più alta, più veloce, più intelligente, più progredita.

Questo patriottismo non ha nulla a che fare
col patriottismo pangermanico. Cretino questo
poichè un popolo inferiore come il tedesco, privo
d'ingegno e d'elasticità geniale, non può pretendere
nessuna egemonia.

Vi fu una vasta, tentacolare infiltrazione germanica
di prodotti commerciali. Il mondo fu avvelenato
[pg!249]
di lue tedesca. Vollero aggiungervi il
sigillo della vittoria militare. Voi lo trasformate
in un bollo rosso da macello sulle innumerevoli
loro pecore militarizzate.

Voi siete la parte migliore della razza italiana.
Ve lo dimostrerò enumerando le ragioni e gli
impulsi che v'hanno spinto ad entrare nei reparti
d'assalto.

1. Siete diventati arditi per un amore sfrenato
della nostra divina Italia. Se avessi davanti
a me i vostri soldati, io farei qui la glorificazione
della nostra meravigliosa penisola, riassunto di
tutte le bellezze del mondo. Direi ai napoletani
che la curva languida del golfo continua nella
linea delle belle donne per formare l'agile calice
sonoro d'una bella voce italiana, tornito dalla più
soave atmosfera e dalla luce più ricca.

Per quel golfo e per l'isola di Capri, si può ben
lanciarsi all'assalto e anche morire.

Direi agli arditi siciliani ch'essi si battono per
la loro isola, sintesi di tutti gli ardori e di tutti
gli splendori dell'Africa e della Spagna. Direi
agli arditi sardi che il loro eroismo stupendo sarà
ricompensato da altrettanto denaro, da tutto il
denaro che si dovrà dare per il risanamento completo
della loro isola forte ma sventurata.

Direi agli arditi veneti, emiliani e lombardi
che le loro feconde pianure predisposte a tutte le
velocità commerciali e industriali meritano il
massimo eroismo contro l'invasore rapace e imbecille.
[pg!250]

Direi a tutti i soldati arditi:

Siate orgogliosi di sentirvi italiani, nati proprio
in questo periodo della storia d'Italia e destinati
dunque a risolvere col sangue d'un colpo solo
tutti gli enormi problemi del nostro avvenire italiano.
Privilegio unico: salvare l'Italia, ingigantirla.

A voi ufficiali, io dico:

Qual'è l'italiano che, rileggendo gli infami bollettini
tedeschi pubblicati dopo Caporetto, non
senta il dovere di correggerli fulmineamente, con
pugnalate, sulla pelle dei generali tedeschi?

2. Voi siete diventati arditi per un amore
sfrenato della libertà. Lo conciliate con la disciplina
necessaria ad ogni esercito che voglia vincere.

Ho constatato che la disciplina impostavi dai
vostri capi è una bella disciplina elastica che non
soffoca, che non può soffocare il vostro gagliardo
individualismo impetuoso.

Ho visto con piacere tutti gli arditi giocondi e
spensierati con le loro violente facce in tumulto
scattare meglio dei fanti per salutare un ufficiale.

L'ufficiale merita sovente l'amore sviscerato
dei suoi soldati, ma ciò non avviene sempre;
ricordatevi che il saluto militare è sempre rivolto
alla presenza invisibile di questa madre unica:
l'Italia.

3. Siete diventati arditi per amore di novità,
spirito novatore, spirito rivoluzionario, spirito futurista.
[pg!251]

4. Siete diventati arditi per amore della violenza,
della guerra e del bel gesto eroico.

Schiaffi in tempo di pace ai vigliacchi, alle carogne,
ai traditori. Pugnalate e bombe a mano in
guerra ai tedeschi.

5. Siete diventati arditi per desiderio di mafia
e di spavalderia giovanile.

Il colletto aperto preludia ad uno scamiciamento
audace per meglio fare ai pugni o per gettarsi
in acqua al salvataggio d'un uomo che annega.

Collo libero dell'uomo forte e creatore. Collo
svincolato dalle cravatte idiote. Collo atletico che
fa scoppiare il colletto della società.

Bella mafia trionfante degli arditi d'Italia che
amano le belle donne e le conquistano come trincee
con un gesto eroico. Non preoccupatevi delle
smorfie e dei sussieghi degl'imboscati e degli avariati
che nei caffè si ritraggono ironicamente al
vostro passaggio. Questi vili che hanno per unico
sangue il brodo dei loro calzoni riconoscono
intimamente la vostra potenza e il vostro valore.
Ma vi temono, non hanno la forza di odiarvi, tentano
di svalutarvi. Non vi riesciranno. Dicono
che molti di voi non hanno più nulla da perdere
e perciò osano tutto.

Io rispondo loro che essi hanno tutto da conservare
ma tutto perderanno. Siete voi i primi, i
più alti, i più degni. Siete voi i padroni della
nuova Italia. Io amo la vostra disinvoltura insolente.
Si hanno tutti i diritti quando si sgozza un
austriaco.
[pg!252]

6. Voi siete diventati arditi per amore di
improvvisazione e di praticità. Di praticità novatrice
contro il metodismo pedante e il preparazionismo
teutonico.

Rifiutate quasi sempre l'aiuto dell'artiglieria.
Presto, senza sparare un colpo di cannone, utilizzando
sempre la sorpresa, voi partite, sfondate,
entrate, sorpassate. Pochi prigionieri, molti
pugnalati e il resto giù dalla cima conquistata a
calci.

L'ultima grande vittoria è vostra. L'avete preparata
mirabilmente, con molti colpi di mano,
tutti fulminei, tutti fruttiferi.

Venne la grande tronfia offensiva austriaca
della fame, l'offensiva dalle cinquecentomila bocche
spalancate e l'avete accolta a pernacchi dando
loro da mangiare tutti i vostri pugnali. L'indomani,
a Montecitorio, i ministri si presentarono
vestiti di gloria rossa. Col vostro sangue quei
vestiti erano colorati.

Voi non siete soltanto i migliori fanti d'Italia.
Non siete i nuovi garibaldini. Non siete truppe
d'assalto alla tedesca. Queste sono ferreamente
condannate al sacrificio. Voi siete la nuova generazione
d'Italia, temeraria e geniale, che prepara
il grandissimo futuro d'Italia.

In questa vasta conflagrazione che costringe
popoli e uomini a dare il massimo rendimento di
tutte le loro forze e a superare miracolosamente
queste forze stesse, vi sono fatalmente delle stanchezze,
vi sono fatalmente dei combattenti stanchi.
[pg!253]
Voi siete gl'instancabili, i miracoli viventi di
muscoli e coraggio, i divini futuristi della nuova
Italia.

.. vspace:: 1

..

   *Il 1º gennaio 1919, per iniziativa del futurista
   Mario Carli, capitano nel 18º Reparto d'Assalto,
   venne fondata a Roma l*'Associazione fra gli Arditi
   d'Italia, *appoggiata dal giornale* Roma Futurista,
   *organo del Partito Futurista.*

   *Subito dopo, per iniziativa del capitano Ferruccio
   Vecchi venne fondata la Sezione Milanese
   dell*'Associazione fra gli Arditi, *presso la* Direzione
   del Movimento Futurista, *Corso Venezia 61,
   Milano.*

[pg!255]


.. toc-entry::

OPERE DI F. T. MARINETTI
========================

.. class:: noindent white-space-pre-line

			**La Conquète des Étoiles**, poème épique, 3\ :superscript:`e` édition, Éditions de la «Plume», Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**Destruction**, poèmes. Léon Vanier, éditeur, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**La Momie sanglante**, poème dramatique. Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano.   :boldit:`2 fr. 50`
			**D'Annunzio intime**, 4\ :superscript:`e` édition. Edizioni del «Verde e Azzurro», Milano.   :boldit:`2 fr. 50`
			**Le Roi Bombance**, tragédie satirique, 3\ :superscript:`e` édition. Éditions du «Mercure de France», Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**La Ville Charnelle**, 4\ :superscript:`e` édition. E. Sansot et C., éditeurs, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**Les Dieux s'en vont, d'Annunzio reste**, 11\ :superscript:`e` édition. E. Sansot et C., éditeurs. Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**La Conquête des Étoiles**, 4\ :superscript:`e` édition, suivie des jugements de la presse internationale. E. Sansot et C., éditeurs, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**Poupées électriques**, drame en trois actes en prose, avec une préface sur le futurisme. E. Sansot et C., éditeurs, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**Enquête internationale sur le vers libre**, précédée du premier Manifeste futuriste, 8\ :superscript:`e` mille. Éditions de «Poesia».   :boldit:`3 fr. 50`
			**Mafarka le Futuriste**, roman africain (21\ :superscript:`e` mille). E. Sansot et C., éditeurs, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**Mafarka il Futurista**, romanzo, tradotto da Decio Cinti (Processato e condannato. Due mesi e mezzo di prigione all'autore). Edizioni Futuriste di «Poesia».  :boldit:`Sequestrato`
			**Distruzione**, poema, tradotto in versi liberi, col *Primo processo di «Mafarka il Futurista»* (Edizioni di «Poesia»).  :boldit:`Esaurito`
			**Re Baldoria**, traduzione del *Roi Bombance*. Editori Fratelli Treves, Milano.   :boldit:`L. 3,50`
			**Le Futurisme**. Théories et Mouvement. 12\ :superscript:`e` mille. E. Sansot et C., éditeurs, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**La Battaglia di Tripoli**, récit futuriste de la journée *du 26 Ottobre 1911*. Edizioni futuriste di «Poesia».   :boldit:`1 fr. 50`
			**Le Monoplan du Pape**, roman prophétique en vers libres. E. Sansot et C., éditeurs, Paris.   :boldit:`3 fr. 50`
			**Zang-tumb-tumb**. (Assedio di Adrianopoli), parole in libertà. Edizioni Futuriste di «Poesia».   :boldit:`L. 3, —`
			**Guerra, sola igiene del Mondo**. Edizioni Futuriste di «Poesia».                                      :boldit:`L. 2, —`
			**L'Aeroplano del Papa**, romanzo profetico in versi liberi, traduzione del *Monoplan du Pape*. Edizioni Futuriste di «Poesia».   :boldit:`L. 3,50`
			**El Futurismo**, traducción de German Gomez de la Mata y N. Hernandez Luquero. F. Sempere y C., editores. Valencia.   :boldit:`4 reales`
			**Futurisme**, traduction russe. Editions de «Prométhée» Saint-Pétersbourg.   :boldit:`1 r. 25 k.`
			**Versi e prose** di :small-caps:`Stéphane Mallarmé`. — Prima traduzione italiana. «Breviari intellettuali» dell'Istituto Editoriale Italiano.                         :boldit:`L. 2, —`
			**I Manifesti del Futurismo**, 4 volumetti dei «Breviari intellettuali» dell'Istituto Editoriale Italiano.   :boldit:`L. 8, —`
			**Teatro sintetico Futurista**, 2 volumi. Istituto Editoriale italiano.   :boldit:`L. 4, —`
			**Noi Futuristi**. Edizione R. Quintieri.   :boldit:`L. 1,70`
			**Come si seducono le donne**. Ediz. dell'*Italia Futurista*.   :boldit:`L. 3, —`
			**L'Isola dei Baci** (In collaborazione con :small-caps:`Bruno Corra`) Editore Facchi.   :boldit:`L. 3, —`
			**Democrazia Futurista**. Editore Facchi.   :boldit:`L. 5, —`

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